Sto per tornare a Cavalese e partecipare a un evento che proprio “non vedo l’ora” da spettatrice ma non troppo, e siccome ero lassù sei mesi fa oggi ho piacere di ricordarlo, a me e a voi. Perché queste esperienze sono il sale del viaggio, è un po’ come viaggiare due volte: anche se piove e fa freddo ne rimane un ricordo indelebile, la voglia di condividere e tornare.

Settembre 2017, arrivo a Cavalese in un sabato pomeriggio grigio, so dov’è (Trentino, Val di Fiemme) ma non so com’è. Mi accoglie un bellissimo paese in festa pieno di gente e colori, con cartelli per deviare il traffico delle auto e l’aria frizzante di fine estate. Fa fresco e il meteo dà pioggia ma nulla ci fermerà. Ho raccontato il mio soggiorno presso Eco Park Hotel Azalea in questo post ma perché sono salita quassù? Per l’appuntamento di settembre più atteso, la discesa degli animali dall’alpeggio che si svolge a turno in varie località dell’arco alpino ma qui è una discesa speciale. Si chiama Desmontegada de le Caore: a Cavalese non scendono le vacche bensì le capre! Io sono una pastorella inespressa, le greggi che incontro sul mio cammino mi emozionano, i pastori mi fanno voglia di seguirli nella transumanza e prima o poi lo farò. Vengo qui dopo avere assistito all’evento analogo due anni fa in Valgrisenche (Aosta), si chiama Désarpa e l’ho raccontato in questo post. Nel frattempo ho scoperto che si può seguire la transumanza delle greggi anche in primavera quando salgono in alpeggio, soprattutto in centro Italia, e niente la domanda mi sorge spontanea. Quando si parte?

Per tutto il fine settimana Cavalese si riempie di banchetti enogastronomici che espongono il meglio della produzione locale. Alimenti, bevande, artigianato, oggetti da appendere alle pareti, funzionali o decorativi, prodotti dalle mani sapienti degli artigiani. Anche i giovani imparano e mantengono la tradizione di lavorare legno e metalli, intrecciare vegetali essiccati e rendere più belle, più colorate e vive le nostre case. Le seconde case che molti hanno acquistato e possono godere in estate e in inverno, ma io li vedo bene pure in città, in cucina, all’ingresso, nelle camere. Il bellissimo centro va ammirato passo passo, alzando lo sguardo tra un banchetto e l’altro, tra un assaggio e una sfilata di musicanti in costume, per vederne le case e chiese dalle splendide pareti dipinte. Ci sono tanti motivi per esserci, io ci passo diverse ore, fotografo tutto, assaggio qualcosa e a un certo punto mi infilo persino in una boutique a fare shopping (via Fratelli Bronzetti prendete nota). Ma le protagoniste dello spettacolo non si vedono, secondo il programma dovrebbero arrivare domenica in prima mattina e concludere in bellezza, con la loro sfilata, il fine settimana a loro dedicato che è stato “condito” con tanti altri eventi.

 

 

Insomma, le capre dove sono? Vado fuori dal centro verso il campo sportivo: mi dicono che siano state radunate di prima mattina in un recinto, dopo essere scese in camion dal vero e proprio alpeggio dove hanno trascorso i mesi estivi, in quota, brucando l’erba più fresca e respirando l’aria più sana. Non ci sono ancora, faccio in tempo a compiere un giro ad anello attorno al centro di Cavalese e vedere le case e hotel più nuovi, ma non meno belli. Perché qui governano le regole, la magnifica comunità di Fiemme antica di mille anni. E i piani regolatori si fanno come si deve rispettando materiali ed estetica, in un modello di democrazia condivisa che funziona, purtroppo non seguita in molte altre parti d’Italia ma sarebbe una gran bella cosa…

 

 

Come le dive di Hollywood le capre si fanno attendere e poi, sempre come dive, si annunciano con uno scampanellio inconfondibile che mi emoziona. Sì ho il cuore che batte quando rigirandomi verso la spianata di prima sento tintinnare tanti campanellini. E sì hanno un altro tratto distintivo le capre, l’odore acre che si sente da lontano, che può non piacere ma adesso ci sta. Le sento in tutti i sensi e poi spuntano da dietro la curva, a decine. Sono un unico grande gregge che procede in fila disordinata, come si conviene a delle bestie che quando possono scorrazzano nei prati e mangiano tutti i vegetali che trovano sul loro cammino. Pensate ai luoghi comuni e alle metafore create sulle capre, sappiate che è tutto vero. Sono diverse per dimensioni e colore del manto, le somiglianze svaniscono grazie ai fiocchi e ghirlande che ne ornano il muso e il collo. Sono bellissime e faccio tante foto. Ma non ci sono solo loro: giovani e adulti in fila le precedono e altri chiudono la fila. C’è una carrozza trainata da cavalli e ci sono i padroni delle capre, i loro orgogliosi guardiani che le coccolano, ma quando necessario brandiscono un bastone perché non sono bestie disciplinate eh. Beh si sa, le capre brucano qualsiasi cosa come ho detto, e facilmente le vedo sgattaiolare (posso scrivere così??) nei giardini lungo il percorso pronte a far fuori siepi e fiori. I proprietari non sono affatto contenti e allora una strigliata arriva. Le prime volte mi spiace ma tutto sommato non le scalfisce troppo, e alla successiva occasione di svicolare dal cammino beh, non se la lasciano scappare.

Bee! Bee! I belati, i campanellini, gli odori, i colori che mi scorrono davanti agli occhi, tutto ciò che mi circonda è un’esperienza sensoriale, uno spettacolo unico, divertente, reale ed irreale allo stesso tempo perché non è certo una cosa che accade tutti i giorni. Sono felice e stanca, se prima di vederle il cuore mi batteva per l’emozione ora mi batte per la fatica di star dietro a questa fiumana. Le capre sono piccole bestie dotate però di grande forza, agili, veloci anzi velocissime, e tenere il loro passo non è facile. Ovvero devo sgambettare, davanti, in mezzo, in coda, tanto che i pastori e i locali mi riprendono più volte. Signora potrebbe stare indietro per cortesia? Uffa io volevo stare in testa alla fila, fare foto e selfie, ci riesco in realtà eh…

Dopo poco più di mezz’ora siamo nelle vie del centro di Cavalese, uomini e donne vestiti in abiti civili (come me) e tradizionali (come i locali) a rincorrere le capre che come i ciclisti al giro d’Italia procedono spedite tra due ali di folla plaudente, separate da transenne che conducono al corso e al palco, alla fine della sfilata. Le protagoniste della festa arrivano e ricominciano a mangiare gli arbusti e il fieno preparati per loro prima della premiazione finale. Perché questa è anche una gara con dei vincitori, e le autorità pubbliche e private, gli allevatori, i giudici si susseguono sul palco per descriverne le fattezze, i pregi, gli ornamenti, ed eleggere una regina. La capra regina e il suo padrone hanno gli onori del pubblico che le osanna, le fotografa, le ammira. Come le stelle di Hollywood! Sono stordita perché la confusione ordinata dei minuti precedenti il nostro arrivo lascia il posto a una maggiore confusione, è qui la festa, non è finita la festa! Faccio le ultime foto e mi allontano, felice di avere preso parte a questa manifestazione unica, che mi ha regalato grandi emozioni. Cavalese sotto la prima pioggia di settembre sarebbe stata grigia, ma si è colorata grazie alle capre e alla desmontegada! Perché non solo alle capre piace il sale. Perché vivere e raccontare delle esperienze piace a noi viaggiatori, è questo il sale dei viaggi ed è forse il sale della vita.

Per saperne di più:

http://www.ecoparkhotelazalea.it/

http://www.visitfiemme.it/it/more-info/fiemme/localita/cavalese

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