Catania Borgo è una piccola stazione della metro e dei treni da cui partono i trenini della ferrovia circumetnea. Piccoli treni a scartamento ridotto (con 95 centimetri di distanza tra le rotaie) girano attorno al vulcano per 110 chilometri in senso orario, su un percorso a C, fermandosi nei paesini dove salgono e scendono persone di ogni età. Alcuni treni sono vecchi di sessant’anni, altri sono moderni e hanno la presa per la corrente elettrica, per dire. Ne proviamo tre diversi fermandoci in due paesi, Adrano e Randazzo, scelti sulla guida verde del TCI, mia preziosissima compagna dei viaggi in Italia. Il bigliettaio di Catania ci guarda perplesse, per lui non c’è nulla da vedere ad Adrano, magari è abituato ai suoi paesaggi. Ma per me e la mia amica Patri non è così, è la prima volta che siamo qui e vogliamo fare tutto, o quasi. O forse lui vorrebbe farci salire sino a Riposto, destinazione finale della ferrovia a oltre cento chilometri di distanza dal capoluogo. Ci vogliono tre ore per arrivare lassù dove inizia la zona vitata e si vedono i pregiatissimi vigneti che producono alcuni dei miei vini siciliani preferiti. Non avremo tempo di andarci, lo scopro a fine giornata, terrò queste visite per un’altra volta. In calce a questo post troverete alcune indicazioni per winetour tratte dai siti web locali.

Adrano è per me la tipica cittadina del sud con una commistione armonica di antico, vecchio e nuovo, profumi di cibo che escono da tutte le finestre, i volti gentili dei tranquilli abitanti (oltre 30.000) e gli edifici antichi intervallati da grandi giardini che plasmano l’ondulazione del terreno. Siamo a 560 metri slm e le aree verdi sono ancora rigogliose a dicembre, non mi stancherò mai di esaltare i colori della natura sicula. Città di origine greca, mantiene i resti della cittadella antica, Adranon, e per la sua posizione strategica vicino a due mari e al fiume Simeto fu contesa nei secoli dai popoli di passaggio in Sicilia. Barbari, Bizantini, Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni hanno lasciato le proprie tracce. Il periodo arabo – normanno è stato il più fiorente ed è lo stesso che ha dato tanta bellezza a Palermo. Dentro di me ripeto più volte come una scolaretta in gita… Sei in Sicilia – Sei in Sicilia, temendo forse che con un pizzicotto qualcuno mi risvegli tra le nebbie padane. Non è un sogno per fortuna, guardate che begli scorci si vedono nella nostra passeggiata.

Risaliamo sul trenino e per un’ora vediamo fichi d’India, piccoli frutteti, agrumeti fuori dal finestrino. Vi sono alberi di mandorlo spogli ed agrumi carichi di frutti maturi giallo arancio, il tarocco è la più importante varietà di arancia che si coltiva. Un altro “frutto verde” preziosissimo cresce in questo comune e nel limitrofo comune di Bronte, è facile no? Si chiama Pistacchio, maiuscolo, una parola che mi mette l’acquolina in bocca, ne parlerò al ritorno verso Catania. Il vasto territorio vicino alle pendici del vulcano invece non può essere coltivato, è letteralmente lambito dalle belle ondulazioni di lava “disegnata” a libro: non so quando sia scesa ma non pare di vecchia data. A valle la vista spazia sino ad altri monti e colline, diversi ma accomunati dall’asprezza dell’ambiente naturale che i Siciliani dovrebbero valorizzare! Sale sul treno una scolaresca che ha visitato il teatro di Bronte ed ha assistito a una rappresentazione, riempiono il vagone e dobbiamo stringerci, questi studenti sono molto più bravi dei nostri ragazzini di città! I due prof (M – F) siedono vicino a noi, lui ha voglia di chiacchierare (vedere oltre) in spagnolo. In spagnolo parliamo anche io e Patri così pensano che lo sia pure io, poco male. Lui ci parla delle sue vacanze in Costa Brava e Patri fa una faccia strana, è ancor più esigente e selettiva di me. Quando canticchio alcune canzonette che arrivano qui da noi e facilmente diventano dei tormentoni, come Despacito per capirci, commenta con frasi tipo questa: “Ohi que horror” …

A Randazzo ci accoglie questo grande murale con una citazione di Paolo Borsellino, memoria che si mantiene in terra di mafia dall’anno drammatico degli attentati, il 1992. La speranza è duplice: dare opportunità ai giovani e far crescere nuove generazioni coscienti, non succubi delle cosche.

Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.

Siamo a 700 metri slm e a soli 15 chilometri dal cratere centrale eppure non ci sono mai stati danni a causa del vulcano. Le condizioni meteo e ambientali sono ben diverse, avvicinandosi all’Etna è normale che faccia più freddo. Il tempo è mutevole, se venite qui in dicembre portate giacca e ombrello che al limite non lo usate e, se siete fortunati come noi, a fine giornata vedrete un arcobaleno farsi strada tra le nubi! Randazzo ha 10000 abitanti ed è collocato in una posizione di mezzo tra Catania a sud, Messina a nord ed Enna al centro della Sicilia. La sua origine è greco romana e come Adrano ha visto succedersi diversi dominatori ma oggi ne resta soprattutto l’impronta medievale. Mi balzano all’occhio proprio le “forme” medievali degli edifici, archi, porte e finestre, le cui fattezze potrebbero appartenere a una cittadina dell’Italia centrale se fossero in pietra chiara come arenaria o pietra d’Istria. Invece è la scura pietra lavica a risaltare qui, il materiale costruttivo più solido e leggero che ci sia. Pure il cielo è grigio e, alla fine della visita, inizia a piovere. Ci fermiamo in un baretto per uno spuntino non proprio tipico. Ora mi giustifico e mi arrampico sugli specchi: la pizza alle patatine sconvolge l’amica Patri e me eppure è discreta, abbiamo cercato gli arancini senza successo, era quasi tutto chiuso. Visitiamo le tre chiese di Santa Maria, San Nicolò e San Martino con spazi ora ampi, ora angusti che le valorizzano o le celano tra le case, ed identificano le comunità greca, latina, lombarda, vissute in serena convivenza sino al Cinquecento nel rispetto reciproco. Le antiche alte mura in parte cingono il centro storico e lasciano intravvedere la valle da una parte, l’Etna tutta bianca dall’altra. Sicilia bella e selvaggia. Mi faccio l’idea che qui ci sia una fervente vita culturale, almeno a giudicare dai tre musei presenti in paese: museo archeologico, museo civico di scienze naturali e… museo dei Pupi. Chi ci va poi mi dica come sono, grazie.

Sotto la pioggia riprendiamo il trenino che in due ore ci riporta giù a Catania, salutiamo Bronte estesa su una superficie enorme tutta a saliscendi, tra i tetti emergono varie chiese, quando il controllore timbra i nostri biglietti pure lui vuole chiacchierare con noi, siamo le uniche turiste, è comprensibile. Gentilmente ci propone di andare in cabina appena passiamo Bronte per farci vedere i pistacchieti. Che emozione! Non si vede nulla di eclatante perché gli arbusti di pistacchio ora sono spogli ma lascio andare l’immaginazione, li vedo tutti verdi e brulicanti di attività umane a settembre, durante la raccolta, che avviene ad anni alterni su piante innestate per produrre il prezioso frutto. Lavoro di fantasia mentre il capotreno sciorina i dati tecnici, l’alimentazione dei mezzi che sta passando da diesel a elettrica o mista (e io che pensavo andassero a carbone!), i numeri delle carrozze che conosce a menadito. Questa su cui ci troviamo ha sessant’anni ed era delle Ferrovie dello Stato, a un certo punto doveva essere dismessa ma è stata acquistata per la Circumetnea e riadattata con due motrici, una in testa e una in coda, per salire e scendere su questa che è una monorotaia. Il trenino sferraglia in discesa a velocità ragguardevole, andava molto più piano e sbuffava in salita! Come a Palermo alla Zisa, pure qui ho un déjà-vu indiano. Ora mi sento catapultata a Darjeeling nel nord est dell’India, ai piedi dell’Himalaya. Tre anni fa ho preso il trenino della DHR, Darjeeling Himalayan Railway, quasi uguale a questo siciliano, per tre ore ho attraversato microscopici villaggi, foreste pluviali e piantagioni di tè. Entrambe le esperienze sono impagabili, dopo avere preso questo treno ai piedi dell’Etna penso che le vacanze a passo lento e coi mezzi pubblici faranno parte della mia vita futura sempre di più. Il binario unico non mi piace nelle normali linee ferroviarie ma qui ha senso, un piccolo ritardo nell’attesa del convoglio in senso opposto è comprensibile e tollerato.

Per saperne di più:

http://www.circumetnea.it/upload/FCE_brochure-digitale_treno-dei-vini_A601.pdf

http://www.etnawinenews.com/articolo/il-giro-dell-etna-in-treno-con-la-circumetnea.html

http://trenodeivinidelletna.circumetnea.it/

https://www.stradadelvinodelletna.it/treno-vino-etna/

http://www.sicily-holiday.com/it/treni-sicilia/13-giro-etna-circumetnea.html

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