Lo scorso fine settimana sono stata in Calabria, che saggiamente i nostri antenati chiamavano Enotria per indicarne la vocazione vitivinicola, ospite della cantina Librandi per un evento esclusivo: la scoperta di alcuni dei suoi paesaggi più autentici dal mare ai monti, dallo Ionio alla Sila, al seguito di una dozzina di motociclisti in sella alle loro moto enduro. Campioni di fama mondiale giovani e meno giovani che hanno fatto ieri e oggi la storia di traversate come la Parigi Dakar (quella vera), che ho seguito assieme a fotografi e giornalisti sportivi sul fuoristrada dell’organizzazione. Loro impegnati a sollevare polvere su percorsi impervi, noi a riprenderli alla partenza e all’arrivo a ogni tappa, su e giù per paesini spesso arroccati su aspre montagne dominanti la pianura, dove gli abitanti accolgono i (pochi) visitatori con strette di mano e sorrisi. Eccovi il racconto delle nostre scorribande in terra calabra, l’antica Enotria terra di grandi vini.

Facciamo base a Cirò Marina sul mare Ionio dove si trova la cantina Librandi e dove terminiamo il giro del sabato con una degustazione al tramonto, in riva al mare (vedere oltre). Cirò è rinomata per le spiagge e da anni è bandiera blu, ma ha una storia antichissima iniziata come colonia greca, quando si chiamava Krimisa. Alloggiamo all’hotel Gabbiano, la mattina una passeggiata sulla spiaggia ci prepara alle fatiche del tour, baciati da un sole già caldo. Siamo fortunati perché a fine aprile non è normale questo clima e la temperatura oltre i venti gradi ci conforta. Le foto si sprecano, immortaliamo il gruppone che non vede l’ora di iniziare questa avventura: loro scalpitano per salire in sella alle moto, io scalpito per salire sulla jeep.

Siamo circondati dai colori sgargianti della primavera in Calabria, dove fino a pochi giorni prima cadeva la pioggia in pianura, la neve sui monti della Sila nel centro della regione. Tanta acqua non è sprecata, per fortuna, grazie ad opere di contenimento, invasi e bacini artificiali costruiti in montagna che consentono di distribuire le risorse idriche nei mesi estivi, aridi e caldi. La Sila sfiora i 2.000 metri slm e condivide le altitudini più elevate della Calabria con il Pollino a nord e l’Aspromonte a sud. Ciascuno con peculiarità che si possono scoprire in viaggio, con la curiosità di chi ha attraversato l’Italia per arrivare sulla punta dello stivale e qui giocoforza rallenta percorrendo stradine deserte per riempirsi gli occhi con paesaggi incantati. Tanti sono i colori della primavera: il giallo della ginestra e del finocchietto, il viola della malva e dei legumi spontanei, l’arancione della calendula ed altre labiate. E tante sono le sfumature di verde che si stagliano sul cielo blu: prati e boschi, campi coltivati a cereali e pascoli punteggiati da placide vacche e ovini di varie razze (non solo la famosa podolica) e attitudini diverse. Gli animali danno buon latte, pregiati formaggi e carne, proprio qui passano i pastori transumanti per un’avventura secolare che ho appena iniziato a conoscere due mesi fa sui tratturi in Molise. Pure noi percorriamo in parte queste strade, mi dicono che tra due mesi i pascoli di pianura saranno esauriti, l’erba sarà secca e così uomini e animali si metteranno in cammino verso i monti. Un appuntamento a cui un giorno mi piacerebbe partecipare.

E poi ci sono i miei amati alberi che vorrei abbracciare tutti: gli alberi ad alto fusto sempreverdi come i maestosi pini loricati e gli eucalipti, le querce, quelli che danno i frutti più amati, ulivi, viti, noci. So di essere fortunata a conoscerli e riconoscerli, per me è una gioia vedere da lontano questi custodi dell’aria e della terra che si stagliano all’orizzonte, e con il loro respiro fanno respirare noi e le altre forme di vita. Costeggiamo i paesini dapprima sulla statale e poi su improbabili strade provinciali: Strongoli, Casabona e la frazione di Zinga sul fiume Vitravo. Qui si sono formati i primi insediamenti umani, Greci e Romani ci hanno lasciato diverse testimonianze della loro presenza e possiamo ammirarle nel museo di Crotone. Passa sulle nostre teste una cicogna in arrivo verosimilmente dall’Africa, una traversata che gli uccelli migratori compiono due volte l’anno. In questo le persone e gli animali si somigliano, siamo tutti migranti. Il Vitravo qui scorre placido ma poco lontano forma forre e cascate, lo attraversiamo su un ponte costruito da Mussolini nel 1923 con la targa sulla sommità e, sulla base, un cesto di cereali e un braciere.

A Verzino ritroviamo i motociclisti a un’estremità del paese, la prima sosta del tour è in corrispondenza di una fonte d’acqua fresca posta proprio sulla via della transumanza. Al baretto beviamo un caffè, noto con piacere le ferventi attività umane e la cura di un luogo difficilmente raggiungibile (o in auto o niente) ma dotato di tutte le facility, negozi, supermercati e un bel giardino con parco giochi. Alla modernità del centro fa da contraltare un antico sito che mi evoca viaggi lontani. Le grotte rupestri scavate nell’arenaria e nel tufo, rocce adatte ad essere scavate in ogni parte del mondo, sono state scavate presumibilmente in epoca preistorica e abitate anche in età medievale, quindi non solo usate come ricovero per animali ma pure come dimora e deposito di cibi e bevande. Qui vicino c’è anche un lungo complesso di grotte sotterranee, paradiso degli speleologi. Vedete i panorami di cui si può godere entrando e uscendo da queste grotte!

Ho una richiesta comune ai miei viaggi in fuoristrada, vedere il paesaggio calabro scomodamente seduta sul cassone posteriore. La mia schiena non ringrazia, io sono felice perché la visuale è molto diversa e percorro così il tragitto fino alla cascata, dove i motociclisti passano il primo guado. La vediamo in lontananza e ne sentiamo ovattato il frastuono, non ci arrivano le sue fresche acque nemmeno nebulizzate, ma è un gran bel vedere. Piccoli appezzamenti coltivati a orto o uliveto servono per usi familiari. Accucciata in un angolo aspetto i motociclisti che mi sfiorano perché non mi vedono (!!!) e corrono al guado dove ho appena visto rane e girini saltellare sull’acqua. Del passaggio degli umani resterà qualche solco sul terreno che sparirà con la prossima pioggia, certo qui si possono effettuare tali attività perché pochi avventurosi motociclisti ci arrivano. Al nord invece troppe persone vorrebbero provare tali emozioni ed è meglio che siano regolamentate, o addirittura vietate in quanto in prima battuta possono danneggiare l’ambiente, e spesso passano su proprietà private con cui vanno presi accordi preliminari, nel rispetto reciproco. I mezzi motorizzati a due ruote non fanno proprio per me, non lo nascondo, e prevenire i danni ambientali è necessario per permettere la convivenza uomo – natura. Nel parco nazionale della Sila vige proprio questa regola, ci sono aree segnate con le lettere A – B – C per indicare le attività ammesse liberamente, da concordare o vietate.

Sull’altopiano della Sila saliamo per la seconda tappa fino a 1.150 metri slm in località Mezzo Campo, un bosco fatato con conifere alte e fitte che toccano il cielo, un manto ovattato di aghi di pino a terra e dei tavoloni di legno dove nel primo pomeriggio, orario del sud, viene allestito il pranzo al sacco a ristorare tutti. Pizza e focaccia buona, arancini ottimi rinfrancano e fanno passare la fatica, ci rilassiamo un attimo prima di ripartire. Scendiamo nuovamente a valle, piano piano, e mentre il sole scende arriviamo alla spiaggia presso Punta Alice, a nord di Cirò Marina.

Siamo a casa di Francesco Porti, presidente dell’Associazione Vignaioli del Cirò e conferitore di Librandi assieme a una cinquantina di viticoltori, per un totale di circa 250 ettari vitati che si aggiungono ai vigneti di proprietà della famiglia. Non fornitori dunque ma veri partner aziendali, partecipi del progetto e fautori dello sviluppo vitivinicolo della regione. Mentre noi passeggiamo nel vigneto e sulla spiaggia deserta si svolgono le ultime evoluzioni di motociclisti mai stanchi, anzi apparentemente eccitati da questa esperienza, viene allestito un aperitivo suggestivo ed esclusivo, un’occasione per rivedere la famiglia, intrattenendoci a parlare del presente e soprattutto del futuro della viticultura ed enologia in Calabria. Dove tutto è iniziato e dove più di duemila anni fa, all’epoca dei Greci, sono arrivate le barbatelle dopo un lungo viaggio iniziato nel vicino oriente. Dalla Georgia e Armenia fino alla Grecia continentale e insulare, sulle sponde dei mari Adriatico e Ionio fino a qui. Vi dicono qualcosa i nomi di vitigni pregevoli come Grecanico e Aglianico? O l’isola di Creta – Candia? Qui le viti hanno trovato il clima ideale, terreno fertile per crescere e dare i loro frutti migliori. E la maggiore biodiversità.

Passiamo in auto nel centro di Cirò Marina e tutti ci salutano, il lungomare è bello ma se avete tempo visitate pure il paese antico che i locali chiamano Cirò Superiore. Mi raccomando non confondeteli che si sono separati sessant’anni fa e diciamo che non vanno d’accordo, con una diatriba ancor oggi esistente per via del patrono San Cataldo. Chiedete lumi io non ne voglio sapere nulla! Per quanto riguarda il sabato direi che abbiamo fatto abbastanza, alla ricca parte enogastronomica dedicherò un articolo specifico:

– perché merita scoprire la Calabria in un viaggio, attraverso le sue specialità,

– perché se la nduja è oggi una vera icona di questa regione ci sono tante altre ricchezze e prelibatezze locali.

Domenica la nostra destinazione si chiama Carfizzi, per me è più che un obiettivo in quanto si trova nell’area di origine albanese ed è popolata da comunità arbereshe, al pari dei vicini comuni di San Nicola dell’Alto e Pallagorio. Queste comunità fanno parte delle mie ricerche sulle migrazioni secolari, brevi e lunghe, dei popoli affacciati sulle due sponde dell’Adriatico e dello Ionio. In questa lunga giornata scopro altresì dettagli storici importantissimi che, da veneziana, mi fanno sentire vicina agli amici calabresi.

Qui seguiamo le orme del condottiero albanese Skanderbeg, corso in aiuto di Alfonso d’Aragona re di Napoli alla metà del Quattrocento per mettere fine alle ribellioni dei baroni, e premiato con la concessione di terre sul mar Ionio. In riva al mare però le condizioni di vita non erano certo salubri (molte zone erano paludose e malariche) e gli albanesi preferirono trasferirsi ad altitudini più sane, dove si sono dedicati ad attività agricole e pastorali sino a oggi. Due secoli dopo, sulla prua del Bucintoro il doge di Venezia ha fatto spazio per una statua di Skanderbeg, considerato un eroe. A Carfizzi sono venerati Santa Veneranda in agosto e Sant’Antonio da Padova in giugno, vorrei tornare qui per vedere le processioni. In Calabria sono venuti a morire i veneziani Bandiera e Moro all’inizio dei moti per l’indipendenza, dalle mie parti essi hanno scuole e piazze dedicate. Veneto e Calabria sono davvero regioni vicine!

Arroccato su una collina e circondato da fertili terre, Carfizzi ci accoglie a mezzogiorno in pompa magna. Io ho poco tempo per godere la compagnia dei locali in quanto dopo solo un’ora devo prendere la strada del ritorno a Lamezia Terme, dove sono atterrata due giorni fa. Tre giovani ragazze indossano l’abito tradizionale arbereshe, il sindaco Carmine Maio porta la fascia tricolore e tutti gli abitanti sono più emozionati di noi. Loro parlano la lingua antica, quando gli albanesi di oggi li ascoltano non si capiscono! Faccio molte foto alle persone e alle belle stradine, alle case in pietra, ai panorami sconfinati visibili dalla piazza del paese. E dalla terrazza del parco letterario dedicato a Carmine Abate, lo scrittore originario proprio di Carfizzi che nel 2012 ha vinto il premio Campiello, a cui il paese ha reso omaggio in un palazzo – museo con copertine, citazioni e e brani tratti dai suoi libri. Ci troviamo tutti insieme al municipio dove campeggiano le foto in bianco e nero del paese, volti e storie comuni a tante zone d’Italia che se si manterranno vive saranno così belle per sempre. Ascolto il discorso sentito del sindaco, la consegna delle targhe ai motociclisti e al professor Lanati. Ringrazia tutti coloro che, assieme alla famiglia Librandi, hanno reso possibile questa straordinaria avventura e qui li ringrazio pure io. In attesa di rimettersi in sella e, magari, di seguirli io sul fuoristrada. Sulle strade della Calabria autentica.

Per saperne di più:

https://www.librandi.it/chi-siamo

http://www.enosis.it/it/2/Donato_Lanati.html

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