Sognare un viaggio è già un po’ viaggiare: chi mi conosce sa delle mie due anime, quella urbana che ama stare tra la gente (tanta gente) e quella country che si emoziona al cospetto della natura. Il mio prossimo viaggio in Sardegna sarà proprio così, in bassa stagione e a bassa velocità. Mi muoverò con traghetti e treni a dispetto dei servizi pubblici e dei pochi mezzi disponibili per abitanti e ospiti, che rendono necessario armarsi di pazienza. Vorrei viaggiare da sola per avere tutto il tempo e lo spazio disponibile, tutti per me, per muovermi in libertà e decidere le tappe e le compagnie, scegliendo dove quando e con chi fermarmi. Sapete quanto io tengo alla disponibilità di servizi per garantire una buona qualità della vita? Sapete che tra le prossime tendenze di viaggio ci sono sostenibilità e accessibilità? Queste due parole sono la chiave di volta del turismo, almeno come lo vorranno molti viaggiatori di domani me compresa. Meno confini, meno frontiere e soprattutto meno barriere. E quindi ben vengano traghetti e treni. Viaggerò da Genova a Olbia; online è possibile informarsi su tutte le partenze dei traghetti dal porto di Genova.

Arrivare sull’isola a bordo di una nave è emozionante e questo vale tanto più per la Sardegna. Si tratta pur sempre di una piccola crociera ma non di quelle tutte luci e divertimento a bordo: una nave che porta auto e mezzi nella sua grande pancia e sopra ospita i passeggeri, intrattenendoli con tutti i comfort e permettendo di dormire nella lunga traversata. A molti piace viaggiare di notte sul traghetto, a me no perché non dormo quindi consiglio di fare almeno una tratta durante il giorno, per godere della luce del sole che vi scalderà in ogni stagione. Arrivando a fine giornata la bellissima Sardegna si mostra con i suoi colori più vivaci, scendendo al molo con il vento tra i capelli. Quel vento che amo e odio ma, come gli amici sardi mi hanno spiegato, è un elemento onnipresente sull’isola, guai se non ci fosse!!!

In autobus si raggiunge comodamente la stazione ferroviaria di Olbia, il cui centro è molto carino e fa già sentire l’atmosfera sarda. Da qui inizia l’avventura perché in origine il mio piano era “molto slow” ma tra il dire e il fare ci sono tante cose in mezzo. Prendete in mano una mappa della Sardegna e cercate le linee ferroviarie: molte zone come la costa orientale dell’isola sono scoperte. Il trenino verde è da anni un mio desiderio di viaggio ed era la mia prima scelta, un “servizio turistico” inteso per ripristinare vecchie linee a scartamento ridotto costruite alla fine dell’Ottocento. Ma pare che oggi molti pezzi (in ogni senso) siano in manutenzione da mesi, che sulle tratte avviate (cinque o sei) vi siano svariate interruzioni, e che infine i treni non siano attivi tutti i giorni. Peccato perché avrei avuto l’imbarazzo della scelta per andare dal nord dell’isola al centro, il cuore sardo, la Barbagia fatta di montagne e fiumi come Gennargentu e Flumendosa, guardate qui:

Alghero – Palau,

Palau – Tempio,

Bosa – Macomer,

Mandas – Sorgono,

Mandas – Seui,

Arbatax – Gairo.

Stavolta passo, lascio la rete regionale ARST per un’altra avventura. Quello che posso fare ora è affidarmi alla rete ferroviaria dello Stato su questo itinerario, la linea principale che va da Olbia a Cagliari e taglia la Sardegna da nordest a sudovest passando per le province di Oristano e Nuoro all’interno. Funziona tutti i giorni dalle otto di mattina alle sei di sera. Tre ore o poco più sono necessarie per il viaggio, più le eventuali tappe e soste.

Olbia – Oschiri – Ozieri (a volte con cambio treno) – Macomer – Abbasanta – Oristano – San Gavino – Elmas – Cagliari.

Ho già visitato alcuni paesi e mi sono innamorata di queste zone, sarò felice di ripercorrere lentamente le mie tracce nella Sardegna più autentica. Sardegnadentro è il nome che ho dato alle mie scorribande a partire dal 2014, sono pronta a ricominciare proprio da qui, dove i sardi vivono in borghi antichi come Oschiri e Ozieri, punteggiati da chiesette romaniche. Nel primo tratto la linea ferroviaria attraversa la Gallura, terra di grandi vini come il Vermentino. Dal finestrino si vedono scorrere il monte Limbara e in lontananza Tempio Pausania. Peccato non vederla perché alla tipicità degli edifici costruiti in granito scuro qui si unisce la musicalità delle fonti, da cui sgorga acqua fredda oligominerale. Altra musica suona a Berchidda, patria di Paolo Fresu e sede di un importante festival jazz estivo. Ma restiamo sul treno. Sulla nostra destra si trova il lago di Coghinas, un bacino artificiale nato per mano dell’uomo con un affascinante ambiente naturale. Le greggi al pascolo sono senz’altro un elemento del paesaggio sardo e una fonte di reddito importante. Adoro i formaggi in generale, il pecorino e i formaggi sardi in particolare. Ricordo ancora l’emozione mista a paura di quando una mandria di cavalli si è palesata davanti alla mia auto e ha proseguito trotterellando accanto a me per alcuni chilometri, prima di dileguarsi nella campagna. Un treno sarà più rumoroso e li terrà forse lontani, chissà.

 

 

Macomer merita sicuramente una visita nel centro storico e per ammirare il paesaggio circostante, nei miei ricordi è il luogo delle caserme dove diversi amici hanno fatto il servizio militare. Cose d’altri tempi che davano vita a queste e tante altre zone d’Italia, sono sicura che li rimpiangano in molti e che il ripristino del servizio sarebbe gradito. Chi ha orecchie per intendere intenda. La pietra basaltica su cui sorge Macomer è la stessa che si scorge arrivando ad Abbasanta, vicino a qui è possibile visitare un’altra icona della Sardegna risalente all’età del bronzo: il nuraghe Losa. Ad Oristano, in vista della costa occidentale sarda, vediamo finalmente il mare in lontananza anche se altri fluidi (acque e non solo) ne fanno la ricchezza. Il capoluogo di provincia pare sonnecchiare ma cela piccoli tesori tra le vie del centro come le sue chiese (Santa Giusta è la mia preferita) risalenti all’epoca medievale, quando era capitale del giudicato di Arborea. Arborea è anche il famoso marchio di latte sardo, prodotto da migliaia di vacche allevate a sud di Oristano in stalle modernissime nella zona omonima, frutto della bonifica iniziata quasi cento anni fa. Queste opere sono importanti perché hanno reso coltivabili suoli un tempo acquitrinosi e malsani e hanno dato vita a varie forme di agricoltura tuttora redditizie, come per esempio il riso che è coltivato proprio qui, e più a sud fin quasi a Cagliari. Le risaie sarde sono un altro ambiente dove l’uomo ha plasmato il paesaggio e oggi ci “costringe” a vivere in armonia con gli altri esseri viventi che vivono o passano qui.

 

 

A nord ovest di Oristano si estende la penisola del Sinis sino a Cabras e Tharros, con le vestigia fenicie stupendamente vicine al mare. Qui si sono incrociati tanti popoli, dall’epoca nuragica in poi, le cui testimonianze raccontano alcune delle storie più affascinanti dell’isola. Per esempio i giganti di Mont’e Prama tuttora oggetto di scavi e studi, visibili nel museo Giovanni Marongiu di Cabras e a Cagliari (vedere oltre). Da Oristano a Cagliari si estende il Campidano, la pianura più vasta della Sardegna, lunga un centinaio di chilometri. Coltivata a cereali sin dai tempi antichi è poi stata dedicata a produzioni diverse, tra cui il famoso carciofo sardo, e alla pastorizia. Il paesaggio pianeggiante ora molto più “morbido” è punteggiato dai nuraghi, da paesi con basse case in pietra e chiesette sedi di antichi monasteri. San Gavino Monreale è la stazione successiva, prima della quale si scorgono le antiche terme di Sardara e, subito dopo, l’antica Sanluri con il castello di Arborea. In questa zona accanto alle distese di cereali iniziano a vedersi sempre più frequenti gli uliveti, dai cui frutti nascono i pregiati olii sardi. Arrivando a Cagliari si vede dapprima il golfo omonimo e poi ancora stagni, saline e l’ecosistema originario della città. Il capoluogo e porto principale dell’isola ha molti tratti urbanistici lasciati dagli abitanti nell’arco di millenni. Prima ci furono i Fenici e i Romani, poi pisani e spagnoli, piemontesi e liguri. Cagliari ha un susseguirsi di bellezze, la città moderna convive con i resti del suo lungo passato. Tutti ci hanno lasciato qualcosa: una necropoli e un anfiteatro; torri, cupole, il castello, la cattedrale e le altre chiese. Tante cose da vedere a piedi, una volta scesi dal treno quando si sente il mare alle spalle e la città davanti a noi.

 

 

Alla fine di questo viaggio lento è opportuno fermarsi per una visita. Da Cagliari volendo si può prendere un altro treno verso ovest, anzi due treni. La linea ferroviaria arriva a Iglesias o a Carbonia cambiando a Villamassargia Domusnovas, impresa più coraggiosa ma ancor più stimolante.

Cagliari – Elmas – Assemini – Decimomannu – Villaspeciosa – Siliqua – Villamassargia Domusnovas.

Villamassargia Domusnovas – Carbonia Serbariu. Oppure Villamassargia Domusnovas – Iglesias.

C’è un treno all’ora dall’alba sino alle otto di sera ma questo è un altro viaggio mi sa… Carbonia è la città costruita a tavolino per sfruttare i giacimenti carboniferi della zona, il Sulcis. Ugualmente Iglesias era centro minerario e metallifero, il più ricco d’Italia, si è sviluppata molto prima di Carbonia ma oggi la trasformazione dei metalli e le note vicende legate all’alluminio sono spesso oggetto delle notizie sui media nazionali. Quaggiù desidero visitare le miniere e gli scavi archeologici degli antichi Fenici, per poi spingermi a San Pietro e Sant’Antioco e godere un po’ di meritato relax in queste “isole nell’isola”. Come mi è piaciuta la Maddalena al confine nord della Sardegna, sono sicura che quaggiù troverò paesaggi incontaminati e un mare bellissimo. Viaggiando sempre a passo lento.

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