TERZO GIORNO Dalla Cappella di Sant’Elena (San Giuliano di Puglia) a Colle Nevera (Rotello)

Trasferimento in auto dall’agriturismo e/o paese di Bonefro verso il Tratturo. Si scende nella valle del Fortore, fra campi coltivati e masserie, fino a incrociare il corso del fiume. Una volta risaliti leggermente di quota si lascia il Celano-Foggia per intraprendere il Regio Tratturo Sant’Andrea-Biferno. Si cammina sempre fra campi coltivati e aziende agricole o zootecniche, in luoghi silenziosi e con scarsissima presenza dell’uomo. Attraversato il torrente Tona, si arriva su Colle Nevera, punto finale di questa tappa. Visita di Rotello e trasferimento in auto al luogo di riposo. Pranzo al sacco. Cena in osteria. Pernotto in B&B

Caratteristiche tecniche della tappa

Durata: 4/5 ore.

Lunghezza della tappa: 20.7 km.

Dislivello totale in salita: +517 metri.

Dislivello totale in discesa: -783 metri.

Livello di difficoltà: media-facile.

Oggi ripartiamo dalla cappella di Sant’Elena, c’è il sole ed è proprio un’altra musica. Finora ho declamato i pastori di D’annunzio dentro di me, in silenzio, senza parlarne perché se dicevo “Ora in terra d’Abruzzo…” magari gli amici molisani si offendevano (Ssshhh)! Pur essendo una poesia e non una canzone la trovo molto musicale, un accompagnamento calzante ideale al cammino sulle vie della lana. Leggetela mentre pensate a questo lembo di terra così a sud, così in mezzo a tutto che magari ci passiamo senza fermarci, come moderni pastori. E leggete i miei post su Facebook con il mini diario giornaliero, testo più foto, guardate che differenza.

Mer 14 02 A San Valentino mi metto in cammino. Quando ho saputo che la prima tappa era di 20 chilometri con 500 metri di dislivello in salita mi sono spaventata. Ma ce l’ho fatta. Siamo sulla via della lana lungo i tratturi che collegano il Molise alla Puglia.

Gio 15 02 Only the brave. A San Faustino ci siamo rimessi in cammino da Centocelle a Bonefro. Abbiamo camminato per soli 16 chilometri ma è stato assai più faticoso di ieri. Neve pioggia e un vento sferzante ci hanno accompagnato per cinque ore quasi ininterrottamente ora visito questo delizioso paese dove è tornato il sole. Ah se a un certo punto vedete una macchia scura all’orizzonte quello è il mare adriatico e c’è già il Gargano in vista. Ps da domani prometto di lasciar stare i santi… ma che santo sarà?

Ven 16 02 Cieli azzurri. Colline. Praterie. Masserie. Sotto il cielo blu oggi è tutta un’altra musica. E poi un pozzo un mulino fiori ulivi e tanti alberi che li avrei voluti fotografare tutti. E qualche aneddoto che però preferisco dispensare a voce. Larino sono in arrivo.

 

 

 

 

Venerdì va così, è tutto fiorito profumato chiaro e tiepido, mi sento arrivata a sud e ne sono felice. Sono un po’ meno felice quando vedo alberi in fiore, almeno un mese prima del previsto perché qui fa caldo, infatti sotto di noi ci sono i pascoli invernali, il luogo d’arrivo delle greggi in transumanza. Dovremmo vedere le pecore punteggiare il Tavoliere delle Puglie, la Daunia in provincia di Foggia. Invece non vediamo nulla ma siamo circondati da un paesaggio strepitoso, indescrivibile, che ho poca voglia di immortalare con lo smartphone e preferisco godermelo, felicemente disconnessa. Per metà percorso scendiamo un tratturo ampio con vedute bucoliche, lungo la valle del fiume Fortore in mezzo a campi verdi, intensamente coltivati. Scendendo a valle l’architettura rurale è tipicamente pugliese con masserie attive e alcuni edifici di pietra, a volte in rovina. Quando incrociamo il fiume si ripete la scenetta del guado uguale a quella di ieri. Poco prima lo scarponcino destro, in un punto dov’era piovuto parecchio, sprofonda nel fango e vi rimane. Sollevo piede e calzino, devo tirare forte con la mano per farlo uscire, so che questi sono gli ultimi giorni con questi gloriosi scarponcini Northface presi tre anni fa in India. Appena torno su ne cerco un nuovo paio, accetto consigli. A metà percorso inizia una leggera salita, lasciamo il tratturo Celano – Foggia per prendere il Regio Tratturo Sant’Andrea – Biferno. Di persone nemmeno l’ombra, poche sono le opere umane. Vediamo un antico pozzo con annessa copertura in legno, che dovrebbe servire da moderna stazione di posta per chi viene qui a cavallo. Sapete che il Molise si presta egregiamente a praticare turismo equestre? Pensateci!

 

 

 

Il mio manufatto preferito è un antico mulino che ahimè non se la passa bene, Antonio dice che i locali ne sanno a malapena l’esistenza, che peccato. Qui un ristorantino ci starebbe bene, siamo su una spianata con vista sul fiume Fortore tutto ad anse, che porta acqua, fango ed elementi nutritivi ai terreni coltivati, dove glie li lasciano portare. A monte è così sfruttato che tanta parte della sua energia rimane altrove, e pure l’acqua scarseggia. Come per i fiumi qui al nord, un male necessario e una tendenza che dovrebbe cambiare in futuro. Costeggiamo una spianata con una grande masseria e un lungo steccato da ambo i lati della strada, un allevamento direi, il padrone dev’essere fissato con la carne perché ha “piantato” nei pali di legno, uno dietro l’altro, teste mozzate di vari animali. Se il classico teschio di vacca è un simpatico elemento, che fa un poco film western ma ci sta, gli animali più “freschi” fanno impressione: ci sono vacche cavali e persino cinghiali lasciati all’aria aperta alla mercé degli elementi e predatori naturali, grandi e piccoli. Boh! Anche senza saliscendi la strada è lunga, dopo l’una cerchiamo uno spiazzo per consumare il nostro panino e ci sediamo sulla terra nuda e tiepida, ci saranno quindici gradi altro che il tempaccio di ieri.

 

 

Ci attende l’ultima discesa sino al greto del torrente Tona, dopo avere salutato una piccola mandria di vacche podoliche al pascolo. Non me le aspettavo, loro hanno più paura di me. Il Tona ha ricevuto così poca acqua che in un anno è sceso di quasi un metro, proviamo a girarci intorno ma guadarlo è impossibile. Mangio una banana quando ci siamo già rimessi in cammino, purtroppo non va giù e mi si ferma sullo stomaco, sento subito che faccio fatica a procedere. Dovremmo salire al nostro punto finale, Colle Nevera, ma alzo bandiera bianca. Non è da me ma dopo cinque ore forse ho accumulato la stanchezza di questi giorni e nel migliore stile del camminatore stanco, chiedendo scusa mille volte ad Antonio per il disagio, lo aspetto sotto un ulivo mentre sale e viene a riprendermi in auto. Un vero cavaliere non c’è che dire. Larino ci aspetta!

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