Lunedì 7 agosto è il nostro secondo giorno a Pico, facciamo mille cose ma in forma rilassata e pigra come potete leggere qui. Per prima cosa archiviamo la salita al vulcano che NON si può fare. Anche se il tempo sta volgendo al bello lassù potrebbe piovere, il terreno è scivoloso e pericoloso, meglio non rischiare. Ci sono mille altre cose da vedere! Rifacciamo colazione alla padaria vicino a casa dove conosco un azzorriano emigrato in USA, rientrato a casa per le ferie, che va in giro con un anziano parente “non emigrato”. Mi fanno tenerezza perché parlano di noi credendo che non li capiamo ma a me non sfugge nulla, rappresentano il passato e insieme il futuro delle Azzorre ed auguro ogni bene a entrambi.

Partiamo per il secondo giro dell’isola, vi ho detto che Pico ha la forma di una balena? Trovo assai curiosa questa cosa e la utilizzerò per spiegarvi dove siamo andati: la testa del cetaceo è rivolta a ovest, la coda a est. Come Venezia per capirci, anche se “Venezia è un pesce” (cit.). Ieri siamo stati sulla pancia a sud, il secondo giorno la mattina dalla parte della testa (a nord ovest), il pomeriggio – ehm – nella parte meno nobile del cetaceo (a est). Avete presente l’espressione di augurio sulla balena? Ecco proprio quella, la citerò alla fine del post… Ci dirigiamo quindi a ovest, dove la maggior parte del gruppo vuole ancora camminare mentre io e Anna Rita preferiamo indugiare nei dolci panorami che si godono verso il mare, tra i vigneti patrimonio Unesco, in cima al famoso mulino rosso ritratto nelle guide. Un po’ di relax tra un trekking e l’altro ci sta, e con gioia ci ricongiungiamo dopo un’oretta in un punto dove quattordici pax, tutti gli altri, mi corrono incontro con queste parole. Robi iii dovevi venire eee è bellissimo ooo. La loro passeggiata si è svolta lungo la spiaggia di lava vulcanica che si è formata con una eruzione e si è solidificata come i fogli piegati di un libro. Sulle pendici dell’Etna tre mesi dopo vedrò una cosa simile, proprio un bello spettacolo, andateci se potete. In questo post pigro desidero condividere un minimo di informazioni, copio di seguito alcuni stralci di relazione del viaggio, dove ho descritto l’isola e i luoghi visitati a Pico.

PICO – l’isola e il suo vulcano si vedono anche da lontano col bel tempo, ma può sparire dietro nebbia e nuvole da un momento all’altro. Nei giorni nostri pioveva a dirotto e nessuno è riuscito a salire sul Pico, con dei gran mugugni dei camminatori, ma ricordate che non è una passeggiata, che impiegherete più tempo a scendere che a salire, che dovrete stare molto attenti perché ci si può perdere ed è facile scivolare. Pico per fortuna ha tante altre cose da fare oltre che salire sul vulcano, nei suoi 500 anni di “popolazione” umana ha passato molte vicende, dall’economia primaria di agricoltura e pesca alla produzione dei suoi famosi vini (un tempo minacciati dalla fillossera e oggi dal clima molto secco che ha abbassato sempre più la produzione), sino all’epopea della caccia alle balene ora per fortuna terminata. Oggi la vocazione turistica e naturalistica di Pico è sempre più forte. Fermatevi almeno tre giorni, uno per la scalata del Pico (ma ora finisco di mettere il dito nella piaga) e altri due per visitare l’isola per cui vi propongo questo itinerario:

D1 H 7 colazione padaria. H 7,30 – 8,30 XF Sao Roque – Pico visitors centre e tentativo fallito (abortito) ascesa vulcano. XF Lajes e relax. H 10 – 14 due turni bici e museo baleeiro. H 14 – 15 Pranzo. H 15 – 16 XF Sao Joao (parco con cervi) e Sao Mateus. Visita poi processione Bom Jesus milagroso e colonizzazione chiringuito fino alle 19,30. H 20 – 21 XF Sao Roque e ritrovo appartamento Casa do Canto con lavatrici e giochi intelligenti.

D2 H 8 colazione padaria. H 9,30 partenza da Sao Roque per island tour. H 11 – 12 passeggiata Lajido – Cabritos (in alternativa bus fino a Criaçao Velha, vigneti e mulino rosso sotto Madalena). H 12 – 15 XF in bus, miradouro Terra Alta e pranzo. Prainhas, Santo Amaro, Ribeirinha. H 15 – 16 Ponta da Ilha faro e passeggiata. H 16 – 17,30 relax metà gruppo, Calheta de Nesquim metà gruppo. H 18 – 20 rientro a Sao Roque e relax. H 20 cena e bowling.

MADALENA – porto principale di Pico, l’altro è Sao Roque dove alloggiamo in ostello. Fate una passeggiata al porto, vedete la cattedrale e magari fate un po’ di shopping.

SAO ROQUE – il secondo porto di Pico dove avevamo prenotato l’ostello. Avremmo dovuto attraccare qui col traghetto ma non è stato possibile per il meteo avverso così, arrivati a Madalena, ci siamo trasferiti in taxi a notte fonda. Non abbiamo visto molto, per noi era la base per le escursioni, peccato perché c’è molto da fare: in centro storico (Cais do Pico) c’è la chiesa omonima (Sao Roque) e il Museo da Industria Baleeira. Oppure soggiornate come noi in ostello, l’antico convento di Sao Pedro de Alcantara. Di sera abbiamo provato la vita notturna tra il ristorantino e il bowling…

CRIACAO VELHA – zona a sud di Madalena dove crescono i famosi vigneti di Pico, vedere Zona de Adegas.

LAJIDO – sulla costa nord ovest di Pico si prende un sentiero sulla spiaggia e da Lajido si va verso ovest, sino a Cabritos, passeggiata bellissima di un’ora ricca di suggestioni paesaggistiche e… geologiche. Il percorso completo parte o arriva a Santana.

ZONA DE ADEGAS – i vigneti e le cantine di Pico si trovano soprattutto a nordovest dell’isola. Tutelati come siti UNESCO dal 2004 rappresentano un paesaggio unico: sul terreno lavico crescono piccole viti, separate da muretti a secco in pietra costruiti per proteggere le piantine dal vento e dall’acqua del mare.

SANTO AMARO – ci si passa andando verso la punta est di Pico, ha un bel porticciolo e un interessante museo marittimo, ma purtroppo non abbiamo avuto tempo di visitarlo.

TERRA ALTA – miradouro stupendo nella parte orientale di Pico che, come dice il nome, si estende con una terrazza a picco a 400 metri sopra le acque blu dell’oceano.

MANHENHA – vedere Ribeirinha.

RIBEIRINHA – sulla punta est di Pico, ci passiamo per poi proseguire a Piedade e Ponta da Ilha. Prendetevi almeno un’ora per passeggiare sulle scogliere di lava nera che corrono tutto attorno a un luogo incredibile, il faro di Manhenha. Oppure “attaccate” seriamente un trekking lungo la costa. Noi siamo arrivati nel primo pomeriggio in una giornata finalmente limpida dopo giorni di pioggia!

CALHETA DE NESQUIM (PIC) – la fine del mondo e la fine del viaggio, anzi IL fine del mio viaggio: ho voluto fortemente arrivare sino a qui. Il mio bellissimo gruppo l’ha capito e ci siamo divisi in amicizia, metà in spiaggia e metà in giro con l’obiettivo di arrivare a questo punto poco raggiungibile dell’isola del vulcano a forma di balena e ops… se avete presente l’espressione “XY alla balena” ecco che proprio lì si trova questo meraviglioso paese! La guida Dumont del 2015 vi dedica una pagina, raffigura Calheta con l’immagine di una chiesetta e un porticciolo molto fotogenici, ma Calheta è molto di più. Una baia con le piscine naturali più belle e il “Clube Nautico” TOP, non ancora attrezzato a museo ma sulla buona strada per diventarlo. Mario il locale ex pescatore, anzi cacciatore di balene, ci racconta le storie dei suoi compaesani con parole che si mescolano nella mia mente, assieme a quelle dei baleeiros nel video del museo di Lajes. Duas baleias duas baleias!!

La gioia di vedere ben due prede alla propria portata faceva da contraltare alla tensione e alla paura. Ogni volta era come andare in guerra. Sapevamo quando partivamo ma avremmo potuto non tornare indietro.

Mario descrive i cimeli conservati nel club pezzo per pezzo, finché a malincuore dobbiamo stopparlo. Voglia di tornare a 1000! Calheta è il paese natale di Adelina proprietaria della casa dove abbiamo dormito a Sao Roque, affitta una casa pure qui, contattatela!

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