Il secondo giorno del 2008 è finalmente all’insegna del trekking, una bellissima passeggiata di quattro ore adatta a tutti. Ci alziamo a un orario “normale” e andiamo a Nagarkot dopo colazione, lasciamo in hotel la partecipante che ancora non sta bene, anche per tutelarla verso i pesanti spostamenti dei giorni a venire. Più tardi la recupereremo assieme ai bagagli… Il pulmino ci porta fin sopra 2000 metri slm e, appena ci solleviamo dalla valle, si aprono scenari fantastici con montagne innevate che sembrano a portata di mano, colline in parte coltivate e terrazzate punteggiate da paesini, verdi boschi di alberi ad alto fusto. Ci fermiamo in un piazzale, fa freddo ma il panorama sugli “Ottomila” (e Settemila) è stupendo. Dopo le foto di rito, ben coperti scendiamo in strada, subito deviamo su un sentiero che per 2h costeggia altri panorami fantastici, villaggi ben tenuti popolati da pastori, bambini e donne indaffarate.

Presto togliamo giacche e sciarpe per restare in maglietta, c’è un sole stupendo e assistiamo a scene toccanti, come la culla di paglia appesa a un albero con dentro un neonato, i vecchi che trasportano enormi fascine, i bambini che ci vengono incontro per chiederci la classica caramella (da non dare assolutamente). E poi cereali stesi al sole, tetti ricoperti con fette di rape bianche da essiccare, simili a funghi. Qui, lontano dal caos e dall’inquinamento delle città, senza auto, sono convinta che tutti vivano decentemente. A metà percorso scorgiamo campi di senape gialla in fiore, arance e pompelmi enormi sugli alberi, le nostre stelle di natale fiorite sui “loro” alberi alti 4-5m, incredibili. Il pulmino ci attende all’inizio di un paese dove metà gruppo si ferma, io e l’altra metà proseguiamo per altre 2h in un bellissimo bosco di latifoglie e giù per sentieri più ampi. C’è un po’ di foschia, la guida ci fa notare in lontananza il tetto scuro di Changu Narayan, la nostra destinazione ormai vicina, oltre la quale si vede pure l’inconfondibile sagoma bianca dello stupa di Bouddanath. L’antico complesso di Changu Narayan è stupendamente conservato, sia nel villaggio sulla collina dove purtroppo pullulano ristorantini e negozietti, sia nel tempio ricco di dorature, statue, immagini sacre.

A valle, riunito il gruppo, torniamo contenti a Bhaktapur, recuperiamo la compagna di viaggio che sta meglio, prendiamo la strada per Katmandu e per l’hotel. Arriviamo per pranzo con tutto il tempo di completare la visita della capitale. Prendo da un ambulante due sacchettini pieni di caldissimi samosa e pakora, i più piccanti della storia. Torniamo a Durbar Square, ancora bella nel caos serale, dopo il tramonto c’è il solito black-out così è difficile vedere i monumenti e orientarsi. Salutiamo la guida e per l’ultima cena nepalese ci diamo appuntamento al ristorante. Prima di cena siamo liberi di riposarci o fare ancora un po’ di shopping, sono così stanca che non trovo alcun negozio interessante, arrivo in anticipo e aspetto il gruppo scrivendo il diario. In hotel stiamo bene, le stanze sono ampie e calde.

Curiosità – il proprietario dell’hotel mi spiega che tre volte a settimana si fanno mandare le mezzene di carne bovina da Varanasi, in aereo, dove le mucche sono macellate da personale musulmano. Prodezze della globalizzazione, senza aereo la catena del freddo non potrebbe essere rispettata. In realtà abbiamo visto anche altri effetti della globalizzazione: l’enorme numero di veicoli a motore presenti in città ha un impatto negativo sull’ambiente, ma noi europei non possiamo pretendere che in oriente la gente continui a viaggiare in bicicletta. Nei supermercati c’è di tutto a prezzi convenienti. Mi ha impressionato vedere prodotti di marche multinazionali: snack, cosmetici, farmaci ecc. con scritte in italiano, e addirittura un’etichetta con “lo sconto di 0,50 € subito alla cassa”. Aziende indiane hanno soppiantato quasi completamente le fabbriche italiane ed europee che fino a pochi anni fa producevano per noi, e questo processo è appena all’inizio.

Consiglio – d’estate il caldo può consentire di andare a Nagarkot all’alba, più presto di noi, ma la vista sulle montagne è molto meno nitida che a gennaio. Partendo alle 8 abbiamo evitato nebbia e freddo e abbiamo goduto i panorami, sia in quota sia a valle.

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