Inizio oggi il mio racconto sul Lido di Venezia dove in questi giorni si tiene la Mostra Internazionale d’arte Cinematografica, o più brevemente Mostra del Cinema. Visti per voi, film e non solo. Perché il Lido è un luogo del cuore e mi piace, sia nei giorni frenetici della mostra sia nella sua più normale atmosfera sonnacchiosa. Al Lido di Venezia tutto l’anno si respira l’aria di una cittadina di mare dai ritmi lenti, dove l’estate scorre scandita da tempi tranquilli e dilatati. Ogni anno però, alla fine di agosto, vi irrompe il mondo del cinema con i suoi personaggi e protagonisti, con esigenze totalmente diverse. Il Lido si trasforma e diventa per dieci giorni il centro del mondo, o meglio di questo mondo, preannuncia la stagione cinematografica alle porte e prepara gli appuntamenti successivi che da settembre porteranno il mondo del cinema a Toronto e Roma. Anche se la competizione è vissuta principalmente tra Venezia e il festival di Cannes.

La mostra del cinema del 2018 celebra un anniversario importante, l’edizione numero 75. Gode di ottima salute e sta qui a dimostrare che stare al passo con i tempi è il modo migliore per rimanere vivi e vitali, seguendo i mutevoli costumi ed evolvendosi nel tempo. Assieme ai film che ho visto per voi troverete tanti consigli, sia per i miei amici cinefili sia per chi volesse visitare il Lido nelle settimane a venire.

Doubles vies (Non-fiction) arriva in laguna come film in concorso, è la classica pellicola francese “impegnata” a mostrare il meglio e il peggio della società di oggi. Potrebbe essere tranquillamente ambientato in un altro Paese europeo ma lo sfondo parigino che si vede per quasi tutta la durata della pellicola (o meglio si intravede in bistrot, belle case e moderni uffici) gli impartisce un’aria snob a mio avviso voluta dal regista Olivier Assayas, ed interpretata magistralmente da Juliette Binoche, una delle mie attrici francesi preferite. Lei è il motivo per cui sono andata a vederlo, senza nulla togliere agli altri attori protagonisti altrettanto bravi, che hanno quasi tutti una doppia vita, anzi diverse doppie vite. Parigi è lo sfondo perfetto per raccontare la freddezza di alcuni rapporti, la ricerca di calore e contatti umani, di verità e fisicità, l’espressione di sentimenti che dissimuliamo nella vita quotidiana ma prima o poi emergono, a volte irruenti e inarrestabili, con cui dobbiamo confrontarci, che lo vogliamo o meno.

Dietro alla facciata di una famiglia perfetta e di successo formata da padre – madre – figlio, in Doubles Vies si scoprono non solo i classici tradimenti, qualcosa che ci si potrebbe aspettare in una coppia che sta insieme da vent’anni, ma pure la finzione a cui sono costretti i personaggi per sopravvivere, per far funzionare i meccanismi sociali che caratterizzano le loro vite. Dirigere una casa editrice non è certo facile ai giorni nostri, con le minacce dei vecchi concorrenti tradizionali, circondati dai diversi mezzi di comunicazione nati dal web, come Kindle ed Ebook, e ossessionati dalla presenza dei e sui social network che tanto ci condizionano nelle azioni e nelle scelte quotidiane. Le doppie vite quindi sono quelle di tutti noi, se ci raccontiamo su Facebook e Twitter parlando più facilmente attraverso una tastiera che di persona, con le persone reali. Basterebbe spegnere i dispositivi quando siamo in compagnia e lasciar fluire parole, pensieri e sentimenti, eppure i protagonisti del film sono i primi a cercare compulsivamente una presa elettrica e il wifi ancor prima di salutare le persone.

Il film sottolinea a più riprese il ruolo dei comunicatori moderni inclusi i cosiddetti influencer e i blogger, per la prima volta sento un po’ di parole straniere in un film francese, lingua che chiama con termini propri tanti termini che noi italiani mai vorremmo tradurre, con il risultato che l’italiano è impoverito mentre è un idioma così bello e ricco che dovremmo sempre tenerlo vivo, quando parliamo e pure quando scriviamo. I blogger sono citati decine di volte, non se ne dà una accezione necessariamente negativa ma si sottolinea la necessità di confrontare i diversi linguaggi espressivi, per impegnarsi su vari fronti ed essere presenti sulle diverse piattaforme comunicative. Questa è la vera sfida che riguarda tutti noi, editori e lettori, produttori e fruitori di contenuti. Juliette Binoche recita in modo superlativo ma io sono poco oggettiva, lei mi piacerebbe anche se leggesse l’etichetta di un alimento con due ingredienti in croce. E in Doubles Vies va oltre, quindi il mio consiglio è di andare a vedere il film. In uscita in Italia con il nuovo anno.

 

 

Ho un altro consiglio per chi si trovasse al Lido, e volesse, magari tra una proiezione e un aperitivo, fare un tuffo nei settantacinque anni della Mostra del Cinema. Andate a vedere “Il Cinema in Mostra – Volti e Immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018”. Nel rinato (si spera) Hotel des Bains si celebra infatti l’anniversario con una straordinaria esposizione di immagini d’archivio, filmati e locandine, a costituire una grande carrellata sul Lido e i protagonisti che ne hanno calpestato il suolo, dal 1932 a oggi. Straordinaria e temporanea, visto che sarà visitabile sino al 16 settembre prossimo. Quando sono entrata in questo hotel storico, che condivide con l’Excelsior la storia della kermesse veneziana, credevo di cavarmela in mezz’ora. Invece sono stata totalmente rapita dalle sue immagini stupende, dai volti e storie che ciascuna di esse raccontava.

 

 

Ho scoperto che conosco meglio i mostri sacri del passato rispetto ad alcuni artisti di oggi, ho aperto il cassetto dei ricordi e rivisto film già visti, magari proprio qui, nei vent’anni delle mie frequentazioni dal 1998 a oggi, incluso il red carpet che un tempo era concesso ai comuni mortali dopo la sfilata dei Vip e ora non più. Credo di averci trascorso un paio d’ore a telefono spento (tranne che per fare alcune foto alla fine) ammaliata davanti ai volti dei primi attori e registi, arrivati in laguna nell’anno 1932 per un’avventura tutta nuova nata come complemento alla Biennale. I presupposti erano il contesto storico dell’epoca: l’Italia fascista, la “regia” del conte Volpi di Misurata, lo spettro della guerra. Per continuare dopo la guerra con un mondo diverso pieno di macerie, ma con tanta voglia di tornare a vivere, raccontando la vita delle persone, luoghi vicini e lontani che grazie ai film ci sono diventati familiari e ora sentiamo vicini.

 

 

L’interruzione alla fine degli anni Settanta avvenne nel pieno delle proteste e contrapposizione anti sistema, ma nel 1988 c’è stata la rinascita, durata brillantemente fino ai giorni nostri. Il cinema al Lido si comporta come una Fenice che rinasce, l’albergo cerca una nuova identità e vorrebbe rinascere ma i locali si chiedono che ne sarà in futuro, dopo i fasti del passato iniziato nel 1900 e proseguito da protagonista: setting cinematografico per “Morte a Venezia” di Visconti e sfarzoso sfondo per le scene di interni del film di Minghella “Il paziente inglese”. Sino alla chiusura avvenuta dieci anni fa. Nella mia visita ho ricordato decine di aneddoti che mi legano ad alcune pellicole ma che preferisco non scrivere. E con piacere vi racconterò a voce.

 

Link utili:

http://www.labiennale.org/it/cinema/2018/selezione-ufficiale/venezia-75-concorso/doubles-vies

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