Quando la Mostra del Cinema arriva al giro di boa dà il meglio di sé perché da mercoledì a domenica c’è sempre un sacco di gente. Ma lunedì se ne vanno molti di quelli che hanno invaso il lido sabato e domenica, alcuni dei quali (non tutti) sono più interessati a farsi un selfie con una celebrità che a vedere un film qualsiasi. Per il 2018 io ho optato per un profilo basso concentrato sui contenuti, film e dintorni, fuori da tappeti rossi e sfilate, anche quelle che noi comuni mortali possiamo vedere. Nonostante il maltempo che ha sferzato la laguna con pioggia e vento, anche quest’anno vi si sono riversate folle oceaniche, domenica c’era la regata storica a Venezia che è un altro motivo di visita, insomma potendo scegliere mi sono tenuta lontana da tutto ciò. E vi ho fatto ritorno ieri, godendo del meglio del lido: il bel tempo, un bel film, una mostra e… un paio di inutili file per accedere a una sala che in un caso si sono concluse cinque persone prima di me. Pazienza. Molte sorprese mi hanno fatto brillare gli occhi ed è questo che conta, a iniziare dal film che ho scelto fidandomi del regista, un nome una garanzia.

El Pepe (Una vida suprema) è il film non in concorso con cui Emir Kusturica rende omaggio a Pepe Mujica ex presidente dell’Uruguay. Si tratta di una biografia ricca di pathos e molto più articolata di quanto un docufilm potrebbe fare, perché alterna le interviste al leader politico, alla moglie e ai compagni d’avventura con la ricerca di materiali storici, immagini e spezzoni di film collegati alla sua vita (L’Amerikano di Costa Gavras). Compagni nella vita, persone nate in quella che un tempo era una provincia dell’Argentina le quali hanno dovuto affrontare anni di carcere, separazioni dolorose ancorché temporanee dalla famiglia e dagli affetti prima di vedere i loro sogni di libertà e democrazia avverarsi nel piccolo stato sudamericano. José Mujica e i suoi “compagni” passano attraverso una rivoluzione cruenta quanto basta, da loro stessi definita un male necessario, un percorso iniziato senza la certezza del successo finale ma con dei risvolti che si sono estesi oltre confine come si vede negli incontri con i potenti del mondo, dal Papa a Obama. Mujica li tratta alla pari, come persone, infilando una dopo l’altra perle di saggezza alternate a stilettate sulle banche e la ricchezza, visti in un’accezione negativa per le conseguenze che hanno sul genere umano.

Se oggi in Uruguay c’è una società migliore, più giusta e democratica che nel passato, lo si deve a Mujica e al manipolo di giovani socialdemocratici impegnati sin dagli anni Sessanta e tuttora attivi, nonostante l’età avanzata, a spargere semi di saggezza alle generazioni future. Spargere semi non è per niente una metafora anzi, sono le umili basi sociali a cui Mujica e compagni fanno riferimento che li hanno resi capaci di realizzare il sogno di un popolo trasformando l’utopia in realtà. E se tuttora vediamo questo arzillo vecchietto guidare un trattore o seminare piantine di ortaggi in compagnia dei ragazzi delle scuole è proprio per renderli responsabili e coscienti affinché, pur sporcandosi le mani di terra, poi siano felici e costruiscano un mondo migliore.

Compagni e sogni sono due parole ricorrenti tra i protagonisti: ripercorrendo le loro vite avventurose essi fanno riferimento ai movimenti che per mezzo secolo hanno caratterizzato la storia americana da nord a sud. Citano il Cile di Augusto Pinochet, l’isola di Cuba con Ernesto Che Guevara suo eroe, e ovviamente l’Argentina dei desaparecidos. Il film è ricco di colori e di musica, per la prima volta ascoltandola percepisco il tango e la forza dirompente del bandoneon non più come un pensiero triste, ma come allegria, un sogno che si avvera.

 

 

Un altro mio sogno avverato ieri è stata la fugace visita a un’isoletta che si trova vicinissima al Lido, accanto a San Lazzaro degli Armeni per capirci, che si raggiunge in pochi minuti in barca dall’approdo collocato dietro il PalaBiennale. Il Lazzaretto Vecchio in questi giorni è sede della mostra sulla realtà virtuale, giunta alla sua seconda edizione, con una selezione di otre trenta opere in concorso. Si tratta di un modo di fruizione (di immagini e contenuti) non molto congeniale al mio spirito. Indossare cuffia e visore non fa per me per capirci, e trovarmi immersa in un altro mondo nemmeno, è come costringermi a tuffarmi in acque sconosciute. Eppure la realtà virtuale o VR come la chiamano in gergo, mi incuriosisce negli ultimi tempi perché l’ho trovata in contesti a me vicini ed è servita ad approfondire tematiche che mi interessano.

 

 

 

Bisogna prenotare le singole “esperienze immersive”, max dieci al giorno, sul sito della Biennale. Le visioni durano da 8 – 10 minuti fino a 30 minuti e oltre, possono essere effettuate da seduti o in piedi, o infine interagendo con installazioni tridimensionali. Come per la visita alle fotografie esposte al Des Bains, anche in questo caso credevo di cavarmela rapidamente ma dovrò tornare. Vi sono molti titoli che mi incuriosiscono e tra una visione e l’altra, negli spazi esterni, si trova un bel giardino con annesso bar dove mi piacerebbe rilassarmi sorseggiando un drink. Chi vuole unirsi è benvenuto, vi aspetto!

Link utili:

http://www.labiennale.org/it/cinema/2018/selezione-ufficiale/fuori-concorso/el-pepe-una-vida-suprema

http://www.labiennale.org/it/cinema/2018/venice-vr

http://www.labiennale.org/it/cinema/2018/selezione-ufficiale/venice-virtual-reality

 

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