Martedì 8 agosto andiamo presto da Sao Roque a Madalena col pulmino noleggiato, facciamo due passi e a metà mattina siamo pronti per salire sul terzo e ultimo traghetto per Faial. Ci mancherà? Vomidrine nostro salvatore ve lo ricordate? Ne abbiamo ancora, molti di noi lo prendono nonostante la traversata duri meno di un’ora, così ammiriamo un poco le belle vedute tra un’isola e l’altra ma poi qualcuno ne resta narcotizzato, peccato… Peccato anche perché lasciamo il sole finalmente spuntato a Pico e a Horta troviamo vento e nuvole minacciose. Lasciamo tutto il giorno i bagagli al deposito del porto e camminiamo sul bel lungomare per un’ora e mezza, prendendo confidenza con una città molto vivace che conserva angoli pittoreschi, il nostro primo impatto è molto positivo. Abbiamo il mare a sinistra e le case a destra, alla marina luogo – icona di tutti i navigatori troviamo tante barche a vela e, oltre, una baia piccola e riparata, un altro luogo simbolico delle Azzorre: la donna di Porto Pim è il titolo a un romanzo fortunato di Antonio Tabucchi.

Porto Pim è l’antico quartiere dei pescatori di Horta, c’è anche una bella spiaggia e un forte. Oggi il quartiere è infighettato assai, vi si trovano alcuni dei ristoranti più eleganti dell’isola, botteghe mescolate alle vecchie case. Dev’essere proprio bello vivere qui. Staremo in giro tutto il giorno e andremo solo di sera nell’alberghetto prenotato a Varadouro, a venti chilometri di distanza. In città non c’è posto per dormire e tre mesi prima del viaggio è già tutto pieno, il nostro gruppo parallelo ha trovato una sistemazione alternativa molto cool: una barca ormeggiata nella rada, soluzione cara ma anche conveniente, sapete perché?

A Horta si svolge in questi giorni la Semana do Mar, sono le giornate più spumeggianti dell’anno, è una kermesse di risonanza internazionale con spettacoli, sfilate, concerti di artisti internazionali, che attira ancora più ospiti del solito. Ecco perché gli alloggi sono strapieni. Questo è il principale porto delle Azzorre per i velisti che affrontano la traversata dell’oceano atlantico, essi da sempre si trovano a metà strada tra un continente e l’altro. Qui a Horta sull’isola di Faial. Immortalano le epiche traversate nei loro disegni coloratissimi che campeggiano al porto, accanto a velieri dalle dimensioni più disparate. Io non ci capisco nulla di mare e vele, non farei la traversata manco se mi pagassero, ma alcuni miei amici mi hanno raccontato questa grande avventura con gli occhi che brillavano. Faial è un’isola diversa dalle altre, con un carattere molto urbano nella capitale Horta che mi ricorda tantissimo L’Avana, la capitale cubana, come dimostrano queste immagini.

La capitale di Faial coniuga felicemente architettura (in centro) e natura (fuori città), è sede di un bel giardino botanico da vedere salendo o scendendo a piedi in collina. Ricca di storia antica e glamour moderno, mostra luoghi curati e colorati accanto a palazzi storici e angoli sgarrupati o nascosti, è come se la gente volesse mostrarci le fattezze della città di una volta. Il castello antico (Morro) domina la baia e centinaia di barche e velieri di ogni foggia sono ormeggiati sulla lunghissima marina, di passaggio tra Europa e America. Dalla stessa marina si parte per vedere delfini e balene, l’escursione in barca è un’esperienza indimenticabile (chiedete ai miei pax). Qui di fronte c’è un altro luogo da visitare assolutamente, si chiama Peter Café Sport. Non vi dirò nulla di questo locale mitico, luogo di ritrovo principale di tutto l’Atlantico (nientepopodimeno) perché molto è stato già detto. Andateci di giorno e di sera per un caffè o aperitivo, a mangiare o a fare people watching, ne sarete soddisfatti! E non dimenticate lo shopping nel negozio adiacente, dove io ho utilizzato la carta di credito con grande soddisfazione. Tanto che non ricordo proprio dove pranziamo, probabilmente prendiamo un gelato al volo.

Alle due del pomeriggio siamo radunati al diving di Norberto per il whalewatching. Come soldatini ascoltiamo lui e i bravi collaboratori, io li ascolto con paura più che con emozione, questi sono i miei sentimenti, ma c’è chi sta peggio di me! Alcuni compagni d’avventura sono ancora sotto l’effetto del Vomidrine e sonnecchiano durante il briefing. La squadra che ci spiega le caratteristiche e i comportamenti dei cetacei è serissima e così ben preparata che sappiamo di essere in ottime mani ma… non ci consigliano di uscire oggi pomeriggio perché tira vento e difficilmente si faranno vedere balene, capodogli e compagnia bella. L’indomani è giornata di trek e spostiamo l’escursione al giorno dopo, sempre di mattina, intanto io e metà gruppo ci sfiliamo da tale impegno e ci diamo mezza giornata libera…

Andiamo all’orto botanico in taxi, nonostante dal punto di vista didattico sia fatto bene ci delude un poco, sia per le scarse piante rappresentate sia per le piccole dimensioni. Da una settimana ormai camminiamo nelle foreste azzorriane dove abbiamo visto di tutto e di più e siamo lontani dalla primavera che è tutto un tripudio di fiori e colori. Tutto sommato è una visita piacevole, così come è appagante la discesa a piedi per rientrare a Horta nel tardo pomeriggio. Seguono i rituali della sera: happy hour da Peter’s – davvero da non perdere – e cena sparsi ai baracchini del lungomare dove si può scegliere di mangiare e spendere dalle cose più basiche e cheap (meno di 10 euro bevande incluse), alle più raffinate ed expensive. Scegliete voi! Stasera siamo cotti e facciamo i bravi, due passi dopo cena, alle dieci ritiro bagagli al porto e con una corsa in taxi fino a Varadouro finiamo questa giornata intensa.

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