I patrimoni dell’umanità UNESCO sono un immenso forziere di tesori artistici e storici, ma anche di bellezze naturali e i cosiddetti “beni immateriali” presenti in tutto il mondo. UNESCO li censisce e li riconosce, secondo criteri di unicità, per favorirne la tutela e il rispetto. L’Italia è il paese con il numero maggiore di riconoscimenti, oltre 50 siti sparsi in 18 regioni su 20. Tra questi vi sono 14 siti nelle cinque regioni del sud (Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna). Tali regioni nell’anno corrente si sono unite per progettare un futuro insieme, dal quale è scaturito l’evento Unesco Festival Experience al quale ho partecipato per la tappa sarda, alla fine di agosto, con la collega blogger Simonetta di Sulle Strade del Mondo. Il progetto coinvolge amministratori ed aziende locali per un obiettivo condiviso: creare una rete estesa su ampi territori, oltre il sito in senso stretto, che punta a una maggiore consapevolezza delle proprie ricchezze, sia per gli abitanti sia per i visitatori. A lungo termine intende realizzare modelli di fruizione condivisi tra pubblico e privato, “allargando” l’offerta turistica e unendo i percorsi storici e culturali ad altre ricchezze, come per esempio le tradizioni popolari e i prodotti enogastronomici locali. A tale scopo alle visite nei siti sono stati abbinati eventi serali, spettacoli musicali e teatrali aperti e a ingresso libero, in cui ciascun sito appariva sotto una luce diversa e ancor più affascinante.

UNESCO Festival Experience punta quindi ad una promozione del territorio a tutto tondo, una mission che coincide in buona sostanza con quella di AITB – Associazione Italiana Travelblogger a cui appartengo da tre anni. Aitb è stata scelta come partner dell’evento e ha mandato “in missione” noi blogger a turno, a raccontare i singoli eventi. A luglio ci sono state le prime tappe in Puglia e Campania, a settembre le tappe conclusive in Sicilia e Basilicata, in mezzo la Sardegna. Questo è il racconto della nostra esperienza a Barumini il quale ha rappresentato il coronamento di un sogno.

Nel mio soggiorno ho imparato tanto sulla civiltà nuragica, per me misteriosa e affascinante e per gli studiosi ancora in parte sconosciuta. Molti suoi tesori giacciono tuttora sepolti sottoterra, escono alla luce lentamente, durante le campagne di scavo, quasi ad alimentare ulteriormente il mistero e la curiosità di studiosi e appassionati. A Barumini c’è uno dei 7000 nuraghi presenti in Sardegna, un “complesso nuragico” tra i meglio conservati e composto da diversi siti. Si possono visitare il Museo Casa Zapata nel centro del paese, dove ha sede la Fondazione Barumini, e il sito di Su Nuraxi, a poche centinaia di metri di distanza in direzione ovest. Al di là delle descrizioni tecnico scientifiche, che lascio alle fonti dedicate ben più autorevoli adibite allo scopo, confesso che mi sono emozionata più volte durante la visita (se ancora non si fosse capito).

Su Nuraxi, il nuraghe propriamente detto, fu costruito 3.500 anni fa ed è stato adattato per vari scopi nei mille anni successivi. Utilizzato anche dalle civiltà punica e romana sopraggiunte in epoca post nuragica si è mantenuto sino all’età medievale quale oggetto di depredazioni, poi è decaduto ed è praticamente scomparso. Il nuraghe quadrilobato ha un nucleo costituito da una torre centrale, alta quasi 20 metri, e quattro torri circostanti disposte secondo i punti cardinali, tutte in cerchi concentrici, aggettanti, costruite a secco con pietra basaltica locale. Attorno a esse si sviluppa il villaggio formato da piccole capanne, case a corte, cisterne e pozzi. Una sequenza di spazi pieni e vuoti, aperti e chiusi che nel percorrerli a piedi danno un profondo senso di smarrimento. Templi, abitazioni, sepolcri: a cosa servivano? Avevano una funzione militare o sacra?

La torre principale è costituita da tre tholos sovrapposte mentre le quattro torri, a due piani, hanno forma di tronco di cono. Passaggi e scalette permettevano di spostarsi al loro interno, feritoie e ballatoi di guardare fuori, senza essere visibili. Le torri rivolte a nord e ad est, adiacenti, hanno al loro interno temperature molto diverse, nella prima fa molto più freddo infatti è stata utilizzata per la conservazione di derrate alimentari.

Il punto più alto della torre si raggiunge accucciandosi e strisciando su e giù per le ripide scale originarie, da dove la vista spazia sul sito nella sua vastità, nei vicoli stretti e nelle costruzioni cilindriche, una prospettiva eccezionale. Sulla piana circostante posta verso sud si vedono piccoli rilievi ma il panorama è abbastanza pianeggiante. Verso nord esso si fa più montuoso, in lontananza spicca il massiccio del Gennargentu posto al centro della Sardegna, più vicino si scorge il Parco della Giara (Gesturi e non solo). Da questo tozzo altipiano gli abitanti di 3.500 anni fa ricavarono le scure rocce vulcaniche che hanno fornito il materiale da costruzione per il nuraghe, le grosse pietre che costituiscono gli edifici e le alte mura che cingono il sito. La sua posizione dominante è evidente da dentro, tanto quanto la sua inaccessibilità è chiara da fuori. E fino a sessant’anni fa esso era davvero inaccessibile in quanto celato sotto terra. A partire dal 1951 iniziarono le campagne di scavo ad opera di Giovanni Lilliu e del suo team di archeologi, che l’ha accompagnato in una avventura straordinaria tuttora in corso.

 

 

La scoperta continua e viene raccontata ampiamente nel centro di Barumini al Museo Casa Zapata, residenza costruita nel Cinquecento dai baroni aragonesi che abitavano a Cagliari e qui dominavano le località di Barumini, Las Plassas e Villanovafranca. Da sola varrebbe già la visita per la sua oggettiva bellezza ma negli anni Novanta si è scoperta come costruzione edificata… sopra un nuraghe. Dopo il restauro, dal 1993 sono visibili i tesori celati nella sua parte inferiore ed il palazzo è adibito appunto a museo. Camminiamo su passerelle sospese tra vetrate trasparenti, circondati letteralmente dai tesori antichi e da cimeli preziosi venuti alla luce durante gli scavi. Il nuraghe qui è trilobato, cioè ha un mastio e tre torri, più due cortili e un pozzo, uniti da pavimenti lastricati. Le pietre da costruzione sono basalto e marna locale (più chiara). I manufatti esposti provengono da Su Nuraxi, quasi duecento pezzi di uso quotidiano (per esempio le formelle per timbrare il pane, le cosiddette “Pintaderas”), decorativo e rituale.

 

 

La Fondazione Barumini cura il sito nella sua interezza, costituito dal palazzo, il giardino, la vicina chiesa parrocchiale, visitabili da soli o nei percorsi guidati. Al nuraghe Su Nuraxi invece si accede solo tramite le visite guidate che partono ogni mezz’ora dalla biglietteria, controllare gli orari sul sito.

Alla fine della nostra visita ci raggiunge la troupe regionale della RAI per girare un servizio inerente l’evento UNESCO Festival Experience, assieme alle bellezze del sito riprende anche noi. Il servizio va in onda il giorno dopo nel TG regionale, potete vederci dal minuto 7…

Accanto alla sezione archeologica, completano il percorso di visita altre due interessantissime sezioni, una storico – archivistica e una etnografica. Contengono ricchi cimeli e documenti riguardanti tutta la storia sarda, la mia parte preferita è quella dedicata ai quattro giudicati e al dominio delle repubbliche marinare di Genova, a nord, e Pisa a sud dell’isola. Una vasta collezione di oggetti del mondo rurale ci ricorda che le radici del popolo sardo sono nella terra e non nel mare, così come la cucina tradizionale sarda è di carne e non di pesce.

Il festival finisce in musica. Nella serata di venerdì 24 agosto lo spettacolo Amores, con le sue parole d’amore declinate in mille modi e forme (prosa, poesia e musica) intrattiene nel giardino di Casa Zapata due blogger (Simonetta e la sottoscritta) e gli altri coraggiosi ospiti che sfidano vento e freddo per assistervi. La luna piena e le fronde delle palme fruscianti sono il setting quasi surreale sullo sfondo di uno spettacolo coinvolgente e struggente. Degna conclusione del festival.

 

 

Quante chicche musicali, antiche e moderne, si nascondono nel cuore della Sardegna? Ad un concerto di Paolo Fresu sono già stata (ma tornerei volentieri, magari a Berchidda suo paese natale) e in un prossimo futuro vorrei ascoltare un concerto di canto diplofonico. Amici sardi mi portate? A Barumini suona la musica delle launeddas, esposte nell’omonimo Museo regionale dedicato a Luigi Lai, esposte e descritte in documenti multimediali e video. Si tratta di strumenti musicali antichissimi costruiti con tre canne forate, che producono un suono particolare.

Proprio la multimedialità ha abbracciato il sito di Barumini in diversi modi. Al termine della visita vi consiglio di provare la nuova esperienza nuragica appena arrivata e indossare il visore che vi trasporterà nel sito, com’era tremilacinquecento anni fa, per vedere tutto intorno a voi come si svolgeva la vita quotidiana degli abitanti. Tutto è molto interessante e comprensibile grazie alle didascalie multilingue. Accessibile è l’altro aggettivo, parola chiave fondamentale per la fruizione dei beni museali da parte di tutti. Ho visto con piacere che qui a Barumini sono stati fatti grossi investimenti in tal senso per consentire la visita, anche ai non vedenti con postazioni tattili dedicate. Un’esperienza sensoriale a 360 gradi!

Ringrazio sentitamente gli organizzatori di UNESCO Festival Experience che mi hanno permesso di realizzare il sogno di visitare il nuraghe Su Nuraxi, già li ho salutati con queste parole. E saluto con un arrivederci a questa terra meravigliosa, al suo popolo schivo e accogliente.

Sognare non costa nulla ma quando i sogni si avverano si può essere solo felici, tanto felici, perché la visita a Barumini nel corso di Unesco Festival Experience per me è stato il coronamento di un sogno.

Il sogno di entrare in un nuraghe, anzi “il nuraghe” per eccellenza, Su Nuraxi, con la sua forma particolare e il fascino dovuto alla storia antica e misteriosa che porta dentro, e che si può vedere in particolare dall’alto della torre. Ora desidero visitare gli altri nuraghi (sono ben 7000) sparsi per la Sardegna.

Link utili:

https://www.sitiunesco.it/?p=49

http://www.fondazionebarumini.it/it/news/unesco-festival-experience-tappa-barumini/

http://www.fondazionebarumini.it/wp-content/uploads/2017/10/Fondazione-Barumini-Rete-Unesco-Sud.pdf

http://www.shmag.it/insardegna/itinerari/21_08_2018/siti-unesco-approda-in-sardegna-il-24-agosto-festival-experience-a-barumini/

http://www.fondazionebarumini.it/it/area-archelogica-su-nuraxi/

http://www.fondazionebarumini.it/it/polo-museale-casa-zapata/

 

 

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