Mercoledì 9 agosto ci rimettiamo finalmente in cammino in una giornata impegnativa ma stupenda, al cospetto non di uno ma di ben due vulcani. Davvero pochi aggettivi possono descrivere quello che vediamo. Oggi stiamo tutti insieme, il mio gruppo e il gruppo parallelo coordinato dalla mia amica Simonetta, a Pico abbiamo fatto giri diversi mentre qui giriamo in trenta. La prima tappa dura solo un’ora e mezza ma è poco, se avrò la fortuna di tornarci voglio stare qui almeno tre ore.

Capelinhos è il vulcano più giovane delle Azzorre, ha soli sessant’anni di età. Infatti è nato dal mare nel 1957 dopo una spettacolare e drammatica eruzione durata oltre un anno. Per me è la perfetta rappresentazione della vulnerabilità e unicità di queste isole. Nel corso dell’infausto evento un terzo degli abitanti dell’isola è fuggito, terrorizzato dall’acqua del mare che bolliva senza sosta e dall’ascesa inesorabile del vulcano. Molti non sono più tornati. Faial così è passata da quasi 40.000 abitanti a meno di 20.000. Se ci trascorrete almeno 2-3 ore potrete sia salire in cresta sino alla sommità del cratere, con notevoli vedute sul mare, sia entrare nel museo interattivo e nel faro, per imparare altre storie e provare nuove emozioni. Le mie immagini sono soprattutto in esterno. In bus scendiamo e dopo un’ora di piccole strade tortuose, con rigogliose foreste vicine e l’oceano che tutto veglia da lontano, arriviamo al cratere di un vecchio vulcano ormai spento.

Le immagini che vedete della Caldeira mostrano un millesimo della sua vera bellezza, potete fare il giro in senso orario o – quello più consigliato – antiorario. Un versante è particolarmente pieno di ortensie ma è bello anche laddove mancano queste pennellate blu. Io dopo avere deciso con i pax per il giro antiorario, prendo male la prima salita e non li vedo più così, contro la mia volontà, faccio il giro da sola. Tempo previsto tre ore ma, dopo dieci giorni alle Azzorre, ho preso quasi il passo di un bersagliere. Così dopo solo un’ora vedo i primi pax che mi vengono incontro, mica per nulla li chiamo montagnini. Siamo già a metà percorso! E siccome si cammina sul ciglio del cratere con ben poche protezioni o appigli per le mani non è proprio un posto dove ci si può distrarre, anzi in certi pezzi hanno fatto una stradina che corre poco lontano, comoda alternativa per qualche centinaio di metri. Se ricordo bene il giro completo attorno alla sommità del vulcano è lungo otto chilometri. E il meteo? C’è sempre vento e vediamo presto salire dalla costa delle nuvole minacciose così il paesaggio, fiabesco con il sole, diventa infernale e buio finché inizia a piovere, un evento purtroppo frequente. Non solo le ortensie punteggiano d’azzurro il verde paesaggio, anche il blu del mare sullo sfondo è un bel vedere. Quando ci riuniamo al bus siamo carichissimi e prontissimi per un pomeriggio di meritato relax. A Varadouro salutiamo il gruppo parallelo che torna alla barca della marina di Horta (mannaggia) e noi dall’hotel andiamo alle vicine piscine naturali, proprio belle, fino all’ora dell’aperitivo al vicino baracchino.

Scendiamo a cena a Horta dove la Semana do Mar è sempre più vivace, ci sono sfilate di gruppi folklorici in costumi tradizionali provenienti da vari Paesi europei e poi ci spargiamo in diversi stand per mangiare. Chi è stanco dopo cena rientra presto a Varadouro, io mi lascio prendere dalla vitalità dei gggiovani che mi portano ad provare dei chupitos niente male e poi al porto pieno di gente, la serata è lunga e torniamo su tardi, allegramente stanchi.

Giovedì 10 agosto mezzo gruppo si alza prestissimo per essere alle otto da Norberto, l’uscita di whalewatching ha questo titolo accattivante: nuotare con i delfini… in mezzo all’oceano arrivandoci su una barchetta. Super sicura per carità ma pur sempre una barchetta a sfidare le onde dell’oceano. Non stanchi e fortunati ad avere esaurito la parte in un paio d’ore, dopo attenta valutazione di Norberto e complici le condizioni favorevoli si spostano con successo in un altro punto, dove vedono balene e capodogli. Tutto insomma! Chiedete com’è stata la loro esperienza, a me dicono “è stata una figata” (e non poteva essere diversamente), le loro parole eccitate e i messaggi, foto, video su whatsapp si sprecano. E l’altra metà del gruppo me compresa che fa? Abbiamo fatto amicizia con il bravo tassista Roberto (nomen omen) che ci scarrozza da mane a sera reclutando i suoi colleghi secondo le nostre esigenze, questo è un lungo giorno in cui al pomeriggio abbiamo il volo per Ponta Delgada. Abbiamo bisogno di un posto dove depositare i bagagli e Roberto ci offre ospitalità nell’ufficio della compagnia dei taxi, ottimo. Facciamo due passi a Horta, beviamo un caffè da Peter’s e io svaligio il vicino negozio, ah che gioia fare shopping!

Controllo le informazioni della guida e dei locali e prendiamo il bus della Farias che ogni giorno, alle ore 11,45, parte proprio vicino a Peter’s per un giro di Faial che dura tre ore. Vi sono diverse fermate quindi può servire per visitare qualcosa lungo il percorso, ma poi ci si deve arrangiare per proseguire e rientrare perché il percorso è unidirezionale. Tra Horta e Varadouro c’è un promontorio dominato da un antico maniero, il paesino si chiama proprio Castelo Branco. I panorami cambiano spesso in quest’isola piena di sorprese, il lato ovest è più selvaggio e naturale, nel lato est gli scenari sono più morbidi. Si susseguono prati e pascoli, una cooperativa casearia che mi piacerebbe visitare, paesi con case colorate e chiese diroccate. Bello bello. Infine il rientro a Horta dal lato sud è assai scenografico perché vediamo la città dall’alto nella sua interezza: porto lungomare centro marina porto pim… Bello bello.

Il pomeriggio all’aeroporto di Horta è una vera odissea, se un piccolo ritardo si poteva prevedere la situazione è più complessa, i voli sono in overbooking e Sata Air ci costringe a dividere il gruppo circa a metà. Il primo volo per Ponta Delgada è programmato alle ore 17, il secondo alle 19, abbiamo dapprima due ore di ritardo, che diventano quattro. L’informazione della Sata è scarsa, per avere un panino e una bibita dobbiamo chiederlo più volte, pare che un solo velivolo faccia la spola HOR – PDL e per questo i ritardi si accumulano. Comunico il nostro ritardo all’ostello di Ponta Delgada, nella stanchezza generale riusciamo a scherzare e sdrammatizzare il cosiddetto momento – disagio. Sapete a che ora arriviamo? Tra le 23 e l’una di notte, stanchi morti, non è nemmeno immediato effettuare il check – in e sistemarci nelle camerate. Abbiamo voluto viaggiare con Avventure? L’avventura è servita. Domani saremo accontentati con un nuovo trekking al centro di Sao Miguel. Buona notte!

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