La navigazione fluviale è un metodo lento e sostenibile di approcciare paesaggi dolci e vedere dall’acqua la nostra terra. Perché dico nostra terra? Perché in Veneto fiumi e canali si sviluppano per centinaia di chilometri e sulle sponde ospitano paesaggi unici, naturali e umani. Riviera del Brenta e Polesine sono i maggiori bacini che attraversano (anche) la mia regione d’origine, sono costellati da case vecchie e nuove a uso residenziale e commerciale. La maggiore attrattiva è data dalle ville venete, una meraviglia riconosciuta a livello mondiale sia dal punto di vista architettonico per l’eterna fama di Andrea Palladio, sia per i tesori preziosi contenuti al loro interno, arredi e opere pittoriche, eseguite tra Cinquecento e Settecento da alcuni tra i maggiori pittori dell’epoca. Oggi ospiti da tutto il mondo vengono a visitarle, riescono a “staccarsi” da Venezia e prendono tempo per ammirare la loro unicità. Non per niente sono inserite tra i Patrimoni dell’umanità UNESCO. E poi? Altri fiumi navigabili ne abbiamo? Se vi dico Sile cosa vi viene in mente?

A me il Sile ha sempre affascinato ma confesso che fino a oggi non ne avevo mai solcato le acque, limitandomi a vedere da lontano la Restera presso Treviso, e a sognare gite in bici lungo le sponde dove passavano le barche adibite al trasporto merci (cereali, ghiaia e materiali da costruzione) che i barcaioli legavano a grosse corde e facevano trainare da cavalli o buoi, a terra. A volte essi dovevano mettersi all’opera, un lavoro faticosissimo! Recentemente è stata completata la ciclovia lunga sessanta chilometri che collega appunto Treviso a Jesolo… ma non ci sono ancora stata. Spero di farcela con l’anno nuovo anzi se qualcuno vuole venire con me alzi la mano, magari facciamo una gita da pensionati di due giorni con sosta da qualche parte per dormire, un’andata – ritorno con calma insomma. Oppure inforchiamo una modernissima e comodissima bici elettrica per fare meno fatica, risparmiare le forze e tenerle tutte per ammirare i panorami. E allora cosa ho fatto oggi?

Mi sono unita a un gruppo di gitanti coraggiosi che come me ha sfidato le infauste previsioni meteo (era prevista pioggia). Ho proposto il tour alla mia bloggamica foodblogger Monica e abbiamo partecipato a un tour di Navigazione Stefanato, dedicato al fiume nella sua veste autunnale, foliage e non solo. Che dire? Mille Grazie ai nostri padroni di casa, perché tanta bellezza non era prevista e il giro in barca è andato ben oltre le nostre più rosee aspettative. C’era infatti un tempo super, ottimale per scattare foto, con la temperatura perfetta nè-caldo-né-freddo. Il fiume Sile ha dato il meglio di sé – si può dire? – regalandoci paesaggi dai colori pastello ma a tratti accesi, vedute su vigneti e campi non ancora addormentati per il riposo dei mesi più freddi dell’anno, la magnificenza di ville e casali tenute perfettamente che spuntavano dietro gli alberi come miraggi.

 

 

La natura esuberante di un autunno non ancora avviato ha dato spettacolo per tutto il tempo: flora terrestre (alberi e arbusti ad alto fusto spontanei, campi coltivati) e piante acquatiche, una fauna variegata che escluse le nutrie (strano non averne viste mai) ci ha deliziato con tante specie avicole tutte da vedere, ci hanno tenuto compagnia. Gli uccelli danzavano in acqua e volavano in aria, a disegnare pennellate di colore e rumore tra acqua e cielo. Tanto erano silenziosi placidamente poggiati sul fiume, quanto erano rumorosi in volo. Avete idea di cosa sia uno stormo di cigni bianchi che spiccano il volo a pelo d’acqua? Devo dirvi tutti gli uccelli che abbiamo visto? Vi lascio a poche immagini spontanee e spero significative accompagnate da un elenco non completo: folaghe, pulcinelle d’acqua, anatre e oche, cormorani, aironi bianchi e cenerini, cigni. Le acque del fiume sono pulite e chiare, ospitano tanti pesci autoctoni e purtroppo anche alloctoni (che non sempre sono una buona cosa).

 

Il percorso fluviale si snoda tra Quarto d’Altino, dove avviene l’imbarco delle motonavi Stefanato, e Casier, con una sosta a Casale sul Sile che visitiamo per un’ora in compagnia di una bravissima guida. Non ero mai stata qui a passeggio, posso dire che tutti questi luoghi brillano per ordine e pulizia, insomma sono valorizzati come dovrebbero esserlo tutti i borghi storici italiani. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta ha la facciata ora rivolta alla strada, che fino a duecento anni fa dava sul fiume per consentire ai barcaioli di pregare o ringraziare Dio al loro passaggio, e un ricco interno neoclassico impreziosito da una tela di Giandomenico Tiepolo. C’è un’antica torre in mattoni, testimonianza della breve dominazione dei Da Carrara che vendettero cara la pelle ai Veneziani. E ville e palazzi in un piccolo centro storico, dove è evidente l’importanza della via fluviale come tessuto del territorio e del paesaggio. Ville e casali costruite sin dal Quattrocento colorano lo skyline con i toni del giallo e del rosso, quest’ultimo a volte è dovuto ai mattoni a vista prodotti con l’argilla, il materiale più facilmente reperibile qui. Villa Cornaro Gabbianelli, Villa Bembo Caliari e le altre dimore coi loro nomi mostrano che queste terre già appartenevano alla Serenissima Repubblica di Venezia.

 

A Casier la motonave Altino si ferma, il tragitto inclusa la sosta è di cinque ore. Da qui si può proseguire con mezzi a motore verso la vicina Treviso, o si possono inforcare le biciclette per scoprire nuovi scorci tra acqua e terra. Noi non abbiamo proseguito lungo il fiume Sile perché è poco navigabile attualmente, almeno finché le sponde non saranno pulite perbene. Peccato perché proprio su questo ultimo tratto ci sono vedute diverse che comprendono il famoso cimitero dei burci: vecchie barche da trasporto ormai in disuso che giacciono semisommerse sull’acqua, in attesa che la natura faccia il suo corso e se le riprenda. Una cosa spettrale e allo stesso tempo naturale, uno spettacolo che infatti si può ammirare in varie parti del mondo lungo altri fiumi. Peccato finire qui, perché con oltre cento chilometri di percorso il Sile è il fiume di risorgiva di pianura più lungo d’Europa, a est altre risorgive e altri fiumi bagnano la pianura friulana. Nonostante la poca profondità, quasi sempre inferiore a cinque metri e solo in un tratto tra 10 e 15 metri, il Sile è perfettamente navigabile a bordo di imbarcazioni dallo scarso pescaggio (attorno a un metro), diverse dalle barche che solcano la laguna e il vicino mare Adriatico.

Navigazione Stefanato ha ereditato l’esperienza di lavoro della famiglia, barcaioli da secoli, trasformandola in una impresa di navigazione turistica con barche di capacità sino a 150 persone e un nuovissimo taxi da 12 persone. Propone crociere fluviali sul Sile e nella laguna veneta che si possono effettuare tutto l’anno. Rimando al loro sito per i programmi, le proposte anche personalizzate, e spero di salire nuovamente a bordo con loro!

Post in collaborazione con:

https://www.navigazionestefanato.it/

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