Stiamo ben quattro giorni a Sao Miguel (SMI) alloggiando all’ostello che, come gli altri ostelli azzorriani, è un ex convento donato dall’ordine monastico all’amministrazione locale. Bello da vedere ma mal organizzato, con pochi servizi, pochissime prese elettriche nelle camerate, una colazione scarsa e un sacco di problemini. Per cui se potete cercate altro, io non lo consiglio. E poi un altro consiglio: se pensate che quattro giorni siano tanti per visitare SMI vi sbagliate. O meglio in quattro giorni vedete il minimo indispensabile e gli aspetti salienti dell’isola: la sua natura esuberante e le bellezze storico artistiche. Le due città principali sono tutte da godere, sia la capitale Ponta Delgada sia, dalla parte opposta, Ribeira Grande. L’isola verde ha tantissimo da offrire, è la più grande e la più orientale delle isole Azzorre dal punto di vista geografico, la più occidentale (o meglio occidentalizzata) per quanto concerne servizi e società. I Portoghesi al loro arrivo dal continente colonizzarono per prima SMI e la piccola isola di Santa Maria, per continuare chiamarono con grande fantasia la terza isola Terceira, poi venne Sao Jorge e di seguito le altre cinque isole in direzione ovest.

Le guide riguardo Santa Maria scrivono cose che mi affascinano un sacco e mi riprometto questo: che la piccola isola orientale sia oggetto di visita al mio prossimo viaggio alle Azzorre. Nei mesi estivi è raggiungibile con i traghetti, ma solo tre giorni alla settimana, non è bellissimo?

Il viaggio Avventure isole Azzorre a volte inizia da Sao Miguel e a volte da Terceira, comunque vada dedicate almeno una giornata ciascuna alle due città che meritano di essere conosciute bene, godendo anche della bella vita notturna che non vi deluderà, snodata tra la marina e il centro storico. E poi c’è la natura rigogliosa ed esuberante, con una vasta scelta di passeggiate brevi o lunghe che vi apriranno il cuore.

Iniziamo dal capoluogo, la magica Ponta Delgada, una città stupenda tutta da vedere: di giorno nei tanti luoghi d’attrazione e di sera per la discreta vita notturna. Spendo due parole sui due ristoranti, O Roberto e Mercado do Peixe. Sono in centro, li troverete facilmente. Vi abbiamo consumato tre cene luculliane, come sempre a base di pesce servito in porzioni generose, accompagnato da contorni e ottimo vino. Non mancano dolci e dessert che assaggio pure io, la patita del salato, ma per altri motivi che solo i pax sanno… E spendiamo i soliti 15 euro a testa, prezzo medio di tutte le cene azzorriane.

Ponta Delgada è il centro culturale dell’arcipelago, qui si trovano il Teatro Micaelense e la maggiore Università. Dedicatele almeno una giornata di visita, anche spezzettata dal mattino alla sera. Abitata già nel Quattrocento, ma meno importante di Vila Franca do Campo la prima capitale situata a sud est dell’isola, la sostituì dopo il disastroso terremoto che distrusse la città “rivale”. Alla crescita delle attività economiche (agricoltura, commercio) è seguito un costante abbellimento della città: monumenti e palazzi, chiese e giardini, in buona parte visibili anche oggi dopo alcuni rispettosi restauri. As Portas da Cidade è un monumento – simbolo del centro, assieme a Sao Sebastiao (piazza e chiesa) che si visitano a piedi. Più lontano verso il porto vi sono altri edifici interessanti come la vecchia dogana e il forte di Sao Bras. Ponta Delgada mi ha stupita nonostante il tempo grigio e la pioggia che ci hanno accompagnato, lo stesso tempaccio con cui Angra do Heroismo ci aveva accolti due settimane prima. Vi potrete godere tutto e vi piacerà. Buona passeggiata!

 

 

Venerdì 11 agosto facciamo subito una bella gita che ci porta ai panorami più famosi di SMI. Quella di Sete Cidades è una lunga camminata (oltre quattro ore per 12 km di percorrenza) e non è faticosa, a parte la prima mezz’ora in salita. Partiamo da Mata do Canario, costeggiamo un bosco di criptomerie a sinistra e il vecchio acquedotto a destra, arriviamo al primo miradouro a Pico da Cruz. Da qui inizia il cammino di otto chilometri attorno a Lagoa verde e Lagoa Azul, costeggiamo dall’alto crateri di vulcani spenti pieni d’acqua, importanti fonti idriche per l’isola. Sono uno di colore verde e uno blu, in lontananza vediamo il piccolo ponte che li collega in basso, nello stretto punto di unione. Compiamo il giro in senso antiorario e ammiriamo le varie sfumature di colore a valle, mentre a monte ci circondano ortensie rosso scuro (qui dev’esserci un metallo diverso dal ferro a colorarle), fiori gialli di zenzero e una lussureggiante vegetazione tropicale. Numerosi animali sono al pascolo: mucche felici, ovini, cavalli, incrociamo i contadini al lavoro sia sui trattori sia a cavallo. Le attività umane sono ben inserite nell’ambiente naturale, questi paesaggi bucolici incredibili ci trasportano per un attimo nella verde Irlanda. A un bivio giriamo a sinistra, proseguendo dritti invece avremmo altre due ore di cammino per tornare al punto di partenza. Dopo quasi un’ora di discesa ripida su ghiaino scivoloso, circondati da boschi e prati, arriviamo al villaggio di Sete Cidades posto all’estremità sud del lago blu. Passato il ponte vediamo la chiesa a destra e il lago di fronte, perfettamente attrezzato per i turisti con bar ristorante e un praticello curato, dove consumiamo il nostro consueto frugale pranzo e una bibita, rilassandoci un’oretta prima di proseguire verso il mare.

 

Mosteiros è un delizioso villaggio posto sulla costa nord ovest di SMI dove consiglio di mollare l’auto prima possibile (le sue stradine sono strettissime) per scoprire a passeggio le sue casette colorate, la chiesa matrice e ben due imperios. L’ambiente circostante è imponente, con insenature e promontori su un mare burrascoso e sullo sfondo scuri isolotti vulcanici. Se non volete rilassarvi alle piscine naturali di Poço da Pedra cercate come noi la spiaggia di sabbia nera dal lato opposto del paese. Ovunque andate troverete un ambiente naturale e umano interessante.

Sabato 12 agosto al mattino andiamo subito in una particolare azienda agricola locale che ha conservato un fascino di tipo coloniale, e oggi rappresenta una storia di successo per l’imprenditoria locale, quella con l’occhio lungo che ha saputo adattarsi alle mutevoli esigenze di mercato. Estufas sono le serre per la coltivazione di ananas Arruda, famiglia di ricchi proprietari terrieri che hanno fatto la storia dell’isola e oggi contribuiscono alla tutela dell’ambiente naturale (vedere Parque Terra Nostra). Per maturare l’ananas ci vogliono almeno 12 mesi di serra, contro i sei dei concorrenti internazionali. Se questo è il doppio di altre coltivazioni di frutti tropicali il prodotto finito è diverso: un piccolo frutto ottimo da consumare fresco o come succo, dolce al punto giusto, ricco di proprietà nutrizionali. Le fasi produttive sono ben spiegate dai responsabili durante la visita guidata gratuita, un’ora spesa bene che consiglio. Chiedete come funzionava il commercio della frutta nell’Ottocento, vi racconteranno ua storia del tutto simile a quella delle baleniere: anche qui c’erano torrette di avvistamento come le vigias da cui si vedeva sull’oceano, in lontananza, l’arrivo delle navi cargo provenienti dal continente. Quando queste si avvicinavano, i produttori scendevano di corsa al porto a portare il loro carico di frutta. Una piccola filiera già ben organizzata prima che si sviluppassero le tecnologie di conservazione, come il freddo per esempio. Dopo questa bella visita potremmo camminare, ma oggi ce la prendiamo comoda e facciamo i turisti.

Ai miradouros invece di scendere a piedi in 2 – 3 ore ammiriamo Lagoa do Fogo dall’alto dove c’è un panorama stupendo, per poi rilassarci alle terme. Caldeira Velha è una riserva naturale, la incontriamo sulla strada che da Ponta Delgada sale a nord verso Ribeira Grande, fino a pochi anni fa semi sconosciuta e ora sovraffollata (in agosto). Si passeggia su un sentiero tra la vegetazione lussureggiante sino a una pozza d’acqua con una parte intoccabile (perché fuma e ribolle, pare di essere in Islanda) e poco sopra una cascata di acqua calda dove farete un bagno ristoratore. Il biglietto da pagare all’ingresso è ripagato dalle attrezzature per cambiarsi e lavarsi. Le furnas sono pozze calde con molte possibili visite infernali, in un ambiente paradisiaco.

Poi assaggiate il cozido di Tony’s, forse è l’unica volta che ho mangiato carne in tutto il viaggio, mi è piaciuta l’esperienza ma non la ripeterei. Vari tagli di carne vengono stufate per sette ore con il loro contorno di verdure, in apposite buche. Un letto di pietre scure bollenti dove passa il calore da sotto terra, tipo al mattino dalle 6 per mangiarlo alle 13 e poi dalle 14 per le 21, incredibile no? Altrettanto incredibile è l’attrazione seguente, Terra Nostra, un parco immenso dove trascorriamo il pomeriggio. Ci immergiamo nelle acque sulfuree caldissime e passeggiamo tra viali fioriti, laghetti e grotte, immersi in una natura trabordante in tutti i sensi. Il parco ha una lunga storia alle spalle e ci sono voluti molti anni per portarlo all’attuale splendore, a partire dalle lungimiranti idee di ricchi azzorriani tra cui la già citata famiglia Arruda proprietaria delle coltivazioni di ananas. Da visitare assolutamente!

Per oggi abbiamo fatto abbastanza, vista SMI sul lato occidentale e centrale ci resta da vedere la parte orientale. A domani!

 

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