Ci sono città italiane dove trascorriamo poche ore frettolose guardando l’orologio, magari perché ci andiamo a lavorare, o peggio ancora vediamo la stazione, usciamo al casello autostradale e pensiamo che siano semplicemente un luogo di passaggio. Invece dentro queste città c’è un’anima piena di vita, un centro vibrante con le vetrine e i locali, le chiese e i palazzi, e magari anche quei saliscendi che permettono di vederla di sopra e di sotto. Tutto questo celato alla maggior parte dei passanti. Io chiamo ostriche queste città. Nella laboriosa Lombardia dove tutti i capoluoghi sono belli da vedere ce ne sono diverse, Brescia è sicuramente un’ostrica, io l’ho vista pochi anni fa in un mini raduno di viaggio e mi è piaciuta molto. Un mese fa ho continuato le mie esplorazioni in provincia, ripensando che conoscevo qualcosa ma soprattutto – di nuovo – luoghi di lavoro; come le cantine della Franciacorta che sono una gioia per i cinque sensi ma che hanno tutto un mondo intorno, ricco e ordinato nei suoi borghi antichi, naturale e incontaminato negli spazi che le attività produttive hanno lasciato stare. Sul lago d’Iseo ho trascorso un fine settimana in compagnia delle mie amiche di Milano, a bordo del Treno dei Sapori il primo giorno, a piedi e in barca il secondo giorno.

 

 

 

Devo parlarne compiutamente e dopo avere condiviso con gli amici reali e virtuali sui social il mio diario di viaggio attraverso le immagini, oggi vi presento Ilaria Mirani, la guida che è stata il nostro angelo custode sul treno, a Iseo e Pisogne, nella distilleria che abbiamo visitato a fine giornata. Che dire, sapevo che era brava perché ci ha spiegato tutto in modo puntuale ed esauriente ma si è dimostrata anche assai umana e comprensiva con un gruppone dove noi tre amiche eravamo quasi le più giovani… E con la cartina in mano ci ha mostrato tanti altri posticini che meritano una visita, tra le due sponde del lago d’Iseo e oltre, mettendoci curiosità e voglia di tornare. E infine quando le ho chiesto se si voleva raccontare per i lettori di Gamberettarossa ha detto di sì. Leggete le dieci domande alle guide e poi ditemi se non vi viene in mente di prendere un treno e andare a Brescia. Perché conclude la sua presentazione con queste parole “Amo il mio lavoro” e lo si vede, si capisce proprio. Ma è anche pragmatica e consapevole – parole sue – che Brescia non è Venezia e per questo è meno facile attrarre visitatori sempre nuovi. Ma con lei c’è tanto da imparare. Grazie Ilaria, sai già dove portarmi alla prossima gita vero?

 

 

1 Da dove vengono gli ospiti in visita alla vostra città? Sono più italiani o stranieri?

ArteconNoi (Io, Cinzia, Mariaclaudia e Joanna) lavora in tutto il territorio della Provincia di Brescia. La distinzione tra Brescia città e Provincia è fondamentale per rispondere alla domanda. In città infatti il turista è prevalentemente italiano. Per quanto riguarda i gruppi di adulti, provengono principalmente dal centro – nord Italia. Un’importante fetta di turismo è caratterizzata dalle scuole. Anche in questo caso si tratta di gruppi e classi che provengono da zone relativamente vicine (che giustificano lo spostamento in bus in giornata). Nella zona dei laghi invece, Iseo e Franciacorta ma soprattutto il Garda (dove la vocazione turistica ha radici molto antiche), l’arrivo del turista adulto si compensa tra italiano e straniero. Principalmente olandesi, tedeschi e nordeuropei in genere, a seguire francesi, inglesi e spagnoli, direi a pari merito. Sul Garda si accolgono scuole provenienti da ogni zona d’Italia in gita per più giorni. Inseriscono nel programma generalmente Sirmione con le Grotte di Catullo, il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera e i luoghi della Magnifica Patria di Salò, per poi spostarsi verso Verona (spesso escludendo la città di Brescia purtroppo, perché non ne conoscono la bellezza!!!!)

2 Sono più facili da gestire gli ospiti informati? O è meglio prendere per mano persone che arrivano e sanno poco del luogo in cui si trovano?

Anche per questa domanda ho la necessità di un cappello introduttivo: poche persone arrivano a Brescia perché ne conoscono il patrimonio, sono sincera. Brescia ahimè, spesso “capita” come tappa all’interno di tour che prevede città più note come Verona, Venezia, Milano e Bergamo. Devo dire che negli ultimi due – tre anni in realtà la situazione sta cambiando. Sempre più Brescia accoglie turisti che appositamente giungono in città perché ne hanno sentito parlare bene, o hanno letto dai blogger (come te, e ti ringrazio dello spazio) di quanta bellezza il luogo può donare, della bontà della cucina e dell’ospitalità dei bresciani. La città ha sempre sfoggiato vanto industriale e potenza lavorativa, “Brescia, tondino di ferro”, lasciando in secondo piano tutto ciò che comprende il suo patrimonio storico – artistico, meraviglioso. Per noi guide è normale accompagnare gruppi che sanno poco o nulla di Brescia e che a fine visita sono entusiasti della giornata e di ciò che hanno gustato (occhi e palato si intende!).

3 Ci sono due – tre aneddoti successi durante una visita che avete voglia di raccontare?

Di aneddoti ne avrei 1000. Mmmhhh…

– Mi è capitato qualche anno fa, era estate, un gruppo di amiche sui 70 – 75 anni che partecipavano al Treno dei Sapori. In quell’occasione come itinerario prevedeva la Valle Camonica. Le signore, molto distinte, belle e curate, venivano da Milano. Una di esse, non contenta della quantità di vino servita a pasto comprensiva del costo – esperienza, ha acquistato una bottiglia di Franciacorta da gustare con il suo gruppetto. Risultato: alle 14.30 la signora viaggiava in direzione Esine su un’autoambulanza perché collassata / ubriaca mentre io cercavo di contattare il figlio.

– Anche quest’altro episodio è capitato qualche anno fa. Ero in attesa dell’arrivo del gruppo a Largo Torrelunga, piazzetta limitrofa a Piazzale Arnaldo in centro a Brescia, adibita a carico e scarico bus turistici e quindi zona d’incontro solitamente con le guide. Erano le nove circa. Arriva il bus, si aprono le porte, la capogruppo scendendo dalle scalette mi allunga la mano per salutarmi e presentarci, si inciampa, cade, si rompe una gamba! Lei con un taxi e il marito si recano all’Ospedale di Brescia e il resto del gruppo torna a casa per solidarietà. Ovviamente il mio servizio viene comunque saldato. Alle 10.30 ero già libera!

– 2016 The Floating Piers, meglio conosciuto come il “ponte di Christo” sul Lago di Iseo. Ricordi la passerella galleggiante arancio cangiante che collegava Montisola alla terraferma? Ecco, durante queste due settimane ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: pazzi furiosi che per salire sull’installazione di land art erano pronti a tutto e hanno fatto di tutto (tra le peggio cose chi portava bimbi, talvolta neonati, disabili e animali in coda per ore sotto il sole cocente prima di poter accedere). Le code di migliaia di persone si creavano anche per salire sulle navette che collegavano Iseo e paesi limitrofi (chiusi al traffico per l’occasione) a Sulzano, paese da cui partiva la passerella di Christo per raggiungere Montisola. Ricordo che erano giorni caldissimi (dal 18 giugno al 3 luglio) e che noi guide accompagnavamo i gruppi soprattutto con ruolo di coordinamento. Io e le mie colleghe siamo anche abilitate alla professione di accompagnatore turistico. Ero in fila dalle 6 del mattino con un gruppo di Milano per salire sulla navetta a Iseo. Dietro di noi, in coda, un gruppo di Firenze. Alcune persone del mio gruppo dopo quasi due ore di coda avevano necessità di toilette, si sono dunque tolti dalla fila per dirigersi ad un vicino bar. Al loro ritorno, la capogruppo di Firenze ha iniziato ad inveire contro di loro dicendo che dovevano accodarsi dietro tutti poiché essendo usciti dalla fila, non era corretto rientrassero passando davanti agli altri. Conclusione: una signora del mio gruppo e la capogruppo fiorentina hanno iniziato a litigare pesantemente giungendo alle mani, altri attorno, fomentati dalla stanchezza e dalla situazione hanno iniziato a tirare calci e pugni. Una baruffa incredibile smorzata dai carabinieri intervenuti tempestivamente. Io? Mi sono decisamente allontanata prima di prendere un ceffone!

 

 

4 E un’esperienza invece da dimenticare?

Da dimenticare sì, questa situazione mi ha fatto profondamente male: uno degli itinerari classici proposti per la città di Brescia si chiama Brescia e le sue Piazze. Consiste nel tour della città attraverso le quattro piazze limitrofe, che ne rappresentano l’evoluzione a livello cronologico, storico, artistico e urbanistico. Si parte da piazza del Foro (periodo romano), piazza Paolo VI (periodo medievale), piazza della Loggia (periodo rinascimentale / Serenissima), piazza della Vittoria (epoca moderna – periodo fascista). Un gruppo eterogeneo di persone, una associazione culturale, mi ha chiesto questo tour e quando ho spiegato piazza della Vittoria ho sottolineato la nascita del luogo secondo l’ideologia fascista mostrandone le decorazioni e lo stile. Ho fatto presente che si tratta di una delle opere architettoniche meglio riuscite di Marcello Piacentini uno dei più importanti architetti del periodo. Ho scisso la storia dall’arte e architettura, ma evidentemente il concetto non è passato. Mi hanno insultato dandomi della fascista con l’accezione più negativa che possa avere questo termine. Io narro l’arte della mia città e la storia, non la politica, ma non sempre è chiaro.

5 Quali sono le domande o gli atteggiamenti degli ospiti in visita che possono “mettere in crisi” o imbarazzare una guida, anche con esperienza?

Una situazione di imbarazzo e veramente sgradevole è quando il gruppo di turisti (italiani) ti chiede se anche a Brescia ci sono molte persone extracomunitarie (lo chiedono utilizzando termini molto poco gentili), in senso dispregiativo ovviamente. Lo chiedono praticamente tutti. Il must è quando la domanda è rivolta alla mia collega Joanna (polacca da 26 anni in Italia), non si accorgono dell’accento straniero (dopo tantissimi anni in Italia figurati) e quando lei lo fa presente, allora si complimentano perché non si sente l’accento straniero come fosse una conquista. Mentre per quanto riguarda i gruppi stranieri, devo dire che i pregiudizi sugli italiani sono enormi. Dalla richiesta costante di controllare gli scontrini fiscali se corretti e non maggiorati, ai continui riferimenti di luoghi comuni: mancanza di puntualità, la classe politica, i disservizi in genere che evidentemente si riflettono oltre nazione.

6 Esistono o avete verificato alcuni stereotipi sulle caratteristiche dei turisti a seconda della loro provenienza?

Si decisamente: ogni nazionalità risponde a determinati atteggiamenti.

7 Come si conciliano gli aspetti tecnici di una città e quelli più leggeri? (shopping, pranzi ecc.) Se un ospite ha fretta di vedere tutto in poco tempo e poi infilarsi in un negozio lo assecondate o cercate di trattenerlo?

L’ospite va sempre assecondato in base ai suoi desiderata (ovviamente quando possibile). Si possono dare dei consigli, prevedere un paio di programmi diversi ma sempre in base alla richiesta, che possa abbinare l’aspetto leggero a quello culturalmente più impegnativo.

 

 

8 Cosa fa di un ospite una persona speciale, di quelle che a fine servizio vi fa voglia di starci insieme più tempo?

Il confronto e l’interazione. Ci sono gruppi molto interessati che ascoltano in modo passivo, come se fosse una lezione. Ci sono gruppi invece con cui passeggiare per la città e spiegare diviene motivo di confronto e di arricchimento. Questi sono i gruppi speciali che a fine visita dispiace salutare. Ricordiamoci poi che le guide non sono onniscienti! Si impara tantissimo ascoltando le persone che integrano le tue conoscenze.

9 Si può diventare amici degli ospiti in visita? Può succedere di mantenersi in contatto anche dopo?

Sicuramente. Mi è capitato. Ci sono gruppi con cui si crea un rapporto tale per cui ritornano costantemente e chiedono sempre di essere accompagnati da te. Ci sono persone internamente al gruppo con cui magari si crea maggiore affinità e con cui poi ci si tiene in contatto fuori dal mondo lavorativo. Credo però che questo ultimo aspetto sia molto soggettivo, dipende molto dal proprio carattere.

10 Consigliereste a un giovane di studiare per diventare guida turistica? SI – NO – Perché?

Assolutamente sì, ma a una condizione: deve muoverti la passione. Devi ricordarti che lavori quando gli altri si divertono e che il tuo lavoro – purtroppo ancora oggi – è considerato qualcosa di non necessario. Mi spiego, porto sempre un esempio banale ma immediato: non vendiamo beni di prima necessità (almeno la cultura ancora tale non è considerata ahimé), ciò implica che devi anche lavorare indirettamente creando, progettando e coinvolgendo (un po’ come se fosse un “dietro le quinte”) affinché diventi tale. Ti permette di conoscere e approfondire costantemente il territorio, di rapportarti al genere umano in tutta la sua bellezza, dai più piccoli ai più grandi attraverso sfaccettature diverse. Amo il mio lavoro!!

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