Nella Calabria del vino brillano tante stelle piccole e grandi, Librandi è sicuramente tra le cantine che meglio rappresentano il territorio. Essendo questa una famiglia di vignaioli da quattro generazioni ha l’onere e l’onore di portare il proprio nome impresso su ognuna delle bottiglie che produce ed esporta in oltre trenta paesi. In Italia la Calabria rappresenta la punta dello stivale ed è distesa tra terra e acqua, tra montagna e mare, con una grande varietà di ambienti naturali spesso incontaminati e bellezze storiche, a volte celate allo sguardo dei più, dove un animo curioso come il mio sguazza alla ricerca di perle nascoste. Sono stata loro ospite nella scorsa primavera in occasione di un evento – che ho raccontato in questo post – dedicato alla scoperta della loro splendida regione dai monti della Sila al mar Ionio, a Cirò Marina dove “nascono” questi vini. Ho parlato con tutta la famiglia: Nicodemo Librandi che ha fatto crescere l’azienda e i figli, Paolo e Raffaele. Impegnatissimi nel consolidare oggi la presenza sui mercati (Raffaele è presidente del Consorzio del Cirò) lavorano su tutta la filiera a partire naturalmente dalla vigna, con la collaborazione tecnica di Donato Lanati e del suo studio Enosis Meraviglia.

 

 

Ho chiesto proprio a Paolo Librandi di raccontare come si muove la sua azienda nel mondo del vino, un mondo che oggi è in fermento come non mai. Me lo ha raccontato e le otto domande che pongo periodicamente al vignaiolo hanno avuto otto risposte di ampio respiro, una particolare espressione, la visione che va oltre la propria azienda. La pubblico a fine anno perché nel frattempo li ho seguiti nei raggiungimenti di questi ultimi mesi, che danno ragione a loro e rendono merito alla loro bella Calabria.

Al Merano Wine Festival la preziosa terra del Cirotano ha vinto l’ottava edizione del Premio al Territorio, riconoscimento che Vinarius (Associazione delle Enoteche Italiane) attribuisce a un particolare ambito geografico in virtù della sua vocazione vitivinicola, del suo paniere agroalimentare, dello sviluppo sostenibile, della tradizione, della storia e della sua accoglienza turistica.

Il Critone Val di Neto IGT, uno dei vini Librandi più diffusi sul mercato nazionale e internazionale, è stato inserito all’81° posto nella lista dei 100 vini più importanti dell’anno da Wine Spectator, tra i più influenti magazine del settore e vera istituzione nel mondo del vino. Uno dei riconoscimenti più rilevanti a cui potesse aspirare, un premio al vino e al lavoro di tutto il team.

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

Io sono Paolo Librandi, uno dei proprietari della terza generazione dei Librandi. Al momento mi trovo a Cirò Marina, dove vivo insieme alla mia famiglia e dove cerco di passare più tempo che posso, visto che per lunghi periodi dell’anno il lavoro mi porta fuori sede. I nostri vini sono vini di territorio prima di tutte le altre caratteristiche. La fede nelle nostre terre, testimoniata dagli ingenti investimenti fatti nel corso degli anni, anche e soprattutto nella acquisizione di terreni vocati e nella creazione di un cospicuo parco vigneti, ci porta naturalmente a creare vini che esprimono l’essenza del territorio in tutte le sue sfaccettature.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

Dietro un grande vino, e qui parlo a titolo strettamente personale c’è, oltre a quanto premesso nella domanda, un’idea originaria, un sogno, e la dedizione e l’impegno di tutti i giorni per realizzarlo. Seguire i vigneti con costanza, quasi parlandoci ogni giorno, seguire l’uva nel suo viaggio verso la cantina e poi dallo scarico nelle tramogge a tutte le fasi di lavorazione. Seguirlo nell’affinamento e poi nell’imbottigliamento senza trascurare nessun dettaglio. Solo così e con l’aiuto di madre natura si può sperare di produrre grandi vini.

 

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

Domanda ostica. Io sono nel mondo del vino in modo continuativo da circa 15 anni e in questi anni vedo una crescente affermazione in termini di grandi numeri, di vini sempre più piacevoli ed immediati. Meno spigolosi. Non scopro niente di nuovo ovviamente. L’offerta mondiale, anche in termini di informazione, è diventata però talmente vasta e facilmente reperibile, che chiunque può ormai trovare la sua strada in termini di scelte e questo è un bene. Altro dato importante è che ormai si beve molto bene a cifre abbordabili dai più, questa a mio modo di vedere è la conquista più importante dell’ultimo ventennio. La tecnologia per me è una grande possibilità, laddove è di ausilio per tirare fuori dalle nostre uve il meglio. Rispetto però chi ne limita l’uso a patto che il vino sia buono. Non sono un grande sostenitore di vini di concetto i cui eventuali difetti devono essere accettati per l’idea che c’è dietro. Per me un vino con difetti non è buono e quindi non lo bevo.

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

La più bella esperienza è sempre quella di assaggiare il proprio vino quando è ancora in vasca e intravedere caratteristiche importanti. Gli episodi brutti sono legati tutti, indistintamente, agli eventi accidentali che ti rovinano il lavoro svolto con grande impegno in vigna. Per giorni non ti va di parlare. Ma poi si ricomincia sempre perché si tratta di agricoltura alla fine e va accettata per quello che è.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

La nostra azienda esporta in oltre trenta mercati esteri, quando viaggiamo per promuovere i prodotti ci sentiamo anche e soprattutto ambasciatori della nostra terra. Attualmente, non dimenticando i nostri mercati tradizionali, io e mio fratello Raffaele stiamo puntando decisi verso i nuovi mercati asiatici, dalla Cina a Singapore e Hong Kong dove si svolgerà Vinexpo, per poi effettuare un tour in queste zone in costante espansione. Anche la Russia rappresenta sempre più un nuovo e importante sbocco per i nostri vini, insieme ad Australia e Brasile.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

La cantina è sempre aperta ai visitatori così come la nostra sala degustazione.

 

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

Proverei a mettere un focus sempre più importante sulle attività di promozione del brand Italia e dei brand regionali. A volte interpretare l’Italia del vino può essere complicato per i nuovi mercati, è necessario trovare il modo per comunicare quello che siamo e quello che abbiamo in modo più semplice ed incisivo.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

Dipende dal giovane. Nel senso che se il giovane accetta un lavoro che presenta innumerevoli criticità e rischi ed ha la passione e la perseveranza che sono necessarie per creare reddito in questo contesto, allora sì, perché si tratta di un lavoro meraviglioso.

Link utili:

www.librandi.it

 

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