Domenica 13 agosto ci dirigiamo nella parte est di SMI dove le coltivazioni di ananas e arance punteggiano il paesaggio. Una parte del gruppo vorrebbe visitare un’isoletta selvaggia, ora parco naturale. Pare però che sia difficile raggiungerla per le poche barche disponibili in rapporto ai tanti turisti presenti. Vila Franca do Campo è il paese da cui si raggiunge l’isolotto omonimo, si trova a sud est di SMI in direzione Faial da Terra. Andateci perché farete una lunga coda per prendere la barca ma poi, come dicono coloro che ci sono stati, vi ricompenserà l’ambiente naturale incontaminato. E prendetevi almeno mezza giornata di tempo per questa bella escursione. Quasi 500 anni fa Vila Franca era la prima capitale di SMI, ma fu colpita da un terribile terremoto e da allora Ponta Delgada è diventata capitale.

E arriviamo sulla punta est dell’isola, Faial da Terra, per l’ultimo trekking del viaggio. Salto do Prego è una passeggiata leggera (dura meno di due ore) ma assai soddisfacente. Peccato che un terzo dei partecipanti facciano i pigri e ci aspettino giù in paese ma è giusto lasciare un po’ di anarchia gestita, almeno a fine viaggio, e se loro sono contenti lo sono pure io. Saliamo da Faial da Terra saltellando di qua e di là lungo il corso di un torrente, circondati da una foresta lussureggiante (alberi ad alto fusto, piante di incenso) con l’obiettivo di raggiungere una cascata di cui, da sotto, sento due rumori. Il fragore dell’acqua e le grida di chi si tuffa. Non sono ospiti maleducati ma congelati, due miei pax hanno confessato che si sono sentiti mancare per il gelo, nemmeno in Islanda l’acqua era così fredda. BBRRR !!! Secondo voi io l’ho provata?? (NO) A tutti è piaciuta questa gita, con varie possibilità di allungare il percorso deviando per sentieri diversi.

Dalla strada percorsa all’andata è invece possibile concludere il ritorno, in discesa, con un piccolo percorso ad anello che attraversa il villaggio di Sanguinho, delizioso, fatto di case rurali tutte dipinte di bianco e decorate a motivi floreali. Mi sorprende perché è tutto nuovo e perfettamente ordinato! Fienili, ricoveri per animali e giardinetti fioriti mi fanno capire che nonostante il silenzio non è stato abbandonato. Chiedo lumi ai locals… Sanguinho innanzi tutto prende il nome dall’omonima pianta, endemica di Madeira e delle Azzorre. Il villaggio è stato uno dei primi insediamenti balenieri dell’arcipelago ma fu abbandonato negli anni ’70 e ora sta tornando all’antico splendore. Appartiene a una ricca signora che non ha bisogno di farne un resort turistico, preferisce affittarlo ai lavoratori impiegati in loco per brevi periodi. Cercate “The lost village” su internet e godetevi questa località surreale! L’ultima discesa in paese è per una ripida stradina lastricata in porfido con belle vedute sul mare. A Faial da Terra si possono far molte cose: andare in spiaggia per esempio, noi invece ci rilassiamo in un baretto dove fra l’altro il caffè e la birra costano molto meno di un euro, vi ho avvisati…

Nel primo pomeriggio proseguiamo con tante soste, piccole ma sostanziose. Ponta do Sossego è uno dei miradouros più belli a mio avviso perché super attrezzato e allietato da punti barbecue, bagni, fiori e un paio di vecchie case ben restaurate. SMI è l’isola più “moderna” e turistica tra le cinque che abbiamo visitato e anche se un posto così bello mi fa strano ed è quasi finto, consiglio caldamente di fermarsi qui, per il tempo che riterrete opportuno.

In località Nordeste c’è il Parque Ribeira dos Caldeiroes, un progetto di riqualificazione di antichi mulini ora restaurati e convertiti per uso turistico. Comprende vari sentieri, una cascata e un piccolo museo. A me non è piaciuto perché sembrava un parco divertimenti, un luogo che più finto non si può. I vecchi mulini restaurati si vedono con piacere in passeggiata, ma non perdeteci più di mezz’ora. Subito dopo torno a emozionarmi e a sentirmi nell’ambiente agricolo che più mi piace, come è già successo con l’ananas. Gorreana è una delle due fabbriche di tè sopravvissute anzi rinate in questi anni, la visita è un’esperienza unica da fare in Europa in generale, e alle Azzorre in particolare. Le piantagioni di tè infatti nascono in Asia cinquemila anni fa e oggi sono diffuse anche in Africa, ma non certo in Europa. Si tratta giocoforza di una produzione e raccolta assai meccanizzate, che ha ben poco della poesia delle piantagioni asiatiche. Eppure spero che, come si vantano i produttori in ogni comunicazione, la tecnologia significhi due cose fondamentali nell’ambito dell’agricoltura sostenibile: trattamento dignitoso delle risorse umane impiegate e cura dell’ambiente nelle varie fasi produttive. Si può passeggiare nei giardini coltivati con delle viste pazzesche verso il mare, un fatto unico al mondo se pensate che la pianta di tè cresce di preferenza ad altitudini di 1500 metri slm e oltre. All’interno della fabbrica sono tuttora utilizzati i vecchi macchinari, pure questo è un utile esercizio storico e culturale per noi visitatori. E ci sono sia il tè verde sia il tè nero, assaggiateli, scoprite le differenze e compratelo!

Quante cose facciamo oggi, passiamo dalla costa orientale a quella settentrionale di SMI, dopo 5 – 6 tappe non siamo ancora stanchi. A metà pomeriggio sulla via del ritorno a Ponta Delgada ci fermiamo in una città che mi ha stregato, ma che vediamo di fretta. Nel suo nome, Ribeira Grande c’è il fiume, si tratta di una città strana, dalle radici rurali solide eppure viva e movimentata. Si visita il centro storico in un continuo saliscendi, chiese aperte da scalinate, pietra lavica come materiale da costruzione alternata a pietra chiara che sugli edifici baroccheggianti crea un chiaroscuro adorabile. Quattro gauchos ci passano accanto in sella ai loro cavalli e se ne vanno sull’antico acciottolato, una immagine simbolica che per me rappresenta la fine del viaggio.

Lunedì 14 agosto è giunto il momento di tornare a casa, in mattinata ognuno ha il tempo libero per le ultime compere e preparare i bagagli, e il semplice tragitto in volo a Lisbona e Milano / Roma si allunga fin dopo la mezzanotte. Pare che non vogliamo salutarci, ci stringiamo in abbracci e qualche lacrimuccia, con la promessa (mantenuta, lo dico esattamente un anno dopo) di sentirci e vederci. Alle isole Azzorre si è creata una nuova magia grazie ad Avventure: con il mio piccolo contributo e, ovviamente, l’apporto dei miei 15 partecipanti e nuovi amici. Obrigada e até logo! Roberta.

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