La scorsa settimana si è svolto l’evento di promozione turistica della Sardegna denominato ItinERA, in realtà una tappa del più ampio progetto transfrontaliero che nell’arco di due anni ha coinvolto cinque regioni italiane e francesi che si affacciano sul mar Tirreno: il Var e la Corsica in territorio francese; Liguria, Toscana e Sardegna in territorio italiano. Turismo e Sardegna sono due parole che nell’accezione comune hanno in mezzo una terza parola: mare – sappiamo tutti quanto è bello, che ci siamo stati o meno. Ma oltre il mare c’è molto di più, ve lo dice una che nelle sue piccole esperienze in terra sarda ha scelto di passare il tempo soprattutto tra borghi e montagne, non in spiaggia. Sardegnadentro è la mia fissazione, il titolo e l’etichetta di ognuno di questi miei viaggi. Anche stavolta sono stata accontentata grazie a Turismo Sardegna e all’organizzazione serrata di questo viaggio di soli quattro giorni, da mercoledì 12 a sabato 16 dicembre, assieme a due dozzine di giornalisti e blogger nazionali e internazionali. Partendo da Cagliari siamo saliti fino a Oristano, Nuoro e oltre sino alla costa orientale, passando per vestigia della civiltà nuragica e siti archeologici, per cantine che rappresentano piccole chicche dell’enologia sarda alternate a ristoranti stellati con proposte culinarie decisamente innovative. La ricchezza dei prodotti tipici e delle ricette originali è stata confermata da esperienze sul campo. Abbiamo osservato i maestri artigiani intenti a forgiare il ferro, tirare la filigrana, dare forma a oggetti di ceramica a partire dall’argilla grezza, produrre tessuti e abbigliamento con materiali di scarto. Abbiamo visto come si fanno seadas, filindeu e culurgiones e abbiamo persino provato a farli, presi per mano da alcuni maestri della cucina tradizionale in un modello assai accattivante di cooking class.

Dicembre per il turismo di massa non è il momento ideale per andare al mare. Itinera si propone di creare itinerari ecoturistici su misura, attirando ospiti curiosi a caccia di esperienze in luoghi lontani dai circuiti turistici principali. In particolare si rivolge ai clienti delle crociere di lusso che con offerte mirate possono fermarsi alcuni giorni proprio in Sardegna, per scoprirne luoghi e tradizioni. D’inverno, al netto del clima a cui dobbiamo adeguarci (traduzione: necessario coprirsi!), la Sardegna è più bella e autentica, poco affollata e piena di sorprese. Pazienza se non facciamo il bagno, ci sono moltissime cose da vedere come abbiamo verificato, ve ne racconto qualcuna qui di seguito. Buona lettura!

Mercoledì Cagliari ci accoglie piena di luci, non mancano i presepi e le vie del centro sono addobbate a festa per il Natale. Il capoluogo sardo è come l’ho lasciato la scorsa estate. Ammiriamo la città dall’alto all’inizio di una lunga serata alla Rinascente, come a Milano dotata di golosissime Foodhall al sesto piano, con una selezione di prodotti di eccellenza provenienti sia dalla Sardegna sia dal resto d’Italia. Prima di unirmi ai compagni di viaggio per il primo di una lunga serie di brindisi, mi affaccio alla finestra per vedere tutte le luci che si irraggiano sulla città dalla mia sinistra, al porto, dove approdano navi e traghetti, poi a destra dove c’è la stazione ferroviaria, luogo di arrivo e partenza per tutti.

Villa Fanny è il boutique hotel che ci ospita la prima sera, si trova vicino all’anfiteatro romano. Ci sposteremo ogni giorno: a fare e disfare valigie sono abituata e non mi pesa più. La serata è allietata dal suono delle launeddas “spiegate” dal maestro Graziano Montisci. Il menu sontuoso preparato consta di sei portate e cinque vini. Questo è il primo di una serie di pranzi e cene ottime e abbondanti allestite di volta in volta nel ristorante dell’hotel, in un ristorante stellato o in uno spazio multifunzionale in centro città ottimo anche per lo shopping. Penso che abbiamo mangiato troppo, ma troppo bene, e bevuto meglio assaggiando alcune delle eccellenze enologiche della Sardegna, terra aspra e ricca, terra di grandi vini prodotti in tante piccole cantine da 30.000 a 100.000 bottiglie l’anno ciascuna. Il vino raccontato dal produttore per me è il massimo, sono felicissima di avere conosciuto e visitato durante Itinera Sardegna ben tre aziende vinicole, di cui vi parlerò in dettaglio in uno spazio dedicato: Mulleri a Quartucciu (CA), Orro a Tramatza (OR), Sedilesu a Mamoiada (NU).

Mulleri ha la fortuna di coltivare alcuni vigneti a piede franco, sull’isola di Sant’Antioco. Incarna lo spirito dei più classici vini sardi, bianchi (come Vermentino e Moscato) e rossi (come Carignano e Cannonau). Non solo il “prodotto vino” racconta il territorio, ma anche le etichette lo celebrano, con nomi che rendono omaggio a Grazia Deledda premio Nobel per la letteratura: Soffio, Deserto, Incendio, Chiaroscuro, Cenere, Diavolo cervo.

A Tramatza ci immergiamo nella vernaccia di Oristano di Famiglia Orro. Vedere la famiglia nominata in ogni angolo della cantina e su ogni etichetta mi fa pensare che questo sia un grande valore per loro. La vernaccia viene declinata in modi diversi, esaltata dall’affinamento in botti scolme (metodo flor) e ora nel più antico dei contenitori: una grande giara di terracotta. Un ritorno alle origini del vino.

A Mamoiada Giuseppe Sedilesu è uno dei due maggiori produttori locali di Cannonau. Mamoiada è il “Paese della Sardegna al centro della Barbagia” (copio dal sto web), il paese del carnevale e delle maschere, raffigurate nelle etichette ed esposte in sala degustazione. Accanto al Cannonau producono la Granazza, un vitigno a bacca bianca locale, fino a pochi anni fa seminascosto tra i filari e utilizzato per tagliare il Cannonau. Oggi essa vive di luce propria, è raccolto surmaturo dopo il cannonau ed è vinificato in purezza.

Villa Fanny è un antico convento convertito a residenza di lusso da una famiglia di imprenditori pastari locali di ampie vedute che hanno saputo diversificare le attività. Abbinando l’ospitalità al core business produttivo hanno creato Villa Fanny a Cagliari e un villaggio a Portopino, splendida località di mare collocata sulla costa sarda sud occidentale. In un ambiente arredato classicamente, con spazi total white alternati a un minimal delicato ed echi lontani che spuntano in ogni sala, siamo ospitati in 18 stanze e due suite, dedicate ai fondatori del pastificio Fanny ed Ercole. Io ho la fortuna di alloggiare proprio in una di queste, un grande spazio living con caminetto su un piano, una ardita scala a chiocciola, e al piano superiore mansardato una zona notte ampia e lussuosa che annovera persino una doppia vasca idromassaggio. Vedere per credere.


Giovedì partiamo per una scorpacciata di archeologia e storia nel cuore antico della Sardegna. Luoghi dove la civiltà nuragica sta ancora sepolta sotto terra e di tanto in tanto si rivela, luoghi dove l’archeologia ora sta custodita sotto l’acqua, ora svetta maestosa sul mare. Qui approdarono i Fenici impegnati in scambi commerciali intensi in tutto il mare mediterraneo. In Sardegna ci hanno lasciato due siti unici che amo alla follia: Nora vicino a Cagliari e Tharros, sulla punta della penisola del Sinis in provincia di Oristano. In passato questa era un’immensa palude infestata dalla malaria e ora è un gigantesco orto (noto soprattutto per la produzione dei famosi carciofi sardi) e frutteto (dove non mancano ulivi e viti). Tharros si vede bene nella sua complessità da fuori, per capirci il mio consiglio è di passeggiare dapprima dalla chiesetta di San Giovanni in Sinis (una delle mie chiese sarde preferite) e proseguire sul sentiero verso la torre saracena e oltre, per poi entrare e magari approfittare di una visita guidata che aiuta a comprendere edifici e spazi messi in luce, il 40% del sito, ma soprattutto il 60% del lavoro ancora da fare. Ci sono già stata eh, non crediate che il nostro tour consenta deviazioni anzi! E leggete – dopo – questo post di quattro anni fa con cui mi sono innamorata di questo luogo che ho appena iniziato a esplorare. Perché si possono passare giorni e giorni qui, stretti fra il mare la terra la laguna e l’entroterra. A visitare ed assaggiare il meglio delle aziende locali.

A Cabras per esempio si lavora il muggine per produrre la bottarga (yummi) ma noi veniamo a vedere un altro lascito antico, prezioso e unico emerso dalla terra sarda, tuttora oggetto di scavi. I giganti di Mont’e Prama furono scoperti per caso nel 1974, da allora ne sono stati estratti oltre 5.000 frammenti catalogati e ricomposti secondo il principio dell’anastilosi. Giganti significa che una volta messi insieme hanno proporzioni davvero ragguardevoli e ci guardano con occhi beffardi, misteriosi, come se volessero celare le loro storie. I giganti sono stati portati qui e al museo archeologico di Cagliari. Nel moderno allestimento del Museo Civico Giovanni Marongiu possiamo ammirarne sei tra cui arcieri, guerrieri e il pugile, il mio gigante preferito. Lo trovo terribilmente sexy ma anche gli altri cinque non scherzano. La guida di Tharros ci segue pure qui con le sue spiegazioni appassionate che non si esauriscono nella sala dei giganti ma compongono l’intero percorso museale, assieme ad Andrea Abis, il gentilissimo sindaco che ci accoglie e con cui, manco a dirlo, alla fine mi faccio un gradito selfie (altri ne seguiranno).

Dal Sinis al Montiferru c’è meno di un’ora di strada fino a Santu Lussurgiu. Il paesaggio pianeggiante lascia il posto ai primi rilievi boscosi, le strade si fanno tortuose alle altitudini maggiori sino a Santu Lussurgiu dove pranziamo all’Antica Dimora del Gruccione, ristorante stellato condotto dallo chef Sara Congiu. Proprio quassù sono stati avviati gli alberghi diffusi, dalla Sardegna al resto dell’Italia. Se tenete al mantenimento di luoghi e tradizioni vi invito a considerare di alloggiare in queste strutture, oggi presenti in molte regioni. L’albergo diffuso a mio avviso è uno dei modelli più efficaci, se ben gestito, per mantenere e rivitalizzare paesi belli ma dimenticati, fortemente a rischio di abbandono, all’insegna della sostenibilità, della condivisione tra pubblico e privato. La musica sarda ci accompagna pure oggi, dopo le launeddas è il turno del canto corale. Unesco avrà un bel daffare se vorrà valorizzare l’isola in futuro, per ora il canto a tenores è annoverato fra i beni immateriali e il Nuraghe Su Nuraxi fra i beni archeologici sardi “Patrimonio dell’umanità”. A Santu Lussurgiu potete passare un giorno intero, dopo pranzo potete fare due cose: prendere l’auto e salire a San Leonardo de Siete Fuentes per passeggiare nel suo ricco bosco. La località prende il nome dalle sue sette sorgenti, annovera una bella chiesa e un paio di locali carini dove fermarsi. Oppure restate a Santu Lussurgiu per una sana passeggiata digestiva nel centro che come un filo di lana si dipana su e giù in piccole vie parallele, con case in pietra alternate a edifici dipinti di fresco in vari colori. Oggi è Santa Lucia e nella salitella omonima trovo una piazzetta e una statua dedicata a questa santa assai venerata. Prima di partire osservo le immagini dei cavalli lanciati al galoppo nella Sartiglia, manifestazione di cui ci parlano diffusamente. Annoto le date per il carnevale 2019: domenica tre marzo e martedì cinque marzo quando a Oristano si terrà la sfilata di cavalli e bambini per le vie della città. Prima però c’è un altro appuntamento: di Sant’Antonio non ho ancora parlato, il 16 e 17 gennaio, con i fuochi dedicati a Sant’Antonio Abate che illumineranno tante località della Sardegna. Sarà il primo appuntamento dell’anno nuovo, quale momento migliore per iniziare in festa il 2019?

** Itinera Sardegna continua con la seconda parte in un nuovo post che ci porterà da Oristano a Nuoro **

Link utili:

http://interreg-maritime.eu/web/

http://www.hotelvillafanny.it/

http://www.museocabras.it/

https://www.anticadimora.com/

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