La Sartiglia è la manifestazione più popolare da vivere nel prossimo carnevale di Oristano. Il secondo giorno di Itinera Sardegna ci porta nel capoluogo giovedì sera, quando è già buio e freddo, e possiamo appena intuirne le fattezze. Vi ho detto che per tutto il tour siamo perseguitati da un tempaccio che mi fa quasi rimpiangere il clima della val Padana? Ma nulla ci ferma! Alloggiamo in centro, alcuni presso hotel Duomo altri (tra cui la sottoscritta) nella residenza intitolata alla Regina D’Arborea. Si tratta di una sontuosa dimora nobiliare con ricchezza di arredi e mobili antichi, soffitti affrescati, una cura dei dettagli spasmodica, libri e suppellettili che raccontano la storia della famiglia. Ha solo sette stanze, la mia si chiama Serenità e questo nome mi fa pensare… Hotel Duomo invece ha investito sulla ristorazione con un bistro aperto agli ospiti esterni, e il ristorante Somu dove lo chef Salvatore Camedda ci delizia, alla presenza delle autorità locali. Se avete tempo fermatevi a vedere il monumento secondo me più prezioso di Oristano, la chiesa di Santa Giusta collocata appena fuori dal centro sulla strada per Arborea, capitale di uno dei quattro giudicati sardi, più importante del praedium di Oristano che solo dopo è diventato capoluogo. Arborea è il luogo dove troverete centinaia di vacche allineate in moderne stalle, ed è il marchio che più di tutti identifica il latte sardo, assieme a tanti caseifici grandi e piccoli.

 

Agricoltura e allevamento sono capisaldi del tessuto sociale e produttivo di Sardegna, ne sono la trama e l’ordito perché la loro convivenza non è sempre facile, mentre la pastorizia vive di vita propria e a volte in conflitto con le altre attività umane. Tre milioni di capi allevati sono tanti (parliamo solo di ovini) ma i limiti imposti da una legislazione partita da lontano significano non sempre rispettano le esigenze dei produttori. Per noi visitatori è bello vedere le greggi al pascolo e le immagini bucoliche della Sardegna, iconiche e uniche. Pensate ai sacrifici che comporta la vita del pastore e se vorreste, o sareste capaci, di sostenerne i ritmi. Io ammetto che non sono in grado. Ma sono felice ogni volta che una mandria o gregge spunta davanti ai miei occhi, questi animali almeno vivono felici fuori dalle stalle e daranno il latte (la lana, la carne ecc.) migliori.

 

Venerdì mattina entriamo nel cuore della Sardegna sino a Nuoro, alle porte della Barbagia. Questa città è una vera scoperta per me, ed è il luogo dove trascorro i tempi supplementari, il fine settimana dopo il tour. Vi trovo un’aria frizzantina già invernale, un’atmosfera vibrante e un tessuto culturale di prim’ordine. Nuoro non solo ha dato i natali a Grazia Deledda (vedere la sua casa – museo) ma è un museo a cielo aperto che ospita opere di poeti e scrittori come Sebastiano Satta (leggibili su numerosi pannelli per le strade della città) e scultori notevoli come Costantino Nivola (cercatene le opere esposte nello splendido allestimento di piazza Satta). Importanti musei sono dedicati alla storia nuorese e sarda: al MAN – il museo d’arte – sono visitabili solo le mostre temporanee perché l’edificio è in ristrutturazione. ISRE è il nuovissimo Museo del Costume unico nel suo genere, da non perdere, dove Franca Rosa Contu ci presenta i nuovi moderni allestimenti, concepiti secondo regole di accessibilità e multimedialità. Vi metterà paura al piano inferiore dove sono esposte le maschere e gli elementi del Carnevale, di Mamoiada e non solo. Vi farà girare la testa quando arriverete al piano superiore con la più completa collezione di costumi tradizionali messi in fila. Quasi si volesse simulare una processione di donne o celebrare la forza femminile. Il cuore della società sarda, come ci viene sottolineato più volte, è matriarcale. ISRE racconta la storia della Sardegna attraverso le attività dell’uomo che da sempre deve trarre le risorse per vivere facendo i conti con l’aspra natura del terreno, con una vita di sacrifici che ha portato molti ad emigrare, ma ha permesso di far vivere a lungo, fino a cent’anni e oltre, chi è rimasto nelle zone meno fortunate (solo perché il turismo fa fatica ad arrivarci). Chi non conosce gli studi sui centenari, che vivono numerosi proprio in questa zona dell’isola? Ne parleremo la sera (si chiamano Blue Zone) in un interessante dialogo con gli studiosi impegnati nelle ricerche sulla longevità.

 

 

 

All’ora di pranzo ci fermiamo da Montiblu, un moderno spazio multifunzionale molto urbano – mi sembra di essere a Milano – in Piazza Satta, dove si può fare shopping sfrenato a caccia di vestiti, accessori per la persona e arredamento per la casa, tra il moderno e il vintage. L’ultimo piano ospita il ristorante “animato” dai titolari Egidia e Battistino, che ha nei corsi e dimostrazioni il suo fiore all’occhiello. Infatti qui impariamo a fare seadas e filindeu, armati di mattarello e grembiule. Io più che altro guardo gli altri, soprattutto il “filo di dio” che chiameremmo comunemente i capelli d’angelo, incredibile da preparare, considerato che ha soli tre semplici ingredienti: semola, acqua e sale. La maestra Paola Abraini li impasta e sente quando è il momento giusto per allungare la sfoglia a mano, sembra incredibile che dalla prima tirata ne seguiranno altre sette per avere infine 256 fili sottilissimi, da stendere su un grande tagliere tondo ad essiccare. Provo a mostrarvene alcune immagini ma cercate i video dei miei compagni di viaggio, rendono meglio l’idea.

 

 

 

 

 

Di questa bella giornata ricordo il sapore dell’esperienza e dell’apprendimento, attraverso sessioni dedicate alla cucina e all’artigianato locale. Nel tardo pomeriggio infatti, dopo un’ora e mezza di tragitto in pulmino sotto la pioggia, arriviamo su in Ogliastra terra dei famosi centenari oggetto di studi, per esplorare Baunei. Ma non vediamo il centro storico, con panorami sulle vicine montagne e il mare di Arbatax con le sue scogliere, visibile in lontananza. Questo è il paradiso dell’outdoor e offre la possibilità di camminare, arrampicarsi, provare vari sport in mezzo alla natura, più tranquilli o più spericolati a seconda delle esigenze, per questo dovrò tornarci con calma. Noi oggi ci dedichiamo alla visita delle botteghe per osservare i maestri artigiani della filigrana, ceramica e tessuti. Vorrei che tutti loro si potessero teletrasportare nelle nostre città, magari all’artigiano in fiera che ha appena chiuso i battenti a Milano. Alcuni mi dicono che vanno a Fa’ la cosa giusta e sono felice che conoscano tali appuntamenti, perché sono i posti giusti per proporsi a un ampio pubblico interessato. Altrimenti dovete venire quassù a vedere come lavorano, in laboratori angusti ma pieni degli utensili e dei “ferri del mestiere”. Si chiamano Sa Naccara, Sa Brocca, Tramas, cercateli e sono sicura che ne sarete soddisfatti! Tra una bottega e l’altra ci spostiamo sul trenino del Supramonte che d’estate, nel pomeriggio, propone escursioni che abbinano tappe naturalistiche ed enogastronomiche. All’albergo non ci fermiamo nemmeno e vedrò la mia stanza al Bia Maore praticamente a notte fonda.

 

 

 

Il Golgo è il ristorante sopra Baunei dove concludiamo Itinera Sardegna. La serata è dedicata alle Blue Zone, aree del mondo “fortunate” (Giappone, Costarica, Spagna e la nostra Sardegna) dove vivono molti centenari, e agli studiosi che si dedicano alla longevità nei vari aspetti: genetici, nutrizionali e ambientali. Loro, questi arzilli vecchietti sempre sorridenti, fanno una vita sana e tranquilla. Bevono un bicchiere di vino al giorno, mangiano bene, e credo che soffrirebbero se li portassimo via dal loro ambiente. Non ditemi di trasferirmi in un paesino, non voglio mettermi alla prova, preferisco di gran lunga gli stress della vita in città. Noi mangiamo bene anche stasera, nell’unica cena dove i prodotti locali sempre presenti sono preparati in modo tradizionale mentre le altre volte, con tutti i meriti che riconosco in cucina a chi ci ha servito, c’erano più creatività e innovazione. Insomma un altro modo di gustare le prelibatezze sarde in fatto di cibo e vino. Ah pure al Golgo ci fanno mettere le mani in pasta prima di cena, stavolta per fare i culurgiones. Pure qui mi impegno soprattutto a fare foto, sono stanca e con una mano tengo il cellulare, con l’altra un boccale di birra sarda artigianale del Birrificio d’Ogliastra. La fanno qui vicino, ne assaggiamo tre versioni: Goloritzè bionda, Rocce rosse ambrata e una speciale al mosto cotto, dai profumi particolari. E poi siamo serviti delle solite numerose portate di ogni ben di dio, stavolta con un menu decisamente di terra che per me si ferma dopo antipasti e primi. La capra è il simbolo di Baunei e ce la portano in tavola ovviamente. Porcetto, agnello, vitello e compagnia bella non fanno per me ma esco comunque a pancia piena, felice come i compagni della grande tavolata dell’ultima cena.

 

 

Ah pure oggi mi faccio un selfie, stavolta con Salvatore Corrias sindaco di Baunei. Quanto sono bravi gli amministratori di questi paesini, con tutto il daffare che hanno e i pochi mezzi che vengono messi a disposizione? Bravi bravi, grazie grazie! E grazie a tutti coloro che hanno organizzato Itinera Sardegna, un evento che mi ha portato in luoghi che non conoscevo e mi ha mostrato con occhi diversi luoghi della Sardegna dov’ero già stata. In prospettiva gli itinerari come questi possono essere una chiave di riscossa per la rinascita della Sardegna più autentica, una vera risorsa per il futuro. Spero ci siano nuove occasioni di esplorare l’isola perché è uno scrigno pieno di perle nascoste, e vorrei vederla tutta… a pezzettini. Come ho fatto nei due giorni successivi, muovendomi coi mezzi, il tasto dolente con cui i sardi hanno a che fare ogni giorno. Spero che innanzi tutto essi siano aiutati a vivere bene, con dei servizi funzionanti che servono nella vita quotidiana. A iniziare dai trasporti, un vero disastro, io provo sempre a costruire i miei itinerari di visita per muovermi da sola e cerco tutte le soluzioni possibili, treni, bus… ma sono sempre messa alla prova e non riesco mai a fare tutto. Se lo scopo del progetto Itinera è di attrarre nuovi visitatori nelle regioni che si affacciano sulla sponda occidentale del Mediterraneo, con questi incontri spero che abbiamo fatto un passo in avanti. I crocieristi che arrivano in Sardegna via mare dovranno essere messi in condizione di venire quassù, bisogna pertanto mettere in piedi subito le strutture e infrastrutture adatte allo scopo nei tempi consentiti. Questa è la vera sfida, se le avranno loro sarà una vittoria e un miglioramento per tutti, abitanti e visitatori. Ed è ciò che mi auguro di vedere presto.

 

 

 

 

Link utili:

http://interreg-maritime.eu/web/itinera

http://www.isresardegna.it/index.php?xsl=565&s=16&v=9&c=4093&nodesc=1

http://www.museoman.it/it/index.html

http://www.montiblu.com/

http://www.biamaore.it/?lang=it

http://www.ristorantetipicogolgo.com

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