Iniziare il nuovo anno all’insegna della cultura è sicuramente una buona idea, soprattutto per chi come me ama il divertimento, ma predilige sempre nutrirsi di bellezza, quella bellezza che solo l’arte può dare. O che visitando una città prima di dilettarsi nello shopping e altre amene attività vuole vedere i luoghi che hanno fatto la sua storia, possibilmente arrivandoci con i mezzi pubblici come il treno, e camminando per le vie del centro. In Veneto i sette capoluoghi di provincia sono pieni di tesori – palazzi, chiese, musei – e gennaio è un mese che si presta perfettamente alle passeggiate urbane, pur con un clima freddo e giornate ancora corte. Ci sono meno visitatori che in tutto il resto dell’anno, persino a Venezia, prima del carnevale, di questo però parlerò alla fine. Oggi voglio portarvi a visitare sette mostre aperte a gennaio, iniziando dal Veneto centrale.

Vicenza è la città del Palladio e nel suo piccolo centro storico lo spirito del grande architetto del Cinquecento aleggia ovunque. Prima di immergervi nell’atmosfera unica del Museo omonimo e del Teatro Olimpico, che vi lasceranno sicuramente a bocca aperta, andate a vedere la mostra intitolata “Il Trionfo del Colore – Da Tiepolo a Canaletto e Guardi”. Si tratta di una doppia esposizione di opere provenienti direttamente da Mosca, allestita ai Musei Civici di Palazzo Chiericati e a Palazzo Leoni Montanari, sede vicentina delle Gallerie d’Italia. I capolavori del Museo Pushkin, la principale collezione russa di arte europea, rappresentano una stagione artistica che ha avuto conseguenze sull’arte europea e che è stata – ed è tuttora – oggetto di ricerca per i collezionisti di tutto il mondo. Le opere esposte dialogano con le collezioni permanenti delle sedi museali e sono un’occasione unica di approfondire il Settecento veneziano e veneto. Epoca di grandi cambiamenti portatori di rivoluzioni in Europa, epoca che oltre a quelli citati nel titolo della mostra ha visto nascere grandi artisti come Luca Carlevarijs, Pietro Longhi e Giambattista Piazzetta. Il ritorno del Bucintoro all’approdo a Palazzo Ducale, del Canaletto, tra le opere esposte è una delle più rappresentative, assieme alle mie preferite: le vedute della Serenissima e alcuni scorci che rappresentano immagini vive di città come Milano e Udine, da sempre legate a Venezia.


Nelle stesse sedi altre due esposizioni meritevoli di visita sono dedicate alla seduzione nelle arti figurative dell’antica Grecia, e ai paparazzi che hanno immortalato gli anni della “dolce vita”, incarnando uno stile di vita tuttora imitato, ma mai eguagliato.

Il Trionfo del Colore – Da Tiepolo a Canaletto e Guardi. A Palazzo Chiericati e Palazzo Leoni Montanari, Vicenza, fino al 10 marzo 2019.

https://www.museicivicivicenza.it/it/mcp/eventi.php/208872

http://www.iltrionfodelcolore.it/

Treviso città di vino e acqua, così raccolta dentro le mura e facile da girare a piedi e in bici, ha nei nuovi allestimenti dei Musei Civici con il complesso di Santa Caterina e il Museo “Luigi Bailo” un sicuro punto di riferimento culturale. Casa dei Carraresi è invece la sede delle mostre che annualmente attirano un vasto pubblico, anche quest’anno con una doppia esposizione di quadri e fotografie. La mostra fotografica, intitolata “I cani sono come gli umani, solo con più capelli” mi è particolarmente piaciuta perché narra per immagini il rapporto tra cane e padrone, attraverso gli scatti in bianco e nero di Elliott Erwitt. Del maestro della fotografia e dell’agenzia Magnum sono esposte al secondo piano oltre 80 immagini, con documenti e video prodotti dal dopoguerra a oggi, secondo il “punto di vista” dei nostri amici a quattro zampe. L’ironia intelligente dei cani, protagonisti della mostra, fa da contraltare all’atteggiamento innaturale e spesso patetico delle persone, uomini e donne, che qui vengono messi in secondo piano e relegati a comparse.

“Da Tiziano a Van Dyck: il volto del 500” è il titolo della mostra di quadri esposta al primo piano della Casa dei Carraresi. Il fascino della pittura rinascimentale è rappresentato in cinquanta opere che dalla fine del Quattrocento portano al Manierismo e sfociano negli eccessi del Barocco. Suddivisa in sei sezioni, inizia con i maggiori pittori veneti – Tiziano e Tintoretto, Bellini e Giorgione – rappresentati nelle prime due sezioni, e passa alle opere di pittori lombardi e del resto d’Italia nella terza e quarta sezione. Per uscire dai confini e andare verso nord, alla pittura d’oltralpe e fiamminga in particolare con Van Dyck e Von Aachen, nella quinta e sesta sezione. Se i ritratti sono protagonisti, colorati drappeggi, paesaggi e suggestioni diverse si susseguono e fanno da cornice ai volti e nelle ambientazioni dei quadri che includono le opere di bottega. Questa raccolta per la prima volta è esposta al pubblico, proviene dalla collezione dell’architetto trevigiano Giuseppe Alessandra, che dagli anni Cinquanta alla fine conterà più di 200 opere d’arte.

Elliott Erwitt: I cani sono come gli umani, solo con più capelli.

Da Tiziano a Van Dyck: il volto del 500.

Alla Casa dei Carraresi, Treviso, fino al 3 febbraio 2019.

http://www.casadeicarraresi.it/

https://www.artikaeventi.com/

Possagno è un piccolo centro del Veneto centrale incastonato nel paesaggio collinare ai piedi del Monte Grappa, tra le province di Vicenza e Treviso. Siamo sempre in terra di Palladio, dove si trovano alcune tra le ville venete più famose, ma la più famosa immagine di Possagno, piccolo borgo di 2000 abitanti, è legata al tempio del Canova, che nacque proprio qui nel 1757, e all’epoca neoclassica, che ha avuto proprio in Antonio Canova il suo grande maestro. E ha avuto ai giorni nostri il grande architetto Carlo Scarpa quale promotore e artefice dell’attuale allestimento. Purtroppo per arrivare qui con i mezzi pubblici dovrete mettere in conto un po’ di tempo, sarà un viaggio lento nella storia e nel paesaggio veneto. Bassano del Grappa è la stazione ferroviaria più vicina da cui partono gli autobus per Possagno. Prima di salire le scale del Tempio visitate la Gipsoteca Canoviana dove si trovano i gessi, cioè la parte iniziale del lavoro che lo scultore realizza prima della statua di marmo. Questa è la casa – museo di Antonio Canova, oltre ad esporre gessi, calchi e bozzetti racconta la storia della sua vita e merita una visita approfondita, che include la biblioteca e si conclude nel piccolo giardino interno.

Se le opere di Canova sono famose ed esposte nei musei di tutto il mondo, attualmente potete vedere qui un’opera unica, commissionata espressamente per l’America, anzi per gli Stati Uniti d’America nati nel 1776. la statua di George Washington, anzi il modello preparatorio in gesso a grandezza naturale, esposta assieme a bozzetti, disegni e incisioni. Thomas Jefferson chiese ad Antonio Canova, il migliore scultore dell’epoca, di eseguire una statua di Washington a figura intera. Il primo presidente alla fine del suo mandato, raffigurato nelle vesti di un condottiero romano. Esposta nel Parlamento del North Carolina nel 1821 fu accolta con grande entusiasmo dai visitatori, ma solo dieci anni dopo fu distrutta nell’incendio dell’edificio. Una storia affascinante e misteriosa, tutta da scoprire.

George Washington – alla Gipsoteca Canoviana, Possagno, fino al 28 aprile 2019.

Venezia infine ha sempre delle mostre da vedere, le mie sedi espositive preferite sono delle case, palazzi di veneziani, di sangue o adottivi. Peggy Guggenheim è una donna che ha fatto di Venezia la sua città, e di Palazzo Venier dei Leoni la sua casa. Alla Collezione Peggy Guggenheim accanto alle collezioni permanenti attualmente si possono visitare due esposizioni temporanee. Una è principalmente in bianco e nero ed è “molto personale” perché racconta la prima volta di Peggy a Venezia, anzi alla Biennale di Venezia del 1948, anno in cui partecipò con un proprio spazio, presso il padiglione greco e accanto ai padiglioni nazionali. Tale spazio è stato riprodotto in un modello, opera di Carlo Scarpa, ora esposto nelle Project Room. Assieme a lettere e foto in bianco e nero.

Osvaldo Licini invece è il pittore marchigiano in mostra con tutti i suoi colori corrispondenti alle differenti fasi artistiche, arrivato a Venezia sessant’anni dopo la sua scomparsa. In undici sale espositive sono presenti un centinaio di opere, nei diversi stili che hanno caratterizzato la sua vita. Le Marche e i loro dolci paesaggi bucolici sono infatti presenti nei quadri degli anni Venti, opere giovanili che finiscono quando Licini abbraccia l’astrattismo, dagli anni Trenta in poi. E confluiscono nelle opere geometriche della fase finale, quadri che furono esposti proprio alla Biennale del 1958 intitolati ad Amalassunta, l’Angelo ribelle e l’Olandese volante. Proprio allora gli fu consegnato il Gran Premio della Pittura, pochi mesi prima della sua morte. Ho conosciuto l’arte di Licini in occasione di questa mostra e ne sono stata piacevolmente colpita, sinceramente più dalle opere giovanili che da quelle astratte, perché ci ho trovato tanto delle Marche e del suo conterraneo Giacomo Leopardi. Come se le poesie fossero una colonna sonora, la musica di sottofondo che accompagna i quadri e i visitatori.

1948: la Biennale di Peggy Guggenheim.

Osvaldo Licini: che un vento di follia totale mi sollevi.

Alla Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, fino al 14 gennaio 2019.

http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/licini/

http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/peggy1948/index.html

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