Questa giornata, interamente dedicata alla scoperta di Varanasi, è densissima di emozioni: prima di tutto andiamo a vedere l’alba sul Gange, un’incredibile sequenza di luci e colori. Scendendo a piedi al fiume osserviamo il fervore delle attività che non si fermano mai: le portantine con le salme dei fedeli arrivano di continuo, ricoperte di ghirlande di fiori, preparano la cremazione e dopo (molto dopo) le ceneri sono disperse nelle acque sacre. La grande dignità dei familiari ci conforta e fa parte del rapporto sereno degli indiani con la morte. Decine di templi di ogni epoca e dimensione punteggiano la città vecchia, testimoniando l’interazione tra la vita civile e religiosa e rendendoci parte, anche solo per pochi giorni, della spiritualità di Varanasi. A metà mattina visitiamo i templi più grandi, situati nella città nuova laddove sorge una moderna università.

Poi rientriamo in albergo per riposare e fare colazione. Un altro gruppo di avventure alloggia nel nostro hotel, come sospettavo tra loro c’è una mia compagna del viaggio Siria e Giordania del 2004. La saluto, ci aggiorniamo su di noi e sul nostro vecchio gruppo. Fanno il viaggio India centrale, dopo Varanasi prenderanno il treno verso il centro dell’India. Dopo le ore 12 siamo fuori di nuovo alla volta del quartiere musulmano specializzato nella tessitura dove visitiamo le fabbriche di sete, qui le pessime condizioni di lavoro stridono rispetto alla bellezza dei prodotti. La guida ci ha messo in mano a quattro guidatori di tuk tuk che, ovviamente, non parlano inglese e ci mollano in un piazzale polveroso, in attesa di un’altra guida. Siamo circondati da adulti e bambini fino a sentirci a disagio, indifesi. Nell’altro gruppo una ragazza ha subito in un vicolo l’assalto di alcuni bambini. L’hanno circondata e le hanno strappato il marsupio con dentro pochi soldi, carta di credito e documenti. Brutta esperienza. Passeggiamo in questo strano quartiere poi è finalmente il nostro turno di shopping. Nel “negozio convenzionato” ci mostrano decine di copriletti, cuscini, pashmine con prezzi decenti e trattabili (chissà se sono fatti a mano).

Passa il tempo, spendiamo un bel po’ di soldi e torniamo al fiume per vedere il tramonto e avvicinarci in silenzio alla cerimonia delle cremazioni. Ci spostiamo di poco per il concerto di tabla, sithar e flauto traverso in una casa umile ma accogliente, dove apprezziamo le doti dei suonatori e le loro spiegazioni delle antiche canzoni che ci presentano. Infine andiamo a cena a casa della guida, conosciamo la sua famiglia: il padre bramino, il fratello, la sorella, alcuni nipoti. La cena vegetariana che ci servono è ottima. Stiamo seduti insieme in una sala, tutti scalzi, e li tempestiamo di domande sulla loro duplice attività di guide spirituali e turistiche. La serata è davvero appagante, ma siamo in piedi dalle 5 e presto viene l’ora di tornare in hotel.

Il giorno dopo siamo più tranquilli: iniziamo con una bella passeggiata tra i vicoli della città vecchia, su e giù tra i ghat che gli abitanti tappezzano con sari e vestiti, da asciugare dopo le abluzioni. Siamo circondati da bufali e mucche sacre, i cui escrementi sono messi a seccare per produrre combustibile e per l’impasto della tikka, il terzo occhio. Visitiamo altri templi, moschee e il maestoso tempio d’oro, purtroppo profanato lo scorso marzo da un attentato ad opera di Al Qaeda che ha danneggiato gli edifici e una parte della cupola (950 kg d’oro).

Dopo pranzo andiamo in pulmino fino a Sarnath, luogo della prima predicazione del Buddha sceso fin qui dal Nepal. Vi sono molti fedeli buddisti provenienti da tutto il mondo; la vita di quest’uomo è stata ricchissima e tuttora raccoglie consensi, anche tra noi occidentali. Sarnath ospita un percorso all’aperto con alcuni templi e un piccolo museo, interessante per conoscere la vita del Buddha. Stiamo per lasciare Varanasi ma ci manca una visita finale: la guida ci accompagna ai ghat per vedere da terra, più da vicino, la puja. Questa non è uno spettacolo ma una cerimonia vera, sentita, quotidiana, che lascia ammutoliti anche i membri più confusionari del gruppo.

Dopo questo pieno di spiritualità andiamo in stazione per lasciare Varanasi, e iniziare la serata più lunga del viaggio, saliamo le scale ad aspettare l’annuncio del nostro treno. Non si capisce nulla ed abbiamo tanti bagagli che quasi blocchiamo il passaggio. Alla sala partenze mi spiegano a fatica che probabilmente partiremo dal binario 1, ma dobbiamo ascoltare gli annunci per conferma. Aspetto mentre due ragazzi vanno a prendere da mangiare snack e bibite (in stazione non ci sono bar né ristoranti). Il treno è in ritardo, quando arriva cerco le cuccette prenotate per il gruppo ma nel trambusto ci perdiamo. In due scompartimenti diversi ci ritroviamo sul treno, in poco tempo per fortuna siamo saliti tutti. Non c’è molto spazio per persone e valigie, le cuccette hanno tre letti sovrapposti e mettiamo in alto tutto il possibile. Dopo la consegna di lenzuola e coperte ci prepariamo a una notte insonne, anche se la stanchezza ora si fa sentire. Passa il controllore, la gente va e viene, non è proprio pulito per terra né in bagno ma ce lo siamo scelto, abbiamo voluto “immergerci nell’atmosfera indiana e condividere alcuni spazi con gli indiani”. Eccoci accontentati. Satna ci attende domattina, buona notte!

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