La prima intervista del 2019 ci porta in montagna al centro delle Dolomiti, dove a me piace andare tutto l’anno e che ora sono il paradiso degli sport invernali. Un anno e mezzo fa sono stata a Rocca Pietore, ai piedi della Marmolada, ospite di un hotel che ha fatto della pasticceria il suo punto di forza, ed ha reso la sua offerta ancora più ricca per tutti i golosi. Sia per chi alloggia in albergo che avrà da leccarsi i baffi con tutte le prelibatezze sfornate ogni giorno, sia per gli ospiti di passaggio. Ho raccontato Pineta Pastry Hotel in questo post e oggi vi voglio presentare meglio la famiglia Nesello, che lo gestisce da oltre quarant’anni. Un hotel familiare ha delle persone che si vedono e altre che stanno dietro le quinte, quando viaggio se possibile soggiorno in questi luoghi dotati di una personalità che va oltre le stelle. La familiarità diventa una categoria impalpabile, determina il rapporto con gli ospiti ed è più importante, proprio perché fa sentire l’amore – anche di chi non vediamo – per il proprio lavoro.

Al Pineta Pastry Hotel le relazioni pubbliche sono appannaggio di uno dei giovani figli del titolare, che sul web ha fatto una descrizione assai puntuale della loro organizzazione. Hanno iniziato l’attività negli anni Settanta i genitori Amalia e Pellegrino (e con un nome così immaginate già le prelibatezze che escono dalla loro cucina), il figlio Christopher è artefice della pasticceria artigianale nelle sue varie sfaccettature, dalle torte ai croissant per tutti i gusti ed esigenze, con tanto rispetto e un’attenzione particolare per chi segue degli speciali regimi alimentari. Io che non sono tanto amante dei “dolci più dolci” mi sono fiondata il primo giorno sul croissant al carbone e non l’ho più lasciato. Che fosse vegano era un dettaglio ma l’ho gradito, ci saranno sempre più richieste in tal senso. Recepirle non è certo un obbligo ma chi lo fa si porta avanti e nella carta dei menu è gradito, qui l’hanno capito perfettamente!

E infine c’è il frontman della famiglia, Matteo Nesello è il comunicatore del Pastry Hotel, sempre attento e pronto a seguire gli ospiti presenti e i prossimi, per preparare il loro soggiorno nel migliore dei modi. Alla fine del 2018 ci siamo sentiti, volevo sapere come stavano dopo l’alluvione che ha provocato molti danni nel Bellunese. E siccome non c’è da scherzare con la caparbietà veneta in generale, e bellunese in particolare, con poche parole mi ha spiegato che per fortuna non sono stati tanto colpiti e grazie a questo hanno potuto aiutare subito i loro vicini. Con le azioni immediate e poi supportando la creazione di una torta dedicata alla rinascita delle Dolomiti, firmata da Iginio Massari maestro della pasticceria mondiale. Non è bellissimo? Gli ingredienti sono locali, prodotti da aziende dell’Agordino, Cadore e Feltrino, e la torta si può facilmente fare in casa. Le iniziative continueranno nei prossimi mesi e con piacere tornerò a parlarne, vi lascio alle loro foto fatte durante la presentazione, proprio al Pineta Pastry Hotel. Noi aiutiamoli andando a trovarli, le Dolomiti ci aspettano!

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo lavoro.

Sono Matteo e mi trovo nel posto più bello del mondo, le Dolomiti! Mi occupo principalmente del ricevimento e dell’accoglienza, anche se lavorare in hotel vuole dire saper fare un po’ tutto, e d’inverno mi diverto a spalare la neve.

2 Da dove vengono i tuoi ospiti? Sono più italiani o stranieri?

La maggior parte dei nostri ospiti sono italiani provenienti dal nord est, Lombardia e centro Italia (specialmente la zona di Roma e Pescara). Abbiamo anche degli stranieri, principalmente tedeschi, olandesi in motocicletta; ogni tanto si vedono degli ospiti americani. In passato abbiamo avuto anche per qualche anno dei gruppi di giapponesi.

3 Hai verificato alcuni stereotipi sulle caratteristiche dei turisti a seconda della loro provenienza?

Ogni tanto qualche stereotipo viene riconosciuto… così come noi quando andiamo in vacanza all’estero lo stereotipo salta fuori!

4 Raccontaci qualche aneddoto bello o brutto legato al tuo lavoro.

Visto che abbiamo parlato dei giapponesi: era estate ed erano stati in montagna a camminare, era un gruppetto di 30 persone. Appena entrati nella hall hanno visto che stavano sporcando, il capofila ha fermato tutti; sono andati fuori dalla fontana a pulirsi le scarpe e poi sono rientrati in hotel!

5 Cosa fa di un ospite una persona speciale, di quelle che a fine soggiorno fa venire voglia di starci insieme più tempo? Si può diventare amici degli ospiti e mantenersi in contatto anche dopo?

Abbiamo parecchi ospiti che ci hanno invitato a casa loro e siamo andati a trovarli. Noi cerchiamo di trattare l’ospite come ospite e non come cliente (come fanno forse la maggior parte delle strutture nel mondo) pertanto è logico che i contatti si mantengano. Poi con l’avvenuta dei social network è anche più facile, tra i miei amici su facebook esempio ho molti ospiti.

6 L’ospitalità si compone di tanti fattori, secondo te quali doti o talenti deve avere chi se ne occupa, e cosa si impara invece lavorando “sul campo”?

Intanto bisogna essere portati, non a tutti può andare bene questo lavoro, come io mai mi potrei abituare di stare otto ore seduto in una fabbrica. Bisogna saper controllare la situazione e capire l’ospite cosa vuole. Ogni tanto capita qualcuno di più difficoltoso e la sfida è farlo stare bene, facendo capire che in vacanza bisogna rilassarsi. Perché come dico sempre, noi ci mettiamo del nostro per far sì che le vacanze dei nostri ospiti siano perfette, ma spetta a loro lasciarcelo fare.

7 Ospitare delle persone significa anche uscire, far conoscere le persone e il territorio “dietro” una struttura. In altre parole viaggiare. Come pubblicizzi la tua struttura? Dove vai quando non sei impegnato al lavoro?

La nostra struttura ormai è pubblicizzata quasi esclusivamente in internet, poi aderiamo a qualche circolo aziendale. Anche se la maggior pubblicità è il passaparola dei nostri ospiti ai propri amici e conoscenti. Ogni tanto vado in “spionaggio industriale” soprattutto in Alto Adige, devo dire che ultimamente alcune strutture hanno perso un po’ quel clima sud tirolese, e hanno fatto degli hotel tutti uguali, squadrati, che ben poco ricordano la montagna. Un vero peccato!

8 Consiglieresti a un giovane di occuparsi di ospitalità? SI – NO – Perché?

NI – tutto dipende da come è il giovane. Come detto prima bisogna essere portati per questo lavoro. C’è chi vuole i sabati e domeniche liberi, chi non vuole preoccupazioni, allora questo lavoro non fa per lui. A me piace perché è vero che si lavora tanto ma ci sono anche tante soddisfazioni, specialmente quando si ricevono i complimenti dagli ospiti. E in alcuni mesi essendo chiusi posso dedicarmi agli hobby, quali la fotografia e le riprese video.

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