I grandi vini di piccole regioni, così si potrebbe sintetizzare il Molise secondo Claudio Cipressi, e oggi sono proprio felice perché finalmente l’ho incontrato e abbiamo parlato un sacco, in una serata dedicata alla Tintilia. A Treviso a metà genaio ci siamo trovati con una cinquantina di appassionati nel salone della Pasina, un luogo di culto per gli appassionati di buona cucina. Invitati da Eleganza veneta e sapientemente introdotti dalla super organizzatrice Lionella Genovese, ci siamo immersi nel territorio molisano e poi nel suo vino. Abbiamo imparato il lavoro pregevole di vignaioli che traggono il meglio da terre difficili come il Molise (la regione che non esiste nell’immaginario collettivo, nulla di più errato!) stretta fra mare e monti, tra il tepore dell’Adriatico e le fredde cime degli Appennini che, per inciso, quest’inverno sono più innevate delle Alpi a me vicine.

In Molise Claudio Cipressi e una manciata di vignaioli coraggiosi lavorano la terra da una ventina d’anni, dopo un lungo abbandono. Producono vini bianchi e rossi responsabilmente, con pochi trattamenti (zolfo e rame o poco di più); l’agricoltura è biologica di nome e di fatto. Le rese sono basse tranne forse per il Trebbiano, il vitigno a bacca bianca più famoso per questa zona d’Italia. La Tintilia invece (dall’origine misteriosa) dà 40 quintali per ettaro o anche meno, motivo per cui dal dopoguerra molti vigneti erano stati abbandonati. Si raccoglie a fine settembre, è un vino che si identifica fortemente con il Molise e da un anno ha un consorzio dedicato.

Andiamo a tavola. Un rosato, un trebbiano e poi arrivano due Tintilia, di colore abbastanza scarico e tendente al granato. Sono vini di struttura anche da giovani, partono da 13 – 14 gradi e sono adatti per l’invecchiamento. Certo non si tratta di vini da facile beva ma da degustare con coscienza e tranquillità: come se fossimo in cammino sui tratturi molisani che ho percorso a piedi quasi un anno fa.

Ecco i vini di Claudio Cipressi in degustazione:

Collequinto Tintilia Molise rosato DOP 2017.

Le Scoste DOP Molise Trebbiano 2016.

Macchiarossa DOP Tintilia Molise 2013.

Tintilia 66 DOP Tintilia del Molise 2011.

I primi tre vini “non vedono legno” ma sono vinificati sono in acciaio, eppure sono già incredibilmente intensi, con acidità e tannino equilibrati. La Tintilia 66 (dal nome della piccola parcella dov’è coltivata) invece è affinata 36 mesi in tonneau, e si sente, ma ha tutta la vita davanti.

Questi vini sarebbero da abbinare ai piatti del territorio, la Pasina invece ci prepara un menu di terra, soprattutto veneta: risotto al radicchio e brasato. Non ho capito solo la scelta della bresaola come antipasto, buona ma poco affine al Molise o al Veneto…

Il Molise è un terroir di mezzo e dà vini diversi rispetto agli omologhi delle regioni vicine: Puglia, Campania e Abruzzo. Argilla, calcare e tufo danno struttura al vino. Claudio Cipressi coltiva 16 ettari di vigneto e ha in programma di accogliere nei prossimi mesi gli ospiti in cantina, per far assaggiare i suoi vini e le tante eccellenze molisane. Quando andiamo a trovarlo?

Per portarci avanti gli ho fatto le otto domande al vignaiolo che ormai stanno componendo un mosaico colorato dell’Italia che amo. Con la discrezione e la modestia caratteristica dei molisani mi ha subito risposto e lo ringrazio doppiamente, perché so quanti impegni ha e mi fa un gran piacere leggere il suo modo di intendere il vino e il lavoro. Grazie Claudio e arrivederci!

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

Sono Claudio Cipressi un vignaiolo per caso. Mi trovo su una splendida collina molisana a pochi chilometri dal mare, con tutt’intorno un territorio incontaminato. Vignaiolo per caso perché un bel po’ di anni fa, guardandomi intorno e ammirando questo ambiente fantastico, mi sono chiesto “Cosa posso fare io nel mio piccolo per valorizzarlo e farlo conoscere?” E proprio in quel periodo casualmente sono venuto a conoscenza della “Tintilia” questo vitigno che mi ha affascinato, da cui oggi produciamo dei vini favolosi.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

In una parola, la “PASSIONE”.

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

Fortunatamente negli ultimi anni si sono fatti grandi passi in avanti, oggi è difficile trovare un vino non di qualità. Il mio lavoro è cambiato molto, ho acquisito sempre più esperienza ed è diventato parte del mio essere. Come in tutto, anche la tecnologia (in cantina e in vigna) non va abusata. Per come la vedo io non possiamo per esempio ammostare le uve ancora con i piedi, ma nemmeno fare un vino in laboratorio. Quindi va ricercato il giusto compromesso per fare un vino di qualità, e bisogna innanzi tutto rispettare la materia prima.

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

Per me è difficile raccontare un singolo episodio perché tutto il percorso che sto facendo è una bella esperienza composta di tanti piccoli avvenimenti. Fortunatamente non ho avuto episodi molto negativi nel mio lavoro da vignaiolo.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

Negli ultimi anni ho girato molto per parlare di Molise e Tintilia un po’ dappertutto, in Italia e nel mondo.

Da quest’anno voglio iniziare un percorso inverso: continuerò i miei giri ma mi concentrerò più a far venire la gente in Molise. Penso che sia arrivato il momento di far toccare con mano cosa offre il nostro territorio.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

E possibile visitare la cantina, dai primi di giugno saranno pronti i nuovi spazi di degustazione per coinvolgere il cliente con percorsi sensoriali. Quando ci farete visita potrete così degustare i vini in cantina, anzi direttamente dalle cisterne.

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

Basta poco, io per prima cosa punterei maggiormente sulla promozione del territorio e della qualità a tutela del Made in Italy. Quando noi andiamo fuori dei confini nazionali ci rendiamo conto che molti non hanno l’idea della qualità dei prodotti italiani. Un’altra cosa che farei: curerei le infrastrutture. Specialmente da noi al sud non si possono avere strade impraticabili e poi chiedere di sviluppare l’enoturismo.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

Direi Sì, ma solo se ha la passione per farlo perché è un lavoro duro e i risultati arrivano dopo tantissimi anni.

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