Domenica ci sarà una nuova gita dell’angolo di Venezia, avventure vicino a casa con gli amici coordinatori e partecipanti, accomunati dalla voglia di stare assieme e parlare dei nostri viaggi, passati e futuri. Visite guidate, facili camminate e una sosta golosa finale in una formula che i nostri amici appassionati hanno conosciuto quasi un anno fa e hanno subito apprezzato. Alla voce visite guidate io tengo particolarmente e in alcuni casi mi piace utilizzare le guide nelle gite per dare un valore aggiunto ad alcune visite. Come esperti locali ci conducono nelle loro zone di pertinenza per apprezzarle appieno e vedere dettagli a loro noti, che a noi potrebbero sfuggire. Ora c’è qualche sprovveduto legislatore, abituato a muovere grandi masse di persone, che vorrebbe far lavorare le guide su tutto il territorio nazionale ma speriamo di no. Mi chiedo che ci azzecca una guida di Roma – Firenze – Venezia, specializzata e preparata sul suo ricchissimo territorio, in un’altra città.

Abbiamo chiuso le gite del 2018 in bellezza sui colli euganei, con oltre trenta partecipanti alla gita nella zona di Arquà Petrarca. Per salire a Monte Fasolo ho chiesto supporto a Carlotta Fassina che è guida naturalistico ambientale.

La conoscevo dal 2016, in occasione di un instameet primaverile pieno di fiori e colori sempre sui colli, che assomigliavano quasi allo Hanami in Giappone. Forse lo scrivo perché non ci sono ancora stata ma gli alberi erano in piena fioritura, mandorli e ciliegi erano uno spettacolo. Ora invece, nel pieno del foliage autunnale, abbiamo apprezzato i colori delle foglie mutevoli tra verde, giallo e rosso. Era una giornata molto ventosa ma limpida e con delle splendide vedute, come vedete dalle foto.

E poi c’era Carlotta a spiegarci tutto, non solo gli aspetti naturalistici e geologici, insomma la storia antica dei Colli Euganei. Dopo la passeggiata ci ha guidati a Villa Beatrice d’Este che da fuori si mostra com’era in passato, un monastero, e all’interno ha allestito un piccolo museo naturalistico, dove sono conservate testimonianze della natura locale, dei regni minerale, animale, vegetale. Le ho chiesto di raccontarci il suo lavoro, troverete di seguito le sue parole precise e rassicuranti. Grazie Carlotta e a presto, speriamo sempre in cammino!

1 Da dove vengono gli ospiti in visita? Sono più italiani o stranieri?

Gli ospiti che scelgono mete naturalistiche nelle zone pianeggianti, collinari e costiere del Veneto e che preferiscono essere accompagnati da una guida naturalistica sono per lo più italiani. Molti provengono da città limitrofe oppure da più lontano e magari soggiornano per un fine settimana o un ponte.

2 Sono più facili da gestire gli ospiti informati? O è meglio prendere per mano persone che arrivano e sanno poco del luogo in cui si trovano?

A me piacciono sia gli ospiti informati che quelli che non conoscono nulla del luogo in cui li accompagno. Con i primi mi piace fare più collegamenti con altre realtà territoriali che penso possano conoscere, con i secondi cerco di dare spunti interessanti senza annoiare troppo. Mi viene naturale presentare gli aspetti migliori del mio territorio perché mi sembra che così i “viaggiatori di lungo raggio” possano fissare meglio nei ricordi aspetti che poi li spingeranno a tornare. A volte con le persone locali riesco a creare sintonie maggiori e finisco per apprendere molto anch’io. A me piace fare domande, soprattutto quando i gruppi sono piccoli e so di non disturbare nessuno.

3 Ci sono due – tre aneddoti successi durante una visita che avete voglia di raccontare?

Tra gli aneddoti potrei ricordare quello di un architetto tedesco che venne in visita al parco all’inglese di una villa. Era un espositore alla Biennale e aveva il pallino delle architetture del benessere, quelle ispirate dal verde. Ci siamo parlati in un italiano misto a inglese con qualche difficoltà nei termini tecnici; forse proprio grazie a queste incertezze l’atmosfera fu piacevole e divertente. L’architetto non conosceva il sapore delle more del gelso e quindi assaggiarle sotto un grande esemplare a fronde ricadenti è stato per lui quasi un richiamo all’infanzia. Adoro il modo con cui i Tedeschi pronunciano il mio nome e soprattutto la erre.

Molte belle esperienze le ho avute con le escursioni dei bambini delle classi scolastiche. Durante una di queste abbiamo avuto a che fare con degli asini amanti delle coccole e un po’ invadenti, i quali appoggiavano il loro fianco a quello dei bambini, rischiando di farli cadere. I bambini erano felicissimi e da quella volta, ogni volta che passavo per quel sentiero da sola, gli asini mi venivano incontro con sempre maggiore disinvoltura per la loro razione di carezze.

4 E un’esperienza invece da dimenticare?

Un’esperienza da dimenticare è stata quando un professore portò in escursione un gruppo di studenti di un istituto alberghiero. Sperava che i ragazzi s’interessassero al riconoscimento delle “erbette” da usare in cucina nei loro piatti. Contrariamente a molti miei colleghi, io ho piacere ad accompagnare i ragazzi delle superiori, ma quella volta non riuscivo a catturarne l’attenzione e questi si disperdevano ovunque. Il professore, alquanto imbarazzato, rinunciò a intervenire. Sapevo che quel gesto era quanto di peggio potesse fare e che costituiva per me un problema di sicurezza nella conduzione. In generale credo che non sia compito delle guide sostituirsi ai docenti nella gestione delle classi. Non amo dover frenare in continuazione bambini o ragazzi burrascosi che rischiano di farsi male, scivolando lungo i sentieri.

5 Quali sono le domande o gli atteggiamenti degli ospiti in visita che possono “mettere in crisi” o imbarazzare una guida, anche con esperienza?

Le domande più imbarazzanti sono quelle che esulano dal fine dell’esperienza e che magari riguardano aspetti che davvero non conosco o valutazioni politiche. Può capitare di non ricordarsi un nome o di non sapere una risposta (io non invento quel che non so), di pensarla in modo differente su un dato argomento, ma c’è sempre una volta in cui ti trovi davanti una persona che pensa di sapere un po’ tutto, che interviene magari a sproposito, infastidendo gli altri partecipanti all’uscita.

6 Esistono o avete verificato alcuni stereotipi sulle caratteristiche dei turisti a seconda della loro provenienza?

Personalmente non ho mai verificato stereotipi sulle caratteristiche dei turisti.

7 Come si conciliano gli aspetti tecnici di una città e quelli più leggeri? (shopping, pranzi ecc.) Se un ospite ha fretta di vedere tutto in poco tempo e poi infilarsi in un negozio lo assecondate o cercate di trattenerlo?

Io non porto solitamente i miei ospiti in zone di negozi, gli unici problemi sono semmai le soste al bar che cerco di confinare entro un intervallo da tutti accettato. Può capitare che ci sia bisogno di alcune soste in più per riposare, fotografare, guardare il panorama. Se non abbiamo urgenza di restare nei tempi di solito le assecondo. Il più delle volte però i turisti hanno tempi definiti e quindi devo ben soppesare l’intervallo tra una camminata e l’altra. Non è facile perché non tutti hanno lo stesso passo e le stesse esigenze, specie nei gruppi costituiti al momento e non rappresentati da amici o conoscenti.

8 Cosa fa di un ospite una persona speciale, di quelle che a fine servizio vi fa voglia di starci insieme più tempo?

Un ospite diventa persona speciale quando ti dà una mano senza che glielo chieda, ti fa da occhio vigile e parla volentieri con te durante le camminate, senza far perdere tempo a tutto il gruppo. Diventa speciale per me quando mi accorgo che rispetta la natura, ha passione, quando sfiora una corteccia o un fiore perché vuole sentirsene parte.

9 Si può diventare amici degli ospiti in visita? Può succedere di mantenersi in contatto anche dopo?

Immagino che possa accadere di diventare amici di un ospite in visita, ma credo che sia difficile se il tempo passato assieme è poco e se il gruppo da seguire è corposo. Ci sono persone che ho il piacere d’incontrare di nuovo, di solito questo avviene però o perché tornano alle mie escursioni o perché le trovo in altri contesti. Quando sto lavorando, cerco di tenere separati gli ambiti perché a un amico non farei di certo pagare l’accompagnamento e non posso permettermi di decidere chi far pagare e chi no nei gruppi organizzati.

10 Consigliereste a un giovane di studiare per diventare guida? SI – NO – Perché?

Consiglierei a un giovane di studiare per diventare guida naturalistica solo se è già un appassionato di natura. Se sa di dover integrare con altre attività il suo lavoro perché il brutto tempo e il freddo possono rovinare o bloccare molte escursioni. Se sa che essere pronti prima di un’escursione significa studiare e fare sopralluoghi per verificare che sia tutto in ordine e adatto allo specifico target di quell’uscita. Bisogna cioè mettere in conto un bel po’ di tempo aggiuntivo che non pesa quando c’è passione, mentre è un disincentivo se si pensa al guadagno facile. Non è facile fare solo la guida naturalistica, qualcuno ci riesce ma magari ha a portata di mano itinerari molto interessanti e amati dal pubblico.

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