Vicino alle colline del prosecco si producono altri vini, molto diversi, da degustare in piccole quantità perché sono fatti con il cuore e con gli occhi puntati alla qualità, e hanno bisogno di tempo per essere immessi sul mercato. Il Torchiato di Fregona DOCG è uno di questi, Angelo Da Ros ne è un rappresentante puro e genuino, simpatico e bravo. Conoscere i produttori come lui significa avvicinarsi a un’agricoltura che guarda al passato ma è proiettata al futuro, che preferisce la tecnologia alla chimica, che accoglie in casa ospiti anche inattesi…


Tipo la sottoscritta che gli suona il campanello una domenica di fine estate per chiedere informazioni. Sono stata a trovarli due volte in un mese, la prima volta mi hanno portato in sala a sedere con loro, padre madre e figlio, per parlare come fossimo vecchi amici davanti a un bicchierino di torchiato, accompagnato da un formaggio imbriago, entrambi strepitosi. La seconda eravamo venti viaggiatori, amici di avventure impegnati nella gita dell’angolo mensile affollata come sempre, è stata una degustazione particolarmente riuscita che tutti ricordiamo con piacere.

In entrambi i casi è stato difficile riprendere la strada di casa perché si stava bene lassù sulla collina dove i Da Ros hanno casa e cantina. Una collina non facile da raggiungere nonostante qualche cartello in paese a Sarmede, un po’ isolata e con una bella vista a valle, tra alberi da frutta prati e boschi. So che le malelingue pensano a quanto vino ho bevuto ma mi spiace deluderli, perché il torchiato va degustato lentamente e a piccole dosi. Certo poi Angelo fa anche una grappa bianca strepitosa e il suo olio non è da meno. Tutti e tre sono proposti in eleganti bottiglie da mezzo litro dall’etichetta accattivante. Tutti sono prodotti in piccole quantità, poche migliaia di bottiglie.

In entrambe le occasioni mentre stavamo insieme ho dimenticato il telefono – fatto positivo – e non ho fatto foto – fatto negativo. Così le immagini che vedete di seguito sono prese dalla loro pagina Facebook, per me era più importante passare il tempo in compagnia, e per averne di nuove dovremo tornare, come essi stessi hanno richiesto, cosa che mi farebbe assai piacere. Gli lascio la parola adesso perché Angelo si è voluto raccontare a Gamberettarossa, e non potevo farmi sfuggire una ghiotta occasione di ascoltarlo. La ricerca di piccole perle enoiche, in Veneto e non solo, continua!

1 Chi sei –dove to trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

Mi chiamo Angelo Da Ros e sono un vignaiolo e produttore di vino. Sono nato, cresciuto e tuttora vivo a Sarmede, comune situato all’interno del territorio della DOCG Colli di Conegliano.

Ho svolto diverse attività nella mia vita, ma ho sempre coltivato la passione per l’enologia. Finalmente, all’inizio del 2000, ho iniziato a coltivare la vite e dal 2006 produco vino, aspirando a realizzare un prodotto pregiato ed importante che rappresenta la mia persona e il territorio in cui sono cresciuto.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

Dietro un grande vino c’è sempre la conoscenza del territorio con i suoi difetti e i suoi pregi, delle tipologie di vite coltivata e della tradizione che ha definito le tecniche di vinificazione. Quindi ho dovuto imparare come lavorare il vigneto adattando la concimazione, la potatura e la raccolta alle richieste dell’ambiente, ed ogni anno è diverso. La coltivazione del vigneto è una continua sfida con noi stessi e con la natura, che cambia sempre le regole del gioco.

3. Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

La vinificazione è effettuata fondamentalmente in modo tradizionale. La tecnologia è introdotta solo nella fase di affinamento, in cui sono previste analisi chimiche per rendere il vino stabile nel tempo e in accordo con gli standard commerciali.

Se per tecnologia intendiamo anche i social network, l’uso è limitato perché credo che per apprezzare il nostro prodotto sia importante conoscere direttamente il luogo di produzione e il vino.

4. Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

Il mio lavoro mi ha permesso di conoscere nuove realtà e molte persone nei concorsi enologici, confrontandomi con ambienti diversi che però hanno riconosciuto il valore del mio vino con premi.

Il confronto con grandi cantine è sempre una bella esperienza anche quando non porta la vittoria. L’annata 2014 è stata una sfida difficile. Durante l’estate la piovosità fu elevata e infine arrivò anche la grandine quindi anche la qualità delle uve non era ottima. E’ stato difficile mantenere sane le uve durante l’appassimento e ancor più la vinificazione in primavera.

5.  Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

Normalmente partecipiamo agli eventi locali come i Mercatini di Natale a Caneva (PN).

6.  È possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

La cantina è aperta tutto l’anno per visite e degustazioni su prenotazione. D’estate organizziamo degustazioni anche all’aperto per vivere pienamente l’ambiente che ci circonda, mentre all’interno c’è una saletta degustazione che riesce ad ospitare gruppi di 10-15 persone tutto l’anno.

7. Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

Cercherei di valorizzare concretamente le piccole produzioni con manifestazioni dedicate ai prodotti locali.

8. Consiglieresti ad un giovane di fare il vignaiolo?

Consiglierei ad un giovane motivato di fare il vignaiolo perché può dare molte soddisfazioni, ma sono necessari tanti sacrifici.

Per saperne di più:

http://www.angelodaros.it/m/


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