Direttamente da Itinera Sardegna, il progetto transfrontaliero a cui ho preso parte alla fine del 2018, oggi voliamo sull’isola nel mezzo del mare Mediterraneo per ascoltare un suo protagonista, Gianluca Mulleri della cantina omonima, il primo dei tre che ho conosciuto lo scorso dicembre. Sta in provincia di Cagliari mentre gli altri due stanno più a nord, nelle province di Oristano e Nuoro, ciascuna con le sue specifiche produzioni vinicole. In attesa di esplorare il nord, la Gallura terra di vermentino e non solo, accetto consigli.

A Sant’Antioco i vigneti crescono a piede franco, Mulleri produce soprattutto Vermentino e Carignano, ma pure un ottimo Moscato e Cannonau. Carignano è il vitigno del Sulcis, questa zona in generale è un po’ sottovalutata dal punto di vista turistico, rispetto ad altre aree più blasonate della Sardegna, ho visto alcune chicche del sud ovest sardo pochi mesi prima e mi chiedo perché non siano famose come il nord per esempio, ma ne parlerò presto. Della Sardegna ci stiamo accorgendo tutti che non è fatta solo di spiagge, sempre più finalmente se ne parla anche per i suoi ottimi vini, vedere il Vinitaly appena concluso e i premi assegnati ai vini sardi. Il territorio è presente nel prodotto e nel racconto che ne fa Gianluca, leggete queste poche righe prese dal sito web aziendale:

Mito e magia si intrecciano in un angolo di paradiso, il soffio del vento, a volte impetuoso e irruento, a volte dolce e carezzevole, inebria con i dolci profumi le uve coltivate e lavorate con sapienza. I nostri prodotti sono il frutto di tutto questo, morbidi, avvolgenti, caldi, profumati. Il nostro impegno è quello di non rovinare ciò che una natura perfetta ci ha offerto.

Gianluca ci accoglie a cena a Cagliari al suono delle launeddas, facendoci provare quindi una nuova esperienza sensoriale in cui finalmente si dà valore pure all’udito, non certo il primo senso a cui pensiamo durante l’assaggio del vino. Ho scritto in merito qualcosa che inizia con “I suoni del vino” per capirci, e devo tirarlo fuori presto. La musica, la poesia e l’arte entrano nella sua cantina come potete vedere nella presentazione istituzionale, che cita collaborazioni con artisti del calibro di Paolo Fresu, e rimanda a Grazia Deledda con le sue poesie immortali. Tra i suoi valori ha l’ospitalità e merita senza dubbio una visita. Ora vi lascio alle sue sincere parole che raccontano l’esperienza di più generazioni nella famiglia, proiettate verso un sempre più brillante futuro come meritano i vignaioli e i vini di Sardegna. Grazie Gianluca e arrivederci a presto nella tua bellissima isola!

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

Sono Gianluca Mulleri, produttore di vino della Sardegna.

Spesso si dice che un uomo si plasma da bambino. Nel mio caso credo sia successo proprio così. Sono nato in una famiglia dove c’era una grande tradizione vinicola, dove si coltivavano le vigne e dove il vino si faceva in casa. L’odore della malvasia e del moscato nel magazzino dei giochi, della pesca con il vino sin da molto piccolo, delle sere d’estate con gli acini spalmati sul viso, le mani appiccicose dello zucchero della frutta, sono i miei ricordi di infanzia. Senza che me ne rendessi conto quello era il mio imprinting culturale, che poi crescendo si è definito sempre più in adolescenza, con i viaggi in cantina a incontrare i parenti e a caricare il vino e poi giù in cucina a vedere mio padre che lo travasava. Era il mondo che mi apparteneva, lo avevo in qualche modo ereditato culturalmente senza rendermene conto e senza averlo consapevolmente scelto.

Dopo la Laurea ed il master in commercio internazionale ho lavorato mi Italia ed all’estero per aziende agroalimentari. Ho scelto di ritornare in Sardegna per coltivare il mio sogno, che oggi è diventata la cantina Mulleri, grazie agli sforzi miei e di mia moglie. La mia attenzione si è rivolta al vino come a un trait d’union per raccontare il territorio che mi circonda.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

Nel mio caso c’è innanzitutto tanta curiosità. Il piacere di poter cominciare un nuovo percorso, la consapevolezza di non avere una mappa già delineata ma solo un brogliaccio di idee, da verificare con il palato e con le persone che mi circondano. Poi ci sono le idee ed i modelli in cui credo, lo studio, le prove ripetute e gli assaggi, elementi che aggiungono un po’ di poesia e che sono essenziali per poter raggiungere dei validi risultati.

In un vino io amo particolarmente la rotondità; è la mia bussola, ed è ciò che per me definisce un grande vino. La cerco dosando l’uso del legno, in modo che non sia mai predominante, e privilegiando l’affinamento in bottiglia, che conferisce al vino la sua eleganza.

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

Gli anni ottanta in Sardegna sono stati devastanti per la viticoltura. Si brindava agli espianti delle vigne e tutti quelli che avevano prodotto uva e vino sino a quel momento di colpo diventavano altro. Sono stati anni il cui il mercato del vino era lo sfuso e le marginalità per chi produceva uva erano troppo basse. In tanti hanno abbandonato quel settore e chi è rimasto ha dovuto scoprire nuove strade. La stessa mia famiglia ha venduto le vigne e le quote, ed ha espiantato. In quegli anni io viaggiavo per il modo cercando di capire , di imparare, di leggere cosa stava succedendo nel mercato internazionale. Assaggiando tanti vini, più o meno buoni, per capire l’evoluzione del gusto. Negli anni novanta i francesi già producevano i grandi vini da invecchiamento ma anche beaujolais (il nostro novello), gli americani iniziavano ad investire pesantemente sulla enologia e definivano i nuovi gusti ed il mercato in qualche modo diventava curioso.

In Italia alla fine degli anni novanta iniziava a prendere forma il movimento del vino, le cantine aperte, nascevano commercialmente i primi Supertuscans, il vino iniziava a diventare non più un prodotto ma una filosofia; erano gli embrioni di un cambiamento ed anche in Sardegna qualcosa seppur lentamente si muoveva.

Negli ultimi anni il vino è diventato una way of life anche in Italia. Sono aumentati tantissimo gli investimenti e, accanto ai nomi storici dell’enologia italiana, si sono aggiunti tanti imprenditori provenienti da altri settori, i quali hanno portato nuovi modi di intendere il vino, di concepirlo, di venderlo e consumarlo.

In cantina l’uso delle nuove tecnologie ha permesso di fare grandi passi in avanti ed ha reso possibile un grande balzo a livello della qualità. Ha reso possibile inoltre creare nuove famiglie di vini a basso grado di alcool, più freschi, più profumati, più beverini. I vini bianchi in particolare sono migliorati tantissimo. La tecnologia ha reso possibile lo sviluppo del Prosecco, che oggi è il vino italiano più venduto nel mondo. Ritengo che non si possa fare a meno della tecnologia in cantina e che anzi sia essenziale.

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

Un brutto episodio è stata l’ultima vendemmia 2018; nel campidano di Cagliari l’eccesso di piogge ha reso davvero difficile il lavoro e la produzione è stata veramente bassa, con cali del 60%. Ci sono stati dei momenti drammatici, come quando o visto le vigne bruciate dalla peronospora, e il basso sviluppo dello zucchero nell’acino per via della troppa acqua. In quei momenti non mi sono fatto prendere dallo scoramento e dopo lo shock iniziale mi sono concentrato sulla ricerca della qualità.

Una bella esperienza è invece legata a chiaroscuro bianco, un vino di nuova concezione, che ha richiesto uno studio, nostro e dell’enologo che è durato cinque anni. La sfida era valorizzare il nuragus, vino della tradizione ma povero, e portarlo ad un nuovo step. Abbiamo raggiunto un risultato che il mercato ha apprezzato. Questo vino ci ha reso diversi da tutti e riconoscibili.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

Abbiamo partecipato a tutte le principali fiere, dal Vinitaly ed al Prowein, ed anche per il 2019 sicuramente ci trovate lì. Andremo anche al Vinisud in Francia. In generale negli ultimi anni preferiamo i road show con i nostri importatori, un lavoro più lungo che però ci permette di raccontarci meglio.

Siamo una cantina non troppo concentrata sulla vendita di un prodotto ma piuttosto di un territorio, è importante dunque avere tempo di raccontarsi come persone. L’arte, la musica, la letteratura, sono tutti elementi essenziali del nostro racconto d’azienda inserita in Sardegna.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

Dal 2019 inizieremo i lavori di realizzazione della nuova boutique winery a Serdiana, dove quest’anno abbiamo acquistato una tenuta di circa 4 ettari. Diventerà la nuova sede dell’azienda. Rimane invece la possibilità di venirci a trovare a Pula, nell’azienda agricola Orti di Nora, dove uniamo il vino all’ospitalità, ai percorsi del gusto, ed all’enoturismo in generale.

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

Promuoverei la creazione di nuovi percorsi di formazione.

L’agricoltura è ancora oggi vista come una scelta povera o di ripiego, mentre al contrario richiede una formazione tecnica elevatissima, grandi competenze ed abnegazione. L’imprenditore agricolo è troppo spesso visto come un imprenditore minore rispetto all’industria.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

Certamente sì, perché è un lavoro affascinante ed avvincente, sempre diverso e che ti permette di confrontarti e di migliorarti costantemente. Se affrontato professionalmente permette un buon ritorno economico. Richiede però delle scelte personali importanti, legate al ciclo della natura.

Link utili:

http://www.mulleri.it/index.asp

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