L’ultimo giorno di questo grande viaggio è arrivato, mentre facciamo colazione in hotel leggiamo sulle prime pagine dei giornali che Sir Edmund Hillary, primo occidentale a scalare l’Everest con lo sherpa Tenzing, è morto, la notizia personalmente mi impressiona molto. Incontro il corrispondente che mi consegna i printout con le conferme dei voli, lo pago e usciamo. Ci resta tempo per dare uno sguardo a Delhi, caotica capitale indiana, con grandi viali circondati da ampi giardini, ora con aria respirabile ma inimmaginabile nell’afa opprimente dei mesi estivi, sovrappopolata e con enormi sacche di miseria. Dopo avere fatto due passi a Connaught Place, la maggior parte del gruppo va al Gandhi Memorial poi aspetta al forte rosso. Io porto due partecipanti alla Qatar Airways per semplificarne il viaggio di ritorno, facendoli volare direttamente da Doha a Milano invece che su Roma. A piedi e sul bus raggiungiamo gli altri e passeggiamo fino a Jamaa Masjid, la moschea più grande dell’India, un luogo che emana spiritualità e invoglia al silenzio. Interessante è scoprire le attività commerciali che si svolgono pochi metri lontano, suddivise in zone precise e separate: meccanici, venditori di carne e pesce, gioiellieri, panettieri, è difficile perdersi.

Non ci sfugge l’ultimo cibo da strada, ottimo, e non ci sfugge un’ultima visita culturale al Lotus Mahal, tempio costruito poco più di 20 anni fa, particolarissimo esempio di una difficile ricerca di dialogo tra le diverse religioni. E finisce qui: dopo un’ultima corsa tra i viali siamo all’aeroporto internazionale, salutiamo gli autisti, facciamo appena in tempo a districarci tra assurdi controlli, targhette attaccate a ogni bagaglio inclusi i marsupi, impiegati inflessibili anche quando chiediamo di uscire un attimo a imbucare le ultime cartoline. Si parte: il primo volo per Doha è l’ultimo tratto che percorriamo insieme. A Doha ci dividiamo con i soliti saluti e discorsi, sei partecipanti vanno a Milano, sei a Roma. Nell’aeroporto degli emirati i negozi vendono ogni ben di dio ma dobbiamo correre tra un gate e l’altro, senza sfuggire agli ultimi controlli. A Fiumicino c’è un’ultima serie di saluti, allietata da caffè e cornetti, poi davvero ci lasciamo con tanti buoni propositi. Arrivederci a presto, NAMASTE.

Uno sguardo sulle zone visitate:

Concludo il racconto del mio viaggio con uno sguardo di sintesi sul nostro itinerario di viaggio sul triangolo d’oro più Varanazi. Si può abbinare, come abbiamo fatto noi, con una settimana nella valle di Kathmandu in Nepal. Così i prossimi viaggiatori avranno un’idea di cosa vedere in dieci o diciassette giorni.

MP – UP – RJ sono le sigle degli stati indiani. Buon viaggio!

VARANASI (UP) – non pretendo di averne colto la spiritualità o l’anima, due giorni e mezzo qui lasciano il segno in tutti i sensi, e lascio ai prossimi ogni commento in merito, per me Varanasi da sola vale il viaggio.

SARNATH (UP) – luogo della prima predicazione di Buddha, qui approdato dal Nepal, oggi ospita un percorso all’aperto con alcuni templi e un piccolo interessante museo, che ne ripercorre la vita e le opere.

KHAJURAHO (* MP) – magnifico complesso di templi induisti noto per le rappresentazioni del Kamasutra con tutte le posizioni dell’amore, bellissimo da visitare anche per la disposizione dei tre gruppi di templi, e la collocazione del vicino villaggio oggi additata (e scusate se è poco in India) come un modello di sviluppo sostenibile.

ORCHHA (MP) – antica sede di sovrani potenti e illuminati, che ci hanno lasciato una bellissima fortezza, un mausoleo di aspetto spettrale e un notevole complesso di templi.

GWALIOR (MP) – sede di una fortezza palazzo bellissima, che un tempo era un vero gioiello, splendidamente arredata, decorata, profumata. Era un modello di autosufficienza in un’epoca in cui la vallata, ricoperta da foreste, era utilizzata dal sovrano come riserva di caccia. Si trova in cima a un colle, il bus sale per un’ampia strada ai lati della quale spiccano enormi statue giainiste.

AGRA (UP *) – come Varanasi non ha bisogno di presentazioni, Agra non è solo la città del Taj Mahal fatto costruire dal quinto imperatore moghul in soli 22 anni in memoria della seconda moglie, morta di parto mentre gli dava il 14mo figlio. Agra presenta diversi edifici interessanti come il forte rosso e il piccolo Taj, ma è fin troppo a misura di turista, pulita e controllata nei siti mentre il resto della città è nel caos.

SIKANDRA (UP) – qui il terzo imperatore moghul fece costruire il mausoleo per sé e per le tre mogli che erano una musulmana, una indù e una cristiana, a conferma di quanto fossero illuminati i sovrani indiani.

FATEHPUR SIKRI (UP) – questa città è un complesso, tutto costruito in arenaria rossa, mirabile esempio di progetto urbanistico e architettonico dove la grande armonia degli spazi si esprime sia negli edifici civili sia in quelli religiosi, splendidamente decorati e studiati per sorprendere gli abitanti dell’epoca, ma anche i turisti del terzo millennio. Dopo la visita capiamo perché essa è citata ad esempio di città perfetta.

JAIPUR (RJ) – la capitale del Rajastan mostra ancora caos, traffico, affari, chilometri di bazar che qui è ospitato sotto portici ordinati, dove gli indiani per tutto il giorno comprano e vendono (come le donne del gruppo). Appena impariamo ad attraversare la strada senza farci arrotare scopriamo il ricco centro storico di Jaipur (il palazzo dei venti, il City Palace e il Jantar Mantar, straordinario museo di astronomia a cielo aperto) che si visitano comodamente in mezza giornata.

GALTA (RJ) – una prospettiva diversa su Jaipur si gode dall’alto di questa collina poco fuori città, saliamo dopo aver visitato i due templi delle scimmie e del sole. A proposito di sole: finalmente si alza la fastidiosa foschia che ci aveva accompagnato negli ultimi giorni del viaggio, con questo bel tempo indugiamo e ci facciamo accarezzare dal vento, guardando verso il basso il perfetto schema squadrato dei bazar al centro di Jaipur.

AMBER (RJ) – un altro forte, un tempo tutto decorato da tappeti ai pavimenti, tende e broccati alle pareti, giochi di specchi e lampade profumate ai soffitti secondo uno schema che a fine viaggio abbiamo assimilato. Questa era la capitale originaria del Rajastan, e da qui nacque il progetto di costruire Jaipur a valle, dove la vediamo oggi. Saliamo fin quassù “in elefante” …

JAIGARH (RJ) – l’ultimo forte che visitiamo fa parte del sistema di difesa costruito attorno alla città, dove le guarnigioni si vedevano dall’alto di torrette decorate e si spostavano attraverso camminamenti, disposti tutti attorno come una piccola muraglia cinese. Si raggiunge da Amber attraverso una passeggiata in salita. Cisterne e vasche per le abluzioni, sale da pranzo e camere da letto, moschea e giardini, tutto è ben conservato e godibile fino al grande cannone di bronzo, decorato, posto in cima alla collina.

DELHI – la capitale dell’India è enorme, una megalopoli che concentra tanti problemi e opportunità, che sa celare angoli di pace come il memoriale dedicato a Gandhi o la grande moschea, e subito fuori brulica di mercatini colorati e profumati, ha tanti giardini, minareti, il forte rosso e molto altro ancora. Io passerei tanto tempo nelle città perché mi piace proprio scoprirle, qui non ne abbiamo avuto il tempo e mi spiace. Sarà per la prossima volta!

Ti è piaciuto questo post sul viaggio KD INDIA? Allora leggi anche gli altri, li trovi qui:

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *