L’apertura di un nuovo museo è sempre una buona notizia: se tratta la storia di una regione tanto meglio, perché mette a disposizione dei visitatori uno spaccato degli avvenimenti nel contesto storico locale, aiutando a capire come siamo arrivati ai giorni nostri, con traguardi raggiunti ed obiettivi sempre nuovi. A Regensburg proprio oggi viene inaugurato il Museo della Storia della Baviera, collocato in posizione strategica sulle rive del Danubio, in un palazzo nuovissimo la cui progettazione e costruzione è durata una decina d’anni. Dalle vetrate al piano superiore si possono scorgere su un lato il fiume, sull’altro lato l’edificio più antico della città: una scelta che simboleggia proprio il passato e il futuro della città.

Ho avuto il piacere di visitarlo in anteprima a fine maggio durante il viaggio stampa in Baviera orientale che ho raccontato in questo post. Siamo partiti dal salone d’ingresso al piano terra, dove campeggia il leone della birra Löwenbrau, alto quattro metri, che fino allo scorso anno era collocato all’Oktoberfest. Le varie sezioni ospitate al primo piano mostrano i 200 anni di storia della Baviera come stato e i 2000 anni del percorso storico precedente che hanno portato alla sua costituzione, con un titolo eloquente: “Come la Baviera è diventata uno Stato Libero e cosa la rende così speciale”. La storia inizia con la conquista romana e continua con le immagini di alcuni protagonisti della storia bavarese, alcuni venuti da lontano, quali Marco Aurelio e Napoleone, altri da vicino come Ludwig II e Hitler. Sono evidenziati i legami secolari tra la Baviera e l’Italia nonché forti similitudini tra le vicende bavaresi e nostrane. Installazioni multimediali accompagnano opere d’arte e quadri esposti, nonché un migliaio di oggetti, preziosi e di uso quotidiano, appartenuti alle classi nobili e alla gente comune, in guerra e in pace. Vi sono trattati temi drammatici e leggeri, il carattere bavarese è un filo conduttore nel museo e si esprime nel rapporto con la religione e la natura, i festival e i dialetti. I miei due argomenti preferiti vengono dall’inizio e dalla fine di questa storia: l’Ottocento e l’epoca odierna.

L’emigrazione è un tema molto attuale che ha caratterizzato sin dall’Ottocento i flussi tra Europa e America ai tempi in cui guerre, malattie e carestie mietevano tante vittime nel vecchio continente, costringendo i perdenti e gli abitanti più poveri ad abbandonare il proprio paese e andare lontano. In nave migliaia di Tedeschi emigrarono in America, prima ancora degli italiani. Si installarono al nord come al sud del nuovo continente per colonizzare terre sconosciute e renderle fertili, lavorando in condizioni durissime, per poi contribuire allo sviluppo di infrastrutture e industrie. La maggior parte di queste persone, almeno nelle fasi migratorie iniziali, sono rimaste e hanno creato l’attuale melting pot di culture e tradizioni, un fenomeno poco conosciuto ma assai interessante. Quando vent’anni fa ho visitato il sud del Brasile per lavoro, negli stati di Santa Catarina e Rio Grande do Sul ho incontrato comunità italiane e tedesche con caratteristiche analoghe. Gli italiani hanno portato in Brasile la vite e il vino, i tedeschi la birra. In ricordo della terra natale alcune città del sud del Brasile si chiamano rispettivamente Nova Trento e Nova Bergamo, Novo Hamburgo e Nova Friburgo. Le persone conservano tuttora tratti somatici “europei” come capelli e occhi chiari sulla pelle olivastra, mantengono il ricordo delle origini nelle lingue e dialetti, e le tradizioni come l’immancabile Oktoberfest.

La birra non può mancare come emblema della Baviera nel museo, perché ha una storia secolare, perché mescola tradizione e tecnologia. Altri prodotti tipici locali esposti in bella mostra sono i costumi maschili e femminili che ancor oggi i bavaresi esibiscono alle feste. E infine la grande tradizione sportiva che ha nel Bayern Monaco la squadra più famosa e blasonata.

Un capitolo ben più triste della storia tedesca che dobbiamo sempre ricordare, non solo il 27 gennaio quando si celebra al Giornata della Memoria, è il periodo nazista prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Il museo di storia della Baviera lo racconta con immagini, documenti e testimonianze, fra l’altro provenienti da Dachau, sede di un tristemente famoso campo di concentramento, località che si trova relativamente vicino, a una ventina di chilometri dal capoluogo Monaco di Baviera. Oggi come cittadini europei possiamo ritenerci molto fortunati: dopo gli errori del nazifascismo e gli orrori della guerra da settant’anni viviamo in pace, democrazia e libertà. Nelle nazioni europee godiamo di un benessere economico impensabile fino agli anni Cinquanta, ed esso è una delle principali conseguenze della pace, democrazia e libertà.

Infine le vicende di migrazione più recenti sono soprattutto storie di successo che hanno visto, dall’ultimo dopoguerra, moltissimi italiani emigrare in Europa centrale: Svizzera, Belgio e Germania sono state le nazioni principali dove si sono stabiliti i nostri connazionali che, in diversi cicli, sono andati a lavorare nelle miniere e nelle fabbriche… e poi? Poi hanno esportato il Made in Italy per il quale siamo oggi famosi nel mondo, le due effe, Fashion e Food, se vogliamo dirle in inglese. Ma a me piace usare la nostra bella lingua perché della moda e del cibo italiani dobbiamo essere fieri! Proprio nel museo di Regensburg potete vedere la storia dei gelatai italiani raccontata dalla loro voce e da immagini d’epoca, si tratta di famiglie provenienti dal nordest e da alcune province della Lombardia che in molte città tedesche hanno costruito dei piccoli templi di freschezza e dolcezza, molto amati dai tedeschi. Sono un pezzo di Germania dal cuore italiano, li riconoscete dalle insegne e dai nomi evocativi come Piccola Venezia, Rialto, Torre di Pisa.

Nella Baviera della BMW e delle mie automobili preferite diversi musei sono dedicati alle quattro ruote, a Regensburg una sezione del museo narra questo marchio dal punto di vista storico e sociale, come simbolo di benessere e libertà di movimento. In una grande sala si trovano vicini i primi piccoli modelli del dopoguerra e le auto di grossa cilindrata, che hanno decretato il successo del marchio bavarese BMW. Sullo sfondo dei simpatici pannelli uniscono Germania e Italia, collegando l’utilizzo di queste belle macchine alle vacanze dei tedeschi, un “flusso” incessante e gioioso di persone che scendono a milioni nel nostro paese attratti dalle ricchezze storiche e culturali (tutto l’anno), dal mare e dal sole (nei mesi estivi). La gestione dei flussi è uno dei temi principali e più attuali oggi, per chi si occupa di turismo dal punto di vista commerciale e istituzionale, perché parliamo veramente di milioni di persone in movimento, in continua mutazione per esigenze e caratteristiche. Ci sarebbe molto da fare per evitare (o meglio prevenire) i problemi che affliggono alcune città d’arte grandi e piccole, almeno in Italia, mentre in Germania c’è tutto da imparare quanto a lungimiranza e pianificazione turistica. Infatti si è scelto di costruire il museo a Regensburg invece che nel sovraffollato capoluogo Monaco di Baviera, in una zona della città un tempo adibita a parcheggio sul lungofiume, che così viene ampiamente valorizzata.

Il museo è perfettamente attrezzato su tre piani, collegati da scale, ascensori e scale mobili per garantirne l’accessibilità, utilizza le tecnologie: spazi multimediali, esperienze immersive e e realtà virtuale, per accontentare diversi tipi di utenti. L’accesso è gratuito al piano terra che ospita le mostre temporanee, un negozio di oggettistica e le specialità bavaresi, da assaggiare al ristorante con giardino sul fiume, un nuovo “Biergarten” in città. Per il mese di apertura il museo sarà gratuito, fino a fine giugno, poi aprirà la biglietteria e l’ingresso costerà a 5 euro a persona nei mesi successivi, con riduzioni e gratuità, possibilità di visite guidate e di gruppo, per adulti e bambini. Il tempo previsto per la visita completa è di un paio d’ore, quando uscirete vedrete la città di Regensburg e non solo con occhi nuovi. Noi l’abbiamo visitata coi nostri occhi e attraverso le parole della guida che, tanto per restare in tema, è italiana ma ha trascorso qui metà della sua vita. Vi raccontiamo tutto nel prossimo post, Arrivederci!!

Per saperne di più:

https://www.hdbg.de/

https://www.museum.bayern/museum.html

Post in collaborazione con:

www.germany.travel

www.ostbayern-tourismus.de

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