Arlecchino è una delle più amate maschere del Carnevale e non solo, andare a vederlo a teatro è divertente per tutti, ancor più se ci troviamo al Teatro Goldoni di Venezia. Carlo Goldoni ha creato oltre duecento anni fa la trama di una delle sue commedie più famose attorno a questo personaggio. Arlecchino servitore di due padroni è un titolo arcinoto e un protagonista assoluto della Commedia dell’Arte ma… non è il solo.

In questa lunga estate possiamo andare a teatro a vederne una versione nuova e diversa, costruita a partire da canovacci in francese scritti dal Goldoni durante i suoi soggiorni parigini. Le Disavventure di Arlecchino sono una prima assoluta e si compongono di due titoli: Arlecchino e l’anello magico e Il figlio di Arlecchino perduto e ritrovato. Tradotto e adattato da Marco Zoppello che è anche regista dello spettacolo, va in scena tutti i giorni tranne il lunedì alle ore 19, dal 28 giugno al 18 ottobre 2019.

All’inizio del mese di agosto ho assistito al primo dei due spettacoli che mi ha colpito, sia per l’originalità della pièce sia per la bravura di tutti gli attori. Arlecchino e l’anello magico parte da Bergamo, la sua città, per parlare poi di Venezia e dell’Italia intera con un linguaggio multiforme (parlato e cantato) che incanta e spaventa all’inizio, poi tiene sospesi gli spettatori per quasi un’ora e mezza. Il filo della trama si dipana tra continui malintesi e doppi sensi, drammi imminenti e gag divertenti.

I temi trattati sono di estrema attualità e vanno dal desiderio di ricchezza, potere e denaro ai sentimenti universali di amore, passione e gelosia, mescolati nei multiformi linguaggi delle parole e del corpo, sfoggiati dai personaggi con maestria. Il valore aggiunto dello spettacolo è proprio il linguaggio del corpo con le acrobazie, la musica e i balli che impreziosiscono il racconto coinvolgendo attori e spettatori, dentro e fuori dal palco. Come ci si sente nel seguire le vicende narrate? Impossibile annoiarsi, spontaneo immedesimarsi, obbligatorio divertirsi e gioire al lieto fine (francamente non scontato).

Arlecchino il protagonista della commedia stavolta non è un gatto ma un cane Carlino (in onore della somiglianza della maschera col muso dell’animale). Fa il formaggiaio e invece di essere vittima dei padroni diventa artefice del proprio destino. Non vi dirò null’altro della trama ma sono sicura che apprezzerete tutta la storia. Vi auguro di essere anche fortunati come me: a fine spettacolo ho scelto lo stesso bacaro degli attori per un cicheto e un brindisi, anzi per secondo brindisi della serata: il primo ci è stato offerto a teatro. Buona visione!

Post in collaborazione con Teatro Goldoni Venezia – Teatro Stabile del Veneto.

Link utili:

Per saperne di più:

http://www.veneziatoday.it/eventi/arlecchino-programma-teatro-goldoni-estate-2019.html

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