Weiden in der Oberpfalz è la città della Baviera orientale famosa per il musicista Max Reger e per le ceramiche: esistono ben due fabbriche antiche, Seltmann e Bauscher, le quali esportano la ceramica in tutto il mondo. Un’altra manifattura prestigiosa, il vetro artistico, oggi è molto ridotta per motivi diversi come accade in altre famose città del vetro. Siamo a fine maggio e a metà del nostro viaggio stampa, qui trascorriamo una giornata piacevole e leggera: facciamo shopping nella fabbrica di ceramiche Seltmann e una cooking class da Brauwirt (che è hotel, ristorante e birreria). In mezzo passeggiamo nel piccolo centro storico, simile agli altri per la cinta murata e il fossato che delimita la città vecchia, ma con un suo carattere. Uno scrigno di cultura dove ci porta la nostra guida Petra.

La piazza del mercato, il cuore di Weiden, è dominata dal vecchio municipio. Questo edificio della metà del Cinquecento costruito in legno pregiato e decorato con belle vetrate colorate, è stato restaurato all’inizio del Novecento. Una volta all’anno nell’antica sala consiliare si riuniscono le alte cariche cittadine. La sala dei re ha alle pareti i ritratti di Federico I e II, Ludwig I e II. Quest’ultimo personaggio eccentrico ha lasciato ai posteri il castello che ufficialmente porta il suo nome, ma è noto anche come Castello di Neuschwanstein, una delle maggiori attrattive turistiche della Baviera. Non ci sono ancora stata, per dire; potrei tornare quassù proprio per visitare i castelli e le antiche residenze nobiliari.

All’epoca della costruzione il municipio era il centro della vita amministrativa e sociale di Weiden, tuttora esso segna il limite della piazza ed è circondato dalle case medievali più belle, da cui si dipartono viuzze ortogonali dov’è impossibile perdersi, con casette colorate e balconi fioriti che oggi sono proprio un bel vedere. In passato qui abitavano persone normali, probabilmente non abbienti, quando qui intorno c’erano vaste aree coltivate. Il fiorire delle attività agricole e commerciali della Baviera orientale, e di Weiden in particolare, fu interrotto da una sequenza di sfortune. Incendi, pestilenze e la guerra dei Trent’anni misero in ginocchio la cittadina e ne decimarono gli abitanti. La ferrovia nel 1863 la vide rinascere nel segno delle manifatture, della porcellana e del vetro, che sono rimaste quasi immutate fino al cambiamento attuale, con l’avvento della tecnologia e la globalizzazione, eventi che hanno cambiato per sempre l’economia del Vecchio Continente. Ma torniamo in piazza…

Tutte le strade riportano alla piazza del mercato i cui edifici, al piano terra, ospitano bar e ristoranti affollati sia dentro sia fuori, nei tavolini all’aperto. Molti locali (gelaterie, enoteche, caffè) portano insegne italiane. Quando posso mi piace conoscere gli imprenditori del Made in Italy che hanno fatto fortuna all’estero, persone che hanno investito denaro, fatto sacrifici notevoli e hanno avuto il meritato successo. Forse in Italia non è stato loro permesso lavorare così per motivi tutti italiani come la burocrazia mentre qui, in Germania, nulla è facile ma i meriti sono sicuramente più riconosciuti.

Weiden è gemellata con Issy les Moulineaux in Francia, e con Macerata in Italia. L’amicizia Italia – Germania è sottolineata dal vicesindaco che ci accompagna, e menziona la comodità del volo diretto Monaco – Ancona. Parla con dei viaggiatori (noi) che senza dubbio lo possono apprezzare. Ci fa notare che fino a pochi anni fa c’erano botteghe e negozi diversi in piazza, ora convertiti in massa alla ristorazione. Non so se questo è un fatto positivo, di certo il nucleo delle cittadine tedesche è stato mantenuto per farci stare bene gli abitanti, in convivenza con turisti ed ospiti temporanei. Così sono state preservate dalle dinamiche del turismo per cui altrove, es. Spagna e Italia, le case si riempiono per affitti brevi con nefaste conseguenze per i locali. Questa pratica qui è semplicemente vietata: affittare una stanza si può ma fuori dal centro e per pochi mesi l’anno.

Il più famoso figlio di Weiden è il compositore e organista Max Reger (1873 – 1916), di grande talento ma dalla vita così dissoluta che morì a soli 43 anni, lasciando alla città i manoscritti e spartiti originali ora conservati nella Altes Schulhaus che visitiamo approfonditamente. Ora si chiama Museo della città, Stadtmuseum, ed è il cuore storico della cittadina ricco degli oggetti che l’hanno resa famosa: le ceramiche in primo piano, un grande presepe, giocattoli e altri manufatti in legno, la ricostruzione di un’antica farmacia.

Weiden dedica a Max Reger il festival musicale che si tiene a fine giugno nel parco omonimo. Ascoltiamo “il suo organo” nella bella chiesa di St. Michael, dotato di ben 3.600 canne, suonato dal maestro Hanns – Friedrich Kaiser. Ancora più bella è la chiesa di St. Josef costruzione neoromanica tripudio dello Jugendstil. Edificata in soli dodici anni, dal 1899 al 1911, è un luccichio di smalti: una cascata di tessere colorate con motivi floreali ne punteggia le pareti, le colonne e il soffitto. Sono raffigurate scene dell’Antico Testamento, animali, piante ed angeli che sembra vogliano librarsi in volo o scendere su di noi. Infatti dapprima rimango a bocca aperta, poi a un certo punto mi immagino che Gustav Klimt si palesi da dietro una colonna, vestito con un manto dorato, come un angelo moderno di ritorno sulla terra.

La nostra pausa pranzo si svolge da Brauwirt, un edificio cinquecentesco oggi protetto dalle Belle arti. Dal 1993 è stato acquistato dalla famiglia Winkler e ora propone ospitalità a 360 gradi. Per noi diventa l’occasione per un mini corso di storia e tecnica della birra, ma anche per una piccola graditissima lezione di cucina. Della preziosa bevanda qui si producono 700.000 litri all’anno che sono tutti consumati in loco, senza distribuzione esterna. Storicamente la birra si poteva produrre solo nei mesi freddi, da settembre a marzo, finché la tecnica del freddo ha permesso di conservarla, trasportarla lontano dai birrifici e consumarla tutto l’anno. Permane oggi la produzione casalinga con una speciale autorizzazione temporanea che si chiama Zoigl, un termine locale assai utilizzato in Baviera.

Abbiamo imparato molto in questa giornata, a metà pomeriggio ci rimettiamo in cammino per raggiungere l’ultima tappa del giro: Regensburg ci aspetta!

Post in collaborazione con:

www.germany.travel

www.ostbayern-tourismus.de

Per saperne di più:

https://www.weiden-tourismus.info/

https://www.braeuwirt.de/

https://www.altstadthotel-braeuwirt.de/index.php

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