Stefano è stata la nostra guida un mese fa sulla Via degli Dei, il percorso escursionistico che abbiamo fatto assieme ad altri camminatori da Bologna a Madonna di Fornelli per assaggiare l’appennino bolognese. Un cammino parziale che mi ha lasciato la voglia di tornare per salire al Passo della Futa e poi giù a sud, fino a Firenze. Me ne mancano due terzi. Appennino Slow è l’organizzazione che in quei giorni ha ideato l’evento Dei Suoni i Passi, il trekking musicale che ho raccontato in questo post.

Alla fine di un tour io saluto sempre le guide che mi portano in giro a scoprire il loro territorio, sia esso un patrimonio storico – artistico sia un paesaggio naturale. E le ringrazio perché sono gli “angeli custodi” che mi fanno sorridere e diventare più ricca. Sono sorridente soprattutto all’arrivo, e sono ricca per la mia nuova conquista anche se mi stanco in cammino, sulle salite che tolgono il fiato e sulle discese che spezzano le gambe. Fare la guida escursionistica implica assieme alla conoscenza del proprio territorio altre doti, come la capacità di tenere insieme persone che camminano col loro passo più o meno veloce, e naturalmente la necessità di muoversi in sicurezza. Il valore aggiunto di guide come Stefano è molteplice: parla della sua terra in modo appassionato e non mancano gli aneddoti sulla sua famiglia, le figlie, il cane. Abita qui, respira quest’aria ogni giorno. E non rimpiange la città di Bologna.

Mi chiede come io abbia potuto apprezzare un cammino a tratti scivoloso e il tempo instabile. Ma io mi sento fortunata, perché in tre giorni il meteo è stato variabile, marzolino più che settembrino, passando dal fosco e grigio al limpido soleggiato, fino alla pioggia autunnale che mi ha tolto l’emozione della tappa domenicale, con arrivo al Passo della Futa.

Stefano è guida professionista ambientale ed escursionistica. In cammino ci fa vedere le piante e toccare la terra che calpestiamo. Più lontano ci mostra l’orizzonte frastagliato dei monti e ondulato delle colline, una linea dove le cime appenniniche svettano sui boschi e i paesi punteggiano il paesaggio. Qui dove milioni di anni fa c’era il mare e, dopo l’ultima glaciazione, la terra si è sollevata ma non come hanno fatto le Alpi, lasciandoci sabbie e argille ricche di fossili. Qui dove si respira la storia millenaria dei popoli di passaggio, a partire da etruschi e romani. La catena montuosa, l’Appennino, unisce le persone in cammino, oggi come ieri. L’ho sperimentato sulla mia pelle, la Via degli Dei porta a una condivisione profonda che nel nostro caso è iniziata a passo silenzioso ed è finita di sera, attorno a un tavolo, fra brindisi e racconti.

Stefano ha scritto “la guida ufficiale” della Via degli Dei, dove non manca di raccontare il suo progressivo innamoramento per questo trekking, iniziato da solo con lo zaino in spalla. Adesso me la studio per arrivare preparata alle prossime tappe del cammino. E ora gli cedo la parola.

1  Da dove vengono gli ospiti in visita? Sono più italiani o stranieri?

Al momento sono più gli italiani, ma anche gli stranieri sono tanti. Pensa che negli anni ‘80 e ‘90 gli stranieri conoscevano il percorso e gli italiani no, probabilmente perché la cultura del cammino da noi è arrivata molto più tardi, diciamo con la crisi economica di 10 anni fa.

2  Sono più facili da gestire gli ospiti informati? O è meglio prendere per mano persone che arrivano e sanno poco del luogo in cui si trovano?

Chi è informato o che spesso crede di esserlo va da solo. Con la guida vengono persone che generalmente non hanno esperienza di cammino e sono coscienti e consapevoli dei rischi delle escursioni in montagna.

Se vuoi però conoscere almeno un poco i territori che si attraversano farlo con una guida è un’ottima idea, la guida dovrebbe fare proprio questo. Certo è che una guida, quando vive e conosce profondamente i territori, può fare entrare chi è interessato in empatia con i luoghi. Se devo essere sincero oggi sono pochi quelli che sono interessati a conoscere un territorio, il camminare sta diventando sempre più una disciplina sportiva.

3  Ci sono due – tre aneddoti successi durante un trekking che avete voglia di raccontare?

Non saprei… mi vengono in mente camminando.

4  E un’esperienza invece da dimenticare?

Da dimenticare sono certi gruppi che si coalizzano contro la guida, per quale ragione non so. Mi dispiace dirlo ma mi è successo quando c’erano troppe femmine, nei gruppi quasi totalmente in rosa.

5  Quali sono le domande o gli atteggiamenti degli ospiti in visita che possono “mettere in crisi” o imbarazzare una guida, anche con esperienza?

Direi nessuna quando una guida è una GUIDA. L’esperienza, la preparazione e la determinazione e a volte un tocco di leadership fanno in modo che non mi sia mai messo in crisi per nessuna ragione, anche se questo a volte e soprattutto a prima vista io possa risultare antipatico. D’altra parte la responsabilità che abbiamo obbliga a certi comportamenti. Questo dovrebbe valere per tutte le guide, ma non è sempre così.

6  Esistono o avete verificato alcuni stereotipi sulle caratteristiche dei turisti a seconda della loro provenienza?

Direi di no.

7  Come si conciliano gli aspetti tecnici di una cammino e quelli più leggeri? Se un ospite ha fretta lo assecondate o cercate di trattenerlo?

Chi viene con una guida fa la scelta di andare in gruppo, e se non ne è consapevole lo diventa man mano, la velocità di cammino dipende sempre dal più lento. Quando i clienti sono singoli o gruppi di 2/3 allora li assecondo.

8  Cosa fa di un ospite una persona speciale, di quelle che a fine servizio vi fa voglia di starci insieme più tempo?

L’empatia, quando partecipa e vive al 100% il percorso. Quando alla fine piange, si commuove, quando è stravolto dalla stanchezza, quando fa di tutto per arrivare in fondo, quando vuole conoscere, quando vuole superare con la tua guida e supporto un proprio limite.

9  Si può diventare amici degli ospiti in visita? Può succedere di mantenersi in contatto anche dopo?

Si è successo molte volte, ho avuto gruppi veramente speciali, alcuni dopo anni si vedono ancora.

10  Consigliereste a un giovane di studiare per diventare guida escursionistica? SI – NO – Perché?

Su questo ci scrivo un libro e poi te lo faccio leggere…. visto che è un argomento che ti interessa direttamente magari ne parliamo, è una risposta molto articolata.

Per saperne di più:

https://www.appenninoslow.it/stefano-fazzioli

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