Ci sarà uno spumante sulle nostre tavole imbandite per le feste? Credo proprio di sì, un Metodo Classico potrebbe essere un’idea e per questo oggi vi riporto in Oltrepò Pavese culla di questi vini, dove nascono alcuni degli spumanti migliori riconosciuti a livello internazionale. Cinque mesi fa – come passa il tempo – ho scritto alle cantine visitate al ritorno dal tour Oltrepò Biodiverso. Torre degli Alberi mi ha risposto subito con la grazia e con la gentilezza che i proprietari, la nobile famiglia Dal Verme, ha nel DNA.

La ricchezza di particolari che lasciano trasparire basterebbe a descriverli ma anch’io ve ne parlo brevemente, prima di dare la parola a loro (leggete con calma) e prima che vi mettiate in auto per andare a vedere di persona. Meritano assolutamente una visita e magari un soggiorno. Torre degli Alberi è un posto speciale, mi sono innamorata della famiglia Dal Verme sin dall’arrivo: partigiani ieri, imprenditori oggi impegnati in agricoltura e allevamento.

La cantina Torre degli Alberi si trova nel contesto medievale del Castello dal Verme, abitato dalla famiglia omonima sin dal Trecento, ed è intriso di storia antica (molto antica se vedete la stele funeraria romana collocata all’ingresso, con la coppia che si sfiora in un tenero gesto d’amore)

e recente (con l’impegno in prima linea da partigiani, nella liberazione dal nazifascismo). Argilla, pietra calcarea e “septaria” sono le pietre locali che calpestiamo in silenzio, le pietre parlano di questa storia.

Torre degli alberi nasce da una postazione militare, una torre di avvistamento del 1300, a cui altri corpi sono stati aggiunti tra 1500 e 1800. Ammiriamo al suo interno una piccola collezione di vecchi oggetti usati in agricoltura e silvicoltura, come i ganci per l’estrazione della resina dagli alberi, sostanza preziosa dai mille usi.

Il primo impegno è concentrarsi a fare bene le cose: pochi ettari impiantati a vigneto da pochi anni. Solo nel 2009 hanno iniziato la produzione di vino che prima tenevano per autoconsumo. Da subito hanno puntato in alto nelle scelte agronomiche e di cantina, con l’obiettivo di produrre spumanti finissimi:

  • Vigneti inerbiti negli spazi sottofila e interfila.
  • Tutela degli ecosistemi e cura della biodiversità per favorire e “agevolare” il lavoro di insetti e uccelli.
  • Resa inferiore a 100 quintali per ettaro.

Torre degli Alberi si trova nell’omonima località, nel comune di Ruino (PV), è un piccolo paradiso entomologico e ornitologico ma si trovano anche altri animali nella proprietà. Storicamente la vocazione aziendale è allevare polli e vacche, in fondo alla collina vitata dove andiamo a passeggiare; dopo avere visitato il vigneto torniamo nella cantina per la degustazione.

Assaggiamo tutti e quattro gli spumanti, le cui note comuni sono al naso l’acidità e i sentori floreali, in bocca la sapidità e profondità. Sono spumanti per palati raffinati e meritano la collocazione su una tavola adeguata. Tutti Pinot nero 100% DOCG biologico: un Pinot nero 2014 charmat lungo (sei mesi), un metodo classico 2015, un dosaggio zero, un rosé. Dal secondo in poi l’affinamento minimo sui lieviti è di 24 mesi.

Io mi emoziono sempre davanti al pas dosé ma anche il rosé è decisamente accattivante. Li abbiniamo a formaggi freschi e stagionati, più un salame di un produttore locale che utilizza suino pesante macellato a 280 chili. A proposito di vini rosati italiani: l’Italia dovrebbe puntare ben di più su questo colore di mezzo, ma del tutto diverso da bianchi, rossi e bollicine. La personalità e le potenzialità dei rosati italiani a mio avviso sono ancora sottovalutate, o a volte questi vini non sono abbastanza conosciuti. Vignaioli facciamo qualcosa??

Ospitalità elegante è dar da dormire agli ospiti in un agriturismo sui generis: una grande casa vacanze con 24 posti, in letti a castello, a prezzi popolari. Per questo, alla fine della scuola, convergono qui varie classi di alunni di varie scuole, anche dalle regioni limitrofe. Sperimentano un soggiorno in campagna e attività all’aperto, si ritrovano poi a svolgere i lavori di casa e cucina che stimolano l’aggregazione tra le persone.

Le persone che vedo in giro qui sono tutte belle e sorridenti, mi viene voglia di sperimentare un fine settimana con amici (fino a 24) per divertirci in mezzo alla natura. Ora vi lascio alle mie otto domande e alle loro risposte, tante parole sincere con cui i Dal Verme si sono raccontati. Grazie infinite e a presto!

La famiglia Dal Verme, di lunghissima e valorosa storia, vive da secoli nelle terre dell’Oltrepò Pavese. Originari di Verona, dove si contraddistinsero come condottieri, nella seconda metà del Trecento i Dal Verme vengono chiamati in Lombardia a prestare la loro opera presso i Visconti, che premiano la loro fedeltà con il titolo nobiliare di conti e il feudo dell’Oltrepò Pavese, un tempo esteso tra Voghera, Bobbio e la val Tidone.

Ai nostri giorni le terre della famiglia circondano il piccolo borgo di Torre degli Alberi, cresciuto attorno a una torre trecentesca. Dapprima presidio di avvistamento del castello vermesco di Zavattarello, dall’Ottocento è dimora della famiglia Dal Verme. Il paesaggio circostante è quello tipico dell’Appennino: dolci ondulazioni, montagne sullo sfondo, boschi di pini, querce, castagni, siepi di biancospino, vigneti, prati e campi coltivati.

Le terre sono state condotte a mezzadria con la coltivazione di cereali, foraggi e vite finché Luchino, dopo la guerra che lo ha visto impegnato nella Resistenza partigiana come comandante di una divisione garibaldina, ha integrato la produzione agricola con l’attività zootecnica che, da subito, si è distinta per le tecniche d’avanguardia nell’allevamento avicolo e poi bovino. Nel 2013 l’Azienda agricola, certificata biologica, è stata premiata dalla Camera di Commercio della Provincia di Pavia per i suoi 100 anni di attività. Da qualche anno Camillo e suo figlio Giacomo hanno avviato un’attività vitivinicola per la produzione di spumante.

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

Siamo Camillo e Giacomo Dal Verme, padre e figlio, titolari di Torre degli Alberi. Fino a cinquant’anni fa parte delle terre di Torre degli Alberi sono state coltivate a vigneto per la produzione di vino rosso destinato all’autoconsumo dei mezzadri, ma il vino prodotto non era di grande qualità. Infatti l’altitudine di 500 metri sul livello del mare non garantiva la costanza delle condizioni climatiche per permettere all’uva di arrivare a corretta maturazione. C’erano annate buone in cui l’andamento stagionale assicurava un giusto equilibrio di caldo, fresco, umidità, ma troppo spesso si presentavano annate eccessivamente fredde.

La svolta è avvenuta qualche anno fa quando si è cominciato a registrare il cosiddetto riscaldamento del pianeta. Così quello che per le zone tradizionalmente vocate alla coltivazione della vite si è rivelato un problema, per la nostra zona è stato un benvenuto cambiamento: le giornate estive si sono riscaldate mantenendo tuttavia la frescura notturna. L’alternanza di giorni caldi e notti fresche è condizione necessaria per la produzione dello spumante, quella che ne garantisce gli aromi, il gusto, la piacevole freschezza e la caratteristica dotazione acidula.

Proprio per questo, nel 2010, io e mio figlio Giacomo abbiamo deciso di lanciarci in una nuova avventura, facendo rivivere un’antica vigna con un nuovo impianto 100% Pinot Nero per la produzione di spumante di qualità superiore, che nel nostro ambiente e col nostro terreno può trovare le condizioni ideali.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

Una vigna deve essere felice per produrre del buon vino. Se è stressata, cioè coltivata senza attenzione all’ambiente che la circonda e senza cura alle piante che la compongono, produrrà del semplice liquido alcolico con dello zucchero. Invece se c’è un buon equilibrio tra terreno, radici, vegetazione, sole, aria calda e fresco notturno sarà in grado di esprimere sapori e aromi che sono la sintesi della felicità della vite. Successivamente in cantina occorre trattar bene il vino per continuare la strada percorsa fino a questo momento nel campo. Quindi cerchiamo di intervenire il meno possibile nella trasformazione da mosto a spumante senza effettuare pratiche invasive, limitando al minimo chiarifiche, filtrazioni, aggiunta di solforosa e altri additivi. E poi dietro a tutto c’è una grande passione che ti fa alzare presto al mattino, lavorare sotto la pioggia e il sole cocente, confrontarti con esperti e altri produttori, avere voglia di metterti in discussione e non smettere di imparare.

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

In questi anni si è acquisita maggior consapevolezza e attenzione al ciclo vitale della vite e all’evoluzione del vino in cantina. Essendo la nostra una vigna biologica dobbiamo fare più attenzione a mantenere gli equilibri naturali e a prevenire le situazioni critiche come gli attacchi fungini e i capricci stagionali.

La tecnologia è molto importante visto che aiuta a non commettere errori senza dover ricorrere a bilanciamenti chimici. Ci può segnalare i valori di umidità, temperatura, bagnatura fogliare per intervenire tempestivamente con i trattamenti consentiti dal biologico.

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

La primavera 2018, che è stata estremamente piovosa, ci impediva di entrare nella vigna col trattore per tagliare l’erba. Vista la grande pendenza del terreno, che in condizioni normali costituisce un aspetto positivo in quanto garantisce una buona esposizione ai raggi solari, il trattore scivolava sull’erba alta e bagnata facendoci correre grandi rischi. Per cercare di compiere il lavoro abbiamo dovuto usare due trattori: uno tagliava l’erba mentre l’altro lo tirava su con lunghi cavi. Ma alla fine abbiamo dovuto desistere in attesa di una stagione più clemente.

Bello è stato scoprire che la nostra vigna è un piccolo scrigno di biodiversità: tantissime specie di farfalle tra cui circe, megera, rapaiola, maniola, vanessa del cardo, vanessa dell’ortica, icaro.

E poi numerosi e diversi uccelli: cardellino, cinciarella, cinciallegra, codirosso, lucherino, merlo, tottavilla, zigolo nero, la splendida e rara averla piccola che nidifica ai bordi della vigna.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

A breve inizieremo a esportare i nostri spumanti in Australia, Norvegia, e probabilmente Polonia oltre al Canada dove siamo già presenti da vari anni.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

Certo, basta che ci avvisiate con un modesto anticipo. Il vino si può assaggiare qui da noi oppure, se siete troppo lontani, possiamo indicarvi dove trovarlo. Comunque solitamente in enoteche attente alla qualità e sempre alla scoperta di nuovi prodotti di nicchia, di certo non nella grande distribuzione.

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

La vendemmia è sempre stata un momento di gioia e di festa nelle aziende. Faciliterei pertanto la possibilità di far lavorare in maniera sicura e ufficiale amici, parenti e collaboratori occasionali che prestano aiuto anche per poco tempo. Riporterei l’agricoltore in vigna e in cantina togliendolo da dietro alla scrivania, dove sta inchiodato a compilare delle carte per cercare di restare in regola di fronte a una burocrazia che coltiva se stessa divorando il vignaiolo.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

Sì, se ha la passione per la natura, la capacità di osservare e apprezzare il cambiamento delle stagioni, la gioia di raccogliere e trasformare una bacca dolce e succosa in un buon vino.

Post in collaborazione con:

Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese

http://www.gal-oltrepo.it/

Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese

http://www.vinoltrepo.org/it/tag/strada-del-vino-e-dei-sapori-delloltrepo-pavese/

Attivaree Oltrepò Biodiverso

F.L.A. Fondazione Lombardia per l’Ambiente

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *