Camminare in Calabria è un’ottima maniera di scoprirne i territori variegati: rispetto ai percorsi sul Pollino, la Sila e l’Aspromonte, le sue principali aree montuose, la Via Popilia (VP) può essere un’alternativa di grande suggestione, grazie alla varietà dei paesaggi e persone che si incontrano, al richiamo costante alle tradizioni tramandate fino ai giorni nostri. Sulle strade della Calabria ci immergiamo nella storia antica (non solo quella degli antichi Romani) in un continuo saliscendi tra passato e futuro. Di seguito troverete alcune informazioni pratiche e spunti per la visita dopo la mia esperienza di una settimana, un tempo di viaggio perfetto anche se chi può optare per un soggiorno più lungo vedrà più cose, le tentazioni saranno ovunque. Avete ottocento chilometri di coste da visitare e millenni di storia da scoprire; i luoghi vi sorprenderanno e le persone vi faranno stare bene.

LA VIA POPILIA O VIA ANNIA DEL SUD

Da Reggio di Calabria fino a Capua in Campania, la VP è la strada romana che si sviluppa Ab Regio ad Capuam. Noi la percorriamo “al contrario” in direzione sud, Ab Capua ad Regium, seguendo la segnaletica con le frecce che è stata posta lungo il cammino. Misura più di 500 chilometri di cui oltre 300 in territorio calabrese, è stata portata a termine in soli quattro anni a partire dal 132 a.C. per avvicinare Roma all’estremità meridionale della penisola italica.

Per la sua progettazione e costruzione sono state superate imponenti barriere naturali, grazie all’ingegno degli antichi Romani e con le risorse di tante maestranze coinvolte nell’opera. Il tracciato naturale della VP è oggi poco visibile, nascosto e coperto da vie moderne inclusa la famigerata ma indispensabile autostrada. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce elementi diversi che fanno capire dov’era e le campagne di scavo tuttora in corso aiuteranno a delinearne meglio l’effettivo percorso.

La VP prende il nome dal console Publio Popilio Lenate che, come recita Lapis Pollae (il famoso cippo di Polla), l’avrebbe fatta costruire. A Vibo Valentia noi vediamo un’altra pietra miliare romana di enorme importanza. Il Cippo di Sant’Onofrio si trova all’esterno del museo archeologico, è stato ritrovato nel 1952 e dà una misura precisa del lavoro svolto all’epoca: segna duecentosessanta miglia, CCLX, la distanza da Valentia a Capua.

Svetta invece nel cielo un manufatto pregevole, il ponte romano sul fiume Savuto presso Scigliano, risalente a 2150 anni fa. Assieme a quello sull’Isola Tiberina a Roma è il ponte romano più antico tuttora in piedi e ha dimensioni importanti: misura 22 metri di luce per 11 metri d’altezza. Forse è stato restaurato in epoca medievale e per le sue ardite proporzioni è pure chiamato ponte del diavolo.

GLI INCROCI TRA CIVILTÀ

La storia della Calabria ha visto passare molti dei popoli che nei secoli passati gravitarono nel bacino del Mediterraneo. Barbari, condottieri, pellegrini, fuggiaschi, conquistatori. La Calabria si estende a nord verso la solida terra al centro dell’Italia e sfiora a sud la Sicilia con lo stretto di Messina a separarla dall’isola triangolare. Ha un’anima greca che condivide proprio con la Sicilia, e ha dato i natali alle prime popolazioni italiche, i Bretti o Bruzi, insediati a Cosenza. Ha uno spirito romano e nasconde le spoglie di Alarico re dei Visigoti, morto e sepolto a Cosenza in un luogo sconosciuto e misterioso. Porta le tracce dei Longobardi del Sud e dei Borboni, di Francesi e Piemontesi. Garibaldi dalla Sicilia sbarcò a Melito Porto Salvo nel 1862, con l’intenzione di proseguire verso Roma via terra, una marcia interrotta in Aspromonte.

Questa regione ha tante anime quante sono le genti che l’hanno abitata nei millenni, mescolate in guerra e pace sino a costituire in molti casi comunità solidali. Ebrei e Albanesi ad esempio si sono stabiliti in diverse zone del sud. I primi sono tuttora presenti a Bagnara Calabra, i secondi in paesi dalla forte identità arbereshe: Carfizzi, Civita, Spezzano Albanese, ma anche in Molise, Puglia, Sicilia. Sono stata a Carfizzi un anno e mezzo fa e consiglio vivamente di inserire queste visite nel vostro itinerario.

Sono rimasti a dispetto delle ingiustizie subite: nei tempi antichi quando dovettero fuggire e colonizzare aspre zone di montagna, nei tempi recenti come durante il nazifascismo. I calabresi sono persone ospitali dal cuore d’oro, quando han dovuto far fronte alle persecuzioni non si sono smentiti nemmeno in tempo di guerra.

Il campo di internamento a Ferramonti di Tarsia è un luogo emblematico per conoscere, attraverso documenti e testimonianze, la vita da reclusi degli internati a cui non sono mai mancati l’aiuto e supporto esterno.

I LEGAMI CON VENEZIA

Gli incroci di civiltà passano per la VP e dalla Calabria portano fin su a Venezia, lo scrivo perché sono di parte. San Fantino è il primo santo calabrese: detto il Cavallaro, è nato a Tauriana presso Palmi nel 294 d.C. Noto per i suoi miracoli, gode di una grande devozione popolare che culmina ogni anno il 24 luglio, giorno della sua morte avvenuta nel 336. Il sito di Tauriana comprende un complesso archeologico e la chiesetta a lui dedicata, prendetevi almeno mezza giornata per visitarli. Campo San Fantin a Venezia (dove si trovano il Teatro la Fenice e la chiesa omonima) è ritratto in immagini d’epoca a Tauriana.

Questo lungo abbraccio tra nord e sud lambisce la VP e prosegue fino alla Siria da cui provenivano alcuni monaci attivi in Calabria. I fratelli veneziani Attilio ed Emilio Bandiera sono due patrioti del Risorgimento, nel 1844 furono fucilati presso Cosenza, al termine di una sfortunata spedizione. Venezia conserva le loro spoglie nella chiesa di San Giovanni e Paolo, ha dedicato loro il campo omonimo, dove si trova la loro casa natale, e numerose lapidi. Monumenti e targhe si trovano a Cosenza, San Giovanni in Fiore e Crotone.

I BORGHI DA FIABA

Camminare sulla VP significa andare di borgo in borgo. Ogni mattina ci svegliamo in un posto che abbiamo conosciuto con le luci della sera quando i gruppi compatti di case, abbarbicate su una collina, sembrano un presepe pronto per il prossimo Natale. Accade subito al nostro arrivo a Laino Borgo, una gradita sorpresa per la grande cura ai dettagli che gli dedicano amministratori e abitanti.

Di giorno ogni paese è diverso: a volte è pieno di vita con la gente in giro, le botteghe aperte, i banchetti del mercato. Altre volte è in preda all’abbandono e su molte case campeggiano tristi cartelli. Vendesi. Cedesi. Affittasi. Che mi stringono sempre il cuore nonostante il problema sia comune a tante zone d’Italia.

A volte piove, come a Mormanno, e dobbiamo posticipare la camminata.

Idem a Morano Calabro, uno dei Borghi più belli d’Italia, dove sotto una pioggia incessante andiamo su e giù per gli scalini. Io cerco di osservare bene tutto, fotografo, prendo appunti e faccio attenzione a non scivolare (mi è successo più volte in viaggio). A Cosenza però faccio un bel capitombolo: per vedere un palazzo dall’altra parte della strada non vedo un gradino davanti a me, per fortuna l’ultimo giorno.

Tranne questi due casi, il sole splende quasi sempre su di noi. le guide e i volontari che ci conducono lungo la VP sono “la meglio gioventù” per questi paesi. A Tarsia e Scigliano abbiamo due accompagnatori d’eccezione, i primi cittadini. Il sindaco di Scigliano si chiama Raffaele Pane, quello di Tarsia è Roberto Ameruso.

A Seminara attraversiamo il paese in velocità per poi perderci nelle campagne, è quasi una scena da film di Pieraccioni. Cosenza in confronto è una grande città dai forti contrasti, evidenti proprio fra notte e giorno.

LE MONTAGNE SELVAGGE

Con quasi 200.000 ettari di estensione, il Pollino è il più grande parco nazionale italiano e rappresenta un poco la porta d’accesso alla regione. Situato proprio all’incrocio tra Campania, Basilicata e Calabria mostra alte montagne circondate da rilievi boscosi, percorsi da fiumi e torrenti dove si praticano vari sport. La VP inizia proprio qui e io sono felice di camminare in questo paradiso dell’outdoor. Accanto al nostro percorso sono possibili altri percorsi di terra in bicicletta e a cavallo, vie d’acqua a tutto canyoning e rafting, sport più adrenalinici che però non fanno per me. A Laino vediamo diversi gruppi impegnati lungo il corso del fiume Lao.

Il Pollino è sempre più frequentato, non solo da ospiti dalle regioni limitrofe ma anche dagli stranieri che si cimentano in tali attività sportive quasi tutto l’anno. Nei mesi più freddi invece è tempo di neve. Dalle montagne al mare, in meno di un’ora si passa da scenari prettamente invernali ad atmosfere mediterranee.

Nella nostra discesa verso sud sfioriamo appena la Sila e l’Aspromonte, regni ancora più selvaggi di una natura primordiale fatta di rocce e pietre, di terra e acqua, laghetti e cascate. E naturalmente regni della biodiversità, animali, piante e soprattutto grandi alberi come i faggi, le querce e il pino loricato.

IL MARE BLU

La VP si svolge solo sul versante tirrenico e tralascia la Calabria ionica. Vediamo il mare solo dopo tre giorni di cammino, Pizzo Calabro è infatti il primo posto dove si vede il Mar Tirreno affacciandosi a un balcone che invita a scendere in spiaggia. Siamo sulla Costa Viola, dove l’acqua del mare assume proprio questo colore.

Tauriana presso Palmi, il luogo natale di San Fantino, ci mostra una lunga striscia di sabbia che guarda al grande porto di Gioia Tauro a nord, a Reggio Calabria a sud.

Per me questo è lo sfondo più evocativo sullo stretto di Messina, la Sicilia e l’Africa. Il vulcano Etna è nascosto dietro uno sbuffo di fumo, le isole Eolie non si fanno proprio vedere, nemmeno Stromboli e Vulcano.

Chianalea di Scilla ci ruba il cuore, il mio si divide a metà fra il luogo e la gente, la terra e il cielo, la solidità delle pietre e la fluidità del mare.

Reggio Calabria, la maggiore città della regione con quasi 200.000 abitanti, si presenta di sfuggita con il suo rinomato lungomare, il “chilometro più bello d’Italia”. Peccato vederlo dal pulmino, ma abbiamo solo tempo per una fugace visita al Museo Archeologico Nazionale. Qui fra immensi tesori spiccano i due corpi perfetti dei Bronzi di Riace, icone di grecità, ineffabili, imperscrutabili, terribilmente affascinanti.

CIBI E VINI GENUINI

Il calore del sud è la vocazione all’accoglienza calorosa e silenziosa che, anche in Calabria, si esprime attraverso uno scambio di sguardi, il sorriso e il saluto delle persone che incontriamo lungo la VP. Sono gesti semplici: porte che si aprono, racconti di vita da ascoltare con un bicchiere di vino in mano, da assaggiare insieme.

Enotria, la terra dove si coltiva la vite, è l’antico nome che i colonizzatori Greci diedero a questa porzione d’Italia. Ho avuto piacevoli conferme sulla varietà dei vini calabresi, anche quelli caserecci, continuerò a curiosare soprattutto tra i vitigni autoctoni come Greco e Guarnaccia (a bacca bianca), Gaglioppo e Magliocco (a bacca rossa).

La sera ceniamo al ristorante o in hotel, a tavola ci servono i piatti della tradizione. La cucina di terra è preponderante, purtroppo assaggiamo ben pochi prodotti della pesca. Formaggi e salumi, le mie amate conserve vegetali come sottoli e peperoni cruschi (che non si producono solo in Lucania!) costituiscono un ricco antipasto. Scopro cose nuove come il fusto del cappero marinato e messo sott’olio, tutto intero, squisito!

Dopo questi assaggi io potrei fermarmi perché sono buoni ma non sono per nulla leggeri! Tra i primi piatti impazzano le melanzane alla parmigiana che mangiamo quasi tutti i giorni, ma pure le paste e le zuppe con i legumi locali. Conosciamo prodotti DOP e IGP come i ceci e il fagiolo bianco, prodotto nell’area del Pollino in piccole quantità e di gran pregio, raccolti e lavorati a mano.

Lascio agli altri i secondi piatti di carne e pure i dolci, non assaggio né il cannolo né il famoso tartufo di Pizzo Calabro, mi credete?? Non sono golosa di queste cose dolci e faccio eccezione solo per quelle basate sulla frutta, come i fichi che adoro. A Cosenza c’è la maggiore produzione italiana di fichi che vengono essiccati e preparati in varie fogge, con un mercato mondiale e una produzione inferiore alla richiesta.

Questa e altre produzioni locali potrebbero essere sviluppate in futuro per attrarre nuove imprese, favorire il ripopolamento di campagne e borghi, qualcuno ci sta pensando?

COME ARRIVARE

Prima di iniziare a camminare, in Calabria bisogna arrivare!

In auto – Laino Borgo, sulla Salerno Reggio Calabria, è la prima uscita calabrese che si incontra scendendo in autostrada da Napoli, attraversando pure la Basilicata sul lato tirrenico, lambendo l’altopiano del Pollino.

In treno – la stazione di Paola è la più vicina all’inizio del percorso della VP.

In aereo – Lamezia Terme è l’aeroporto internazionale e l’accesso principale per chi viene in Calabria da lontano.

C’è della poesia in un lungo viaggio in treno fino a qui, mi manca tale esperienza e vorrei davvero provarla, stavolta sono scesa in auto con i due toscani e sono salita in aereo. Avete presente com’è Lamezia?

Fateci caso quando ci passate, è un luogo strano. Io lo chiamo “l’aeroporto degli addii” e trovo emozionante, anzi struggente, partecipare per un attimo al rito collettivo che quotidianamente vi si consuma. Trovarsi alle partenze o agli arrivi permette di assistere in silenzio ai saluti tra parenti e amici che vivono lontani per la maggior parte dell’anno. Qui si mescolano fisicamente negli sguardi, negli abbracci e nel linguaggio del corpo. La gioia del tempo trascorso e da trascorrere si esprime con parole di commiato che mescolano vari idiomi: italiano, inglese, calabrese. Non è necessario capire il dialetto per intuire i sentimenti alla base dei saluti.

Salutare la Calabria e i calabresi è la cosa più difficile ma ogni volta lo faccio con due parole, le più semplici.

Arrivederci e Grazie!

Nel prossimo post inizia il diario di viaggio, per informazioni e per organizzare il vostro cammino potete contattare Associazione La Via Popilia facendo riferimento al suo presidente, ingegner Ferdinando Morelli.

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Sulla pagina Facebook de La Via Popilia trovate tanti post sulla nostra settimana in cammino e anche sui numerosi eventi locali previsti tra cui rievocazioni storiche e visite guidate.

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2 comments

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Dire con certezza quale è il punto in cui passava la via Popilia è pura illusione, lo sanno anche le pietre

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Pippo grazie per avermi scritto, le pietre ci raccontano abbastanza storie da permetterci di ricostruire la storia, o una storia parziale, e poi farci sognare. Hai dei consigli per la nostra prossima visita? Grazie intanto!

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