Oggi facciamo un piccolo viaggio nelle Marche e assaggiamo uno dei vini che meglio rappresentano il territorio. E non parlo del Verdicchio ma della Lacrima di Morro d’Alba. Il primo vitigno infatti identifica la regione dal punto di vista enologico, sia che venga da Matelica sia da Iesi il Verdicchio parla delle Marche, in tutto il mondo. Eppure basta spingersi poco lontano, sopra Ancona, fra le colline che circondano Senigallia, per avere la piacevole sorpresa di trovare la Lacrima, curiosando fra le cantine marchigiane.

Questo vitigno autoctono innanzi tutto è prodotto in piccola quantità in una piccola area, circa 300 ettari distribuiti fra meno di venti produttori. Alla prova dell’assaggio si apprezza in generale per l’intensità aromatica, la persistenza gustativa e profondità.

Nel racconto dei vignaioli emerge in particolare la sua grande versatilità: la Lacrima è un vino, anzi sono diversi vini che racconta(no) questa regione completa e variegata, morbida e ruvida, sempre piena di sorprese. Non è da tutti azzardare un metodo classico, un rosé o un passito. Affinare utilizzando solo acciaio invece del legno (botti grandi o piccole). Osare insomma. Assaggiare per credere.

IL TERRITORIO

Le caratteristiche del territorio, i sei comuni attorno a Morro d’Alba dove si coltiva la Lacrima, sono ideali per questa coltura con delle rese non elevate, 50 – 80 quintali per ettaro, ma di elevatissima qualità grazie ad elementi quali la ventilazione sia dal mare sia dagli Appennini, le elevate escursioni termiche, l’irraggiamento solare. Il terreno argilloso, sabbioso o calcareo fa il resto.

Importante è la gestione del vigneto con pochissimi trattamenti, per alcuni produttori in regime di agricoltura biologica.

Ne risulta un vino dal grado alcolico elevato che arriva tranquillamente a 14 gradi e oltre.

Quanto a intensità aromatica la Lacrima di Morro d’Alba potrebbe essere un vino bianco, quanto a struttura e potenza è decisamente un vino rosso. Si presenta di solito di colore rosso rubino tendente al violaceo.

La nota olfattiva principale e comune alle varie declinazioni di Lacrima, il profumo di rosa, è dovuto a una molecola dominante, il geraniolo.

Altre note oltre alla rosa possono essere: floreale (glicine, geranio), more e frutti rossi oppure frutta esotica come la papaya; erbe aromatiche (rosmarino e lavanda); spezie (pepe, tè nero, cacao, caffè, cioccolato)

Le sensazioni gustative possono confermare quelle olfattive ma a volte vanno oltre, sino al balsamico ed empireumatico. I tannini sono relativamente morbidi, anche nei vini più giovani.

Questo è un vino che si presta all’invecchiamento. Io ho osato un paragone con i grandi vini rossi piemontesi, sono stata sincera e spero che sia stato apprezzato.

MORRO D’ALBA

Una collina, un tempo cumulo di sassi, orientato a sud (Alba).

Lacrima, acini che si fessurano durante la maturazione e lasciano fuoriuscire gocce di succo, lacrime appunto.

Grappoli carichi di sostanze coloranti, antociani e tannini.

La DOC è stata riconosciuta nel 1985, quando gli ettari vitati erano meno di dieci nell’areale in oggetto. Fino ad allora i vignaioli praticavano la mezzadria e vendevano il vino sfuso, la lacrima era un vino da consumare giovane, entro l’anno.

Il disciplinare dice che tuttora lo si può vendere dal giorno 15 dicembre dell’anno della vendemmia.

La sua coltivazione era estesa, anzi sparsa in diverse regioni dell’Italia centrale e meridionale: oltre alle Marche, in Romagna, Toscana, Umbria, ma anche Campania e Puglia.

LA DEGUSTAZIONE

Alla fine di febbraio ho partecipato a una degustazione Lacrima di Morro d’Alba presso Osteria alla Pasina, a Casier vicino Treviso, organizzata da Lionella Genovese mente e anima di EleganzaVeneta. Nonostante avessi già assaggiato il vitigno in questione, ne ho conosciuto sfumature nuove e ho portato a casa un prezioso patrimonio personale. E soprattutto ho conosciuto gli artefici di questo prodotto, due vignaioli che sono venuti di persona a raccontarci il loro lavoro: Stefano Mancinelli e Lorenzo Mezzanotte.

Abbiamo affollato la Pasina prima con il calore della passione, poi in religioso silenzio ad ascoltare il sommelier Andrea da Ros in una sala piena, tutta per noi e per i produttori presenti con i loro vini.

La serata consisteva in due momenti separati, per favorire sia gli aspetti conviviali, lo stare insieme per una chiacchiera durante l’introduzione, sia gli aspetti tecnici del percorso guidato. Ascoltare Andrea è sempre un piacere per la competenza e la passione che ci mette. Ci siamo dunque trovati per l’aperitivo al piano di sopra della Pasina, dove le fatiche e i pensieri della settimana si sono sciolti di fronte a un calice di vino.

Sono entrata trafelata nel locale, come il mio solito, il menu sull’invito recitava così.

BUFFET libero di assaggi con servizio Sommellerie e stuzzichini dello Chef della Pasina:

-Podere Santa Lucia Spumante Brut Rosè Mill. 2015

-Podere Santa Lucia Marche Rosato 2018

-Stefano Mancinelli Metodo Classico Brut 2015 (vinif. in rosso)

-Vicari Sfumature del Pozzo Buono Spumante Rosato di Lacrima Brut Metodo Classico 2016

-Mezzanotte Lacrima di Morro D’Alba 2018

WINE TASTING Lacrima Superiore DOC. Un confronto tra annate, esposizioni, altitudine ed interpretazione della vinificazione più importante da uve Lacrima:

-Vicari Lacrima di Morro D’Alba Sup. DOC 2018

-Mezzanotte Lacrima di Morro D’Alba Superiore DOC 2017

-Marotti Campi Lacrima di Morro D’Alba Superiore Orgiolo 2017

-Stefano Mancinelli Lacrima di Morro D’Alba Superiore DOC 2017

-Lucchetti Lacrima di Morro D’Alba Superiore MARIASOLE 2016

-Podere Santa Lucia Lacrima di Morro D’Alba Superiore DOC Le Cantarelle 2016

Due vecchie annate a sorpresa e i saluti finali:

-Stefano Mancinelli Re Sole Passito 2013

-Lucchetti Lacrima di Morro D’Alba Passito 2018.

Un tale dispiegamento di etichette e tanta ricchezza di assaggi non era previsto, non me l’aspettavo ed è stata una serata sopra le righe, un evento da ricordare. Ho mandato un saluto via email ai vignaioli, il giorno dopo.

Stefano mi ha risposto subito, gli ho chiesto di raccontare il suo vino ed eccolo qui. Arrivederci nelle Marche, grazie soprattutto alla perfetta organizzazione di EleganzaVeneta. A presto!

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

La mia attività, che ho sempre svolto con grande passione e divertimento come se fosse un hobby, nasce da quello che era l’hobby di mio padre per la campagna e l’enologia, pur avendo lui avuto una professione completamente differente. Il mio prodotto principale è il Lacrima di Morro d’Alba, vitigno e di conseguenza vino, con caratteristiche uniche rispetto alla massa dei vini rossi nazionali. Rosa, viola e frutti rossi del sottobosco, sono i classici descrittori olfattivi che uniti ad una morbidezza di beva particolare, ne fanno un vino con caratteristiche non riscontrabili in altri prodotti.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

E’ ormai risaputo che un buon vino nasce al 90 % in vigna, poi, come sempre dico, il bravo trasformatore è “quello che non fa danni”. Importante è per me rispettare la tipologia e le caratteristiche del vitigno e non stravolgerlo per ottenere in vinificazione, prodotti con caratteristiche differenti da quelle originarie. Quindi esaltarne al massimo la tipologia e la tipicità. La mia linea guida è sempre stata :

  • “Ciascun vino deve avere le caratteristiche e la tipicità dell’uva con il quale è fatto”.
  • No vini da uvaggi, che sono, in senso lato e generale, tutti uguali.

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

Ho sempre seguito e continuo a seguire i principi sopra elencati, per cui grandi cambiamenti non ne ho avuti. La tecnologia è quella cosa che dato per scontato che un buon vino nasce dalla vigna, averla o non averla ti può far migliorare di quel 2-3% rispetto a chi non ce l’ha.

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

Come già detto il mio lavoro è stato sempre per me un hobby, per cui, nel bene e nel male sono state tutte belle esperienze. L’aspetto negativo è quello che si sta sempre più sviluppando in questi ultimi anni ed è l’eccessiva burocratizzazione che porta via tempo al ns. lavoro, risorse economiche e che in più non serve assolutamente a nulla per quanto riguarda la garanzia di sanità, provenienza, ecc. ecc. ecc. nei confronti del consumatore finale.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

Vendo praticamente in tutto il mondo, ma il mio principio, che poi è un principio puramente di economia politica, è che prima si deve vendere nella propria sede, poi man mano che serve allontanarsi relativamente alle necessità. Per me è stato sempre valido, sono arrivato a vendere nel mio punto vendita oltre il 70% della mia produzione totale di circa 150.000 bottiglie. Se poi si vuole andare a fare un tour in Cina, liberissimi di farlo.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

La mia sede aziendale è sempre aperta per visite e degustazioni. Nella stessa, oltre alla cantina, si possono visitare anche il mio frantoio nel quale lavoro le olive delle mie circa 2.500 piante, e la mia distilleria dove produco grappe di Lacrima e di Verdicchio. Ci tengo a dire che tutto quanto produco e trasformo deriva soltanto dai frutti della mia azienda agricola.

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

Vignaiolo in senso lato, inteso anche come produttore di vino che per me sono la stessa cosa. Semplicissimo, toglierei tanti controlli, certificazioni e burocrazia che non servono a nulla. Esistono i disciplinari di produzione, per cui ciascuno di noi sa cosa può o non può fare. Se qualcuno viene trovato in difetto, ripeto, relativamente a regole che tutti conoscono, e che chiaramente vanno rispettate, da domani cambia lavoro.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

SI, è un lavoro bellissimo, entusiasmante, affascinante e potrei continuare a lungo, ma tutto questo soltanto se io fossi il Ministro dell’Agricoltura. (Stefano ride – NdR).

Post in collaborazione con:

http://www.eleganzaveneta.it/

Per sapere di più sulle cantine presenti:

-Stefano Mancinelli http://mancinellivini.it/contatti/

-Cantina Mezzanotte https://www.cantinamezzanotte.it/contatti/

-Vicari http://www.vicarivini.it/contatti.htm

-Marotti Campi http://www.marotticampi.com/contacts/

-Lucchetti http://www.mariolucchetti.it/it_IT/contatti/

-Podere Santa Lucia http://www.poderesantalucia.com/contatti.html


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