Più grande di Laino, Mormanno ha quasi 3000 abitanti e si trova a 840 metri slm. Arriviamo in paese a metà pomeriggio del 6 ottobre, domenica. In Piazza Umberto I osservo in silenzio gli uomini del paese, mediamente anziani, che indugiano a passeggio e nei bar del centro.

Seguo i compagni di cammino nella visita guidata, curata dall’Associazione il Calabrone (un gioco di parole niente male). Collabora con Proloco, servizio civile e varie associazioni locali. Alcuni volontari sono impegnati per curare e pulire l’ex ferrovia Calabro Lucana dove abbiamo camminato poco fa. Ora anzi da un bel po’ è dismessa, ma speriamo nei grandi progetti per farla diventare un percorso ciclopedonale, in parte già avviati.

Io sogno sempre che riaprano le piccole ferrovie e il traffico su gomma si riduca di conseguenza.

In piazza sorge il duomo di Santa Maria in Colle, principale luogo di interesse di questo paese che sconta, come molti altri, un notevole spopolamento. Il turismo lento si spera che aiuti a invertire questa tendenza.

Si tratta di una chiesa barocca a tre navate dalla facciata in tufo che sovrasta imponente la piazza.

Il già ricco interno è abbellito da tanti mazzi di fiori, una cascata di colori che su da noi, nel nord più grigio, non si userebbero nemmeno per il più sfarzoso dei matrimoni.

Il sud è anche questo e lo dico da “ignorante” nel senso che lo conosco abbastanza poco da volermi avvicinare alla conoscenza di questi territori, così diversi dal freddo e triste nord, con curiosità e circospezione.

Tutti questi fiori sembra che parlino, anzi che vogliano esplodere come silenziosi fuochi d’artificio.

Nella sacrestia e nella cripta sotterranea, anch’esse scavate nel tufo, hanno trovato antiche sepolture.

La guida ci racconta una storia che mi colpisce molto, non a lieto fine, sull’imprenditoria locale. Riguarda il pastificio D’Alessandro che fino agli anni Ottanta diede lavoro a tanti mormannesi, era paragonato alle maggiori industrie pastarie del nord e si sono spesi fiumi di parole, alla fine, per giustificare il suo declino.

Al culmine era considerato “la Fiat del paese”: lavorava al top della materia prima (grano pugliese) e utilizzava il top delle tecnologie. Nel 1972, fra l’altro durante il cambio generazionale in azienda, il fondatore morì in un misterioso incidente stradale e i figli non riuscirono a proseguirne il lavoro finché il pastificio ha chiuso. Un vero peccato.

Conosciamo meglio la storia di Mormanno attraverso la mostra fotografica e le vecchie immagini del paese.

Paesaggi urbani, scorci rurali, volti degli anziani scomparsi. Questa esposizione temporanea è ben collocata nella piccola cripta – museo, vedremo ogni giorno un museo diverso sulla storia millenaria della Calabria.

Il nostro filo conduttore è la storia: della VP e dei popoli diversi che si sono incrociati quaggiù, per mare e per terra. Enotri e Brettii, gli antenati dei Calabresi. Greci, Romani, barbari a più riprese. i longobardi del sud rimasti più a lungo qui (quattro secoli) che al nord (due secoli). Termini come Enotria e Italia sono nati in Calabria. Ma torniamo alla mostra.

Il titolo è significativo. Un paese ci vuole. La guida cita “La luna e i falò” di Cesare Pavese. Città è il paese mentre la campagna è dove si lavora. Ecco uno spunto di riflessione interessante e utile, per confrontare nord e sud, individualismo e senso di comunità, fare da sé e stare insieme. Quanto ci sarebbe da dire su questo?

Oggi ceniamo e dormiamo in un ex convento, un luogo spirituale ma non ancora pienamente operativo, che fa capo a Pollino Food Experience dello stesso gruppo di Lavinium Albergo Diffuso.

La pioggia ci accompagna per le prossime 24 ore e dobbiamo ridurre gli spostamenti a piedi. Buona notte!

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