Un mese fa ho conosciuto Giulio Fecchio nel suo locale e mi è stato subito simpatico.

Primo perché ha il nome di papà e questo è garanzia di simpatia, poi perché è competente, appassionato e svolge un mestiere davvero bello e difficile.

Ero a Venezia per l’iniziativa Bloggers for Venice ideata da Monica Cesarato, l’amica foodblogger che ha creato un percorso di una giornata fatto di diverse esplorazioni e incursioni in negozi e locali.

Eravamo quattro amiche appassionate di cibo e non solo (Roberta, Monica, Romena e Anna Maria), profonde conoscitrici della città perché la amano e ci lavorano.

La nostra passione è ancora vivace, come e forse più di prima, per cui aspettiamo pazienti la fine della quarantena e, quando potremo ricominciare a esplorare Venezia e dintorni, torneremo alla ricerca di queste chicche. Questa è una promessa! E Giulio?

Giulio ha una creperia artigianale a Venezia, nel cuore di Cannaregio vicino ai Tre Archi.

La sua creatura “Cocaeta – non le solite crêpes” richiama nel nome e nel logo il gabbiano, una presenza fissa in laguna, tanto che si trova in molti oggetti esposti nel suo piccolo locale.

E in libri come “La gabbianella e il gatto” la famosa opera di Sepúlveda.

Ho assaggiato due delle sue creazioni, buone e sane, perché vi sono crêpes per tutti i gusti da Cocaeta.

Oltre ad avere un centinaio di farciture a rotazione, dolci e salate, Giulio ha studiato ricette esclusive per venire incontro ai clienti con esigenze nutrizionali particolari, come gli intolleranti, e a chi ha fatto scelte etiche come i vegani.

Senza togliere nulla al gusto e alla piacevolezza del prodotto, ne è la prova l’impasto senza burro né uova.

Questa è una delle due che ho assaggiato

Crêpe con pesto di rucola, salsa agrodolce di cipolla rossa e uvetta del lido di Venezia, formaggio vegetale di anacardi ai quattro pepi, pomodori datterini gialli, fiori eduli della Val d’Ultimo, spolverata di sommacco siciliano.

In questi giorni è stata attivata la consegna a domicilio nel sestiere di Cannaregio, su prenotazione. Vi consiglio di assaggiarle se state da quelle parti, poi ditemi se vi sono piaciute! Dovreste provarle! Che altro posso dire? Io nulla ma Giulio ha tanto da raccontarci, dopo la nostra visita gli ho fatto le mie consuete otto domande e come un fiume in piena è partito in quarta.

Ha esordito così: non sono necessari piatti super elaborati per stupire i clienti, spesso bastano ricette semplici con ingredienti genuini, proprio come le crêpes. Leggete e poi ditemi se non vi vieni voglia di una crêpe! 

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo lavoro.

Sono Giulio Fecchio, ho 43 anni, nato e cresciuto a Padova e solo, da 5/6 anni a Venezia, anche se mi sembra che sia passata una vita. È in questa magnifica città che mi trovo ora, avendo realizzato un sogno. Ero infatti arrivato a un punto della mia vita dove sentivo che ciò che facevo e il modo in cui vivevo si allontanavano sempre di più dal mio modo di essere. Per timidezza ho sempre fatto fatica a mettermi in luce. Ero bravo a scuola ma in mezzo alle persone, tanto più in contesti lavorativi dove bisogna confrontarsi con gli altri, mi sentivo di non riuscire ad esprimere totalmente le mie capacità. Insomma, su di me il detto “l’unione fa la forza” non ha mai avuto riscontro. Mi si cuce molto più addosso il “Chi fa da sé fa per tre”.

È stato nel 2012 che, per un insieme di fattori che si erano venuti a creare, cominciai a pensare di mollare tutto e ripartire con qualcosa di mio: volevo dimostrare, in primis a me stesso, di valere, volevo sentirmi libero in ogni scelta e decisione. La primissima idea, gestire un rifugio in montagna, ambiente che più di tutti sento mio,  non mi portava verso la laguna. Alcuni aspetti però mi frenarono e da lì, pur non sapendo nulla di cucina e ristorazione, nella mia testa passò l’idea di far da mangiare per altre persone. Mancava il coraggio di ammettere a me stesso che dovevo cambiare vita se volevo stare bene e di dirlo agli altri, in primis alla mia famiglia.

Invece ho trovato pieno supporto da tutti e a quel punto mi sono seriamente messo in moto per capire cosa fare. Venezia era il posto giusto, vicina a Padova e quindi ai miei affetti, ma anche una realtà totalmente diversa, fantastica e unica, che mi aveva affascinato sin da piccolo. Tra l’altro ero un grande amante dei cicchetti, ricordo che nel 2004 comprai una guida ai bacari veneziani e spesso venivo da solo nella città lagunare andando per zone, cercando con mappa e guida alla mano di coprire tutte le calli e tutti i bacari prendendo nota di ciò che più mi piaceva. Probabilmente questo ha fatto sì che abbia imparato cosa desidera e vuole la gente che frequenta Venezia: cosa c’è, cosa manca, cosa piace e cosa no.

Partii col cercare un locale e ci arrivai per gradi finché, un po’ casualmente, son finito con l’aprire a giugno 2014 una piccola Creperia Artigianale in un negozio minuscolo, in una zona quasi per niente battuta dal turismo. Ma con una grande vetrina da cui godersi una veduta magnifica su uno dei canali più ampi e belli di Venezia. Per me quella vista valeva più di tutto. Decisi da subito di aver due impasti diversi, uno classico per le crêpes dolci, uno più particolare per quelle salate prendendo spunto dalle Galettes Bretoni fatte con la farina di grano saraceno. E cercai di distinguermi dalla massa puntando soprattutto sulle Crêpes salate più che su quelle dolci, oltre che con una vastissima offerta di farciture e combinazioni che nessuno poteva aspettarsi da una creperia, tanto più così piccola.

Col tempo ho spinto sempre più verso ingredienti di qualità e puntato molto sull’originalità della proposta. Inizialmente non fu facile, quando la gente pensa alle Crêpes pensa a un prodotto super economico, non necessariamente sano e di qualità ma piuttosto gordo. Anzi, pensa quasi esclusivamente alla solita Crêpe alla Nutella. Io ho voluto andare in tutt’altra direzione. In particolare è stata apprezzata la forte spinta che ho dato all’offerta 100% vegetale, tanto che oggi i miei clienti sono in maggioranza vegani. Mi scelgono perché già è rarissimo trovare in giro crêpes vegane, ancora di più con tante opzioni per loro, dolci e salate.

Altra cosa che i miei clienti apprezzano molto è la ricerca di ingredienti insoliti, di qualità, spesso di piccole produzioni artigianali. Ritengo che una parte fondamentale del mio lavoro sia non fermarmi mai ad un menù ma tenere gli occhi aperti, informarmi, partecipare a fiere e eventi, leggere riviste di settore, blog, siti specializzati. Investo molto denaro in queste ricerche, alle volte in negozio mi trovo ad aver più ingredienti di quelli che ho scritti a menù. Ma è proprio questa componente creativa che più mi mi stimola e che cerco di esaltare nelle mie crêpes.

2 Da dove vengono i tuoi ospiti? Sono più italiani o stranieri?

Quando ho aperto la mia creperia, considerando che è in una zona non turistica bensì residenziale e vicina all’università, pensavo di dovermi rivolgere ad una clientela locale ed universitaria. Mi accorsi però ben presto che purtroppo non avrei potuto affidarmi ai soli clienti veneziani sia in quanto sono ormai troppo pochi e si spostano raramente dalle loro zone (ricordo che qui ci si sposta a piedi), sia perché ancorati a cicchetti / ombre di vino / spritz. In altre parole accolgono con diffidenza qualcosa di nuovo. Mi accorsi che il mio modo di lavorare mal si coniugava coi tempi sempre serrati degli studenti (sono solo e punto decisamente più sulla cura e attenzione della preparazione, piuttosto che sulla rapidità di esecuzione).

Invece le mie crêpes ebbero da subito un ottimo riscontro con i turisti, sia italiani che stranieri. Forse perché, senza voler generalizzare, sono la clientela che meglio si sposa con il mio modo di far le crêpes. Osano di più, sono abituati anche a quelle salate, amano gli abbinamenti curiosi, fanno attenzione alla qualità degli ingredienti, ammirano molto la dedizione con cui realizzo anche la Crêpe più semplice. E semplicemente hanno più tempo, sono più rilassati. Il passaparola online tramite gli appositi siti di recensioni ha premiato sin da subito la Cocaeta tanto che la mia minuscola Creperia è entrata presto nella top 5 dei migliori posti per mangiare sul più noto di questi siti, è l’unico locale che in questi ultimi 5 anni non ne è mai uscito rimanendo anzi, per oltre tre anni, quasi stabilmente al primo posto.

E così la mia Creperia, pur essendo tutt’altro che un locale turistico (non ho posti a sedere, non sto in una via di passaggio, non faccio un prodotto tipico veneziano, non ho un orario fisso, non accetto prenotazioni, con cinque persone il mio locale è già pieno), è paradossalmente diventata uno dei posti più cercati e apprezzati da chi viene in visita a Venezia, mentre tra i Veneziani è ancora pressoché sconosciuta. Per quanto riguarda la provenienza i clienti arrivano da ogni dove. Ho molti italiani da Milano, Roma, Puglia, Napoli, Catania, Parma, ecc. Tanti già solo da Mestre, Padova, Verona… E stranieri da tutto il mondo, di ogni etnia, religione e colore della pelle, di ogni classe sociale.

Le crêpes della Cocaeta mettono tutti d’accordo, dagli studenti squattrinati ai professionisti, dagli sportivi agli intellettuali, dai globetrotters solitari alle famigliole con tre o quattro bambini piccoli, dagli hippies agli ingegneri. E questa è in assoluto la cosa che mi dà più soddisfazione perché evidentemente trovo il modo di far sentire chiunque a casa e di incontrare gusti, abitudini ed esigenze alimentari di tante persone diverse. Insomma, gli unici che mi mancano sono proprio i Veneziani… Che poi non è vero, diciamo che ne ho pochi rispetto al totale ma quei pochi sono clienti affezionati, con molti il rapporto è ormai più di amicizia che altro.

3 Hai verificato alcuni stereotipi sulle caratteristiche dei turisti a seconda della loro provenienza?

Effettivamente alcuni stereotipi ci sono. Ad esempio i turisti orientali sono ossequiosi e gentili, si esprimono con versi ed esclamazioni (ohhhh, mhhhh, wowww..), impiegano più tempo per decidere cosa ordinare, alle volte vanno proprio in panico. I francesi sono molto esigenti, forse perché le Crêpes son cosa loro e vedono con diffidenza un italiano che le fa a Venezia. Tanti mi hanno detto esser le mie crêpes più buone e varie delle loro. Gli americani sono i più entusiasti della vita, sempre scanzonati indipendentemente dall’età o dal tipo di professione. Gli spagnoli sono quelli che quasi mai sanno parlare inglese, per fortuna non è difficile intenderci. Mi stupiscono invece arabi e musulmani, sono spesso ironici, alla mano, simpatici e disinvolti ben più di quanto mi sarei aspettato. Alcuni stereotipi vengono rispettati anche tra i clienti italiani. Super esuberanti ed espansivi quelli del sud, più riservati dal nord. In generale c’è davvero tanta varietà e i luoghi comuni valgono fino ad un certo punto. Con la mia creperia, che è una piccolissima finestra sul Mondo, ho avuto la dimostrazione che alla fine siamo tutti uguali e prevalgono le caratteristiche individuali su quelle di genere, provenienza, religione.

4 Raccontaci qualche aneddoto bello o brutto legato al tuo lavoro.

Di aneddoti ne avrei molti. Mi viene in mente la distinta signora americana che, nel vedere a menù una Crêpe col Salmone, ha chiesto se era stato pescato nella laguna veneziana, o il cliente sempre americano che ha voluto una Crêpe con Bacon, Nutella e Banane (avrei tanti altri esempi). Ho avuto due ragazzini ormai grandi, che praticamente sono cresciuti alla Cocaeta dove vengono a mangiare da anni, e soprattutto a farmi compagnia, a giocare, a cantare. Per loro la Cocaeta è diventata una sorta di seconda casa ed io un fratello maggiore, questa cosa mi fa enorme piacere. Con molti clienti ho instaurato un bel rapporto: gli stranieri mi scrivono, mi mandano lettere e chiedono come sto quando c’è l’acqua alta (o adesso il COVID-19).

Tanti ritornano a distanza di anni: per loro la Cocaeta è una tappa fissa a Venezia, non solo per le Crêpes ma per l’atmosfera che trovano e l’accoglienza che riservo ai clienti: discreta, gioviale e serena. Un cliente che abita vicino a me si ferma spesso in Cocaeta di ritorno dal lavoro, dice che entrarci ha un effetto rilassante e gli metto buon umore, più di quanto farebbe una seduta di psicanalisi. Tutto questo mi stupisce perché son sempre stato una persona timida e riservata, eppure dietro al banco della Cocaeta io stesso mi sento più sicuro e sereno.

Tra gli aneddoti più belli non posso dimenticare che proprio grazie alla Cocaeta ho trovato la mia ragazza. In realtà la conoscevo già, eravamo stati amici oltre 15 anni fa e poi ci eravamo persi di vista, ci seguivamo su Facebook ma niente più. Nel frattempo lei è diventata vegana e amava le crêpes, io avevo iniziato a far crêpes vegane e questo ha creato l’occasione di rincontrarci quasi due anni fa, riscoprendoci ben più che amici. Ahimè qualche episodio negativo c’è stato, ma sono pochissimi: un piccolo furto, qualche cliente pesante complicato da gestire. Ma in definitiva la Cocaeta mi ha regalato tantissimo: autostima, consapevolezza in me, una libertà enorme che di fatto è la mia più grande ricchezza, aver coronato il sogno di vivere a Venezia e incontrare ogni giorno persone di ogni dove, in grado sempre di donarmi e insegnarmi qualcosa.

5 Cosa fa di un ospite una persona speciale, di quelle che a fine soggiorno fa venire voglia di starci insieme più tempo? Si può diventare amici degli ospiti e mantenersi in contatto anche dopo?

Certo, si può diventare amici dei propri ospiti. Purtroppo non è facile per me aver occasioni per frequentarsi al di fuori della Cocaeta, visto che quando io sono libero gli altri lavorano, e torno a Padova dai miei genitori e amici o vado a Mantova dalla mia ragazza. L’orario di apertura sembra ridotto ma la mia attività occupa interamente le mie giornate, ho tanto da fare soprattutto a porte chiuse dalla mattina presto fino a notte inoltrata. Ciò non toglie che si siano creati rapporti belli e sinceri con alcuni clienti. Ho scoperto che a Venezia si è pochi ma c’è molta solidarietà, ci si dà una mano, ci si sente in un certo senso parte di una grande famiglia. Per me i clienti speciali sono quelli che apprezzano il mio modo di lavorare, che riconoscono l’impegno e la passione che ci metto, che apprezzano quel che sono io come persona.

Mi accorgo subito quando questo succede e spesso è una cosa reciproca. Infatti lo dico sempre, i miei clienti sono i migliori e lo penso davvero: chi viene alla Cocaeta non entra per caso, viene apposta, mi cerca, non va nel primo posto che trova e vuole provare una esperienza diversa. Ed è più facile entrare in empatia, anch’io sono così. Molti mi seguono su Facebook, lo uso quasi più come blog personale che come semplice pagina della Creperia. Ho stretto legami di amicizia pure con persone che non sono ancora state a mangiare da me, eppure fanno il tifo per quel che faccio, è davvero bello sentire vicino un seguito così ampio. Su Facebook ho raggiunto 10 mila follower, un numero straordinario per una minuscola Creperia che al massimo può accogliere una quarantina di persone al giorno. Le altre creperie di Venezia non arrivano a mille, ma credo proprio di essere una delle prime 5 Creperie più seguite d’Italia ed è pazzesco.

6 L’ospitalità si compone di tanti fattori, secondo te quali doti o talenti deve avere chi se ne occupa, e cosa si impara invece lavorando “sul campo”?

Come ho detto sono una persona timida e chiusa, avevo paura nell’andare a fare (e lo ho scelto proprio io) un lavoro in cui dovevo relazionarmi con gli altri. Mi dava forza il fatto che non sarei stato un barista che deve socializzare e chiacchierare coi clienti, ho creato il mio lavoro in modo che faccio le Crêpes girato di spalle. Per il resto si tratta di prendere gli ordini e consegnare la Crêpe che il cliente mangia altrove. Eppure ho scoperto che quei pochi attimi di scambio fanno una enorme differenza, basta poco perché si instauri la comunicazione col cliente. Non so bene come ci sia riuscito, non sono quello che intrattiene, che fa battute, che scherza: io parlo poco, il più del tempo son di spalle al cliente finché preparo le crêpes.

Eppure percepisco e leggo, sulle molte recensioni che ricevo, che la gente apprezza la mia accoglienza a pari merito, o ancor più, della bontà delle Crêpes. Ci sono tanti modi diversi per dare ospitalità, non ce n’è uno migliore dell’altro. Può essere l’allegria o la discrezione. Nel mio caso cerco sempre di trasmettere serenità. Il cliente si sente benvenuto, un amico accolto in casa, per questo ho fatto sì che il locale ricordasse una normale cucina domestica e l’ho personalizzato. Quando entrano se non riesco a dar loro il benvenuto subito, perché magari son girato a preparare delle Crêpes altrui, appena mi rivolgo loro lo faccio con il sorriso. E quando vanno via li saluto calorosamente. Lo faccio in modo spontaneo, questo rende tutto più facile.

7 Ospitare delle persone significa anche uscire, far conoscere le persone e il territorio “dietro” un locale. In altre parole viaggiare. Come pubblicizzi il tuo negozio ? Dove vai quando non sei impegnato al lavoro?

Per me il territorio dietro (e soprattutto davanti!) alla Cocaeta è fondamentale. Ho scelto di aprire in quel negozio che non voleva nessuno, che era ritenuto inappropriato per qualsiasi attività (i vicini dicevano che sarei fallito in pochi mesi) ma avevo capito l’enorme potenziale che aveva, con la vista meravigliosa che si gode dalla mia vetrina. Quel tratto del Canale di Cannaregio tra il Ponte dei Tre Archi e quello delle Guglie è stupendo, più veneziano che mai. Regala i tramonti più belli di Venezia coi suoi palazzi antichi, nobili e popolari. E visto che le Crêpes sono spesso chiuse, cioè gli ingredienti non sono a vista come può essere per le pizze o le focacce, più ancora che con foto delle mie creazioni mi son fatto pubblicità mostrando il posto dove sono: Venezia nel suo aspetto migliore, senza il caos e la confusione che ci sono altrove. Spesso ho pubblicato sui social (io uso Facebook e, più recentemente, Instagram) foto con angoli poco noti e conosciuti di Venezia, raggiungibili in pochi minuti a piedi dalla Cocaeta.

Ma non solo, tante volte ho raccontato di posti più distanti, sempre poco noti ma che secondo me meritano una visita: Sant’Erasmo, Pellestrina, Padova la mia città, le mie amatissime Dolomiti. Chi mi segue apprezza questo tipo di post con cui riesco a coinvolgere le persone e tenerle legate alla mia pagina, sentono la genuinità e originalità dei miei consigli e capiscono che son le stesse qualità che metto nelle crêpes. Lavoro in un posto tra i più belli al mondo, che non è solo il Canale di Cannaregio ma tutta la Laguna, tutto il Veneto. I miei clienti arrivano da tutto il mondo, il più delle volte Venezia per loro è una delle tappe di un itinerario più ampio, per cui sarebbe riduttivo parlare solo delle mie crêpes. Faccio capire loro che le mie crêpes non sono le solite francesi, ma una rivisitazione personale in chiave veneziana, strettamente legata a un territorio magico, ricco di bellezza, arte, cultura e squisiti prodotti della terra, e non aspetta altro che essere conosciuto.

Quando non lavoro vado proprio in questi posti che poi racconto: il Lido, la laguna e i canali minori che giro col mio kayak, faccio lunghe passeggiate per Sant’Erasmo o Pellestrina. Vado alla scoperta di nuovi angoli, chiese, scorci, monumenti di Venezia di cui amo soprattutto la parte popolare e più nascosta. Vado spesso in incognito in giro per locali che possono essere miei competitors, non solo per prodotto (di creperie vere e proprie a Venezia ce ne sono poche). Per me è fondamentale vedere cosa fanno gli altri, c’è sempre qualcosa da imparare, prendo spunti e cerco di capire come rendere la Cocaeta unica e sempre  diversa.

8 Consiglieresti a un giovane di occuparsi di ospitalità – ristorazione? SI – NO – Perché?

Certo che lo consiglierei. Abitiamo in un Paese splendido e ricco, c’è tutto il potenziale per vivere bene di solo turismo a patto che sia affrontato in modo professionale, con intelligenza e onestà. Cosa che ahinoi proprio non avviene. Continuiamo a relegare al turismo (e alla cultura) un ruolo del tutto marginale, senza renderci conto che siamo seduti sopra al più grande pozzo di petrolio, frutto di un paesaggio unico al mondo e delle incredibili bellezze che i nostri avi ci hanno lasciato. Mi piacerebbe che sempre più giovani si occupassero di turismo ma con occhi nuovi rispetto al recente passato, con uno sguardo più internazionale. Occuparsi di turismo, ristorazione e accoglienza non è solo incassare soldi facili, facendo leva sul fatto che siamo il Paese più bello del mondo e abbiamo una delle cucine più ricche e buone.

Ora la gente chiede servizi e comfort, pretende attenzioni e accoglienza, vuole sentirsi benvenuta e coccolata, provare esperienze e cibo locali per potersi fidare e non sentirsi sfruttata, presa in giro. Occuparsi al giorno d’oggi di accoglienza / ristorazione è un mestiere impegnativo, bisogna aver pazienza, cultura, apertura mentale, curiosità, passione, empatia, e “farsi il mazzo”. Dare ospitalità non significa essere perennemente in vacanza ma far sentire i propri ospiti in vacanza, la più bella vacanza. Non è per tutti, meglio che se ne occupino pochi ma lo facciano bene. Sono convinto che a farlo bene sia un mestiere bellissimo, arricchente (forse non tanto economicamente ma interiormente), appassionante, e lo dico per esperienza personale. Non c’è soddisfazione più grande, senza retorica, di veder il proprio ospite felice per quello che gli dai, vederlo diventare tuo fan, tuo amico, vedere che ti cerca e che vuole proprio te perché tu gli stai dando evidentemente qualcosa di bello e che magari solo tu sai dargli.

Per saperne di più:

Cocaeta non ha un sito web, come ha spiegato Giulio trovate riferimenti e contatti sui social network e sui portali di recensioni.

Queste invece sono le mie amiche, foodblogger e local blogger, di #Bloggersforvenice

MONICA CESARATO

https://www.monicacesarato.com/

ANNA MARIA PELLEGRINO – La cucina di QB

http://www.lacucinadiqb.com/

ROMENA BRUGNEROTTO – Rominvenice

https://rominvenice.com

Ti è piaciuto questo post su Venezia e il Veneto? Allora leggi anche gli altri, li trovi qui:

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *