La scorsa settimana sono finalmente uscita dalla mia regione, il Veneto, dopo quattro mesi di sosta forzata. Per la prima uscita ho scelto una destinazione simbolica come Bergamo, con le sue bellezze naturali e culturali, con la sua gente forte nonostante l’epidemia abbia scosso la popolazione come tutti sappiamo. Ora i bergamaschi hanno ripreso le attività, stanno riprendendo a sorridere (sotto la mascherina ovviamente) e sono pronti a mostrare nuovamente il loro volto migliore a chi, come me, non si ferma ed è pronto a viaggiare in serenità e sicurezza. Così quello che doveva essere un breve winetour in Valcalepio è diventato un piccolo viaggio con il sapore dolce della riscoperta, della ripartenza e della rinascita: prima tra le colline di Grumello e dintorni, poi nella “Città dei Mille”.

Questi luoghi mi sono cari perché ci ho lavorato in passato e qui vive una parte della mia famiglia. Erano cinque anni che non mi fermavo a Bergamo, l’ultima volta c’è stato il matrimonio di una coppia di amici di viaggio, una grande festa. Anche stavolta mi è sembrata una festa, più piccola ma dall’elevato valore simbolico, in compagnia della cara amica Anna Maria Pellegrino, presidente di AIFB Associazione Italiana Foodblogger.

LA VALCALEPIO

A nord est di Bergamo, in direzione del Lago d’Iseo, ai piedi delle Alpi Orobie si estendono le colline della Valcalepio. Una zona di confine dove, nei secoli passati, diversi dominatori si sono impegnati in battaglie cruente e senza esclusione di colpi tra Guelfi e Ghibellini, anche se l’area affonda le proprie radici storiche in epoca assai più antica. I primi insediamenti umani risalgono infatti alla preistoria e all’epoca romana.

Nel Quattrocento i Veneziani stabilirono il confine occidentale della Repubblica Serenissima proprio a Bergamo mentre, in provincia, la storia di questa piccola area contesa si vede nell’architettura civile e religiosa come i castelli e le chiese. L’attuale tessuto produttivo, incentrato sulla produzione industriale, non ha impedito negli ultimi quarant’anni il ritorno alla terra, anche grazie alle aziende agricole che si sono dedicate proprio alla vitivinicoltura e, in misura minore, nell’olivicoltura.

Oggi una ventina di cantine coltivano la vite, a breve distanza dai più famosi vigneti della Franciacorta in provincia di Brescia. La produzione vitivinicola bergamasca è piccola ma ha un’ impronta qualitativa elevatissima. Si focalizza sui vini rossi e in particolare, ma non solo, sul taglio bordolese, 50% di Merlot e 50% di Cabernet Sauvignon. Questo è il Valcalepio rosso che, nelle migliori annate, diventa Valcalepio rosso riserva.

Il Valcalepio bianco è invece a base Chardonnay e Pinot grigio.

Merera infine è un nome che in futuro sentirete se venite da queste parti, si tratta di un vitigno autoctono locale riportato alla luce in questi anni e recentemente vinificato in purezza. Le prime bottiglie si stanno affacciando proprio ora sul mercato, l’abbiamo assaggiato in anteprima apprezzandone l’intenso profumo e le note gustative, una piacevolissima scoperta!

Speriamo di condividerla nuovamente in futuro, con amici curiosi e appassionati di vini particolari.

TENUTA LE MOJOLE

Questa piccolissima cantina della Valcalepio si trova a Tagliuno di Castelli Calepio ed è frutto della caparbietà di Marta Mondonico. Donna Marta oggi è “ritratta” come un profilo stilizzato sulle etichette.

Diciotto anni fa, nel 2002, si è trasferita qui da Milano per seguire il sogno del marito: fare il vino.

Da astemia ha imparato i trucchi del mestiere, studiando con passione e determinazione, affiancata da validi tecnici come l’agronomo Matteo Pinzetta e l’enologo Paolo Posenato fiino a ottenere i suoi ottimi vini di oggi.

Le Mojole sono le fragoline selvatiche nel dialetto locale. La cantina produce meno di 10.000 bottiglie di vino in 2,5 ettari di vigneto, più quasi un ettaro di bosco che circonda la tenuta.

La conduzione del vigneto è convenzionale ma molto attenta all’ambiente, per valorizzare il territorio riducendo al minimo i trattamenti e rispettando l’ambiente circostante.

Le rese sono 60 – 70 quintali per ettaro (contro i 170 previsti dal disciplinare Valcalepio).

Sul fianco della collina si trova la villa con cantina che si raggiunge salendo le strette viuzze del paese.

Al nostro arrivo appare come un balcone fiorito in vista della vallata. Rosso e rosa che si stagliano sulle verdi colline e sul cielo blu terso, un bel regalo dopo la pioggia del primo mattino.

L’enologo ci accoglie con un’inattesa galanteria, un bocciolo di rosa rossa il cui profumo si spande nell’aria.

Al piano di sopra visitiamo gli ambienti di degustazione e vendita, dove spiccano alle pareti i numerosi premi ricevuti da Le Mojole. Sotto, scavata nella roccia, c’è la cantina vera e propria.

La vendita diretta si basa sulla conoscenza e sulla fiducia degli affezionati clienti, ristoratori e privati, il passaparola migliore.

Merlot, Cabernet e Syrah sono i vitigni a bacca rossa, Chardonnay e Pinot grigio i vitigni a bacca bianca.

Dalla vinificazione in rosato del Merlot nasce il Donna Marta Rosa IGP, profumatissimo ed elegante.

Il nuovo impianto di Merera sarà pronto fra qualche anno.

Assaggiamo quattro vini. Rosato (Donna Marta Rosa IGP). Franciacorta (Donna Marta Brut DOCG).

Donna Marta bianco IGP. Le Mojole Merlot IGP.

Vengono da vendemmie tra il 2010 e il 2016 ma non lo dimostrano, apparendo molto più giovani, freschi e profumati, come se avessero ancora una lunga vita davanti.

Il racconto della degustazione per me è sempre emozionale, non tecnico, per questi aspetti ci sono persone più titolate di me. Se devo identificare dei tratti comuni in questi vini, essi sono la freschezza e persistenza, la gradevole sapidità e il grande equilibrio.

Prova ne sia che l’alcolicità non stona, anche quando essi raggiungono 13 – 14 gradi.

dulcis in fundo hanno un ottimo rapporto qualità – prezzo, partendo da 9 – 10 euro a bottiglia.

CASTELLO DI GRUMELLO

A Grumello del Monte arriviamo quasi all’ora di pranzo, la nostra degustazione si terrà al fresco, all’ombra dei suoi grandi alberi. Iniziamo la visita a passeggio nel piccolo vigneto alla base del castello.

Da qui la visuale spazia verso l’alto, con la sagoma del maniero medievale e la torre di avvistamento.

Verso il basso, nel borgo antico, si susseguono senza soluzione di continuità i tetti delle vecchie case.

Il brolo dei Guelfi è la culla della Merera, qui la famiglia Kettlitz coltiva questo antico vitigno autoctono, unico produttore al mondo, dopo averne identificato il DNA nel 2014. Paolo Zadra è l’enologo che segue la cantina e ha contribuito a questa felice scoperta, il vino che tra poco assaggeremo in anteprima.

I grappoli sono spargoli e le vigne vigorose, sarebbe bello vederle a settembre tutte vestite di rosso.

Ora vedo i bei alberi da frutto che circondano il brolo: accanto a un noce altri alberi sono carichi di frutti rossi, che attirano la mia attenzione. Con i fichi e il sambuco farei la marmellata, con le noci avrei fatto il nocino di San Giovanni, solo una settimana fa.

Nel 1200 il castello di Grumello sorgeva su un “monticello” da difendere, era una fortezza militare a tutti gli effetti. Il grumulus da cui ha tratto il nome è diffuso come toponimo anche in altre località lombarde.

Bartolomeo Colleoni risiedeva proprio qui, oggi il castello è la casa della famiglia Kettlitz.

Il nonno di Cristina, attuale proprietaria, l’ha acquistato negli anni Cinquanta per dedicarsi alla vitivinicoltura, facendolo letteralmente rinascere.

Esso è pertanto un luogo vivace e vissuto nonostante il suo carico di storia, a prima vista crederete di essere entrati in un museo.

Se avete presente i posti dove “il tempo sembra essersi fermato”, ecco, qui è tutta un’altra cosa!

Al castello si accede da un vialetto di ippocastani la cui ombra ci è particolarmente gradita.

Se volete stare “al fresco” fermatevi nella cantina, dove ammirare le botti e dove si possono acquistare i vini.

Oppure per un’esperienza più forte andate a vedere le antiche prigioni, dove le grate al pavimento lasciano intravvedere teschi e scheletri.

E attorno a voi utensili di legno un tempo utilizzati in vigneto, vecchi mezzi agricoli nonché macchine per la vinificazione.

Per qualcosa di più spirituale c’è la cappella privata della famiglia, tuttora consacrata, le cui vetrate richiamano la mia Venezia.

Le ampie stanze al piano principale, riccamente arredate, sono arricchite da quadri alle pareti e grandi lampadari, soffitti affrescati e vasi di fiori.

Quel che preferisco io sono le cose semplici, come i pavimenti in cotto, la cucina e la sala da biliardo.

La cantina appartiene al Movimento Turismo del Vino e si può visitare individualmente, dietro prenotazione, o in occasione degli eventi periodici organizzati in vari periodi dell’anno (anche per famiglie e bambini). Non solo con la classica degustazione ma anche passeggiate nei vigneti, cene e rievocazioni storiche in costume.

O se preferite vi potete organizzare eventi privati, aziendali e non solo, in cui avrete tutti gli spazi per voi.

Ma parliamo anche delle viti e dei vini! I vigneti di proprietà che circondano il castello di Grumello si estendono su una ventina di ettari, la cantina produce circa 110.000 bottiglie di vino all’anno le cui sette etichette (due vini bianchi e cinque rossi) richiamano gli stemmi gentilizi, i vigneti e il castello.

La seconda degustazione di oggi inizia con i vini bianchi. Il primo (Valcalepio bianco DOC 2018) è semplice e al contempo intrigante. Si ottiene da Chardonnay e Pinot Grigio 80% / 20% vinificati solo in acciaio.

Il Roccolo dei Gelsi invece proviene da vigneti PIWI resistenti (all’oidio e alla peronospora) e come tale non ha bisogno di trattamenti. Di questa nuova frontiera della viticoltura sentiremo tanto parlare in futuro.

Valcalepio rosso DOC 2016 è il classico Cabernet Sauvignon e Merlot 50% / 50%, matura per 12 mesi in botti grandi di rovere o barrique, poi è affinato in bottiglia.

Per il Valcalepio rosso riserva e il Colle Calvario ci teniamo la curiosità, per una prossima occasione.

Il Moscato passito DOC 2012, una vera chicca, è ottenuto appunto dall’appassimento di uve Moscato di Scanzo. Le note olfattive e gustative sono principalmente speziate e floreali.

E infine non ci può sfuggire la Merera. Si chiama proprio Brolo dei Guelfi, il primo impatto è con il colore rosso rubino intenso per passare al profumo intenso di fiori, confermato dalle sensazioni gustative avvolgenti e intense.

RINGRAZIAMENTI

Il viaggio si è svolto in collaborazione con Elena Miano di Ospiti a Tavola, molto più di una guida, che ringrazio per la grande professionalità e l’organizzazione perfetta. Elena ci ha messo a disposizione il suo tempo e competenze per farci conoscere due splendide cantine, e poi ci ha portate in visita a Bergamo Alta. Comunicatrice instancabile, fra le altre cose ha ideato cinque anni fa l’evento Bergamo en Primeur.

Si tratta di un appuntamento che propone, a un pubblico di professionisti del settore, l’assaggio dei vini prodotti nell’ultima vendemmia. Le cantine della bergamasca hanno così la possibilità di presentarsi e confrontarsi. Aspettiamo con fiducia la prossima edizione!

Ringrazio anche Borsoi Auto Mestre concessionaria Renault, Dacia, Nissan, Seat, presente anche a Treviso e Oderzo. Per il nostro viaggio ci ha fornito una nuovissima Renault Captur rossa fiammante, con cambio automatico.

Un mezzo facile da condurre e da parcheggiare, grazie alle giuste dimensioni e dotazioni. Abbiamo viaggiato in condizioni meteo diverse: caldo estivo, pioggia e temporali, guidare è stato sempre sicuro e piacevole: sia in autostrada, sia in città e nelle stradine di collina.

Per saperne di più:

https://www.ospitiatavola.com/web/

http://www.lemojole.it/contatti.php

Post in collaborazione con:

https://www.borsoi.net/

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