12 agosto 2014 (bus)

In questa lunga giornata di trasferimento staremo soprattutto sul pulmino, buon per me che sono sveglia dalle tre con nausea e malesseri vari. Però faccio colazione, sana e leggera: tè verde, frutta fresca e pancakes.

Dopo tre ore in viaggio ci fermiamo nella cittadina di Udomxai, di stampo cinese, con un bel monastero e due templi con stupa dorato. Foto di gruppo.

Prima e dopo ci fermiamo per “pausa fisiologica” a due mercatini sulla strada, per nulla turistici, con varie mercanzie ed etnie impegnate nella vendita.

Stavolta assieme agli animali essiccati vi sono anche bestie vive: pipistrelli, nutrie, bisce di fiume appena presi qui sotto, al fiume appunto. Uno arriva, guarda, compra e se ne va con la bestia nella sua gabbietta di bambù.

Oppure tenendo l’animale vivo per le zampe.

Il ristorante dove pranziamo è invece bello e ricco, ma io sono ancora sottosopra con nausea e sudori vari.

Nel pomeriggio la guida annuncia che per soli 80 km impiegheremo quattro o sei ore, la strada è in parte sterrata, la stanno asfaltando e con i lavori in corso insomma dobbiamo metterci comodi.

E allora che facciamo? I giochi da pulmino!

Dopo pochi giorni siamo già ben affiatati, partiamo con i racconti di viaggio di ciascuno e come le coppie si sono incontrate. Poi andiamo giù pesante con doppi sensi, frecciatine e battute sul sesso.

Infine provo a psicanalizzare per gioco i pax uno a uno, quando tocca a me essere psicanalizzata a quel punto… arriviamo a Nong Khiaw e finisce qui. Sunset è il nome del nostro splendido alloggio sul fiume Nam Ou.

Un posto che fa ammutolire persino me anche se non c’è traccia del tramonto.

Siamo sistemati in piccoli bungalow di legno dove ci rilassiamo prima di cena. Io sto malissimo, così come Laura che vomita (io no ma forse lei è più fortunata). Chissà cosa ci siamo prese.

Inoltre nel mio bungalow c’è un ragno enorme, scuro e peloso, sulla tenda. Sposto lo zaino e metto il ventilatore a palla sperando che se ne vada. Mi chiudo in bagno e il ragno mi raggiunge. Sono terrorizzata, io ho paura degli animali selvatici e degli insetti. Amo i ragni piccoli ma questo è davvero fuori misura. Il gruppo rientra a mezzanotte. Nottata da incubo per me.

13 agosto 2014 (Barca, pulmino)

Piove dalle cinque di mattina, il monsone si è scatenato con acqua incessante. Portiamo i bagagli al fiume con un tuktuk mentre la maggior parte del gruppo va a piedi.

Per prendere la barca attraversiamo il ponte moderno (lo vedevamo dal Sunset) che con una grande campata in cemento unisce le due sponde del fiume. Prima tutto si svolgeva via acqua, su barche e chiatte.

Un malinteso sui pagamenti dei mezzi genera trambusto ma poi, anche grazie al cassiere Daniele, ci capiamo e salpiamo. Muang Ngoi Neua è a un’ora di navigazione. Il nostro soggiorno diventa una lunga pausa di relax sotto la pioggia torrenziale di oggi e domani.

A Muang Ngoi Neua dormiamo in bei bungalow eleganti, anche qui raccolti attorno a un giardino fiorito e bagnato dalla pioggia torrenziale. Siamo solo noi o quasi.

Sono difficili sia lo sbarco sia l’imbarco causa pioggia, ci facciamo aiutare dal personale munito di carretti. E anche girare nel villaggio significa inzupparsi e infangarsi.

Sembra un gioco ma è meglio stare al coperto e concedersi ogni possibile forma di relax.

14 agosto 2014 (Barca, pulmino, piedi)

Riprendiamo la via del ritorno con la stessa barca del giorno prima, Muang Noi Neua si raggiunge solo a piedi e in barca. Peccato che non abbiamo potuto camminare nei dintorni ma era impossibile, lo giuro.

Qui sotto i cinesi stanno costruendo una grande diga sul fiume. Un tempo ci volevano sei – sette ore di navigazione per Luang Prabang (LP) ora il tragitto in barca è ridotto a metà. A un certo punto siamo costretti a scendere e riprendere il pulmino fino a LP. Lo scarico bagagli nel fango, sotto la pioggia battente, è un momento intenso di collaborazione per cui ringrazierò lungamente i prodi compagni di viaggio.

Vediamo la cittadella della ditta Sinohydro, con i lavoratori cinesi che operano alla costruzione della diga.

Mangiano e dormono qui. Impressionante osservare i lavori in corso. Questa è una “piccola opera” ma…

Le grandi opere stanno plasmando un mondo diverso dove la natura è sfregiata…

Le risorse sono “monopolizzate” a vantaggio di pochi, a discapito degli abitanti che son sempre vissuti qua.

Accade qui in Laos, in Cina e in molte parti dell’Asia, per non parlare dell’Africa.

A chi andrà l’energia prodotta? Cosa resterà del fiume a valle tagliato in due dalla diga?

Come si svolgeranno le attività sul fiume, dove la portata idrica sarà molto minore?

Dovremmo fermarci alle grotte di Pak Ou ma la strada lunga dieci km è piena di fango e addirittura bloccata.

Veniamo a sapere che un camion si è messo di traverso, proprio a causa del fango, è impossibile arrivarci.

Rinunciamo, un vero peccato, e ci fermiamo alle bancarelle sulla strada. Qui c’è una fabbrica di liquore Laolao ma noi vediamo solo il prodotto e vari animali in bottiglia: scorpioni e altri insetti, lucertole, serpenti cobra. Impressionante. Per me sono molto meglio, si fa per dire, le erbe sotto spirito come ginseng e altre radici.

L’ozio mi fa male e le notti agitate mi rendono nervosa, per fortuna i pax sono contenti del viaggio e quando esterno la mia inquietudine, durante la pausa pranzo, Laura mi conforta e mi fa passare tutto. Siamo serviti lentamente nello stile laotiano, siamo di nuovo in vista del fiume Mekong. C’è acqua ovunque che scorre a rivoli sulla strada.

Arriviamo in vista della città nell’ora di punta, impieghiamo molto a raggiungere la nostra guesthouse, sempre molto semplice ma in posizione strategica presso il centro di Luang Prabang (LP).

Non solo è comoda per girare a piedi, ma è perfetta per assistere alla processione mattutina dei monaci che possiamo vedere alle cinque e mezza di mattina, appena usciti dalle stanze o sedendoci al bar della medesima guesthouse, prima di fare colazione.

Dal pulmino vediamo LP in tutta la sua bellezza: viali alberati orlati di fiori giocano a nascondino con vecchie case coloniali a volte curate, a volte sgarrupate. Decine di templi grandi e piccoli si posano sulle colline e in piano, a volte incastrati l’uno sull’altro. Su tutto veglia il Mekong che scorre lento, gonfio d’acqua. Un merletto.

Prima di cena abbiamo un paio d’ore per girare i templi a noi vicini, assistere alla puja e commuoverci.

Tutto pare spontaneo e sincero. Dal viale alberato ci avviamo verso la via principale dove negozi moderni ci spingono a fare shopping.

Indulgere finalmente significa anche cenare in una pizzeria, in pratica una trappola per turisti pazienza. Così come facciamo i turisti in un locale sul lungofiume dove sostiamo per un drink, per il nostro dopocena va bene.

LUOGHI VISITATI

NONG KHIAW – luogo adagiato sul fiume Nam Ou da dove, dopo avere goduto di un bel tramonto, iniziamo la gita in barca verso nord (sotto una pioggia battente).

MUANG NGOI NEUA – dove avremmo dovuto camminare ancora tra villaggi boschi e risaie, si è scatenato l’inferno monsonico. Per quasi 48h, cioè da prima del ns arrivo a dopo la ns partenza, non ha mai smesso di piovere e abbiamo dovuto adattarci a mezza giornata di vero relax – cazzeggio – massaggi (vedere paragrafo). Se fosse caduta tanta acqua da noi sarebbero straripati tutti i corsi d’acqua, mentre qui la gente ha continuato a fare le sue cose, tutt’al più chiudendo le serrande dei negozi tanto non c’era quasi nessuno in giro, a parte noi e pochi altri turisti occidentali. Una vera esperienza di riposo, unica pausa in un viaggio per il resto frenetico.

PAK OU – le grotte con le statue del Buddha che non abbiamo visto causa frana e smottamento del terreno per gli ultimi 5 km. Finché ci sarà la diga in costruzione non saranno raggiungibili via barca almeno dalla ns strada diretta. Possibile arrivarci dalla strada secondaria dal villaggio dove fanno il lao lao prendendo poi una barca sul Nam Ou, ma ci hanno chiesto troppi soldi e ci abbiamo rinunciato.

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