I templi buddhisti, le foreste, i laghi e le cascate del Sikkim ai piedi dell’Himalaya, Darjeeling sinonimo di pregiatissimi tè, la campagna sempreverde del West Bengala, il fascino e i contrasti di Calcutta.

Namaste!! Le persone che incontriamo ce lo dicono sempre, il saluto che ci arriva con un sorriso e le mani giunte accomuna gli abitanti del meraviglioso Sikkim, pacificamente isolati in quello che fino a pochi anni fa era un regno indipendente, e quelli del West Bengala, il meglio dell’India rurale lontana dai più famosi palazzi e città situati in altri stati, Rajasthan e non solo.

IL PAESE

I punti d’unione di questo straordinario e intenso viaggio nella parte nord orientale dell’India sono Calcutta e Darjeeling, due città simboliche, diverse e complementari per la storia del paese. Se guardiamo la cartina del subcontinente indiano siamo al confine con Nepal, Cina, Bhutan e Bangladesh.

Dal West Bengala si accede pure a tre stati indiani pieni di contrasti e fascino: i gruppi etnici con i loro riti tribali, scenari naturali notevoli. Sono Assam, Arunachal Pradesh e Nagaland.

Dall’altra parte, a nord ovest, c’è il Pakistan e ci sono altri stati indiani immersi nelle montagne, come il Ladakh. Sopra di noi incombono le montagne più alte del mondo. La catena dell’Himalaya con i suoi ottomila veglia su di noi per la prima settimana di viaggio, in Sikkim.

Stiamo sul percorso principale di visita senza effettuare grosse deviazioni che richiederebbero più tempo.

Immaginiamo gli scenari degli altri stati himalayani, in India e oltre.

Il confine definito dal 1947, con l’indipendenza dalla Gran Bretagna e la formazione di due stati (India e Pakistan), si è poi modificato con la creazione del Bangladesh nel 1971. L’annessione del Sikkim all’India è avvenuta nel 1975, prima esso era uno stato indipendente. Si tratta di confini tuttora contesi, caldi, dove le tensioni non mancano dall’una e dall’altra parte, e a volte sfociano in fatti di sangue.

Darjeeling, circondata da splendidi giardini del tè (tè che dal 2011 gode della denominazione d’origine) giace appollaiata su una cresta montuosa a 2.100 m slm sovrastata dagli 8.500 metri del Kanchendzonga la terza montagna più alta del mondo, dopo Everest e K2 (che fu scalato per la prima volta dalla spedizione italiana del 1964).

Calcutta la seconda città dell’India è una megalopoli di oltre 15 milioni di persone, che vanno dallo straricco, di casta o arricchito, al povero. Sino agli “ultimi degli ultimi”, quelli che una minuta donna albanese, spinta da un grande amore per gli altri, ha aiutato a vivere e a morire sin dagli anni Sessanta: madre Teresa. Il mio sguardo laicissimo si è soffermato sui dettagli della sua casa – museo e ho rischiato di commuovermi, ma nella straordinaria Calcutta c’è il rischio di commuoversi a ogni angolo nel vedere il bello e il brutto.

Templi e palazzi dai colori accesi sono contrapposti al grigio e alla polvere delle strade, i profumi dei fiori e subito dopo ogni tipo di olezzo, naturale o chimico, che si insinua nelle narici. E l’ho visitata a gennaio, non oso immaginare quali gironi danteschi la rappresentino nei torridi e umidissimi mesi estivi. Mi sono innamorata della città anche perché col mio mini gruppo di 3+1 abbiamo deciso di saltare l’escursione alle Sunderbans in programma, proprio per esplorare bene la capitale dello Stato con risultati entusiastici a detta di tutti. Al suo posto abbiamo visitato Jaldapara N.P.

Troverete di seguito il diario di viaggio e possibili alternative per goderne al meglio nelle varie stagioni.

Ho 19 pagine di diario da trascrivere, dal cartaceo dell’agenda rossa che ho persino fotografato al PC.

Dovrei metterci 3 – 4 giorni se mantengo le proporzioni dei diari di viaggio precedenti. Chissà!

IL GRUPPO

Sono molti i vantaggi del mini gruppo! Viaggio assegnato il 12 novembre 2014 con un pax, è andato a tre pax solo a inizio dicembre, nonostante 2 – 3 chiamate di pax promettenti. A metà dicembre ci hanno dato un piano voli favoloso e la certezza di partire in 3+1, seppure con un piccolo sovrapprezzo nella quota. Ma l’importante è partire e, pur senza sconti né TLF, col senno di poi siamo stati fortunatissimi a trovarci bene e decidere ogni giorno le cose da fare, con l’immediatezza e la facilità che solo un mini gruppo sa dare.

Certo ci sarà stato meno da divertirsi che con un gruppone ma in regioni poco turistiche e in bassa stagione c’eravamo solo noi e gli indiani. Queste persone più che accoglienti ci hanno sempre sorriso e hanno voluto conoscerci, fotografarci, averci vicino in tanti piccoli caldi momenti di condivisione. Bellissima. Namaste!

SUGGERIMENTI POST VIAGGIO

Il percorso definitivo è stato snocciolato in viaggio, in quanto alla partenza dovevamo seguire l’itinerario abbastanza canonico del redazionale. Avendo deciso di saltare le Sunderbans abbiamo fatto prima il Sikkim con il capodanno nella capitale Gangtok, passando poi a Darjeeling e scendendo lungo il WB con rientro a Calcutta. Siamo passati “dal freddo al caldo” e a posteriori appoggio questa scelta, valida a mio avviso sia d’inverno sia d’estate.

Bisogna prepararsi al trauma di passare dal traffico scarso e tranquillo, tra le montagne sikkimesi, all’immenso caos delle strade dell’India vera. Ci sono buche enormi, persone e animali che scorrazzano ovunque, autostrade fatiscenti con infiniti lavori in corso dove si passa più tempo a zigzagare tra le corsie, mezzi contromano. Il rischio di scontri frontali è concreto e il pericolo incombente. Potete “contare” sull’aiuto di 300 milioni di dèi in cui credono gli indù, contare molti intoppi e alcuni incidenti, pochi ma davvero brutti.

Cosa significa saltare le Sunderbans? Avendo parlato di tale possibilità a partire dalle relazioni in mio possesso, che ne davano un riscontro poco stimolante, i pax si sono talmente gasati dall’idea di sostituire il parco a sud con… un parco a nord che l’abbiamo alla fine perseguita. Come? Potevamo iniziare il Singalila Ridge sopra Darjeeling ma sarebbe stato un trekking impegnativo e poco remunerativo, che di solito dura più giorni come indicato sulla guida Lonely Planet (LP). OPPURE potevamo spingerci a nordest verso il confine bhutanese e bangla.

Abbiamo invece optato per Jaldapara N.P. parco famoso, almeno tra gli indiani, per il rinoceronte nero ma non solo. Vi si possono trovare diversi animali, tra cui una fauna specifica composta dai classici grossi mammiferi e molti uccelli, inseriti in un imponente scenario naturale di foresta tropicale abbastanza intatta, che sovrasta un fitto sottobosco di felci e arbusti solcati da corsi d’acqua, laghetti e paludi.

PS – avevamo un giorno in meno, 16 g 15 notti, rispetto al programma standard di 17 g 16 notti.

NUOVI ITINERARI

Vi sono varie opzioni per rimanere più a lungo in questo angolo di India nord orientale e stare più tempo in Sikkim. Sia questo nostro itinerario, sia il Sikkim Bhutan, sia Nepal Sikkim fra i viaggi di Avventure rimangono in Sikkim per lo stesso tempo, 4 – 5 notti sono davvero poche per me. Si potrebbe abbinare gli stati diversamente, inserendo ad esempio il Bihar culla del Buddhismo, ma è uno stato difficile con delle criticità da tenere in conto.

Sulla base della mia esperienza consiglio di passare almeno sei notti nel Sikkim e dedicare al trekking almeno 1 – 2 giorni, accordandosi bene con la guida sul dislivello e difficoltà. L’altitudine non va trascurata, noi abbiamo fatto davvero poco, nella nostra escursione a Tsomgo Lake siamo arrivati a 3.700 m slm e ci girava la testa.

Se parlate con altri viaggiatori appassionati di queste montagne, facilmente vi diranno che gli altri stati himalayani, dentro e fuori l’India, sono più belli del Sikkim. Ma perché fare confronti? Io ho molto amato questa zona e spero di viaggiare in Ladakh e in Tibet, quando ne avremo la possibilità. Intanto mi sono goduta il Sikkim e ne sono felice.

LEGENDA

  • LP – guida Lonely Planet
  • TO – Tourist Office
  • Pax – partecipante
  • WB – West Bengala.

Per saperne di più:

http://www.viaggiavventurenelmondo.it/nuovosito/viaggi/schedeviaggi/3120.php?mostradate=si

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