Ho letto d’un fiato questo libro, le cui 300 pagine scorrono leggere anche grazie alle cartine con gli itinerari e i luoghi di visita. Nel suo Atlante Sentimentale Giorgio Terruzzi, giornalista e scrittore, effettua un giro d’Italia decisamente poco convenzionale. Individua quaranta luoghi italiani e, alla ricerca di un personaggio che rappresenta ciascuno di questi, percorre in auto il bel paese.

Da nord verso sud e ritorno, in grandi città e minuscoli paesi, in luoghi famosi e borghi dimenticati trova le case dove questi uomini e donne famosi sono vissuti, nati o morti. Ne racconta aneddoti a me noti e meno noti, come la vicenda della casa di Moira Orfei a San Donà di Piave di cui non sapevo nulla e mi lascia il sapore dolceamaro di un mondo che non c’è più, come la sua casa, destinata all’abbandono e all’oblio.

Ripercorre le gesta di grandi sportivi fortunati e li accosta ad altri dal destino più crudele. Valentino Rossi e Marco Simoncelli per esempio hanno avuto una storia simile ma, dopo un ottimo inizio, le loro carriere di motociclisti purtroppo sono andate in direzioni opposte.

Ho molto viaggiato con l’autore scorrendo le pagine del suo libro. In Friuli si parla di Primo Carnera a Sequals, il suo paese natale in provincia di Pordenone. Se passate di là dovreste trovare una grande statua a lui dedicata. E di Tina Modotti, attivista e fotografa dalla storia assai complicata. Di lei ho molte foto prese a Udine, a una mostra che Casa Cavazzini le ha dedicato alcuni anni fa. Entrambi hanno trovato la fama lontano (molto lontano) dalla terra natale, dove hanno inseguito gli ideali di una realizzazione personale o, più semplicemente, la ricerca di lavoro.

Nel mio nordest Terruzzi si sofferma anche a Venezia, alla ricerca di Hugo Pratt e Corto Maltese fra calli e campielli. Ad Asolo rincorre i luoghi di Eleonora Duse per poi allargare lo sguardo, nella “città dei cento orizzonti”, su altre due grandi donne legate a questo borgo. Caterina Cornaro e la mia preferita, Freya Stark.

Non va in profondità nella narrazione anzi: nelle tre – quattro pagine dedicate a ciascun luogo, con brevi frasi e paragrafi incalzanti accenna alle storie che vuole raccontare, appositamente incompleto, quasi a chiederci lo sforzo di lettori (e viaggiatori) curiosi per andare più a fondo.

Andando verso sud ho letto con piacere la Napoli di Maradona contrapposto ad Agostino ‘o pazzo.

Ho molto apprezzato l’attenzione a regioni poco note e ancor meno visitate, come il mio amato Molise.

Mi sono sinceramente emozionata al suo arrivo in Calabria nella tappa dedicata a Cosenza. Questa città è sottovalutata dal turismo e trascurata dai cosentini nonostante la sua prorompente bellezza, la storia millenaria (era Consentia al tempo dei Romani) e la voglia di riscatto. Che non sia però interpretata con una rincorsa a infrastrutture, belle ma non sempre utili, come il ponte di Calatrava che va beh, mi fermo qui. Cosa tratta Terruzzi di Cosenza? La fine eroica dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera durante i moti per l’indipendenza dell’Italia. Se oggi gridiamo Viva l’Italia probabilmente stiamo guardando una partita. Loro con quello stesso grido, Viva l’Italia, ci hanno consegnato un paese unito, al prezzo della vita. Se oggi cercate i Fratelli Bandiera saranno nei libri di storia o al più nei nomi di scuole, assieme ad altri eroi della storia nazionale. A loro Cosenza dedica una targa ma sarebbe forse meglio dar loro più spazio, ricordarli più spesso.

In Sicilia esplora le Madonie per arrivare a un’isola nell’isola, Salina, sui luoghi di Massimo Troisi.

In Sardegna si muove, fra gli altri, nel solco della tradizione di Mamoiada con i suoi Mamuthones e Issohadores. Però non parla del premio Nobel Grazia Deledda, né di persone della letteratura e cultura sarda più recenti come Maria Lai. Questi “buchi narrativi” mi spiazzano, mi lasciano con un vuoto e mi chiedo perché li abbia lasciati da parte. Ha fatto apposta forse. E ha messo poche donne nel libro, meno di dieci, un quarto del totale, chissà perché.

Tornando a nord ci sono la Rimini di Federico Fellini e la Livorno di Amedeo Modigliani fra realtà e finzione, nel ricordo della beffa delle finte statue che fecero tanto scalpore nel 1984.

Pure le pennellate sul Piemonte di Beppe Fenoglio sono un invito al viaggio.

C’è più provincia che città nel libro, infine nei capitoli dedicati a Roma e soprattutto Milano, dove inizia e finisce il suo “Viaggio sentimentale”, Terruzzi traccia dei percorsi sulle città, uno per tutti il Derby Club, che abbiamo perduto rincorrendo facili emozioni e soddisfazioni di breve durata. L’esatto contrario di ciò che ci invita a fare: prendere, partire, viaggiare.

Post in collaborazione con:

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *