Piccole rive, basse sponde di un fiume. Revere come Ostiglia prende il nome dalla sua collocazione, la sponda destra del fiume Po.

esterno palazzo ducale revere

Il Palazzo Ducale di Revere è il principale sito di interesse storico e culturale per chi visita questo paese. Revere ora è diventato parte di un comune più grande che si chiama Borgo Mantovano. Diversi comuni che erano troppo piccoli si sono fusi per motivi economici, avendo così accesso a maggiori fondi di gestione. Revere è unito a Pieve di Coriano e Villa Poma dal 1° gennaio 2018. Idem dicasi per Sermide e Felonica dal 2017.

La nostra visita si svolge in un sabato assolato di luglio, durante il blogtour in Oltrepò mantovano grazie al quale sono stata nei paesi della mia famiglia, lato materno.

revere palazzo ducale esterno

Anzi mamma Tina è nata proprio qui a Revere. Andiamo a vedere…

Effettuare delle visite nel secondo anno di una pandemia (poi non lo dico più, prometto) è da un certo punto di vista una fortuna. La voglia di ripartire è tanta e le opportunità come questa sono boccate di ossigeno, sia per gli ospiti come noi, sia ovviamente per gli operatori turistici. Nei piccoli paesi come questi, ricchi di bellezze poco evidenti al viaggiatore frettoloso, veder ripartire le visite guidate e le altre attività di accoglienza fa piacere a tutti.

PIAZZA CASTELLO

La mole possente del palazzo domina la piazza del paese.

Mostra già nella facciata la sua ricca storia e le diverse dominazioni che ha passato.

revere palazzo ducale esterno

Molto bello è il cortile d’accesso dove sono in bella mostra vari cimeli:

  • vecchie imbarcazioni fluviali…
  • attrezzi agricoli…
  • manifesti delle ultime fiere e manifestazioni…
revere palazzo ducale esterno

Questa è solo una piccola parte di ciò che si vede nelle sezioni espositive, identifica il dualismo di questo territorio, fatto di terra e acqua. Da qui si accede ai piani superiori, con una struttura quattrocentesca e vari rimaneggiamenti, in relazione ai diversi utilizzi che ne sono stati fatti nei secoli.

LA STORIA DEL PALAZZO DUCALE

Il primo impianto è dovuto ai Modenesi, si trattava di una fortificazione circondata da ben sette torri.

Risale al XII secolo quando fu costruita anche la torre campanaria.

revere torre campanaria

Duecento anni dopo il fortilizio viene ceduto ai Gonzaga.

Ludovico II, attorno alla metà del Quattrocento, lo rivoluziona chiamando a sé Luca Fancelli, un progettista esordiente che, fra le altre cose, ha fatto esperienza a Venezia e a Firenze (come allievo di Filippo Brunelleschi).

E farà esperienza anche a Mantova partecipando al progetto per la chiesa di Sant’Andrea.

Fancelli concepisce l’edificio sia come residenza, sia a scopo difensivo.

Ne valorizza l’estetica alle finestre e in altri dettagli, e aggiunge elementi propri di alte regioni.

camini in stile veneziano

I camini per esempio sono tipicamente veneziani,

La realizzazione di un’opera architettonica come questa è stata possibile per la lungimiranza degli artisti e dei committenti. Siamo nel Quattrocento ma questi sono già canoni rinascimentali. Il Rinascimento esploderà almeno cinquant’anni dopo.

Fra il Settecento e l’Ottocento il palazzo vede la dominazione austriaca e francese. Gli austriaci lo trasformano in un presidio militare per le guarnigioni, modificandone la struttura originaria delle sale e degli scaloni.

Siccome è arrivato sino a noi tutto sommato non mi dispiace vedere, accanto alle tracce del suo glorioso passato, le cicatrici di oggi che non ne scalfiscono la bellezza.

A proposito di cicatrici, le ultime cicatrici sono recenti e pesanti per l’intero territorio dell’Oltrepò Mantovano, colpito dal terremoto del 2012.

Il palazzo non ha subito danni ma, tutto intorno, transenne e impalcature si vedono un po’ ovunque: negli edifici civili e religiosi, pubblici e privati.

Oltre ai danni, il sisma ha fatto chiudere attività che ora, dopo ben nove anni, attendono le necessarie ristrutturazioni per poter ripartire.

Interessante è pensare alla mole di materiali che sono stati necessari alla costruzione, nelle sue varie fasi.

La vicinanza del fiume Po certo è stata d’aiuto per trasportare marmi e pietre, sabbia e mattoni.

Già all’epoca c’era un grande movimento di barche sul fiume: andavano a vela seguendo la corrente, mentre controcorrente erano trainate da cavalli. Verso ovest raggiungevano Cremona, Piacenza e oltre.

IL MUSEO DEL FIUME PO

Il Museo del Fiume Po, ospitato all’interno del palazzo, è stato fondato nel 1983.

Mostra nelle sue undici stanze la vita che scorre attorno al fiume, fra l’acqua e la terra. La gente e il suo lavoro sono indissolubilmente legati al fiume Po.

oggetti di un tempo che fu

Il museo contiene preziosi tesori e una ricca documentazione fra cui:

  • cimeli preistorici e archeologici,
  • testimonianze storiche da Roma al Rinascimento,
Quadri
  • modellini di barche e vari mezzi di trasporto,
  • ampia rappresentanza della ricca fauna locale,
Modellini di navi
  • la caccia e la pesca con i loro utensili,
  • le vecchie attrezzature degli artigiani e agricoltori,
vecchie mappe
  • cartografia e immagini che mostrano com’era Revere nel passato, fra Ottocento e Novecento,
  • le attività produttive sorte accanto al fiume, prima i mulini e poi le fabbriche,
  • la costruzione dei ponti e le distruzioni perpetrate durante le guerre.
il corso del po in una vecchia cartina

Il pezzo forte per me sono le 47 tavole disegnate dagli Austriaci, che mostrano in dettaglio com’era il corso del Po duecento anni fa, all’epoca della loro dominazione.

Curiosità: coprono solo il tratto del fiume posseduto allora dagli stessi Austriaci, da Pavia dove il Ticino si getta nel Po, sino al delta. Sono circa 150 km.

io e la cartina del fiume po

Le tavole sono stupefacenti, dopo una mostra itinerante in varie parti d’Italia hanno trovato la propria sede definitiva proprio qui a Revere. E la gente le esibisce con orgoglio ai visitatori.

Si tratta di un luogo accogliente e per questo la visita del museo piacerà a tutti, sia agli appassionati di storia e cultura, sia a chi ricerca le tradizioni perdute e le bellezze naturali.

Da studiare qui e poi andare a vedere in riva al fiume, per esempio nelle riserve appositamente costituite.

L’approccio è al contempo antico, nel senso di preservazione del passato, sia moderno e tecnologico.

QR code per la visita

Le postazioni QR code per audioguida facilitano le visite in autonomia.

DOPO LA VISITA

Che dire? Esco frastornata ed emozionata da questa visita, non ho visto tutto, anzi.

Alla fine mi hanno letteralmente trascinato fuori.

Ho riconosciuto, nei temi trattati, tanti racconti dei nonni materni. Avrei voluto toccare tutti gli attrezzi e utensili, che la bisnonna o gli zii potrebbero aver utilizzato in un passato non molto lontano.

Ho rimirato le foto in bianco e nero cercandovi dei volti noti.

Ho mostrato le foto a mamma Tina al mio ritorno, fra le quali l’immagine di Palazzo Grazioli. Ecco mi ha detto, io sono nata lì vicino. Lo sapevo ma poteva dirmelo, sarei andata a vedere.

vecchia revere

Sono fortunata ad avere avuto accanto i parenti mantovani per tanti anni, e ad avere tanti ricordi che mi legano a loro, quelli che non ci sono più e quelli che ci sono, cugini e zii.

Questi luoghi mi diranno sempre tanto, Revere e non solo: Ostiglia, Pieve di Coriano, San Benedetto Po.

E intanto la vita continua, come il fiume che scorre.

io e franchino

PS saluto il mitico Franchino che ci ha condotto in visita e allietato con spiegazioni, aneddoti, curiosità. Avrei voluto passare l’intera giornata con lui, affinché mi raccontasse ancora il paese che ama. Voler bene al proprio territorio, mostrarlo con parole affettuose e competenti, non è da tutti. Grazie e a presto Franchino!

Post in collaborazione con:

Per saperne di più:

http://reveremuseodelpo.it/

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http://www.gamberettarossa.it/it/myselfsudime/milano-e-la-lombardia/

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