La canzone da ascoltare oggi è Enjoy the silence dall’album Violator dei Depeche Mode (1990).

Ma potrebbe essere anche il Mormorio di Primavera di Edvard Grieg.

Perché a Plitvice il silenzio è d’oro. Al Parco Nazionale dei laghi di Plitvice a fine aprile, a metà settimana c’è poca gente: agli incroci e sulle passerelle si trovano file di turisti anche in gruppo, soprattutto locali e asiatici. Europei pochi e sparsi, italiani pochissimi, così questo che è un paradiso naturale e lo era ancora prima di diventare patrimonio UNESCO diventa un luogo di pace e silenzio assoluto, rotto solo dallo scroscio delle cascate, particolarmente cariche d’acqua all’inizio della primavera. Persino i fiori sono discreti e sbocciano piano, senza fare irruzione con colori sgargianti nella penombra del sottobosco, senza esplodere di giallo rosso e blu.

E i colori accesi sono altri: il verde e blu sopra e sotto l’acqua, il cielo limpidissimo e le acque cristalline dove si inabissano gli alberi alla fine del loro ciclo vitale. Un ciclo che dà vita nuova a chi se ne nutrirà, nel cerchio della vita magico e spietato, qui particolarmente evidente. Una coppia che viene come me da nordest ci racconta di avere visto un grosso albero davanti a sé piegarsi e cadere in acqua, un evento che pensiamo sempre lontano e invece va preso in conto, non dev’essere divertente trovarsi un tronco d’albero sulla testa…

Un altro brivido ho in mente, durante tutto il giro spero che un grosso animale ci attraversi la strada, un cervo, un orso, che probabilmente si incontrano più facilmente in inverno quando la neve avvolge tutto col suo manto bianco e i laghi e le cascate sono ghiacciati (ho visto foto spettacolari). Anche in autunno lo scenario delle foglie che cambiano colore mi attira tantissimo. Primavera ed estate sono ovviamente i periodi in cui il parco è più frequentato, ma ho una voglia pazzesca di visitarlo anche nelle stagioni fredde. Chi ha orecchie…

In questa meravigliosa giornata all’aria aperta vediamo solo qualche rettile innocuo sulla terra, pesci e pescetti in acqua, palmipedi e trampolieri piacevolmente sorpresi dalla nostra visita. Coppie di anatre innamorate si levano in volo con il loro caratteristico sbatter d’ali, anche questo è il bello della primavera.

Il Gate numero 2 è il nostro punto d’ingresso, guardando la cartina siamo proprio in mezzo al parco, da qui 16 laghi si estendono equamente a destra e sinistra. Arriviamo con calma alle 10 di mattina dopo una colazione super all’hotel Plitvice che ci ospita. Col sole a sinistra andiamo subito a destra, per averlo dietro di noi e poter fare foto con una bella luce. Arrivati in fondo dovrebbe esserci la grande cascata ma è chiusa per le forti piogge primaverili che ci hanno preceduto. Flooding, inondazione, è il termine declinato in sobri cartelli di legno che ci dicono dove non possiamo andare. La vista da sotto rimane spettacolare e mi riporta al 1981, 35 anni fa, quando venni per la prima volta in Jugoslavia con i miei. Facevamo base in campeggio a Veglia, nome italiano dell’isola di Krk, c’era Tito e noi eravamo piccoli ma con tanta voglia di viaggiare, questa è stata un’iniziazione al viaggio e ne porto ancora ricordi magnifici, indelebili. Nel mondo di adesso dove viaggiare sembra facile ma non lo è, in attesa di rivedere l’Istria fuori e dentro, tornare a Plitvice è per me un tuffo al cuore!

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Il divieto di salire alla grande cascata ci fa un baffo perché la nostra missione è effettuare il periplo del parco di 18 chilometri, che io e Simo completiamo nel tempo record di sei ore tonde, con soste davvero minime per fare uno spuntino e andare in bagno. Anzi io salto l’ultima sosta al bagno per prendere il bus navetta, che cerca di partire senza di noi ma poi ci aspetta. Questo servizio è molto utile soprattutto per i visitatori frettolosi che in mezza giornata pretendono di esaurire il parco, accanto ai traghetti che nella breve tratta centrale collegano ogni mezz’ora le sponde nord e sud. L’ultimo traghetto parte tra le ore 17 e 18, se lo perdete preparatevi a lunghe camminate magari al buio, occhio!

Noi continuiamo a camminare, nel tratto centrale siamo sole e questo è il mio percorso preferito, che si svolge per quattro chilometri sulla sponda nord orientale, quasi sempre a bordo lago e con delle viste pazzesche ovunque. Faccio attenzione a non scivolare, mi aiuto con i bastoncini da nordic walking ma mi bagno i piedi in una sorta di palude – ci sono anche le ninfee – dove dobbiamo guadare. La Simo mi immortala in varie pose poco plastiche e io non sono da meno…

Le ultime due ore stiamo nella zona ovest su passerelle affollate, tra cascatelle rumorose e una natura che è generosa sempre, anche quando si manifesta con la morte, e la rinascita in altra forma, di piante e animali. Sono insofferente davanti alla folla, soprattutto chi sosta lungamente in mezzo a questi stretti passaggi costruiti con tronchetti di legno che oggi per fortuna sono asciutti. Per liberarci dagli altri ci dirigiamo verso le cascate più lontane e prendiamo una strada ispirate da un cartello, ma dopo mezz’ora ci ritroviamo al posto di partenza. Giriamo in tondo poi prendiamo veramente la strada in salita fino al parcheggio del bus. Mezz’ora per salire, mezz’ora per rientrare in hotel. Ci dissetiamo con una birra sulla terrazza, al sole; è stata una lunga giornata ma siamo super soddisfatte sia io che ci son tornata, sia Simo che è qui per la prima volta.

Plitvice è un luogo isolato magico e unico, che si può visitare con calma in 2-3 giorni per vederli all’alba e al tramonto come abbiamo potuto fare noi, godendoci panorami come questi…

Non abbiate fretta e se potete esploratene i dintorni, anche quelli semi abbandonati in cui ci siamo imbattute al nostro arrivo in auto la prima sera, sulla sponda sbagliata, finendo quasi in acqua in un posto dove nessuno sarebbe venuto a cercarci. Ovviamente non c’erano cartelli, il cellulare non funzionava e cercare uno slargo per girare l’auto ci ha portato via quasi mezz’ora. Stava quasi venendo buio ma al costo di una deviazione di una quindicina di chilometri abbiamo visto anche questo.

La prima volta che ci siamo perse pensavamo fosse anche l’ultima, invece tutti i giorni abbiamo imboccato una strada sbagliata. Come alla fine della passeggiata nel parco. Volete sapere cos’è successo la volta dopo? Lo scriverò presto, sempre qui su Gamberettarossa.

Un paio di link utili:

http://www.croaziainfo.it/Plitvice.html

http://www.np-plitvicka-jezera.hr/

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