15 agosto 2014 (piedi)

Questo è un racconto emozionale, senza nessun intento di guidare nella visita il cui compito lascio alle guide.

La giornata di visita nella capitale antica del Laos, Luang Prabang (LP) è divisa a metà ed è l’unico giorno in cui stiamo fermi in una città invece di muoverci, armi e bagagli, da un luogo a un altro. Col senno di poi sarei stata molto più tempo a LP ma avremmo tolto tempo ad altre visite e viaggiando in gruppo non è il caso.

Al mattino camminiamo insieme per vedere templi e palazzi. Al pomeriggio mando il gruppo a vedere le cascate e sbrigo le formalità del coordinatore (pagare il corrispondente in questo caso) per poi rilassarmi in un salone di bellezza dove mi faccio tagliare i capelli. E passeggiare senza meta nelle vie del centro città, in solitudine e in pace.

Volendo la giornata a LP comincia all’alba: ogni mattina alle ore 5,30 passano i monaci per la questua ma nella mia stanza la sveglia suona inutilmente. Così quando io e Paola scendiamo in strada alle sei sono già passati. Sarà per domani. Usciamo con calma due ore dopo, e dopo una lauta colazione al bar della guesthouse.

Allora com’è LP? Quanti me l’hanno chiesto!

Dato il brevissimo soggiorno abbiamo fatto quel che potevamo, in una giornata o poco più.

Quel che è certo è il fascino sospeso che mi ha lasciato questa città, contrapposto alle parole e immagini delle amiche fortunate venute qui in tempi non sospetti, diciamo prima del duemila. Che hanno dipinto il Laos in generale, LP in particolare, con tutt’altri colori.

Capite anche perché mi è mancato qualcosa, sono partita con la voglia di vederla molto più in profondità.

E con il gusto dolceamaro in bocca, il chiaroscuro negli occhi, tanti punti di domanda.

La propaganda comunista mi impressiona, ha un’impronta simile alla Cina e Russia del passato.

Statue celebrative, bandiere con falce e martello, pensavo che fossero ricordi di un tempo che fu.

Invece sono parte del presente, chissà come inculcato ai laotiani anche oggi, nel terzo millennio.

Il Laos ha subito come tutto il Sud Est asiatico i danni della guerra del Vietnam. Oggi non è una democrazia, questo è chiaro, e le repressioni corrono sotto traccia per limitare la libertà di stampa ed espressione.

Essere giornalista non dev’essere facile, finire in prigione per reati d’opinione, perché questo accade, dev’essere davvero brutto.

Conservo comunque tante immagini e sensazioni contrastanti di questa piacevole scoperta che passano dagli aspetti istituzionali ai più umani, i volti della gente, la vita quotidiana.

Il Palazzo Reale e il museo, da visitare.

Il Teatro Nazionale dove io e due pax vedremo stasera lo spettacolo di danza del Royal Ballet Theatre.

La collina costellata di templi dove c’è un Buddha per ogni giorno della settimana.

Vecchi edifici che vengono messi a lucido per farne negozi e locali, tanto a volte troppo turistici.

Templi dove il tempo pare essersi fermato, dove la vita dei monaci scorre in silenzio.

Alcuni hanno colori vivaci e perfette dorature, sono lucidi e paiono nuovi (o restaurati).

Altri mantengono l’aura antica con tonalità sul rosso e marrone, porte in legno intarsiato, affreschi.

Mercati sulla strada e banchetti straripanti di frutta fresca dolcissima.

Lunghi viali alberati affollati di persone e colline verdeggianti in lontananza, su cui poggiano altri templi.

Il filo conduttore del fiume Mekong poco più i basso dove scorre la vita, un’altra vita.

Cerco soprattutto i dettagli nelle immagini che rubo a LP, in silenzio, perché questo ci viene richiesto.

Guardare e non toccare. Parlare poco per non disturbare.

Anche il sole, tornato a illuminare il cielo, si è rifatto vedere dopo tanta pioggia, però c’è ancora una cappa di umidità soffocante per cui faccio due o tre docce al giorno, ma continuo a sudare.

All’ora di pranzo il gruppo parte per le cascate, su un tuktuk azzurro, e io parto per mezza giornata di libertà.

Passeggiate lunghe e quasi senza meta, ritorno sui passi di ieri, parrucchiere!

Vorrei rilassarmi o dormire ma l’aria condizionata a palla non lo permette. Distesa su un lettino di pelle nera il coiffeur inizia a massaggiarmi la testa e il collo, mi bagnano i capelli con acqua fredda poi calda. Massaggia il viso e la schiena. Soddisfatta dell’opera esco contenta e torno al grande fiume, dove i turisti se ne sono andati.

Regatanti su barche colorate solcano le acque del Mekong, in preparazione alla regata che si terrà fra una settimana.

Cammino piano e all’imbrunire rientro alla guesthouse, in contemporanea con il gruppo sorridente. Tutti tranne la povera Terry che si è slogata una caviglia tornando dalle cascate, appena arrivata addirittura sviene. Soccorsa da Orietta che ha anni di esperienza alla Croce rossa, viene fasciata in modo tale da poter proseguire, anche se per un paio di giorni non camminerà con noi ma ci aspetterà sul pulmino.

Ci diamo appuntamento per la cena, prima abbiamo ancora un paio d’ore libere, nel mio caso per il teatro.

In deroga ai ristorantini con rapporto qualità prezzo ottimale mangiamo in un luogo speciale: un ristorante elegante collocato una casa coloniale, una scuola di cucina dove gli allievi ci fanno da mangiare.

Bella esperienza davvero! Il mio tofu con melanzane è notevole! Facciamo due passi e rientriamo.

LUOGHI VISITATI

LUANG PRABANG (UN)

Meravigliosa antica capitale laotiana, immersa in un’atmosfera senza tempo dove si mescolano tre elementi.

Il paesaggio fluviale del Mekong e del canale Nam Khan che descrivono un’ampia ansa, nella quale è bello perdersi dal mattino alla sera circondati, almeno in bassa stagione, soprattutto da laotiani.

I palazzi coloniali francesi uno più bello dell’altro, anche se la mano del commercio vi ha messo piede abbastanza da svilirne in parte l’aura speciale che vi trovarono i primi turisti, arrivati una ventina d’anni fa.

I templi antichi, a volte purtroppo pesantemente restaurati dalla mano impietosa dell’UNESCO, bellissimi e numerosi. A inizio e fine giornata qui si può assistere alle cerimonie buddiste (passate almeno 1h su e giù nei templi della collina di Phu Si). Gli stessi monaci percorrono alle 5,30 tutte le mattine una strada predefinita per raggiungere il loro rispettivo tempio, assistere ala questua e mescolarsi a devoti e turisti che offrono loro riso o denaro può essere un’esperienza mistica, purtroppo l’ho affrontata con un animo abbastanza razionale e non mi sono emozionato affatto.

Di giorno seguite l’itinerario suggerito dalla guida LP, poi lasciatevi andare a uno shopping sfrenato adatto a tutte le tasche, dai mercatini diurni e serali (presso il Palazzo reale) alle boutique stupende dove però lascerete una fortuna. Infine se avete tempo visitate i dintorni, con grotte e cascate (Tat Kuang Si) che rappresentano una bella immersione nella ricca natura laotiana.

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