Sabato 27 dicembre 2014

Oggi inizia il mio terzo viaggio in India, sempre con Avventure nel mondo come gli altri due del 2007: in quel lontano e fortunato anno sono riuscita a partire per l’India sia ad agosto (a sud con il viaggio Karnataka India) sia a dicembre (con il viaggio KD India) in India centrale più una settimana in Nepal.

K sta per Kathmandu. D per Delhi.

Se vi chiedete da dove cominciare la scoperta di questo straordinario paese, sulla base della mia esperienza  consiglio sempre di partire dal sud meno turistico e meno impattante, nel bene e nel male, rispetto al centro nord dell’India. Le immagini patinate del Rajasthan, uno stato tutto da visitare, e del Taj Mahal ad Agra sono da vedere ovviamente, ma le apprezzerete di più dopo. Questa è la mia opinione ovviamente.

Se cercate con la lente troverete nel blog il diario completo del secondo viaggio, India più Nepal, per il primo mi devo attrezzare a recuperare le diapositive. Abbiate pazienza.

Bengala Sikkim sarà un viaggio movimentato, avventuroso, ma lo saprò solo in corso d’opera. Stavolta, nel 2014, sono con un mini gruppo che fino all’ultimo non era sicuro di partire ma che, con uno sforzo comune, è stato confermato per la gioia di tutti. I miei tre pax arrivano da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, e io da Mestre.

Parto in treno alle 11 con una nevicata epocale e alle 13,30 arrivo a Milano Centrale sempre sotto la neve. Normalmente prenderei subito il treno per l’aeroporto MA ho fatto una (cavolata) delle mie per complicarmi la vita. Nei giorni scorsi ho portato in ambasciata il passaporto di persona, per avere il visto indiano. Ho dovuto mandare un’amica a ritirarlo con delega, quando era arrivato non ero già più in città, ed è rimasto a casa sua. Perdo un po’ di tempo per andare a prenderlo sui mezzi pubblici, metro e autobus, poi a passeggio. Sono sempre sotto la neve con i bagagli, trafelata fino in aeroporto ma ce la faccio.

Abbiamo appuntamento a Malpensa T1, un ottimo piano voli ci porterà presto e bene a Calcutta, via Delhi. D’ora in poi chiamerò la città Kolkata. Facciamo presto sia a imbarcare gli zaini, sia con le presentazioni, davanti a una bella birra e con il primo brindisi a cui ne seguiranno molti altri! Siamo quattro e due pax si conoscono perché hanno già viaggiato insieme. Al gate di imbarco vedo altri gruppi di Avventure in partenza per l’India col nostro stesso volo, fra loro dopo tanti anni trovo Daniele, uno dei miei cinque coordinatori. La sua conoscenza risale al lontano viaggio Turchia discovery del 2002, di cui tutti abbiamo un bellissimo ricordo tanto che tuttora ci sentiamo e, quando possibile, ci vediamo. Parlerò molto con lui, con cui ho molta stima (reciproca spero) anche se va in Orissa a vedere le tribù, un tipo di viaggio che proprio non mi si addice. Il mondo è bello perché è vario no? E i viaggi sono una rappresentazione perfetta di questo.

Sul primo volo MXP – FCO balliamo parecchio, con lo stesso aeromobile voleremo fino a Delhi e non ci fanno scendere per oltre un’ora, in attesa di imbarcare i passeggeri “romani”. Fra questi ci sono due gruppi di tour operator diversi da noi che, per una chimica tipica di Avventure, si riconoscono, gli uni e gli altri. L’aereo è strapieno e riesco sia a mangiare benino, il mio solito pollo con riso e verdure, sia a dormire. E a chiacchierare con i vicini, ovviamente. L’arrivo in India è un poco rocambolesco e mi richiede di fare un passo indietro.

Da oltre un mese grava sull’India una fitta nebbia, avete presente l’inquinamento delle megalopoli indiane? Ecco questa è una cosa diversa e forse ancor più grave, che ha costretto a cancellare e dirottare centinaia di voli. Il fenomeno ha ragioni poco chiare, chiamano in causa appunto l’inquinamento, poi i cambiamenti climatici e altre cose ancora. Di certo oggi ci sono solo le pesantissime conseguenze, sia per gli indiani sia per gli stranieri, sui trasporti, in un periodo di grandi spostamenti. Come sempre controllo i media locali prima di un viaggio, prima di partire ho seguito il sito del giornale Times of India ogni giorno per immaginare i possibili scenari al nostro arrivo.

Domenica 28 dicembre Delhi – Kolkata.

Il comandante del volo ci informa che potremmo “essere dirottati” sul vicino aeroporto di Ahmedabad o, se anche lì permane la nebbia, sul più lontano aeroporto di Delhi. Vi immaginate la scena? Io sì ma niente paura, alle 11 di mattina, ora locale, atterriamo in sicurezza a Delhi come da piano voli originario, Fiuu! In scalo giriamo per l’area transiti, io approfitto per il rito del caffè da Starbucks cercando un improbabile wifi. Ci imbarcano tardi sul terzo e ultimo volo, alle 17 tocchiamo infine il suolo della capitale del WB. Kolkata ci accoglie con venti gradi di temperatura, un bel calduccio di cui ormai sento il bisogno, salutiamo i tre gruppi di avventure che hanno volato con noi, ritiriamo i bagagli e usciamo dall’aeroporto.

Ci aspetta fuori il corrispondente di avventure su un’auto dove carichiamo i bagagli, è sufficiente per girare in città mentre poi nel tour avremo un fuoristrada, necessario soprattutto per la prima settimana quando saremo in montagna. Appena fuori siamo inghiottiti dal traffico folle della città. Chi è stato in India sa di cosa parliamo, agli altri dico sempre questo “provare per credere” perché davvero non si può spiegare. La guida selvaggia governa con le sue regole, i clacson strombazzano con i loro suoni codificati, tutti vogliono correre avanti e in mezzo ci sono le persone, a piedi e su vari mezzi motorizzati e non, che devono procedere in questo scenario infernale.

Lindsay Street è la nostra destinazione dove alloggiamo nell’omonimo hotel, posto proprio di fronte al New Market a un ingresso dove vendono tessuti e vestiti, dal lato opposto vi sono i generi alimentari. Ogni viaggiatore che si rispetti passa del tempo al mercato, qui se non ci si perde si possono trovare tante belle cose da comprare, e da indossare in Italia.

Facciamo un rapido check in in albergo, molliamo i bagagli nelle stanze e ci diamo una sistemata dopo il viaggio di una giornata e mezza. Altri gruppi si sono lamentati della sistemazione ma non ci troviamo proprio nulla di male, sia la lobby sia le camere sono belle: questo non è un hotel di lusso né un alberghetto stile avventure, ma una sana via di mezzo. Si è fatta sera quando usciamo, non abbiamo propriamente fame ma metteremo qualcosa sotto i denti, tipo il riso, onnipresente sulle tavole indiane. Passeggiamo sul viale principale e sotto i portici con le bancarelle e tutti i negozi aperti, che vendono ogni genere di mercanzia.

Vi sono anche alcuni hotel fra i quali Oberoi Grand spicca per il suo lusso che strizza l’occhio allo stile coloniale. Questo mi attrae sempre e mi spinge a curiosare fra le pieghe dei suoi muri, in cerca delle storie degli ospiti del passato, illustri e non. Oggi è facile per il moderno sconfinare nel kitsch mentre questi luoghi hanno una storia e un’anima, al massimo mettono degli accessori fuori luogo. Come il grande albero di Natale che troneggia all’ingresso.

Alla concierge troviamo un ragazzo molto carino e, come dicono gli inglesi, talkative, insomma mi assomiglia. Gli chiedo il bigliettino da visita, i fiammiferi per la mia collezione e informazioni sulla SPA. Mi dice che non è aperta al pubblico purtroppo, ma solo per gli ospiti, da quando un cliente esterno è uscito senza pagare il trattamento. Sarà vero?? Chissà quante volte succede questo anche da noi, ma basta chiedere il pagamento anticipato no? Il loquace impiegato ci racconta che vorrebbe venire in Italia a trovare il fratello, che lavora in un hotel a Capri, ma al momento non può. Com’è piccolo il mondo! Mi regala una bella cartina di Kolkata, ci dà indicazioni utili per la visita della città e consiglia il Park Hotel per farci un massaggio.

Fuori si sta bene, c’è una bella confusione con le cose positive dell’india, colori e odori, ma nessun senso di problemi o pericoli. Per mangiare invece perdiamo un po’ di tempo, prima incappiamo in un posto buio e losco, poi in un locale che non serve alcolici (eh no, una birra ci sta) finché ci rassegniamo a entrare in un ristorantino che ha un menù perfetto, a parte il riso che sa da Arbre Magique – ricordate il profumatore per auto? L’avranno appoggiato a un detergente, mamma mia! Vegetable rolls è il mio piatto principale, l’India è il paradiso dei vegetariani e nonostante io non lo sia, cercherò sempre di mangiare verdura, cereali, legumi e basta, qui è facile. E attenzione, spendiamo dieci euro in quattro, meglio di così! Prendiamo delle bottiglie d’acqua prima di rientrare in hotel per la nostra prima notte in terra indiana, siamo stanchissimi! Non so se è dovuto al jetlag ma per tutto il viaggio avrò come compagna l’insonnia, svegliandomi sempre alle 4 di mattina, uffa. 

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