Nel mondo circa 30 Paesi producono tè, la produzione annuale è raddoppiata in meno di quarant’anni passando da circa 1,2 milioni di tonnellate alla metà degli anni ’60 ai circa 2,4 milioni di tonnellate attuali. L’aumento più importante si è avuto in Africa, in America Latina e soprattutto in alcuni Paesi emergenti come Nuova Guinea, Ecuador e Sudafrica che seguono l’aumento generale dei consumi, tendenza trainata anche dalla consapevolezza delle numerose proprietà e virtù di questo infuso.

I PAESI PRODUTTORI

L’India, la Cina, lo Sri Lanka, il Kenya, l’Indonesia e il Giappone sono in ordine i primi produttori mondiali con quote superiori all’80% del totale.

Essi differiscono notevolmente fra loro quanto alle tecniche di coltivazione: accanto a colture e sistemi di raccolta tradizionali che hanno mantenuto i metodi del passato e danno prodotti di qualità elevata, per le produzioni industriali si sono scelti sistemi meccanizzati (vedi oltre CTC) che consentono raccolti molto più rapidi ed agevoli, ma portano giocoforza a tè meno pregiati. Nel prossimo articolo parleremo di Classificazione e qualità del tè.

In generale la coltivazione del tè si può considerare interessante economicamente, anche perché il costo della manodopera è relativamente basso in quasi tutti i Paesi produttori.

indian tea stall

Interessanti tentativi di riprodurre le condizioni climatiche ideali per coltivare e trasformare il tè furono condotti negli USA, grazie all’interessamento della USDA, alla fine dell’800. La sperimentazione più importante, svolta nella Carolina del Sud, non diede buoni frutti nonostante l’elevato contenuto tecnologico (rapportato ai mezzi dell’epoca) utilizzato negli impianti produttivi. Infatti la produzione di tè ottenuta tra il 1890 e il 1916, pur di eccellente qualità, non era sostenibile per gli elevati costi così gli americani non poterono vincere la concorrenza asiatica e questo progetto fu abbandonato.

Attualmente la coltivazione di tè biologico è ripresa in Stati come la Carolina del Sud, i primi raccolti sono incoraggianti. Analoghe iniziative sviluppate in Europa hanno portato a vere e proprie coltivazioni di tè solo nelle isole Azzorre, grazie al clima subtropicale.

LA COMMERCIALIZZAZIONE DEL TÈ

L’aumento della produzione del tè rispecchia una tendenza all’aumento del consumo, sia nei Paesi produttori dove è aumentato il potere d’acquisto ma anche in analoga misura nei Paesi importatori (Europa e America settentrionale). Gran Bretagna, India, Giappone, Russia, USA ed Egitto sono in testa alla classifica con il maggior consumo totale, mentre Gran Bretagna, Irlanda, Libia, Nuova Zelanda e Australia hanno il maggior consumo pro capite. Globalmente quasi l’80% dei consumi è dovuto al tè nero, poco meno del 20% al tè verde, solo il 2-3% all’oolong e infine ancora meno ai tè bianchi, gialli e pu-erh, prodotti di nicchia apprezzati da estimatori raffinati ed esigenti.

I PAESI CONSUMATORI DI TÈ

Anche la distribuzione dei consumi è variegata: mentre i maggiori produttori cioè i Paesi asiatici consumano tutti i tipi di tè i Paesi occidentali, anglosassoni in testa, prediligono i tè neri. In particolare i giapponesi destinano oltre l’80% della produzione per il mercato interno (tè verde) e gli oolong si bevono soprattutto in Cina, India e a Formosa. Il tè più apprezzato dai connoisseur inglesi e americani è caratterizzato da un forte aroma (smoky – affumicato, tarry – catramoso). Proviene invece dalle regioni indiane dell’Assam e Darjeeling il tè nero, preferito dal 95% degli Statunitensi. I dati degli anni ‘60 e ‘70 hanno mostrato la notevole preferenza degli americani verso il tè confezionato in bustine, spostati in seguito sulle varie forme di tè istantaneo, liofilizzato e in bottiglia.

IL CONSUMO IN ITALIA

I consumi in Italia hanno seguito in linea di massima lo stesso andamento. La distribuzione del tè (nei formati sfuso, in bustine, in bottiglia, liofilizzato ecc.) è dominata da grandi gruppi: Lipton (Unilever), Star, Twinings e Ferrero detengono oltre il 50% del mercato (dati Altroconsumo). L’altra metà è appannaggio di decine di marchi che comprendono importatori e distributori, spesso a diffusione locale, dove alcuni si distinguono per prodotti di ottima qualità ma con una visibilità limitata. Le strategie di marketing sono infatti abbastanza polverizzate e mirate per il proprio target geografico e di mercato.

La praticità d’uso del tè pronto permette di consumarlo in casa e fuori casa, secondo una tendenza che si è rafforzata negli anni aumentandone il consumo a scapito del tè in foglie. Dagli anni ’90 i consumi hanno mostrato un’inversione di tendenza con preferenze orientate maggiormente verso i prodotti tradizionali e biologici (organic teas) per la ricerca di stili di vita più sani e per la scoperta delle notevoli proprietà attribuite ad alcuni alimenti. Il cioccolato e soprattutto il tè verde rientrano nella fortunata schiera dei cosiddetti “alimenti funzionali”, che fanno bene alla salute per le loro doti naturali, il cui utilizzo dovrebbe essere promosso presso ampie fasce di popolazione.

ANALISI DI MERCATO

Le analisi di mercato mostrano che la preferenza dei consumatori per il tè ed i prodotti derivati è dovuta in prima analisi alle sue caratteristiche sensoriali (in ordine gusto, aroma e colore), fatto che giustifica il maggiore consumo di tè neri nei Paesi occidentali, soprattutto nelle fasce di età giovanile. Eppure è sufficiente informare i consumatori sulle proprietà benefiche dei tè verdi per spostare la loro preferenza in questa direzione.

In sostanza molti fattori, sensoriali e non sensoriali, influenzano la decisione all’acquisto incluse, naturalmente, le abitudini familiari ed il contesto sociale di provenienza.

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