Se c’è un vino che identifica la regione Emilia Romagna, questo è senza dubbio il Lambrusco, sinonimo di leggerezza e bevibilità. Esso ha diverse declinazioni ed è sufficiente uscire dalla strada maestra – la Via Emilia – e prendere stradine poco affollate per imbattersi, con un po’ di fortuna e la guida giusta, in piccole cantine. Vi sono tanti piccoli produttori di Lambrusco con profili qualitativi elevati, note olfattive e non solo, profumi per nulla banali. Vini particolari insomma, che rimangono a lungo dentro di noi anche dopo l’assaggio.

E ci sono anche tanti altri vitigni autoctoni emiliani che vi faranno girare la testa. La guida giusta è essenziale, se viaggiamo in compagnia di una sommelier che ci guida, e seleziona per noi queste cantine, abbiamo fatto bingo! Ho chiamato proprio così “Una giornata con la sommelier” la mia gita nel reggiano. A pensarci bene perché non ripetere l’esperienza in altre regioni? Amiche sommelier fatevi sentire!

Alla fine del 2021 ho conosciuto Marzia Ruozzi sommelier AIS a un evento in Appennino Reggiano. Lo scorso 2 maggio mi ha invitato ad andar per cantine con lei, in provincia di Reggio Emilia. Abbiamo visitato due piccoli produttori e “in mezzo” siamo state in un bel ristorante. Ho conosciuto delle belle persone, ho assaggiato alcuni dei loro prodotti – vino e cibo – migliori. E non solo Lambrusco!

spergola

Conoscete la Spergola? Ne sentiremo parlare sempre più è un vitigno autoctono emiliano dalle grandi potenzialità. Ah, prossimamente vogliamo ripetere con la visita ad altre due cantine reggiane. Venite con noi??

LA ZUCCA ANTICA TRATTORIA – REGGIO EMILIA

Prima di raccontare le due cantine vi parlo della zucca antica trattoria, il ristorante dove abbiamo pranzato tra una cantina e un’altra. Ravioli di borragine, crescentine e mortadella tagliata al coltello.

la zucca antica trattoria

Tutto molto buono e genuino, come si conviene alla cucina tradizionale reggiana. Condito con chiacchiere e risate fra me, Marzia e l’oste. Annaffiato con una Malvasia spumante, stavolta dai Colli Piacentini (Cantina Lusenti). Meno male che siamo arrivate a fine servizio così il locale era quasi tutto per noi.

AZIENDA AGRICOLA ANNA BEATRICE, ALBINEA

Luca e Marzia mi aspettano seduti attorno al tavolo del giardino, fuori dalla cantina. Arrivo qualche minuto dopo le 11 in leggero ritardo, sono felice di mollare l’auto all’ombra di un grande albero sul vialetto di ingresso.

Appena mi unisco a loro lo stress del viaggio svanisce, e un senso di pace mi pervade, anima e corpo. L’aria di primavera è perfetta per calpestare l’erba del prato, in leggera pendenza, che introduce alla vigna. Un vigneto inerbito, con tutte le piante che brillano per i germogli verdi, è un gran bel vedere.

Sovescio e concimazione organica sono i soli trattamenti praticati, secondo i principi dell’agricoltura biologica. La resa è ben inferiore a 100 quintali per ettaro. La raccolta dell’uva si effettua a mano in cassette, che vengono subito conferite in cantina. Qui la vinificazione fa il suo corso, sempre in modo naturale: si tratta di fermentazioni spontanee solo con lieviti indigeni, nessun apporto della chimica o coadiuvanti, e utilizzo davvero minimo di solfiti.

esterno cantina

Alberi possenti segnano l’inizio dei filari, alcuni sono alberi da frutto messi lì come per dare altre forme alla collina. Più avanti ci saranno anche altri colori, magari rosso o violaceo, e altri dolci frutti da assaggiare. Per ora mi accontento di tante sfumature di verde e del cielo blu, con poche nuvolette a spruzzarlo di bianco.

Siamo a circa 250 metri slm e il terreno, l’esposizione, l’escursione termica sono ideali per la vite, per queste viti. In solo un ettaro e mezzo, Luca coltiva la Spergola e il Lambrusco Maestri, più altri vitigni in quantità più piccole. Gli spumanti metodo classico e rifermentati in bottiglia sono la sua specialità, per una produzione totale di circa 8.000 bottiglie all’anno. Accanto alle vigne nuove c’è la vigna vecchia che è stata piantata ben 60 anni fa. Anna Beatrice è la nonna di Luca ed è a lei che la cantina è intitolata.

La mano dell’uomo si vede nei filari ordinati. Le opere dell’uomo sono i manufatti del corpo centrale: la piccola cantina contiene piccole vasche e tutto l’occorrente per vinificare gli spumanti, in versione mignon. L’angolo degustazione ha lo stemma familiare e in bella mostra i premi e riconoscimenti ricevuti dai vini.

interno cantina

Un casottino in pietra totalmente avvolto da piante aromatiche come salvia e rosmarino, che fotografo da tutte le angolazioni e da cui mi porterei via il profumo di ogni singolo fiore. Pensate che era un vecchio pozzo, insomma lì sotto si prendeva l’acqua.

Tra parentesi, in un luogo dove si fa il vino sembrerebbe assurdo parlare d’acqua, invece la questione idrica è sempre più pressante, specialmente negli ultimi 5 – 10 anni in cui i cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova il comparto agricolo, e persino la viticoltura. A priori non sembrerebbe importante per un vignaiolo preoccuparsi di dar da bere alle viti, che di solito vanno a cercare l’acqua in profondità con le radici. Invece – lo chiedo spesso alle aziende che visito anche per lavoro – ci sarà sempre più bisogno di tenere delle scorte, di costruire un pozzo o cercare un corso d’acqua a cui attingere. Anche se l’irrigazione di soccorso è malvista e, in alcuni disciplinari, espressamente vietata. Quante sfide ci aspettano negli anni a venire??

io e papà vittorio

Papà Vittorio ci osserva da lontano mentre degustiamo il vino in giardino, si è quasi nascosto per non farsi vedere o per non disturbare. Girando attorno alla cantina lo vedo, lo saluto. Parla piano quando mi presento, mi racconta un po’ di sé, è un uomo schivo. Sussurra parole sagge e guarda con ammirazione il figlio vignaiolo.

Brindiamo alla famiglia con i vini spumanti di Anna Beatrice: Le Nebbie (Spergola spumante IGP) e Vulpis in Fabula (Lambrusco Maestri IGP).

La spergola per prima è una cascata di profumi, note floreali nel naso, erbacee in bocca avvolgenti e persistenti. Il Lambrusco Maestri è il secondo anzi, in realtà è la terza bottiglia che apriamo perché assaggiamo due Spergola del 2019, di cui una in anteprima. I frutti di bosco si sentono piacevolmente al naso, seguiti da un tannino morbido che avvolge il palato, leggermente amaro sul finale. Le scaglie di Parmigiano Reggiano che ci accompagnano sono il perfetto abbinamento in questa tarda mattina di primavera.

Per saperne di più: https://www.annabeatrice.it/

PODERE GIARDINO, REGGIO EMILIA

Marco è più esuberante di Luca, almeno così si presenta. La sua azienda è più grande e abbina la vocazione agricola all’allevamento. La vigna è inerbita e si sta appena svegliando, nonostante qui siamo in pianura è più indietro rispetto all’altra.

podere giardino viale d'accesso

Il viale d’accesso è in piano e ha un lato lungo, anzi lunghissimo, occupato da una stalla dove le vacche da latte guardano fuori, verso di me. Agricoltura e allevamento vanno a braccetto e la terra, coltivata solo in parte a vigneto, dà da mangiare anche alle bestie. Ma c’è un’altra bestiola che attira la mia attenzione e mi provoca stupore. Alzo gli occhi su un palo della luce e lo trovo occupato, in cima, da un grosso nido inconfondibile. C’è una cicogna lassù!

la cicogna e noi

Accovacciata, come dice la parola, a covare le uova, attende a breve la schiusa e mi tiene per lungo tempo col naso all’insù. Per sempre questo resterà il posto dove c’è “La cicogna nel vigneto”. Quante cose belle girano attorno al vino? Dopo avere accudito i cicognotti, un giorno mamma cicogna insegnerà loro a volare. Poco a poco, per brevi tratti, poi spiccheranno il volo insieme. A ottobre partiranno per il lungo viaggio verso sud, la migrazione annuale, l’anno prossimo coi primi caldi mamma cicogna tornerà qui. Si vede che lei sta bene qui, mi sorveglia mentre giro attorno al suo nido. Dall’alto in basso.

cicogna

A giugno, mentre scrivo, mi informano che sono nati tre cigognotti.

Molti altri animali sono presenti qui: insetti e uccelli che ci aspettiamo in un ambiente naturale, ricco di biodiversità. Le api hanno una fila di arnie colorate tutte per loro, sono nel pieno del lavoro. Podere Giardino sembra davvero un giardino perché attorno al vigneto, di soli 5 ettari, su una superficie più ampia si coltivano i cereali e legumi per l’alimentazione zootecnica. Le vacche sono un centinaio e danno il latte migliore con cui si fa il Parmigiano Reggiano, che anche questa volta abbiniamo ai vini in assaggio.

arnie

La cantina è un inno al mattone di una volta, solido e leggero, perfetto per costruire un edificio a uso agricolo.

Le persone che fanno il vino sono preziose quanto il vino stesso. E anche se non è vero che le dimensioni contano, più piccole sono le cantine più questo è vero, come ho imparato a Reggio Emilia. Attorno ai due vignaioli Luca e Marco ruotano le rispettive famiglie, mamme e papà con la memoria storica della terra, da coltivare con cura e rispetto per farvi crescere i frutti migliori. Anche se costa fatica e sudore.

Bruno è il papà di Marco, sorride mentre sale sul trattore per andare a lavorare in vigna. La primavera esplode, nel vigneto e sui prati, che si colorano di verde in mille sfumature e punteggiati di fiori. Le mamme ci sono, anche quando non si vedono.

Assaggiamo i vini naturali di Podere Giardino: vini rossi e bianchi, Lambrusco e Malvasia, fermi e spumanti. Le rese arrivano attorno ai 100 quintali per ettaro massimo. Metodo ancestrale, charmat o rifermentati in bottiglia. Dal 2021 andiamo indietro fino al 2017, un vino che ha fatto 50 mesi sui lieviti. Non subiscono chiarifiche e contengono pochissimi solfiti. Sono vini bevibili ma allo stesso tempo complessi e piacevoli. Sono profumati e ricchi di sfumature che identificano il territorio Emilia, senza indulgere alle mode, o alla facile beva o ad un consumo frettoloso. Invecchiano bene, sorretti da una buona struttura.

  • Suoli Cataldi è il marchio che identifica il Lambrusco dell’Emilia, rosso o rosé.
  • Un Lambrusco Mariani metodo classico del 2019 e uno del 2021.
  • Una Malvasia del 2020 e una del 2021 frizzante sui lieviti.

Quando devo salutare i miei ospiti Marco e Marzia so che ho 200 km di strada davanti a me, sento il distacco come se lasciassi degli amici a una festa. Ma so che tornerò magari con altri amici per ricominciare qui, dove siamo rimasti.

Per saperne di più: https://podere-giardino.it/

Ora passo la parola a loro due, Luca Messori e Marco Crotti hanno risposto alle mie consuete domande, li trovate qui di seguito in una delle interviste doppie che mi piacciono tanto. Spero che piacciano anche a voi! Grazie a tutti e tre inclusa Marzia Ruozzi, mitica sommelier AIS con cui spero di trovarmi nuovamente, in un prossimo futuro, sulle strade del vino.

OTTO DOMANDE AL VIGNAIOLO

1 Chi sei – dove ti trovi? Raccontaci qualcosa di te e del tuo vino.

LUCA – Sono Luca Messori e ho una piccola azienda vitivinicola sulle colline sopra Albinea (RE).

Dopo gli studi universitari in scienze agrarie a Milano e dopo un’esperienza lavorativa in una cantina più grande, ho deciso di mettermi in proprio e oggi produco 4 vini, 2 spumanti metodo classico, da uva Spergola e da uva lambrusco Maestri, un rosso fermo ed un passito.

MARCO – Chi siamo. Siamo un organismo complesso, in quanto composto da più persone con competenze e sensibilità diverse, ma tutti nella direzione di un agricoltura (anche Agri-cultura) più rispettosa delle persone e dell’ambiente.

I nostri vini rispecchiano questo sentire e sono il più possibile naturali: partendo dalla cura del suolo, le piante ne ricevono beneficio, di conseguenza l’uva arriva in cantina sana, e ciò ci permette di ridurre al minimo gli interventi in cantina. I nostri vini sono a zero ingredienti, e se non necessario, a zero solfiti.

2 L’arte di fare il vino nasce nella vigna e si sviluppa in cantina. E poi cosa c’è dietro un grande vino?

LUCA – Credo che dietro un grande vino ci siano passione, tradizione e terroir.

Nonché la volontà di ricercare la migliore qualità possibile, a cominciare dalla gestione del vigneto, mantenendo basse le rese per ettaro e mettendo la vite al primo posto, rinunciando alla eccessiva meccanizzazione per tornare ad un approccio manuale in vigna. I grandi vini si fanno in vigna.

MARCO – Non siamo biodinamici, ma crediamo nella visione olistica che considera l’azienda agricola come un organismo che vive. L’energia che ognuno di noi produce e trasmette credo passi anche attraverso i vini che produciamo, che hanno perciò “un’anima”. Un vino non è solo una bevanda, è qualcosa di più.

3 Come è cambiato il vino, e come è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni? La tecnologia è uno strumento necessario o si può farne a meno?

LUCA – Il vino negli ultimi anni è cambiato troppo.

Credo che sia necessario un passo indietro e questo non lo possono fare chiaramente le grandi realtà che rispondono ad altre logiche ma i piccoli produttori che hanno il dovere di rimanere fedeli alla tradizione mantenendo questo legame con il territorio di cui sono i custodi per le future generazioni. Dovremmo discernere tra la tecnologia buona che davvero migliora la qualità del prodotto e quella che invece è solo una scorciatoia, per accelerare i tempi, per risparmiare denaro e che spesso allontana dall’identità di un territorio.

MARCO – Dopo la “sbornia” dell’agricoltura industriale, inaugurata a partire dagli anni 60, si sono fatti strada una serie di idee, movimenti, persone che hanno cominciato a ripensare all’agricoltura e quindi anche al vino, in un modo “nuovo-antico”: un’idea di agricoltura più naturale, con meno chimica, in un certo senso anche slegata dai dogmi della produttività massima e bassi costi, facendo passare il cibo come una commodity.

Un ritorno insomma al passato buono, con una nuova consapevolezza. Alimentarsi bene, bere bene non è più un vezzo di qualcuno ma un approccio salutare e rispettoso verso se stessi e verso l’ambiente che ci ospita.

La tecnologia va avanti, è certo importante, la ricerca ci permette di comprendere meglio tanti meccanismi, ma l’importante è capire ciò che serve veramente, quale sia il vero progresso per le persone!

4 Raccontaci una bella esperienza e un brutto episodio legati al tuo lavoro di vignaiolo.

LUCA – Le esperienze in questo mestiere sono sempre positive, da tutto si impara e proprio quando si crede di aver capito tutto da un giorno all’altro ci si accorge di non aver capito abbastanza e si riparte da capo con grande umiltà. L’esperienza più bella è sempre alla fine di tutto il lavoro, nel bicchiere, quando la mente scorre all’indietro tutte le fatiche le incognite, i rischi superati per arrivare a quel semplice atto finale che è la degustazione. Io credo che solo un produttore possa davvero apprezzare a fondo il fatto di pensare ok, ora il lavoro è finito davvero.

MARCO – non abbiamo molto da segnalare perché c’è sempre da imparare, anche dalle esperienze brutte.

5 Fare il vino significa anche uscire dall’azienda per far conoscere le persone e il territorio “dietro” una bottiglia. Dove porterai il tuo vino nei prossimi mesi?

LUCA – Non lo so, mi piacerebbe che le poche bottiglie che produco si muovessero indipendentemente da me.

Credo che saranno i miei estimatori che faranno girare il mio vino, credo che questo sia il modo migliore perché un vino si faccia conoscere in quanto è l’apprezzamento di un prodotto che lo muove davvero.

MARCO – Stiamo investendo molto nelle fiere, eventi di “nicchia”, dedicate ai vini naturali, biologici, biodinamici, oltre che a organizzare serate presso locali che comprano il nostro vino, per spiegare la nostra filosofia, i nostri prodotti. Si gira un po’, sia in Italia che all’Estero. Generalmente il periodo va da novembre ad Aprile, quando ancora il lavoro in vigna lo permette.

6 E’ possibile visitare la tua cantina? E dove possiamo assaggiare il tuo vino?

LUCA – Cantina e azienda sono visitabili su appuntamento. Cerco sempre di cominciare le visite dalla vigna perché le cantine non sono che stanze mentre la vigna è il cuore pulsante di ogni azienda vitivinicola. Andrebbe visitata nelle diverse stagioni, solo così si entra in sintonia davvero con un vino.

MARCO – Certamente, è forse il mezzo più diretto per conoscere una realtà e i vini che produce. Generalmente offriamo la possibilità di visitare le vigne, la cantina, e assaggiare i vini, chiacchierando con i visitatori. E’ un momento piacevole anche per noi, ci si da il tempo di fermarsi e dialogare.

7 Una piccola provocazione: se fossi ministro dell’agricoltura cosa faresti per agevolare il lavoro del vignaiolo?

LUCA – Tornerei indietro, ridurrei il tempo da dedicare ad assurda burocrazia e mi concentrerei su quello che davvero dovrebbe essere questo lavoro e cioè lavoro in vigna e in cantina che invece oggi troppo spesso ci troviamo a mettere in secondo piano.

MARCO – Sembra di essere ripetitivi e scontati, la solita lamentela, ma davvero la burocrazia è un limite pesante. Ed è aumentata negli ultimi 20 anni, da quando ho iniziato a fare questo mestiere. Quindi la ovvia risposta, eliminare burocrazia inutile. E riconoscere al vignaiolo, in modo formale, un ruolo di “custode” del territorio in cui si trova immerso, in cui vive e lavora.

8 Consiglieresti a un giovane di fare il vignaiolo? SI – NO – Perché?

LUCA – Certamente, se ha passione per questo lavoro io credo che debba provare.

Non è un semplice lavoro ma uno stile di vita, un sentirsi un tutt’uno con la natura e anche se è sempre reso più difficile dai cambiamenti climatici e dalle incertezze del mercato è ancora un lavoro che riempe di soddisfazione. Nessuno come un vigneron ricorderà ogni singola annata della propria vita lavorativa e queste con le loro caratteristiche si tradurranno magicamente in bottiglia e si riproporranno a distanza di anni.

MARCO – Sì, certamente. E’ un mestiere faticoso che ti assorbe in modo totalizzante. Ma sei a contatto con la terra, che ti da energia, ti nutre non solo fisicamente ma anche spiritualmente.

Ti è piaciuto questo post sull’Emilia Romagna? Allora leggi anche gli altri, li trovi qui:

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *