Passo un’altra notte agitata con poco riposo, ma appena mi unisco al gruppo sto meglio. Dopo colazione usciamo tutti insieme dall’hotel, entrambi i gruppi, di Roberta (io) e di Raffa sono puntuali, il bus gran turismo da 50 posti a noi riservato si riempie presto. Oltre a starci comodi in 29, abbiamo a disposizione frigorifero (che in pratica non useremo) e toilette (che useremo molto).

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Gentilmente Raffa chiede al suo gruppo di accoglierci nelle visite guidate, condotte dalla loro guida, che sarà la nostra salvezza e non solo oggi. Lo troviamo alla biglietteria di Giza, che raggiungiamo in meno di 1h dopo avere superato il traffico e l’inquinamento del Cairo. La coda pazzesca alla biglietteria, la prima di una lunga serie, ci fa capire che non scenderemo nella piramide di Cheope anche se sono solo le 8 di mattina: hanno già esaurito i 200 biglietti che vendono al mattino, per il prossimo turno dovremmo provare nel pomeriggio, ma non possiamo. Al sole fa caldo, all’ombra fa freddo, prendiamo i biglietti e ci mettiamo in un angolo per la prima introduzione al sito.

Le tre piramidi incombono imponenti su di noi e su migliaia di altri turisti, ma sono ben poco godibili, poco avvicinabili, poco fotografabili e circondate sempre da gente, bus, cammelli. Mi rendo conto che sto visitando una delle meraviglie del mondo ma mi riesce difficile concentrarmi o emozionarmi, a fine giornata commenteremo con disappunto tutta questa necessaria confusione, che con qualche distinguo fa purtroppo assomigliare il sito a un non luogo, come i nostri centri commerciali.

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La Sfinge è molto più emozionante anche se me l’immaginavo più grande, almeno le si può girare intorno perbene. Per una strana dinamica dei gruppi turistici, nel pomeriggio c’è sempre meno gente in giro come se i turisti sparissero dopo le visite del mattino. Saqqara e Menfi sono due siti molto interessanti, anche il paesaggio circostante è notevole: ora desertico ora verdeggiante, con coltivazioni e palmeti estesi finché le acque del Nilo arrivano a bagnare la terra. Non lontano ci attende infine il complesso di Dahshur, speciale, bellissimo, isolato e finalmente tutto per noi. La tappa in teoria non è prevista e dobbiamo insistere un po’ con l’autista per fermarci.

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Le due piramidi principali, una rossa e una romboidale, hanno dimensioni di poco inferiori al complesso di Giza. Tutto intorno vi sono altre piccole piramidi abbozzate, ne troveremo molte altre nel deserto, sulla strada per Abu Simbel. La grande emozione è scendere accucciati per ben 62 metri sotto terra, attraverso una scomoda scalinata che ci porta nel profondo di questo sepolcro, in un’aria soffocante e chiusa ma in un’atmosfera intrisa di fascino e mistero, fino alla camera sepolcrale, alta, spoglia, dalle pareti aggettanti.

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A metà pomeriggio ci rimettiamo in strada dopo avere salutato la guida che rientra a Giza. Mi addormento quasi subito ma, nel dormiveglia, sento commenti sulla scorta della polizia che ci ha affiancato e ci seguirà per 2g sino a Luxor. El Minya è un postaccio indefinito, l’hotel è triste e trascurato. Mangiamo all’ultimo piano, temo la gerente si sia disaffezionata al suo lavoro per scarsità di turisti, ma questo che doveva essere un bel posto, a noi si rivela forse come la peggiore tappa del viaggio. Sono buoni solo i frutti, arance, banane e datteri freschi. Facciamo due passi dopo cena, sempre scortati dalla polizia, andiamo dapprima a vedere il fiume dalla corniche, poi in centro, con negozi ancora aperti, case poco curate e a volte fatiscenti che si affacciano sulla strada. Non provo alcuna sensazione di pericolo, ma siamo osservati da uomini e donne, quasi tutte velate. Dopo una pausa – tè rientriamo in hotel. Buona notte!

Cosa abbiamo visitato:

GIZA – ovvero il luogo dove sorgono le Piramidi di Cheope, Chefren, Micerino, e naturalmente la Sfinge. Meravigliose, imponenti, immancabili si ergono sulla piana già desertica ma, invece di raccontarci le storie di faraoni, battaglie, servitù che hanno tenuto nascoste per millenni dopo che sono state esplorate, studiate, svuotate ancora oggi hanno l’ineffabile aspetto di custodi di misteri imperscrutabili. Questo è il lato bello della faccenda. Il lato brutto è che la visita si riduce a lunghe file per i biglietti, pause foto e passeggiate, a piedi o a dorso di cammello, circondati da migliaia di turisti, bus che parcheggiano ovunque, venditori di paccottiglia assillanti con o senza bancarelle disordinate. Il setting è alquanto rovinato e mi spiace constatare che all’uscita da questo sito, pur importantissimo, ci siamo sentiti un po’ in un “non luogo” privato della sua funzione. Pare che sia in costruzione un grande parcheggio all’inizio del sito, che costringerà i turisti a fermarsi ed effettuare la visita a bordo di un trenino elettrico. Aspetto con ansia la realizzazione di questo progetto.

SAQQARA – sede di un interessante complesso funerario e la piramide a gradoni di Zoser appartenente alla III dinastia, molto affascinante ma attualmente coperta da impalcature ed inavvicinabile.

MENFI – ospita una colossale statua di Ramses II steso.

DAHSHUR – la chicca della giornata, dopo una scorpacciata di siti ipertrofici e iperaffollati questa tappa deliziosa ci mostra due Piramidi della IV dinastia, di cui una romboidale bellissima, in tutto il loro splendore. La discesa all’interno per ben 60 m ci riserva, finalmente soli, l’emozione della scoperta.

OASI DI AL FAYOUM (Non Visitato) – uno straordinario ambiente fatto di acqua, manufatti umani antichi e moderni, vegetazione lussureggiante. Purtroppo a causa delle tensioni sociali è da tempo scartata dai tour.

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