Per la nuova edizione di Pugliadentro, dopo il mio bellissimo soggiorno sul Gargano di due anni fa, inizio e finisco al mare. Da Brindisi dove prendo un’auto a nolo a Polignano dove l’ultima sera passo dodici ore, dalle otto di sera alle otto di mattina. Lavorare tre giorni in Puglia girando per frantoi e cantine mi piace, anche se sono sempre di corsa e vedo i paesaggi dall’auto con l’orologio in mano perché il tempo è tiranno. Parlare ai produttori però è sempre interessante, vedere aziende agricole e tenute grandi e piccole ancora di più. La curiosità paga, l’entusiasmo implica uno scambio di vedute con i clienti che è al contempo professionale e umano. So che essi lo apprezzano ed è uno dei motivi per cui dopo 25 anni amo ancora il mio lavoro.

Faccio base a Lecce senza godermi il capoluogo, lo vedo solo a passeggio la sera, è stupendo non solo per le chiese e gli edifici barocchi. Alloggio in un BB comodo ma orribile che lascio in anticipo dopo avere spiegato al titolare che è meglio non chiedermi una recensione. A buon intenditor… la prima sera desidero mangiare qualcosa e ritirarmi presto (sono sveglia da prima delle cinque) così prendo delle schifezze vegetariane in un pub, assaggio una buona birra artigianale e basta. La seconda sera vedo una delle mie più care compagne di viaggio che però mi porta in un locale moderno, dove suonano dal vivo e fanno un menu prestabilito poco allettante, solo la birra si salva. Niente pesce, niente orecchiette… e poi la Puglia non era terra di grandi vini rossi? Negramaro, Primitivo e altri grandi neri rimangono lì ad aspettare il mio ritorno.

Le cantine sono vere e proprie tenute, si possono trovare nei centri urbani dove esibiscono targhe e stemmi all’ingresso, premi e foto all’interno. Oppure stanno in campagna, circondate da vigneti e mimetizzate talmente bene da rendere difficile il mio arrivo. Devo fare a volte 2-3 chilometri di sterrato per arrivarci, senza sapere dove sono e senza alcuna certezza, se va bene (ma non sempre) c’è un cartello… Oppure le cerco mettendo l’indirizzo su Google maps senza tener conto che i comuni sono estesi, aziende e masserie sono in mezzo alla campagna e non sono per niente facili da raggiungere. Mi faccio una gran cultura teorica dei vini pugliesi in questi giorni. Sono contenta di avere conosciuto dei grandi produttori, forse l’uno per cento delle aziende che ormai sono centinaia. Sono lontani i tempi in cui da qui partivano cisterne di vini da taglio per corroborare i vini del nord Italia (e oltre confine) ora in Puglia si producono vini eccellenti, per me è ancora una regione tutta da scoprire.

E dell’olio vogliamo parlare? Siamo di fronte a una crisi epocale non finita, con prospettive di peggioramento e forse un’espansione inarrestabile della Xylella, assieme a problemi che in altre regioni italiane hanno ridotto a meno del 50% il raccolto delle olive. Vedo gli ulivi secolari ridotti a moncherini rinsecchiti che dominano il paesaggio come spettri, fantasmi scuri. Vedo Ostuni da lontano e spero di posticipare un appuntamento prima di pranzo per fermarmi a fare due passi, ma niente. A pranzo di solito mangio schifezze ma il terzo giorno, guidata dall’istinto infallibile di chi viaggia per lavoro da 25 anni prima che inventassero navigatori e altre diavolerie, seguo un cartello invitante sulla statale tra Andria e Canosa.

Che meraviglia di posto trovo, pieno di adesivi rossi e chioccioline sulla porta (non adesivi verdi mi raccomando, sono fuori luogo), con menu pazzesco e una fila pazzesca di coppie e persone d’affari. Aspetto mezz’ora per avere un tavolo, consumo in mezz’ora zuppa di fave e carciofo al forno, uno più buono dell’altro, parlo col titolare squisito e ospitale nonostante sia indaffarato. Zito si chiama, segnatevi il suo nome e cercate questo posto.

Ci sono alcune cose che non mi piacciono al sud che noto soprattutto quando ci vado per lavoro, per cui sostengo che non potrei abitarci nonostante i costi da sostenere siano bassi e la qualità della vita per alcuni versi sia migliore. La prima è la difficoltà di pagare il carburante con le carte per cui quando arrivo a un distributore in riserva spesso mi chiedono i contanti. Potrebbe andarmi peggio, i distributori non sono molto frequenti. E io non so quanto dista il punto di rifornimento successivo. Il contante dovrebbe essere un metodo di pagamento desueto ma qui no, chissà cosa pensano gli stranieri in visita. Il disordine e il traffico sono diversi rispetto al nord, ciò mi mette seriamente a disagio. E infine mi frulla sempre in testa l’idea di essere trattata diversamente in quanto donna ed essere considerata con più difficoltà che se portassi i pantaloni. Che fatica. Torniamo a parlare delle cose belle che è meglio.

Infine c’è Polignano, di cui sapevo la fama senza averci mai messo piede. Sul portale che uso di solito trovo due BB, li chiamo e scelgo Casa Fiore. Arrivo appena fa buio, vedo subito che è bellissimo e la padrona carinissima in pochi minuti mi racconta la storia della sua vita (vedere sopra la ricerca di empatia con i clienti). Cinzia è più giovane di me ma ha fatto un sacco di cose, è mamma e nonna, è molto fashion e ha arredato in stile shabby chic la mia stanza. 

Appoggio i bagagli ed esco con la cartina in dotazione con tre ristoranti segnalati. Qui a sud è difficile trovare aperto prima delle ore 20 ma io trovo il posto che fa per me, aperto prima, un locale semivuoto al mio arrivo che si riempie quando sto finendo di mangiare. Il fritto di paranza è ottimo, i tagliolini allo scoglio idem, la bottiglia di birra Peroni costa 2,5 euro. Peccato che non sia nulla di tipico ma una piccola catena di montaggio con servizio al banco e chiamata del tuo numero quando le pietanze sono pronte. Ha aperto anche a Milano, andate a cercarlo, è uguale in tutto al locale pugliese, forse anche nei prezzi, poi ditemi se vi è piaciuto. Sta dietro Corso Como e si chiama Pescaria.

Polignano è uno stupendo borgo di mare convertito a un turismo che non so classificare, mi sembra di livello medio alto ma io l’ho visto al meglio, in bassa stagione e con poca gente. A Pasqua mi hanno detto che non ci si muoveva, non oso pensare alla quantità di visitatori che affolla questi luoghi d’estate, proprio non ci tengo. 

Cosa ci sia da vedere è presto detto: il centro storico pieno di case con porte e finestre colorate, balconi fioriti, panni stesi, un perfetto miscuglio tra il sud dell’immaginario collettivo e la Grecia; le chiese bellissime collocate al centro delle piazze o incastrate tra le case; le grotte marine e i panorami di qua e di là dal ponte d’accesso al centro. Passeggiare tra i vicoli senza sapere dove portano suscita stupore a ogni angolo, se avete anche tempo per fare shopping vi divertirete e farete contenti i polignanesi. Visti di notte e di giorno gli stessi posti cambiano aspetto, mi diverto a fotografarli e confrontarli.

Sono arrivata all’ultimo momento a Polignano salendo dal Salento, prima di volare in Sicilia e continuare a lavorare nell’isola triangolare. Il lavoro continua, c’è ancora tanto da fare.

 

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