Di un breve soggiorno dicembrino a Catania e dintorni sto ancora scrivendo, e con grande gioia. Il primo giorno siamo state nel capoluogo etneo che ho raccontato in questo post. Il secondo giorno abbiamo guardato la cartina, scegliendo la gita più semplice ed esteticamente bella. Era dicembre, di giorno c’erano ben più di dieci gradi, altro che il freddo del nord. Ecco cosa abbiamo fatto io e Patri, la mia amica blogger spagnola aka Cosmopolilla. Scrivo al presente, ma potrei scrivere al futuro perché a questo ci sarà un seguito…

Andiamo in autobus a Taormina, la grande stazione è collocata presso la stazione dei treni, comodamente raggiungibile in metro. Lo scopriamo solo al ritorno (meglio tardi che mai) perché la curiosità di vedere tutto camminando è forte. In mezz’ora attraversiamo il centro storico di Catania in direzione est su viali affollati di gente, case, negozi. Le mie amate vetrine hanno il sapore del passato, mi chiedo quanto resteranno lì a raccontare un tempo che fu. A un tratto resta poco della bellezza catanese, sostituita da un affascinante caos: edifici mal conservati, buchi per mega parcheggi futuri, interi isolati colonizzati da commercianti cinesi. Niente paura non c’è pericolo, attendiamo il nostro bus in ritardo e osserviamo chi sale e scende dai mezzi, chi aspetta come noi sotto il sole. Saliamo in prima fila per guardarci intorno lungo il tragitto verso nord, questi 60 chilometri (via autostrada e strada statale) necessitano di un’ora, avevamo delle alternative da due ore:

– l’autobus lento che passa per le località costiere,

– il treno, avremmo sfiorato il mare fermandoci giù e avremmo dovuto salire in centro in bus.

Prendete nota di questa seconda soluzione perché è la prima cosa che mi frulla per la testa da allora …

Così scegliamo la via più rapida, non c’è traffico, mi chiedo cosa ci sarà qui d’estate, in piena stagione turistica.

Il bus affronta sbuffando le ultime salite e i tornanti da Naxos. Ci lascia sulla strada che in cinque minuti, sempre in salita, porta in centro. Teatro Greco è l’insegna che inseguiamo e che non può mancare. Sganciamo dieci euro a testa per la visita che è quasi una visita privata, in un’ora incontriamo una decina di persone, solo due italiani. Ci sono molti spagnoli, Patri mi spiega che il sei dicembre per loro è il giorno della costituzione, quindi domani è festa nazionale, come per noi sarà l’otto dicembre. Sono coppie o famiglie, nulla a che vedere con il turismo di massa di altri luoghi e periodi.

La bellezza estetica del teatro sta nella sua posizione perfettamente studiata: la scena verso il mare con colonne e statue antiche, la cavea rivolta verso nord, oltre le quali lo sguardo si perde sulla costa verso Messina e, più a nord, il profilo della costa calabra. La seconda cosa che mi frulla per la testa. Domina su di noi il castello di monte Tauro, da cui ha tratto il nome Taormina, se non fosse coperto dalle nubi (!!!) si vedrebbe l’Etna. Iniziato dai Greci, il teatro di Taormina fu continuato dai Romani, che lo utilizzavano per i classici spettacoli, per combattimenti con i gladiatori e con le navi; il nome naumachia mi piace un sacco. Varie parti furono ricostruite nel passato e restaurate a partire da duecento anni fa, quando ancora non si utilizzava la stratigrafia per preservare i reperti delle varie epoche. Nella nostra perfetta solitudine lo fotografiamo nel suo aspetto surreale, chi vede le foto chiede quando ci siamo state perché non è normale che sia vuoto. Il teatro ha un valore simbolico elevato, si vede com’era e com’è, un luogo vivo dove tuttora si tengono spettacoli diversi. Ha una vitalità profonda e sembra che ci racconti tutte le sue storie, quelle antiche sepolte sotto le pietre, quelle moderne bisbigliate dagli attuali visitatori. Come noi che ora raccontiamo questa bella scoperta.

Le storie e gli sguardi dei visitatori di oggi si incrociano nel centro di Taormina. Pochi ma belli, come gli edifici, i palazzi e dimore storiche a volte trasformati in hotel e residenze di lusso. Corso Umberto I è luogo di struscio, nella sua sequenza di vetrine stilose, negozi di moda, souvenir shop e ristoranti eleganti. Noi siamo ammaliate dagli edifici che elencherò brevemente, a partire da Palazzo Corvaja e Santa Caterina d’Alessandria, la prima di una serie di chiese che si susseguono fino al convento di San Domenico, alla fine della via pedonale. Le due piazze principali sono piazza IX Aprile a metà del corso, anch’essa con due belle chiese, piazza del Duomo con la fontana e le sirene con testa di cavallo. La città medievale è tutta qui, intatta, pulita. Mangiamo un’ottima arancina e la scacciata in una rosticceria che si chiama Cristina, ordino con fatica ma poi ci capiamo.

Su questa splendida città si sono succedute varie dominazioni ancor prima che arrivassero i Greci, sulle guide trovate tutti i particolari di cui non voglio privarvi, ci mancherebbe. Leggetele: è una storia lunga, complicata e condensa alcuni stereotipi dell’Italia celebrati da sempre nelle arti figurative e, da duecento anni, pure nella letteratura e nel costume. Le frequentazioni dei VIP a Taormina sono iniziate prima che l’Italia si identificasse con la “Dolce vita” creando luoghi glamour per pochi eletti e tutto quello che ci girava intorno. Bei tempi.

Dal viaggio in Italia di Goethe e dal Grand Tour di illustri pittori e scrittori, scesi dal freddo nord Europa per stabilirsi a Taormina in pianta stabile o quasi, cosa è cambiato? Forse nulla, già allora Taormina era luogo di incontro: circoli letterari, salotti ante litteram, amori palesi e amori proibiti. A partire dalla Belle Epoque è diventata un luogo di villeggiatura esclusivo. Come ho detto, la dolce vita era qui: prima che arrivasse a Capri e a Roma, prima che diventasse un modo di vivere tutto italiano. Per pochi, non per tutti. Ha avuto alterne vicende, non riesco a immaginare che questa perla sia meta di turismo di massa. Per come l’ho vista gli ospiti dovrebbero venire a Taormina perché è una località unica, incredibilmente bella, perfetta, quasi finta. A metà pomeriggio, lentamente come siamo arrivate, scendiamo alla stazione del bus per tornare a Catania. Faccio due passi in più e a un tornante osservo l’ultima meraviglia che luccica nel mare sotto di me. Alla fine di una lunga scalinata c’è l’Isola Bella, che si raggiunge a piedi con una breve passeggiata sulla sabbia. Ciao Taormina!

Adesso voi ditemi com’è in alta stagione: come ci si muove a piedi in centro e in auto nelle strade d’accesso, che gente c’è, cosa mi sono persa ad andarci la prima settimana di dicembre, girando in maglioncino con una temperatura di tredici gradi. Sono contenta di averla vista così, è stata l’ultima visita della mia settimana trascorsa in Sicilia, tra Palermo e Catania. Nei miei sogni quest’ultima dovrebbe essere il punto di inizio della prossima esplorazione, verso sud, in treno fino a Siracusa, poi cosa suggerite?

PS – sei mesi dopo questa bella esperienza sono alle prese con una situazione personale, spero temporanea, che mi tiene ferma e a malincuore, non potendo viaggiare, mi restano da scrivere i ricordi di viaggio. A questo assaggio di Sicilia si è aggiunto un assaggio altrettanto breve e intenso, che vi racconterò prestissimo!

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