Camminare fa bene, camminare a suon di musica ancora di più. Lo scorso fine settimana ho mosso i miei primi passi sulla Via degli Dei percorrendone solo una parte, grosso modo la prima metà, e mi sono riservata di riprendere il cammino verso Firenze nelle prossime settimane, o con la nuova stagione. L’intero percorso di 120 chilometri tra Bologna e Firenze necessita di cinque – sei giorni, si può effettuare tutto l’anno ma il caldo d’estate e il freddo d’inverno sono più impegnativi rispetto al clima tiepido delle mezze stagioni, quando la natura dà il meglio di sé. Il periodo autunnale è pieno di colori e atmosfera, ora abbiamo davanti almeno due mesi per intraprendere questo trekking, che non raggiunge vette altissime ma dona emozioni fortissime.

Paesaggi incontaminati e paesi genuini, gente ospitale e tanti prodotti tipici che si assaggiano nelle soste giornaliere e serali. La cultura popolare che ha plasmato questi luoghi si vede a ogni passo nelle opere dell’uomo. I Romani hanno costruito qui la principale via di collegamento tra Emilia e Toscana: la Via Flaminia Militare è la strada consolare che la Via degli Dei in parte ricalca, e su questa camminiamo.

La Via degli Dei nasce vent’anni fa e prende il nome dalla toponomastica locale che richiama alle antiche divinità, come Monte Adone e Montevenere. In questi anni è cresciuta tantissimo perché risponde alle esigenze dei sempre più numerosi camminatori di oggi, viandanti moderni ognuno con le proprie motivazioni. Tali attività lente e sostenibili sono adatte a tutti, trasformano un trekking in un cammino spirituale a contatto con la natura, ripagano la fatica dei venti chilometri giornalieri con i migliori doni dei paesaggi che si aprono davanti a noi, tangibili e intangibili. Anche i luoghi dell’ospitalità (agriturismo, alberghetti, BB) cresciuti come funghi in questi anni hanno mantenuto l’identità locale e i valori per i quali sono nati. Se incontrate altri camminatori di giorno vi saluterete, di sera vi troverete attorno a una tavola, non solo per brindare ma per condividere esperienze e consigli. Bellissimo!! Ma cosa sono venuta a fare sulla Via degli Dei?

L’occasione era l’evento Dei Suoni i Passi organizzato da Appennino Slow, che ha portato per tre giorni sull’appennino bolognese un piccolo gruppo di camminatori da Bologna al Passo della Futa, assieme ad alcuni dei più quotati jazzisti della scena nazionale e non solo. Questi camminavano con noi e ci allietavano con la loro musica, sia nelle tappe lungo il percorso sia la sera.

A rendere il trekking una straordinaria e unica esperienza sensoriale ha contribuito infine un professore dalla dialettica soave e coinvolgente, che ci ha aiutato a scavare nella storia e filosofia dell’antica Grecia di cui siamo in larga misura eredi, per riportare ai giorni nostri temi sempre attuali come i conflitti e i sentimenti umani, i rapporti economici e le classi sociali.

Con questa varietà di musica e ricchezza di parole abbiamo affrontato i sentieri della Via degli Dei, superando le salite le piccole difficoltà del cammino. I saliscendi non sono mai troppo faticosi e solo il meteo ci è stato in parte avverso. Non bisogna fermarsi davanti alle bizze del tempo, se guardassimo troppo le previsioni faremmo metà delle cose. Il mio consiglio è di partire sempre, noi siamo stati premiati e lo sarete pure voi!

Con Dei Suoni i Passi ci avviciniamo per tre giorni al cuore dell’appennino bolognese: accompagnati da Stefano Fazzioli, la nostra guida escursionistica, camminiamo un po’ meno del previsto. Invece di venti chilometri ne facciamo una dozzina al giorno, con dislivelli di 300 – 400 metri al massimo, aiutati dai mezzi d’appoggio forniti dall’organizzazione.

Appennino Slow con la sua esperienza pluriennale ha diverse proposte a catalogo, focalizzate sull’appennino tosco emiliano ma non solo. La più nota è la via degli dei, disponibile in diverse opzioni (di gruppo e individuali, eventi speciali, il cammino per ipovedenti eccetera). Vi sono poi cammini di carattere storico e naturalistico come la Via della Lana e della Seta, il Cammino di San Francesco, la Linea Gotica.

Il cammino è un momento di introspezione, di conoscenza e crescita personale, in unione con il creato (per i credenti) e la natura (per tutti). Camminare insieme trasforma l’esperienza individuale in un piccolo evento collettivo di cui tutti siamo protagonisti. Nel nostro caso abbiamo illustri compagni di viaggio accanto a noi.

I protagonisti dell’evento

Angelo Adamo suona l’armonica e mette in rapporto la musica con altre scienze come filosofia e astronomia. Di origini siciliane e calabresi, profondamente mediterraneo nelle sue espressioni artistiche, da giovane ha guardato la cartina verso l’alto per salire a Bologna, i suoi studi si sono infatti rivolti verso l’alto ai misteri dell’universo e della musica. Unisce il fascino dell’affabulatore al rigore scientifico.

Fabio Resta suona la gajda e il ney, antichi strumenti che attingono alle tradizioni macedone e turca, antenati rispettivamente della cornamusa e del flauto. Con la sua musica unisce Oriente e Occidente: ci trasporta in dimensioni lontane dove diventiamo spettatori di immaginari dervisci rotanti, oppure ci fa sentire il vento che sferza i cieli di Scozia.

Claudio Carboni è un sassofonista bolognese di grande esperienza, da sempre impegnato in progetti musicali di ampio respiro internazionale. Ci travolge quando suona, ci avvolge con i suoi racconti di vita intensa e le multiformi esperienze musicali.

Carlo Maver è bandoneonista e flautista nonché grande viaggiatore, il suo sound ci trasporta in Sudamerica. Non solo e non tanto nelle atmosfere che Astor Piazzolla ha portato in Europa e ci ha reso familiari, ma più indietro alle origini popolari dello strumento e dei luoghi dove è nato il tango, l’Argentina di inizio Novecento.

Carlo Monaco è docente di filosofia e storia, divulgatore e saggista. E grande affabulatore.

I portici di San Luca

Venerdì 6 settembre ci troviamo alla stazione di Bologna e cominciamo a camminare da Porta Saragozza, su fino al santuario di San Luca, luogo di partenza della Via degli Dei. I portici più lunghi del mondo sono il simbolo della città assieme alle torri, sono nati come luogo dei commerci e della vita sociale. I portici di San Luca sono un serpentone in mattoni rossi, la quintessenza di Bologna, lungo quasi quattro chilometri. Si sviluppano prima in piano, poi in salita per 666 archi numerati corredati da ex voto, dediche e intitolazioni dei bolognesi che hanno voluto lasciarvi un segno, chiedere grazia o ringraziare. Il tempo quasi autunnale ci aiuta, sudiamo un poco ma la luce è perfetta per fare foto e la temperatura è ottimale.

Il numero è carico di significati, il 666 unisce il cielo e la terra, la divinità e il diavolo, il bene e il male. Questa esperienza è per me carica di significato (da tanto desideravo salire quassù) e mi rende felice, anche perché piove e a tratti grandina. Sono felice perché mi sento sicura sotto i portici, colgo la valenza simbolica del portico come elemento di unione e protezione. Al santuario di San Luca entro per una breve visita anch’essa dal valore simbolico, perché da fuori è molto più bello e da sotto, da lontano, identifica la città come un faro che la illumina, di giorno e di notte. Andiamo poi a scoprire le vie d’acqua di Bologna.

La chiusa di Casalecchio

Nella seconda tappa veniamo a conoscenza dei corsi d’acqua, spesso nascosti, che hanno segnato la geografia e alcune vicende storiche bolognesi. Reno e Savena sono i due fiumi che lambiscono la città ma chi come me viaggia sempre li collega soprattutto ai nomi delle uscite autostradali e degli autogrill (!!!). A Casalecchio di Reno c’è una chiusa per la cui altezza, solo otto metri e mezzo, non si può chiamare diga (le dighe sono alte almeno 10 metri). Si possono chiamare grandi opere queste infrastrutture vecchie di secoli?

La chiusa ha ottocento anni ma non li dimostra, fino alla fine dell’Ottocento aveva una struttura in legno. Il Reno è il decimo fiume per lunghezza totale ma il sesto tra quelli con sbocco sul mare. Ha una lunghezza di km 210 totali, di cui 80 dalle sorgenti in provincia di Pistoia fino a Casalecchio, e 130 km fino al mare, presso i lidi ferraresi. Ora ve la faccio vedere con alcune immagini che spero rendano l’idea.

Sapete dove mi sono sentita a percorrerla in tutta la sua lunghezza? Non ha un che della Cina, con l’acqua da una parte e il bosco dall’altra? A me sembra la Grande Muraglia. Questa è una visita speciale dove ci conduce l’ingegnere idraulico che se ne occupa da sempre. Speriamo che aprano più spesso per le visite, secondo me a molti piacerebbe vederla, soprattutto i locali.

Un tempo sul greto del fiume i bolognesi venivano a bagnarsi, questa infatti era chiamata la spiaggia dei bolognesi e ogni estate contava migliaia di presenze. Questo ora non è più possibile ed è un peccato, sarebbe già tanto se si potesse visitare con maggiore facilità e frequenza.

La via degli dei ha quindi delle forti valenze culturali, i primi temi che affrontiamo. Poi ci mettiamo in cammino.

Venerdì 6 settembre iniziamo a camminare nel primo pomeriggio. Ci mettiamo in marcia per andare da Prati di Mugnano a Monte Adone su un sentiero bagnato con umidità a mille, sotto una pioggerellina tipo sauna che non ci ferma anzi: l’atmosfera ovattata quasi autunnale è bellissima. Per non rischiare di scivolare mi aiuto con i bastoncini grazie ai quali divento quadrupede, scaricando in parte sulle braccia le fatiche della schiena. Intorno a noi alberi ad alto fusto, prati semiselvaggi e valli brumose. Dei funghi manco l’ombra, io ci speravo ma dovrò attendere. Vediamo i primi cenni d’autunno nei colori dell’erba e del bosco.

Siamo in un’area naturale protetta inserita nel locale SIC (sito di importanza comunitaria) dalla storia “milionaria” che affonda le sue origini nel Pleistocene. Cinque milioni di anni fa infatti qui c’era una grande spiaggia, molti fossili testimoniano la presenza del mare. Quando si formarono gli Appennini per sollevamento si è generato il cosiddetto “contrafforte pliocenico” caratterizzato dai sedimenti di rocce argillose, come la classica arenaria, nella quale la chiesetta di Monzuno è scavata parzialmente.

Questo è un paradiso per i geologi e gli amanti della natura: il falco pellegrino nidifica sulle pareti rocciose e camminiamo fra varie tracce di animali selvatici. A noi mette curiosità la presenza di cinghiali, cervi e lupi, ma non sono certo graditi agli agricoltori, ovvio che non piacciano ma chi ha ragione? Di chi è la terra? Come possono convivere piante, persone e animali?

Bevo l’acqua dalla mia bottiglietta poi la riempio ad una fontanella. Incontriamo una manciata di persone con zaino in spalla, sorridenti e baldanzose, impegnate per tutto il percorso della Via degli Dei. Auguro che splenda di nuovo il sole, su di loro e su tutti noi.

Su una spianata ci fermiamo ad ascoltare Angelo Adamo che suona l’armonica per noi: due brani tratti dal suo primo album “Quanta” del 2000. “Paesaggio ibleo” e prima “Fauno”. Camminare in compagnia di un musicista diventa così un’esperienza più completa. Queste sono le prime performance musicali di oggi, domani ripartiamo da Monzuno. Alloggiamo in un albergo ristorante lungo la via principale, dopo cena siamo nuovamente allietati dalle parole e musica di Angelo Adamo, una performance accattivante incentrata sugli astri e la mitologia, gli amori divini e terreni.

Da Monzuno a Madonna di Fornelli

Sabato 7 settembre camminiamo sotto un cielo blu nuovamente estivo, con un bel calore che ci asciuga le ossa e rinfranca lo spirito, il nostro e dei nuovi amici che si sono uniti al gruppo. Dal mattino al primo pomeriggio, per un’altra dozzina di chilometri partendo alle 9,30, alternando il trekking con momenti di intrattenimento. Dei suoni i passi non è solo un trekking musicale ma molto di più.

Ascoltiamo Musica e Parole adattissime per noi viandanti desiderosi di conoscere meglio dove mettiamo i piedi, i luoghi che ci circondano con le loro storie, leggende e tradizioni. Carlo Monaco ci parla di un modo filosofico per avvicinarci alla montagna, qualcosa di diverso dall’approccio spirituale. Fabio Resta suona la gajda, un antico strumento musicale macedone che ricorda la cornamusa per la forma e i suoni prodotti, potrebbe essere un suo progenitore.

Il luogo dell’ascolto è una radura in un bosco di castagni enormi, dove spuntano come palline verdi i ricci delle castagne ancora acerbe. Vorrei tornare qui fra un mese quando l’autunno prenderà il sopravvento e al colore verde si sostituiranno i toni di rosso, giallo, e sfumature.

Prima saliamo su una strada bianca e voltiamo a sinistra in bosco, fino a una vecchia casa con pietra a vista convertita in BB. Tutto intorno artisti moderni hanno praticato la land art e decorato gli spazi naturali con opere pittoriche, sculture e poesie. Querce, faggi, castagni: grandi alberi ci fanno ombra, vorrei abbracciarli tutti ma mi limito a sollevare lo sguardo sulle chiome frondose.

Nei saliscendi guardo oltre gli alberi verso l’orizzonte sconfinato, prima verso il capoluogo Bologna poi rivolto a sud, in una tavolozza di rilievi verdi e blu che richiama già l’Italia centrale sotto di noi. La segnaletica è chiara, frequenti frecce indicano la via principale e le possibili vie alternative.

L’autostrada del sole corre sotto di noi, è una striscia nera d’asfalto a malapena visibile dove corrono veloci auto e camion. Molto meglio vederla da quassù, lontani dal rumore e dallo smog. Facciamo pausa pranzo alle Croci di Monzuno, dove la  gajda di Fabio Resta diffonde nell’aria suoni che ci rapiscono, stagliati verso l’orizzonte infinito. Non mi resta che stendermi a pancia in giù sul prato punteggiato dal lilla dei colchici e sperare che la musica non finisca.

Siamo a 864 metri slm, al confine con San Benedetto Val di Sambro, un nome che stavolta mi ricorda viaggi in treno, un tempo ricchi di fermate, ora sostituiti dalle frecce. Lo stesso nome è tristemente legato a momenti bui della nostra storia recente, mentre la storia antica corre sotto i nostri piedi: siamo sulla vecchia strada consolare romana detta Via Flaminia Militare, scoperta quarant’anni fa dopo lunghe ricerche, un fatto di cui tutti vanno orgogliosi e su cui c’è ancora molto da scoprire.

Nel primo pomeriggio lo scenario si fa morbido e ampio, il cielo azzurro si colora di nuvole bianche, poi più scure e minacciose cariche di umidità. Il paesaggio antropizzato inizia al parco eolico di Monte Galletto sfregiato da altissime pale bianche, un male necessario per portare energia pulita alle famiglie che vivono qui. E in discesa a passo svelto raggiungiamo la meta di oggi, il borgo Madonna di Fornelli con il santuario omonimo, crocevia di antiche strade dotato con un numero impressionante di cartelli stradali.

Musica e parole tornano di pomeriggio e di sera, assieme alle tagliatelle (che buone!!) di Elisa nostra splendida padrona di casa! Prima di cena siamo nella chiesetta di Madonna di Fornelli ad ascoltare Fabio Resta per la terza volta, ora suona il flauto turco. Improvvisazioni. Musica sufi. Incrocio di civiltà. Incontro tra Oriente e Occidente. Dopo cena ci pensano il filosofo Carlo Monaco a parole, Claudio Carboni e Carlo Maver in musica. Quest’ultimo suona il bandoneon lo strumento che più richiama alla mente il tango. Un pensiero per nulla triste, anzi! Sax soprano e sax baritono infine sono gli strumenti di Claudio Carboni. Una serata incredibile!

Domenica 8 settembre ci svegliamo con la pioggia, dovremmo continuare da Madonna di Fornelli al Passo della Futa a piedi, con il concerto finale al Cimitero Germanico che dicono sia unico come location. Ma è difficile percorrere un sentiero scivoloso, io spero che il tempo migliori però a metà mattina getto la spugna. Rinuncio all’attesa del cammino e della musica, a malincuore prendo la strada del ritorno. Saluto e ringrazio i miei nuovi amici, compagni di strada per un tempo breve ma toccante, intenso, con la promessa di riprendere il cammino appena possibile.

Post in collaborazione con:

https://www.appenninoslow.it/

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